
OMELIA DI SUA SANTITA
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO I
IN OCCASIONE DELLA PREGHIERA ECUMENICA
A CHIUSURA DEL IV CONVEGNO
DELLE CHIESE DELLA SICILIA
(Acireale, 23 Marzo 2001)
Eminentissimo Signor Cardinale Salvatore Di Giorgi, Arcivescovo di Palermo e Presidente della Converenza Episcopale Siciliana,
Eminentissimo Metropolita dItalia, Signor Gennadios,
Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi,
Reverendissimi Sacerdoti e Diaconi,
Nostri diletti figli nel Signore,
La nostra gioia è grande, perchè partecipiamo, anche se per poco, al IV (Quarto) Convegno delle Chiese della Sicilia ed abbiamo così la possibilità di conoscere da vicino voi, eletti congressisti, e di rivolgere il nostro cordiale saluto ed abbraccio damore.
Esprimiamo i nostri ringraziamenti per linvito di partecipazione e ancora di più per aver concesso la possibilità di rivolgervi il saluto nostro e quello della Chiesa di Costantinopoli e parlarvi del così importante tema di cui si occupa il vostro Convegno: Nella storia fermento per il Regno; i laici per la missione della Chiesa di Sicilia nel terzo Millennio.
Innanzitutto è a tutti noto che lelemento divino della Chiesa è lUno ed Unico Cristo, mentre quello umano è lumanità divisa in persone innumerevoli e chiaramente distinte tra di loro. Ciò ci conduce allaccettazione del fatto che come missione della Chiesa si deve considerare tanto la missione del suo elemento divino, quanto quella dellumano. Per quanto riguarda la missione di Cristo tutti conosciamo che Egli è ieri ed oggi lo stesso e nei secoli dei secoli e, di conseguenza, la Sua missione per la salvezza del mondo è la stessa nel corso del Terzo Millennio, come era la stessa nei due primi millenni e lo sarà in quelli futuri.
Per ciò che riguarda la missione di ogni membro dellelemento umano, esiste differenza in base alle situazioni storiche, alle sue capacità personali, alle circostanze in cui si trova ed, in generale, alle coincidenze temporali e di luogo. Ma questa differenza si riferisce ai doveri ed alle azioni particolari e non agli obiettivi. Perchè gli obiettivi del cristiano non sono diversi dagli obiettivi di Cristo, Cui il fedele deve totalmente assimilarsi, per poter dire insieme allApostolo Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20).
Partendo da ciò, distinguendo gli obiettivi di Cristo e familiarizando con essi come nostri obiettivi, abbiamo risposto alla parte più sostanziale della domanda, perchè rimanga soltanto la determinazione del modo speciale secondo cui ogni membro della Chiesa di Cristo parteciperà al conseguimento dellobiettivo comune.
Questo sentimento della comunanza dellobiettivo è utile e indispensabile per combattere il desiderio della differenza postoci dalla nostra parte sinistra, che conduce a divisioni e tentativi personali, se fosse che Cristo non dirige tutto, ma ogni fedele fa che cosa crede giusto. Naturalmente, sempre rimane nella persona concreta qualche spazio di libertà per quanto riguarda la sua azione, ma sempre esiste anche una linea dindirizzo vincolante per ciò che riguarda lobiettivo e il metodo basilare dazione.
Quando il nostro Signore Gesù Cristo ha mandato i Suoi discepoli nel mondo per evangelizzarlo, ha determinato con poche parole tanto lo scopo imparziale quanto il metodo basilare della loro azione, ha lasciato, però, a loro la libertà per ciò che riguarda le prprie cose. Sono note le Sue parole: andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni (questo è lobiettivo), battezzandole e insegnando loro (queste azioni sono il metodo) (Mt 28,19-20).
Ciò riguarda, certamente, gli Apostoli. Lobiettivo imparziale dei semplici fedeli viene determinato dal Signore come segue: osservare tutto ciò che vi ho comandato (Mt 28,29). Di conseguenza, lobietttivo di ogni cristiano è losservanza dei comandamenti di Cristo. Ma i comandamenti hanno ampio spazio e ammettono spiegazioni più particolari. Ad esempio la parabola del Giudizio Universale insegna la carità concreta, la parabola del Figliuol Prodigo il pentimento e tutto il Vangelo e, a dir meglio, la Santa Scrittura e la Sacra Tradizione della Chiesa insegnano ogni virtù, la cui ricapitolazione è la santità.
Già veniamo alla domanda specifica, che costiuisce il tema di questo Convegno. Le odierni circostanze richiedono uno speciale servizio (diaconia) da parte dei laici della Sicilia per il compimento della missione della Chiesa e specialmente di quella espressa in relazione con il Regno di Dio? Su questa specifica domanda i più adatti a rispondere sono quanti conoscono le situazioni locali. Ma crediamo che solo la missione generale dei laici, determinata dal Signore nel comandamento riassuntivo osservare tutto ciò che vi ho comandato racchiude tanto lenorme ricchezza di possibilità, in modo che ogni fedele laico possa trovare ciò che meglio si adatta al proprio temperamento.
Conseguentemente lApostolo Paolo chiarisce che nella Chiesa esistono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito e diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore e diversità di operazioni, ma uno solo è Dio (I Cor 12, 4-6). Evidentemente tutto ciò mira allo stesso scopo, che aveva anche la venuta di Cristo sulla terra, e che non è altro che lavvento del Regno di Dio nelle anime degli uomini. Ciò significa identificazione della volontà umana con quella divina, il pieno daccordo tra loro e la meravigliosa armonia nel funzionamento del mondo.
Ecco, dunque, la bella risposta alla missione speciale dei carissimi Siciliani durante il Terzo Millennio. Troveranno meglio da soli come servire questo scopo. Qualora, però, potessero collaborare allavvicinamento delle Chiese dOriente ed Occidente, appartenenti entrambe alla loro eredità, e per questo motivo avvertono lamarezza del loro distacco, compiranno unopera estremamente gradita a Dio. Vediamo con piacere che in questa direzione si compiono numerosi tentativi, cui plaudiamo calorosamente. Ci auguriamo, pertanto, che si rafforzino e che siano più ampiamente adottate in modo che la Chiesa Siciliana diventi pioniera nellavvicinamento tra Oriente ed Occidente, dal momento che nel proprio cuore si sente, crediamo, ugualmente occidentale ed orientale.
Certamente è doloroso la divisione di un cuore ed un obiettivo molto gradito la sua riunione. Ciò è, dunque, anche precetto di Cristo e Suo forte desiderio nonché preghiera. La Sua parola e la Sua richiesta rivolta al Padre poco prima di morire: Ut unum sint", quanti credono in Lui, sia il suono dinvito per il nostro tentativo affinché ciascuno si identifichi con Cristo in modo da trovarci uniti in Lui e tra di noi. Poichè non esiste altra via nè altro metodo per lunità dei cristiani tra di loro ad di fuori della loro unione con Cristo.
La Grazia e linfinità misericordia di Cristo diriga i passi di tutti allunione con Lui per trovarci contemporaneamente uniti anche tra di noi. Amen.