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SIGNORE VOGLIAMO VEDERE

 catechesi ortodossa

Archimandrita Antonio Scordino

Sacro Monastero del Paraclito 2007




 

Da dove veniamo?

Molto tempo fa – sono passati quasi tremila anni - noi siamo partiti dalla Grecia e ci siamo sparpagliati per tutto il Mediterraneo, soprattutto in Sicilia e nel meridione della penisola italiana. Abbiamo costruito case e strade, acquedotti e ponti, teatri e templi stupendi: le nostre città erano così belle e ricche, che la nostra nuova patria fu chiamata Grande Grecia. Molti dei nostri hanno vinto alle Olimpiadi; tanti sono stati gli artisti, molti di più gli scienziati. Questi, andando tentoni alla ricerca della verità, approdarono alla filosofia, che in greco vuol dire “amore della Sapienza”.

La Sapienza, ancor prima d’essere conosciuta, va incontro a chi la desidera, ed è facilmente contemplata da chi la ama: essa va in giro alla ricerca di chi è degno di lei, e con benevolenza appare sulle loro vie. La Sapienza è iniziatrice alla scienza di Dio; forma amici di Dio e profeti; ha liberato dalle pene i suoi servi e li ha guidati su sentieri diritti (Proverbi e Sapienza di Salomone).

 

Come giunsero all’amore della vera sapienza?

Tre o quattro secoli prima di Cristo, in Alessandria vi furono alcuni sapienti che, ispirati da Dio, tradussero in greco gli antichi libri sacri d’Israele. Abbiamo così conosciuto la storia dell’umanità, narrata in questi libri:

Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), Gesù di Navì, Giudici, Rut, 4 libri dei Regni, 2 dei Paralipòmeni, 2 di Esdra, Neemìa, Tobia, Giuditta, Ester, 3 o 4 libri dei Maccabei.

A essi sono uniti libri divini, ricchi di sapienza e profezie:

Salterio di David, Giobbe, Proverbi di Salomone, Ecclesiaste, Cantico, Sapienza di Salomone, Sapienza di Siràch, Osea, Amos, Michea, Gioele, Avdìa, Giona, Naum, Avvakùm, Sofonìa, Aggeo, Zaccarìa, Malachìa, Isaìa, Geremia, Varùch, Lamenti di Geremia, Lettera di Geremia, Ezechiele, Daniele.

 

Cosa ha spinto i nostri padri a cercare la verità?

Uno dei nostri poeti ha detto: Noi siamo di Dio; è stato Dio stesso a chiamarci alla luce.

Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, da uno solo ha fatto abitare su tutta la faccia della terra tutte le stirpi degli uomini. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo. (Atti 17, 19-28)

Alcuni dei nostri allora salirono a Gerusalemme per vedere la Luce, quella vera.

Tra quelli che erano saliti per adorare durante la festa, c’erano alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo e chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Viene Filippo e lo dice ad Andrea; viene Andrea con Filippo e lo dicono a Gesù, e Gesù risponde loro: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo… Padre, glorifica il tuo nome!” Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!” La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato”. Rispose Gesù e disse: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi”. Poi se ne andò e si nascose da loro. Benché avesse compiuto tali segni davanti a loro, non credevano in lui; perché si compisse la parola del profeta Isaia che ha detto: “Signore, chi ha creduto alle cose udite da noi? E il braccio del Signore a chi è stato rivelato?” Per questo non potevano credere; infatti Isaia ha detto ancora: “Ha accecato i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e comprendano con il cuore, e si convertano e io li guarisca!” Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Gesù allora gridò e disse: “Chi crede in me, non crede in me, ma in chi mi ha inviato; chi vede me, vede chi mi ha inviato. Io luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nella tenebra”. (Giovanni 12, 20-46)

Com’era stato atteso dall’umanità, com’era stato annunciato dai profeti, l’unigenito Figlio di Dio si è incarnato e si è fatto uomo.

 

Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo?

Dio, per farci partecipi della sua vita divina, aveva creato l’uomo perfetto, senza peccato e immortale. Dopo la caduta dell‘umanità, l’unigenito Figlio si è incarnato per riportarla al Padre.

Cristo si è fatto bambino secondo la carne per conversare per me, e ha compiuto volontariamente tutto ciò che è della natura, tranne il peccato, per offrirti un esempio, o anima, e una immagine della sua condiscendenza.

 

Quando è decaduta l’umanità?

In principio niente esisteva, neppure il tempo: solo Dio è. Dio in principio ha creato gli esseri eccelsi, le schiere celesti degli Angeli della sua Gloria, gli Arcangeli, le Potenze, i Cherubini dai molti occhi, i Serafini dalle sei ali. Con due ali si coprono il volto, con due si coprono i piedi, con due volano e gridano l’inno della salvezza:

Santo! Santo! Santo! Il Signore degli Eserciti! Pieni sono il cielo e la terra della sua Gloria! Osanna tra gli Eccelsi! Santo Dio! Santo Forte! Santo Immortale!

Gli Angeli contemplano la Gloria di Dio e glorificano in eterno il Padre, il Figlio e il Santo Spirito. Dio è il Padre senza principio, Dio è il Figlio che il Padre ha generato dall’eternità, Dio è il Santo Spirito che in eterno procede dal Padre, e un solo Dio è la Triade che ha fatto l’uomo.

 

Come è stato creato l’uomo?

In principio nulla esisteva di ciò che esiste. Tutto, e a suo tempo, è uscito dalle mani di Dio: le stelle, le piante, gli animali, e Dio vide che tutto era molto bello. Dio piantò l’Eden: un giardino, un paradiso a oriente, e Dio disse:

“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza e abbiano il dominio su tutta la terra”. E Dio fece l’uomo. Secondo l’immagine di Dio lo fece, maschio e femmina li fece, e li benedisse Dio dicendo: “Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra e dominate su di essa”. E vide Dio tutte quante le cose che aveva fatto, ed ecco erano belle assai. (da Genesi 1 e 2, 1-5)

Dio ha creato l’uomo perfetto, a sua immagine e somiglianza, e lo fece dimorare nell’Eden. Ma un angelo si ribellò a Dio, trascinò con sé altri esseri eccelsi che si separarono dalla volontà di Dio. Anziché essere ministri della Bellezza, si fecero demoni.

Allora il Maligno, l’antico serpente, disse alla donna: “Non morirete. Sapeva in realtà Dio che nel giorno in cui mangiaste si apriranno i vostri cuori e sarete come dèi”. E vide la donna che buono era l’albero da mangiare e piacevole per gli occhi da vedere ed era adatto per poter comprendere, e –preso il suo frutto – lo mangiò e ne diede anche a suo marito con lei. E si aprirono gli occhi dei due e conobbero che erano nudi e cucirono foglie di fico e fecero per sé dei perizomi. (Genesi 3, 1-7)

Dio aveva posto Adamo in oriente, come signore del creato; eppure Adamo si fece servo del peccato. Si spogliò della sua dignità e fu nudo e indifeso; diviso in se stesso, l’uomo fu schiavo della paura.

Udirono la voce del Signore Dio che passeggiava nel giardino al tramonto e si nascosero, sia Adamo che sua moglie, dal volto del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. E chiamò, il Signore Dio, Adamo e gli disse: “Adamo, dove sei?” Gli disse: “La tua voce ho udito, mentre camminavi nel giardino, e ho avuto paura”. (Genesi 3, 8-10)

Tutta la creazione, da quel giorno, geme e soffre perché subisce le conseguenze del peccato d’Adamo, e ogni uomo è indotto al peccato.

Per un solo uomo il peccato entrò nel mondo e, attraverso il peccato, la morte. Così la morte ha raggiunto tutti gli uomini e, a causa della morte, tutti peccano. La morte ha regnato anche su quanti non hanno peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo. (Romani 5, 10-16)

 

In quel giorno Dio ha abbandonato l’uomo?

Dio si riservò un popolo che gli fosse fedele, Israele, e quando Israele fu schiavo in Egitto, Dio lo trasse fuori con braccio potente. Al terzo giorno scese il Signore sul monte Sinai davanti a tutto il popolo che era uscito nel deserto, e parlò il Signore dicendo queste dieci parole:

“Ascolta, popolo mio: Io Sono il Signore Dio tuo: non avrai altri dèi all’infuori di me. Non farti alcun idolo. Non usare invano il nome del Signore Dio. Lavora sei giorni ma santifica il settimo giorno: è il riposo per il Signore Dio. Rispetta tuo padre e tua madre. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non mentire. Non desiderare quel che appartiene ad altri” (da Esodo 19 e 20, Deuteronomio 5).

Ci ha parlato il Signore sul monte; scrisse quelle parole e nulla aggiunse perché ancora non era venuta l’ora.

 

E quando è venuta l’ora?

Il Figlio di Dio, della stessa natura del Padre (Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato ma non creato), uno della Trinità santa, già da tempo si era fatto vedere:

Oltre il deserto, sul monte Chorìv, si fece vedere l’Angelo del Signore in una fiamma di fuoco del roveto; e Mosè vede che il roveto brucia di fuoco, ma il roveto non si consumava. (Esodo 3, 1-2)

Come nel roveto, senza intervento d’uomo, il Figlio di Dio è nato da Maria, vero uomo e vero Dio: perciò noi proclamiamo la sempre Vergine Maria vera Madre-di-Dio, dalla quale è sorto il sole di giustizia che ha riconciliato al Padre l’umanità decaduta. Nella pienezza dei tempi, vale a dire quando giunse il momento da lui voluto, Dio ha fatto un nuovo e vivo paradiso, Maria, per farvi crescere il nuovo albero della vita. Dio ha benedetto la casta e feconda unione tra Gioacchino e Anna, e da loro è nata la Tutta Santa e sempre vergine. Benedetta tra tutte le donne, Maria, prima ancora d’unirsi a Giuseppe, cui era stata promessa, si trovò incinta nel ventre dal Santo Spirito. Vergine ha generato e vergine rimane per natura: il Figlio di Dio nato da lei è colui che rigenera la natura umana.

Il Signore mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda a Oriente: essa era chiusa. E il Signore mi disse: “Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno vi passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui, siede in essa per prendere cibo; entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà”. (Ezechiele 44, 2)

La Vergine ha partorito e ha dato alla luce il Figlio, Gesù; lo avvolse in fasce, lo depose in una mangiatoia. Gli angeli cantarono insieme alle stelle la sua nascita, i pastori lo adorarono, e re venuti da lontano gli portarono doni: noi gli abbiamo dato la madre.

Preparati, Betlemme, si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efratà, perché dalla vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta. Davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina: mangiando di questa vivremo, non moriremo come Adamo. Nasce Cristo, per far rivivere l’immagine un tempo caduta.

All’ottavo giorno il bambino prese nome Gesù – che vuole dire: Il Signore salva – e fu circonciso in ossequio alla Legge di Mosè: il primogenito del Padre dimostrava d’essere l’ultimo nato del popolo prescelto, venuto al mondo per dare compimento ai sacrifici antichi e generare i primogeniti per Dio, un popolo nuovo. Il Figlio appariva nella carne come uomo, per portare la salvezza a tutti gli uomini: nuovo Adamo, uomo perfetto e in tutto Dio.

Cristo Gesù non considerò come preda l’essere uguale a Dio ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenuto simile agli uomini… Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d’ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle realtà celesti, terrestri e infernali e ogni lingua riconosca che Gesù Cristo è Signore, a gloria di Dio Padre. (Filippesi 2, 5-11)

Cristo Gesù, il Signore, è un solo essere, Dio-Uomo, in due nature, umana e divina.

Unigenito Figlio e Logos di Dio, pur essendo immortale, hai accettato per la nostra salvezza d’incarnarti nel seno della santa Madre di Dio e sempre vergine Maria; tu, senza mutamento, ti sei fatto uomo; crocifisso Cristo Dio, con la morte hai calpestato la morte; tu sei uno della santa Triade, glorificato con il Padre e il Santo Spirito.

 

Come sappiamo che Gesù è uno della santa Triade?

Giovanni, figlio del sacerdote Zaccaria, stava lungo le rive del Giordano e predicava il pentimento. Esortava tutti a tornare indietro dal peccato, a immergersi nel fiume per passare a una nuova vita: egli, l’ultimo e il più grande dei profeti, sapeva che il Regno di Dio era vicino. Al Giordano, infatti, giunse Gesù: si immerse nelle acque ed ecco,

il cielo si aprì e lo Spirito, il Santo, discese su di lui in forma corporea, come colomba, e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio Figlio, l’amato, in te mi sono compiaciuto”. (Luca 3, 22)

 

Così la Trinità si è manifestata per la prima volta?

Non era la prima volta che la Trinità si manifestava: già nell’Eden era risuonata la voce che diceva “Facciamo l’uomo”, e anche ad Abramo s’era fatto vedere Dio

presso il querceto di Mamvri, mentre egli sedeva alla porta della sua tenda a mezzogiorno. Levando i suoi occhi vide: tre Uomini stavano al di sopra di lui, e appena li vide corse incontro a loro dalla porta della sua tenda e disse: “Non passare oltre il tuo servo, se mai ho trovato grazia davanti a te, Signore! Lasciate che si prenda dell’acqua e si lavino i vostri piedi e rinfrescatevi sotto l’albero. E prenderò del pane, e mangerete, e dopo ciò passerete oltre per la vostra via”. E mangiarono, mentre (Abramo) stava presso loro, ed Egli disse a Abramo: “Dov’è Sara?”… Alzandosi poi di là quegli Uomini chinarono lo sguardo e il Signore disse… (da Genesi 19)

Abramo cominciò a vedere la visione santa e divina del Signore: l’Uno gli è apparso trino e la santa Triade come unità. La Chiesa canta:

Quando ti sei immerso nel Giordano, Signore, si è manifestata l’adorazione della Triade: la voce del Padre ti rendeva infatti testimonianza chiamandoti Figlio amato, e lo Spirito in forma di colomba confermava la sicura verità di questa parola. O Cristo Dio che ti sei manifestato e hai illuminato il mondo, gloria a te.

 

Perché non presenti spiegazioni razionali, e parli solo di visioni?

A noi non è stata rivelata la natura di Dio, ma l’adorazione della Triade, santa e vivificante: l’uomo non può fare altro che adorare ed esultare, cantando. La nostra mente ha poteri enormi, ma non può mai giungere a comprendere Dio; anzi, può creare idoli, mentre deve solo prostrarsi ad adorare l’unico vero Dio. Per questo motivo, i santi Padri fissarono il Simbolo della fede quasi con riluttanza, in due concili:

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; luce da Luce, dio vero da Dio vero, generato non creato, consustanziale al Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state fatte; per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nella vergine Maria, e si è fatto uomo; fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, patì e fu sepolto, e il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture; è salito al cielo e siede alla destra del Padre; e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine. E nello Spirito, il Santo, il Signore, vivificante, che procede dal Padre; che con Padre e Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. E nella Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica. Professo un battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del secolo futuro. Amin.

 

E’ questo il testo autentico del Credo?

E’ una traduzione abbastanza fedele: le traduzioni, specie nelle lingue moderne, non sempre possono essere letterali. Al Credo non è lecito, in ogni modo, togliere o aggiungere qualcosa. I Padri che si riunirono nel 1° e 2° Concilio Ecumenico sigillarono questo testo, col maledire chiunque vi avrebbe fatto modifiche o aggiunte: non osarono farne neanche i santi che si riunirono nei successivi Concili Ecumenici.

 

Perché non possiamo conoscere Dio?

L’uomo non può vedere Dio e continuare a vivere. Sappiamo bene quel è capitato ad alcuni che solo s’accostarono alla Gloria di Dio.

Enoch fu assunto, così da non vedere la morte e non lo si trovò perché Dio l’aveva trasferito (Ebrei 11, 5).Il Signore proclamò il suo Nome, mentre Mosè stava in una fenditura della roccia, e il volto di Mosè rimase glorificato sì che nessuno poteva levare lo sguardo su di lui (Esodo 33, 19 – 34, 34). La Gloria del Signore passò davanti al profeta Elia mentre era nella caverna, ed egli fu assunto al cielo nel turbine (Regni III 19, 13 e IV 2, 11).Quando il Signore indurì il suo volto per andare a Gerusalemme, i Samaritani non vollero riceverlo (Luca 9, 53). Giovanni si posò sul petto del Signore e, come molti credono, anch’egli è stato assunto in cielo. San Bartolomeo di Simeri – per ricordare solo uno dei nostri – fu visto diventare tutto di fuoco: i Franchi, atterriti, abbandonarono allora il proposito di ucciderlo.

 

Che possiamo conoscere di Dio?

Prima della passione Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse in disparte, sull’alto monte Tabor. E apparve trasfigurato davanti a loro: la sua faccia diventò splendida come il sole, le vesti candide come la luce e

una nube splendente li avvolse. E dalla nube si udì una voce che diceva: “Questi è il mio Figlio, l’amato”. (Matteo 17, 1-8)

Giovanni, il Teologo, ha spiegato che la luce folgorante emanata da Cristo è la Gloria di Dio:

Noi abbiamo contemplato la sua Gloria, Gloria come d’unigenito presso il Padre, pieno di grazia e verità. (Giovanni 1, 14)

Non possiamo guardare il sole senza restare accecati, senza che la nostra vista venga meno: eppure, possiamo godere dell’energia solare che nutre e dà vita. Allo stesso modo, non possiamo conoscere la natura di Dio, perché viene meno la nostra mente: eppure, possiamo essere raggiunti e trasformati dalle increate Energie divine.

Avvicinandosi a una chiesa, ci si accorge subito che essa guarda a oriente: verso la luce, verso il sole che sorge per illuminare e riscaldare. Ogni chiesa è un Eden, un paradiso che gli uomini hanno piantato per Dio, in mezzo alle loro case, per imitare il giardino che un tempo Dio aveva piantato per gli uomini. Ma è solo nella Chiesa che noi possiamo ricevere le Energie di Dio.

La Luce che gli apostoli contemplarono sul Tabor non è un ‘modo di dire’ o qualcosa di creato, come scioccamente credeva Barlaam (era calabrese, ma non pensava come i nostri padri). La Luce è l’increata Gloria di Dio, come ci hanno insegnato i nostri padri portatori di Dio. Divinamente illuminati, essi hanno visto: come già avevano visto gli apostoli e i profeti. Ascoltando la loro esperienza, come ascoltando le narrazioni d’esploratori tornati da terre lontane e sconosciute, anche noi possiamo dire di aver visto, e distinguere tra fede e opinioni. Le opinioni nascono da ragionamenti umani, da paure, desideri e passioni dell’uomo: non sono neppure paragonabili con la fede. La fede è ciò che è stato visto, ciò che si vede, ciò che vedremo: ogni credente si sforza d’essere ricolmato dalle eterne Energie divine, e perciò prega senza interruzione.

 

E’ possibile pregare senza stancarsi?

La Scrittura ci raccomanda di pregare continuamente, e la Scrittura non inganna. Insegna, infatti, l’Apostolo:

Cercate sempre il bene, gli uni verso gli altri e verso tutti. Siate sempre lieti, pregate senza interruzione. Rendete grazie in ogni cosa: questa è la volontà di Dio a vostro riguardo, in Cristo Gesù. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Provate tutto, ritenete ciò che è buono, astenetevi da ogni forma di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e l’intero vostro spirito, e l’anima e il corpo, sia custodito irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. (I Tessalonicesi 3, 14-23)

Penetrare senza guida nell’arte della preghiera continua è difficile; è stato detto che è persino pericoloso: bisogna perciò chiedere al Signore, con umiltà e pazienza, di farci incontrare un Padre spirituale che ci guidi all’allenamento della mente e della volontà. Uno dei santi della nostra terra, Niceforo l’Esicasta, che fu costretto a fuggire e nascondersi all’Athos, ci ha insegnato come iniziare nell’attesa di trovare un buon allenatore.

Inizialmente, è necessario sedersi tranquilli e svuotarsi d’ogni preoccupazione, di ogni pensiero, d’ogni immagine. Quando la mente è libera, con il respiro s’introduce nel cuore questo grido: Signore Gesù, Figlio di Dio, pietà di me!, e lì si trattiene il Nome che è sopra ogni nome, finché la preghiera diverrà continua e qualsiasi cosa noi facciamo, sia che dormiamo sia che lavoriamo, il nostro cuore continuerà a pronunciare il Nome a cui si piega ogni essere in cielo, in terra e negli inferi.

 

Perché bisogna pregare senza interruzione?

E’ impossibile sapere ciò che Dio è, eppure nella preghiera si stabilisce una straordinaria unione tra noi e Dio; noi siamo penetrati dalle Energie e il dono dello Spirito Santo ci deifica. Molti uomini vogliono divenire buoni, perfetti, ed è bene; altri mirano a diventare santi, ed è meglio. Noi – che abbiamo la vera conoscenza – aspiriamo a diventare dèi.

Ora siamo figli di Dio, e non è ancora apparso cosa saremo. Quando si sarà manifestato, saremo simili a Lui, perché lo vedremo come è. (I Giovanni 3, 2). Noi tutti, riflettendo come in uno specchio la Gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, com’è (dato) dallo Spirito che è Signore. (II Corinzi 3, 18)

 

E’ questa la felicità che l’uomo cerca?

Certo, spesso anche senza saperlo, ed è questa la beatitudine perfetta di cui Cristo ha parlato, dicendo:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati gli affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando v’insultano, vi perseguitano e, mentendo, dicono ogni sorta di male contro di voi per causa mia”.

Queste parole Cristo consegnò, salito sul monte, e le concluse dicendo:

“Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli: così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. Voi siete il sale della terra!”. (Matteo 5, 3-13)

 

Perché il Figlio di Dio ha pronunciato questo discorso sul monte?

Egli aveva dettato l’antica Legge sul monte, di mezzo a fuoco, tenebra, oscurità, tempesta, voce grande, e nessuno del popolo osava avvicinarsi al monte. Tornato sul monte, il Signore detta la nuova Legge mentre il popolo gli si affolla attorno. Come il Signore passeggiava con Adamo, nell‘Eden, ora Cristo è con noi, nella sua Chiesa, cammina con noi e ci insegna a rivolgerci a Dio chiamandolo Padre:

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta a tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal maligno. Poiché tuo è il Regno, la Potenza e la Gloria: del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

E c’è di più. l’antica Legge era stata suggellata con la macellazione d’un gran numero di vitellini:

Destatosi Mosè di buon mattino… mandò i più giovani tra i figli d’Israele, e offrirono olocausti e sacrificarono, come sacrificio di salvezza a Dio, dei vitellini. Mosè, presa la metà del sangue, lo versò in boccali e la metà del sangue sparse sull’altare… preso il sangue, asperse il popolo e disse:“Ecco il sangue dell’alleanza”. ( Esodo 24, 4-8)

Cristo Gesù è l’Agnello che – nella festa di Pasàq - ha sparso volontariamente il suo sangue, per suggellare nel suo sangue la nuova alleanza.

Lo Spirito Santo ha voluto mostrare che non era ancora aperta la via al santuario, finché rimaneva la prima tenda… Cristo invece, giunto come Gran sacerdote dei beni futuri, per una tenda più grande e più perfetta - non manufatta, cioè non di questa creazione - non mediante sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue entrò nel santuario una volta per tutte, ottenendo un riscatto eterno. Infatti se il sangue di capri e di tori e la cenere di vacca, aspersa sui contaminati li santifica, purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – che, mosso da Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire al Dio vivo! Perciò egli è mediatore di un’alleanza nuova, affinché, essendo intervenuta la morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, i chiamati ricevano l’eredità eterna promessa. Dove infatti vi è un testamento, è necessario venga denunziata la morte del testatore: un testamento è valido solo dopo morte e non ha alcuna forza finché vive il testatore. Così neppure la prima alleanza fu sancita senza sangue. Infatti, dopo che ogni comandamento conforme alla legge fu da Mosè proclamato a tutto il popolo, egli - preso il sangue di vitelli e capri, con acqua, lana scarlatta e issopo - asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: “Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha stabilito per voi”. Similmente asperse di sangue la tenda e tutti gli arredi del culto. Secondo la Legge, quasi tutte le cose vengono purificate col sangue, e senza spargimento di sangue non vi è remissione. (Ebrei 9, 8-23)

 

Perché Cristo ha sparso il suo sangue durante la festa di Pasàq?

Per i suoi peccati, Israele era schiavo in Egitto. Dio vide i patimenti del suo popolo, e Dio disse a ogni famiglia d’Israele di prendere un agnello:

“sarà da voi conservato sino al quattordicesimo giorno di questo mese, e lo sgozzeranno versa sera, tutta la moltitudine della sinagoga dei figli d’Israele. E prenderanno del sangue e lo porranno sui due stipiti e sull’architrave nelle case dove lo mangeranno. E mangeranno le carni in questa notte… e osso non ne frantumerete… E sarà il sangue per voi segno nelle case nelle quali voi siete, e guarderò il sangue e vi proteggerò”. (Esodo 12, 6-13)

Quella notte l’Angelo di Dio passò, il Signore si vendicò di tutti gli dèi dell’Egitto; l’Angelo sterminò tutti i primogeniti, dagli uomini sino alle bestie, ma liberò Israele con mano forte e braccio potente. Il Signore passò, l’Angelo guidò Israele verso il deserto. Israele passò dalla schiavitù alla libertà. Per molti secoli, il quattordicesimo giorno del primo mese di primavera fu Pasàq, vale a dire Passaggio, memoriale del sangue versato e del passaggio dell’Angelo, del Signore. In una festa di Pasàq, forse nell’anno 30,

nella notte in cui veniva consegnato, il Signore Gesù prese il pane e rese grazie, lo spezzò e disse: “Prendete, mangiate; questo è il mio corpo, che è spezzato per voi; fate questo in mia memoria”. Allo stesso modo anche il calice, dopo aver cenato, dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in mia memoria”. Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete a questo calice, annunciate la morte del Signore finché egli venga. (I Corinti 11, 23-26)

Quella notte il Signore Gesù fu arrestato, torturato e sottoposto a processo:

di fronte a chi lo maltrattava non aprì bocca, docile come agnello condotto al macello; muto come pecora davanti al tosatore non aprì bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo, fu eliminato dalla terra dei viventi. Molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; egli è stato trafitto per i nostri delitti. (Isaia 52, 13 – 53, 12)

Carico della croce, Gesù fu trascinato fuori di Gerusalemme e lì fu crocifisso. Per meglio dire, secondo le profezie antiche: fu innalzato, onorato, esaltato grandemente.

 

Per i Romani d‘un tempo, la croce non era segno di vergogna?

Era la condanna inflitta agli schiavi: era quindi conveniente che proprio alla croce fosse appeso Cristo Gesù

il quale, essendo nella forma di Dio, non considerò come preda l’essere uguale a Dio ma svuotò se stesso prendendo forma di servo, divenuto simile agli uomini. Essendo stato trovato come uomo per il suo aspetto, abbassò se stesso essendo divenuto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle realtà celesti, terrestri e infernali e ogni lingua riconosca che Gesù Cristo è Signore. (Fil 2, 5-11)

Quel segno di sconfitta - la Croce - diede protezione a san Costantino il Grande, quando lo scelse come segno dei nuovi tempi e della Nuova Roma. Adorando la Croce, manifestiamo la volontà di abbandonare la servitù del peccato per vivere la vita nuova in Cristo, re della gloria. Segnandosi, il cristiano spinge nella mente, nel cuore, nelle braccia, il ricordo della Trinità e fuga gli assalti dei demoni che vorrebbero trascinarlo al peccato.

Unisci tre dita della mano destra (pollice, indice e medio) per professare la fede nella Trinità. Piega sul palmo le altre due dita, per professare la fede nella divina umanità di Cristo che si è piegato su di noi. Porta le tre dita alla fronte dicendo Nel nome del Padre, al petto dicendo e del Figlio, alla spalla destra dicendo e del Santo, alla spalla sinistra dicendo Spirito. Posa la mano aperta sul cuore dicendo Amin. Così tu segui la mano del sacerdote che benedice nel nome della santa Triade.

 

Perché Cristo è stato crocifisso fuori della città?

Egli era stato piantato in Israele come in una vigna, e allora – Cristo stesso l’aveva predetto - lo portarono fuori della vigna e l’uccisero: il Signore, infatti, vuole che tutti gli uomini siano salvi, e giungano alla conoscenza della verità. Lo portarono poi a morire nel ‘Luogo del Teschio’ perché, secondo la tradizione, in quel luogo era stato sepolto Adamo. Alla sua morte, Cristo è sceso agli inferi per incontrare Adamo e i morti da secoli; in tal modo

anche i morti sono stati evangelizzati, perché siano giudicati secondo gli uomini nella carne, ma vivano secondo Dio nello Spirito. (I Pietro 4, 6)

In quel grande Sabato in cui Dio riposò da tutte le sue opere che aveva fatto, da tutte le sue opere a cui Dio aveva dato principio (Genesi 2, 1-3), ebbe termine il potere della morte. Ade aveva accolto un morto uguale a tutti gli altri morti, ma ora non avrebbe trattenuto in eterno le sue prede, perché quel morto era il Dio-Uomo.

Nessuno abbia paura della morte, perché la morte del Signore ci ha liberati. Afferrato dalla morte, egli ha spento la morte. Ha spogliato l’Ade, colui che è sceso all’Ade: lo ha amareggiato, dopo che quello aveva gustato la sua carne. E’ stato amareggiato l’Ade, incontrandoti nelle profondità. Amareggiato, perché distrutto; amareggiato, perché beffato; amareggiato, perché ucciso; amareggiato, perché incatenato. Aveva preso un corpo, e si trovò davanti Dio; aveva preso terra e ha incontrato il cielo; aveva preso ciò che vedeva ed è caduto per quel che non vedeva. Ora dov’è, morte, il tuo pungiglione? dov’è, Ade, la tua vittoria? Cristo è risorto e tu sei stato abbattuto, Cristo è risorto e i demoni sono caduti, Cristo è risorto e regna la vita. Cristo è risorto e non c’è più nessun morto nella tomba. Perché Cristo risorto dai morti è divenuto la primizia dei dormienti.

Passò, il Signore: passò dalla vita alla morte, passò nell’Ade, passò dalla morte alla vita, e fu la Pasqua santa.

 

Come è risorto, Cristo, dai morti?

Ogni anno, nella santa notte di Pasqua, alla presenza di una moltitudine immensa, a Gerusalemme avviene un prodigio stupendo. Il Santo Sepolcro è sigillato, tutto è spento, quand’ecco che all’improvviso esplode come un fuoco che arde senza bruciare; un lampo abbagliante riempie la basilica d’una luce sovrumana. Descriverlo è difficile, spiegarlo impossibile: è qualcosa che si può solo vedere, non dire. Lo stesso, quel che avvenne quella notte:

Giungendo prima dell’alba, Maria e le sue compagne trovarono la pietra del sepolcro ribaltata e udirono dall’angelo queste parole: Perché cercate tra i morti, come un uomo, colui che è nell’eterna luce? Guardate le bende sepolcrali, correte e annunziate al mondo che è risorto il Signore, uccidendo la morte: perché è il Figlio di Dio colui che salva il genere umano.

Più che indagare com’è avvenuta la risurrezione, guardiamo. Contemplata la risurrezione di Cristo, adoriamo il santo Signore Gesù; celebriamo e glorifichiamo poiché lui è il nostro Dio: fuori di lui altri non conosciamo. Cristo è risorto dai morti e, con lui, risorgiamo anche noi che siamo stati immersi in lui.

 

In che modo si è immersi in Cristo?

Nella Chiesa si è compiuta la profezia del precursore Giovanni:

“Io vi immergo nell’acqua, viene però il più forte di me: Egli vi immergerà nello Spirito Santo e nel fuoco”. (Luca 3, 16)

La Chiesa compie il mandato di Cristo:

“Come il Padre ha mandato me, così io mando voi: andate dunque, fate discepole tutte le genti, immergendole nel nome del Padre e del Figlio e del santo Spirito, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. (Matteo 28, 19-20)

Chi è stato partorito mortale secondo la carne - dalle acque della madre - viene portato alla Madre secondo lo spirito che è la Chiesa, per essere immerso nell’acqua e nascere alla nuova vita in Cristo. La vittoria della risurrezione di Cristo ingoia la morte e noi rinasciamo portando l’immagine dell’uomo celeste. Questo Mistero di rinascita in Cristo si chiama Immersione o Illuminazione perché, immersi nell’acqua, siamo uniti alla Chiesa e riceviamo la vera Luce: possiamo, così, aprire gli occhi della mente alla comprensione delle cose divine.

A Pasqua, chi deve essere immerso si presenta come alla nascita, scalzo e nudo. Dopo aver rinunciato al Satana e aver manifestato la sua adesione a Cristo, mentre tutta la Chiesa supplica, s’immerge totalmente dentro l’acqua santificata. Allora il vescovo proclama: Il servo di Dio N. viene immerso nel nome del Padre, del Figlio e del Santo Spirito. Appena è uscito dall’acqua, il vescovo unge i suoi sensi con il Miro, dicendo: Sigillo del dono del Santo Spirito. Rivestito dalla candida veste, si avvicina all’altare e il vescovo lo rende partecipe dei Santi Doni, dicendo: Il servo di Dio N. riceve il prezioso corpo e sangue del nostro Signore Dio e salvatore Gesù Cristo, per il perdono dei peccati e la vita eterna.

Chi è stato immerso nel corpo di Cristo che è la Chiesa, può unirsi pienamente al coro dei cristiani ortodossi che nella Liturgia, dopo la comunione, canta:

Abbiamo visto la Luce, quella vera; abbiamo ricevuto lo Spirito sovraceleste; abbiamo trovato la Fede, quella vera, adorando la Triade che ci ha salvati.

 

Che ha fatto Cristo dopo la risurrezione?

Istruì i suoi santi apostoli e discepoli, confortandoli e rafforzandoli nella fede molte volte. Dapprima andò incontro a Maria di Magdala e all’altra Maria (Giovanni 20, 13-17); si fermò a cena con due discepoli, a Emmaus (Luca 24, 13-32); apparve a Cefa e poi agli undici (Luca 24, 36-49). Mentre i discepoli era chiusi in casa, venne Gesù e Tommaso toccò i segni delle sue ferite (Giovanni 20, 24-29); apparve sulla riva del mare e si fermò con alcuni apostoli a mangiare pesce arrosto e miele (Giovanni 21, 1-14). Apparve ancora agli undici, in Galilea (Matteo 28, 16-20); incontrò suo cugino, Giacomo (I Corinti 15, 7) e poi, tutti insieme, più di cinquecento discepoli, la maggior parte dei quali era ancora in vita e testimoniava nell’anno 58, quando il cristianesimo aveva già raggiunto Siracusa e tante altre nostre località (I Corinti 15, 6). Infine, quaranta giorni dopo la Pasqua, Gesù andò a prendere i suoi, e li condusse sino a Betania; mentre parlava con i discepoli che stavano a guardarlo attentamente, fu portato in alto, e una nuvola lo sottrasse al loro sguardo.

Stavano con lo sguardo fisso al cielo mentre egli se ne andava, ed ecco stavano accanto ad essi due uomini in bianche vesti che poi dissero: “Uomini Galilei, perché state fissando verso il cielo? Questo Gesù che di mezzo a voi è stato sollevato al cielo, verrà così: nel modo in cui l’avete visto andare al cielo”. (Atti 1, 10-11)

 

Perché Cristo è salito al cielo?

Per ricondurre al Padre la nostra natura: Cristo, il Dio-Uomo, siede alla destra del Padre e l’umanità è intimamente unita alla divinità, alla vita dell’ineffabile Triade del Padre, del Figlio e del Santo Spirito.

 

Che conosciamo del Santo Spirito?

L’ultimo giorno della Festa delle Tende, il giorno solenne, Gesù entrò nel Tempio e gridò:

“Chi ha sete venga a me e beva! Chi crede in me, come disse la Scrittura, dal suo ventre sgorgheranno fiumi d’acqua viva”. Questo disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui. Infatti, non c’era ancora lo Spirito Santo, perché Gesù non era stato ancora glorificato. (Giovanni 7, 37-39)

Gesù parlava dello Spirito che già in principio era portato al di sopra dell’acqua (Genesi 1, 2) e che egli avrebbe consegnato ai credenti in lui. Al cinquantesimo giorno dopo la Pasqua, mentre gli Israeliti celebravano il ricordo della consegna della Legge, e i credenti erano tutti insieme, nello stesso luogo, ci fu d’improvviso dal cielo un tuono come di irrompente soffio di vento impetuoso che riempiva tutta la casa dov’erano seduti. E apparvero a loro distinte lingue come di fuoco, e si posò su ciascuno di loro e tutti furono riempiti di Spirito Santo. (Atti 2, 1-3)

C’era allora a Gerusalemme una moltitudine di gente, d’ogni lingua e nazionalità, e testimoniarono l’accaduto: gli apostoli, pescatori, con l’effusione dello Spirito furono ricolmi di sapienza e a tutti raccontavano le meraviglie di Dio, e tutti comprendevano distintamente.

 

Da chi procede lo Spirito?

Lo Spirito Santo è mandato nel mondo dal Padre per mezzo del Figlio. Lo Spirito, tuttavia, trae la sua natura solo dal Padre, unico principio della Triade divina. Cristo stesso ha insegnato chiaramente che lo Spirito procede solo dal Padre:

“Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli testimonierà per me”. (Giovanni 15, 26)

Non bisogna confondere l’invio nel mondo con l’origine eterna dello Spirito: questi riceve l’essere dal Padre, fonte unica della santissima Trinità.

 

Con la Pentecoste, si è tutto concluso?

Tutto è stato rivelato agli apostoli; gli apostoli hanno compreso tutto in quel giorno: perciò noi non aspettiamo nuove rivelazioni né accettiamo i moderni ‘dogmi’ inventati da chi si è separato dalla comunione con i cristiani ortodossi. La Pentecoste, tuttavia, continua nella Chiesa, l’assemblea dei testimoni della risurrezione di Cristo: nella celebrazione dei Misteri si rinnova continuamente il prodigio della Pentecoste.

 

Cosa è la Chiesa?

La Chiesa è il Corpo di Cristo, Dio-Uomo: ne fanno parte Adamo, Eva, i patriarchi e i profeti sino a Giovanni il Precursore, che Cristo ha unito a sé quando è sceso all’Ade. Ne fanno parte gli apostoli, i martiri, i padri e tutti coloro che sono stati immersi in Cristo. Perciò la Chiesa è Una e Santa, come uno è il Corpo di Cristo e come uno solo è il Santo, Dio, nostro padre. La Chiesa è Cattolica e Apostolica, perché è per tutti (in greco, kath’olon) e dappertutto conserva tutta intera la dottrina ricevuta dagli apostoli e trasmessa dai padri.

 

Chi è il capo della Chiesa?

Cristo, vivente in eterno, è l’unico Capo del suo corpo: all’unanime consenso delle sue membra – clero e popolo – Cristo ha affidato il compito di conservare infallibilmente il deposito della fede e di guidare le vicende d’ogni giorno nell’attesa del Suo ritorno. Nella Chiesa ha il primato dell’infallibilità il sommo pontefice delle anime nostre, Gesù Cristo; insieme a lui, è infallibile chiunque dispensa con ortodossia la parola della verità.

 

Su cosa è fondata la Chiesa?

Sulla pietra che è Cristo, il Figlio di Dio, così come proclamò l’apostolo Simone detto Pietra (Pietro):

“Avvicinandovi a Lui, pietra vivente rigettata dagli uomini ma scelta da Dio e preziosa, anche voi siete edificati come pietre viventi”. (I Pietro 2, 1-5)

 

Perché a volte si dice che la Chiesa è Romana?

Dopo secoli di persecuzioni, in cui la Chiesa fu imporporata dal sangue di tanti testimoni (martiri), l’imperatore romano Costantino – davvero tredicesimo apostolo – le diede pace e libertà. La Chiesa si diffuse in tutto l’Impero e animò allora tutta la società, tanto che romano diventò sinonimo di cristiano. Lo stesso Costantino volle fondare una nuova capitale, cristiana, e su sette colli che si affacciano sul Bosforo, presso un villaggio chiamato Bisanzio, fece nascere una Nuova Roma.

 

La Chiesa quindi non è Una?

La Chiesa è Una, anche se – storicamente – si è organizzata attorno a 5 grandi città, i cui vescovi furono detti patriarchi: Roma Antica, Nuova Roma, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.

 

Come si manifesta l’unità della Chiesa?       

Lì dove c’è il vescovo, c’è la Chiesa: per indicare un particolare territorio dove opera un vescovo, noi parliamo di diocesi. Ora, pur essendo migliaia le diocesi, e sparse da un confine all’altro della terra, divise in tante nazioni e lingue, ognuna con proprie tradizioni e usi locali, tutte – quasi un miracolo – professano integralmente la fede cattolica e apostolica, avendo come unificante guida centrale soltanto i Concili Ecumenici, i cànoni dei Padri, la Tradizione.

 

Cosa sono i Concili Ecumenici?

Tra 325 e 787, imperatrici e imperatori amanti di Cristo convocarono tutti i vescovi per trattare gravi questioni che riguardavano la Chiesa e che turbavano la pace sociale. I vescovi ascoltarono ciò che il Santo Spirito decise ed emanarono, all’unanimità, alcuni documenti solenni. Tutto ciò che allora si decise, fu accolto come regola di fede e di vita dalla Chiesa intera: perciò quei sette Concili si chiamano Ecumenici, universali.

325, san Costantino: i Padri condannano l’eresia di Ario, il quale negava la divinità di Cristo. 381, Teodosio I: i Padri condannano l’eresia che negava la divinità dello Spirito; al vescovo di Nuova Roma fu riconosciuto lo stesso primato d’onore che sino ad allora godeva il vescovo di Roma Antica. 431, Teodosio II: i Padri proclamano che la Vergine Maria è veramente Theotokos (Madre-di-Dio). 451, Pulcheria: i Padri proclamano che Cristo è Theantropos (Dio-Uomo); disponendo che le circoscrizioni ecclesiastiche corrispondano alle realtà civile, il Concilio riconosce che – di fatto – il vescovo di Nuova Roma estende la sua giurisdizione su Sicilia e Grande (Magna) Grecia. 553, Giustiniano: i Padri condannano l’eresia di Origene e altre empie dottrine dettate dalla filosofia ellenica. 681, Costantino IV: i santi Padri condannano l’eretico Onorio, papa di Roma Antica, che aveva aderito a mostruose dottrine. 787, Irene: i Padri proclamano la liceità del culto delle icone: l’ortodossia delle decisioni conciliari sarà confermata nell’843 dall’imperatrice Teodora e da san Metodio di Siracusa, vescovo di Nuova Roma e Patriarca Ecumenico.

Anche altri Concili particolari hanno un valore quasi pari a quello dei Concili Ecumenici.

692, sotto Giustiniano II: il Concilio Quintosesto vieta alcune bizzarre usanze che – nell’incolto e oscuro Medioevo dell’Occidente – s’erano diffuse tra i fedeli di Roma Antica.

 

I concili sono gli incontri più importanti della Chiesa?

I concili sono una straordinaria epifania, manifestazione del Santo Spirito; tuttavia il momento della Chiesa più grande e più santo è la celebrazione della Divina Liturgia.

C’è nell’arco dell’anno un grande Sabato: la data è stata indicata dai santi Padri che si riunirono nel primo Concilio Ecumenico. Al tramonto di quel sabato, la Chiesa si raduna per celebrare la nascita del giorno che non conosce tramonto, l’ottavo giorno, il giorno della Pasqua e della Risurrezione di Cristo.

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesù: giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. E’ cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita; perciò il mondo ti glorifica.

Ascoltiamo le antiche profezie, col cuore circondiamo e abbracciamo il santo colle di Sion, cantiamo gli inni della Risurrezione: molti prolungano per tutta la notte l’attesa. Verso l’alba, il vescovo – con i sacerdoti e i diaconi – sale al ‘Sepolcro vuoto’ che è l’altare e lì presenta non già gli antichi azzimi, come i Giudei, ma il pane, impastato col nuovo lievito, e il vino che rallegra il cuore dell’uomo. Tutta la Chiesa fa memoria della salvezza, dall’incarnazione di Cristo al suo glorioso Ritorno; la Chiesa supplica il Santo Spirito perché venga e cambi il pane nel Corpo di Cristo, e il vino nel suo prezioso Sangue. Il vescovo fa quindi partecipare i presenti ai santi Doni, offerti alla Trinità e dalla Trinità ricevuti per la nostra santificazione e salvezza.

Lo stesso facciamo nel corso dell’anno: ogni tramonto del sabato è l’alba d’una Pasqua della settimana, è il ‘Giorno del Signore’ (domenica). Anche in altri giorni celebriamo l’Eucaristia, nel ricordo della testimonianza gloriosa che i santi, in cospetto del mondo, hanno reso alla potenza della preziosa e vivificante Croce.

 

Chi celebra l’Eucaristia?

Nella celebrazione della Divina Liturgia si manifesta concretamente la Chiesa, Corpo di Cristo, colonna e fondamento della verità, della quale fanno parte tutti i redenti.

Entra in chiesa vestito a festa: per te si è aperto il Paradiso. Entra con modestia e timore: è il tremendo tribunale di Cristo. Entra e presèntati: fatti riconoscere con il segno della croce. Saluta e bacia gli angeli e i santi, tuoi amici e fratelli di fede lì presenti: l’affetto e la tua preghiera siano luminosi come la candela che accendi davanti alle loro icone. Se vuoi, puoi portare il pane e il vino per celebrare l’Eucaristia, dolci e frutta per far festa insieme a tutti i presenti, vivi e anche defunti che lì o in altri luoghi dormono nell‘attesa della risurrezione. In chiesa, ognuno ha il suo posto: il vescovo, alla cattedra; il sacerdote, all’altare, con il diacono accanto; il cantore, nel coro; l’uomo, davanti all’icona di Cristo, Dio-Uomo; la donna, davanti all’icona della Madre di Dio, la Regina seduta alla sua destra.

La Chiesa non è un insieme disordinato di gente: fedele al mandato di Cristo, essa supplica il Santo Spirito perché riempia della sua divina grazia alcuni uomini provati scelti come vescovi, sacerdoti e diaconi.

 

Qual è il compito di vescovi, sacerdoti e diaconi?

Compito del vescovo è quello di reggere e nutrire la Chiesa, dispensando rettamente la parola della verità e celebrando l’Eucaristia. Il vescovo, che deve essere sposato a una sola Chiesa, è scelto tra i vedovi o tra i monaci. Altri invece, che hanno dimostrato di aver saputo formare una ‘Chiesa domestica’, una feconda famiglia cristiana, vengono presentati come sacerdoti - con l’incarico di aiutare il vescovo nel servizio di una particolare comunità (parrocchia) che si raduna per celebrare l’Eucaristia - o come diaconi, per amministrare i beni della Chiesa e aiutare vescovi e sacerdoti nel loro ministero.

Da molti secoli la Chiesa ha abbandonato l’uso di stabilire – accanto a vescovi, sacerdoti e diaconi – profeti e diaconesse, mentre conserva l’uso di munire d’una particolare benedizione alcuni ministri della comunità: Lettori, Protopapi, Igùmeni, ecc. Per il servizio liturgico dei monasteri, specie quelli più grandi e popolati, si usa designare qualche monaco come diacono o sacerdote, anche se non è sposato.

 

Perché sacerdoti e diaconi sono sposati?

Un parroco, che ogni giorno dall’altare benedice e parla al popolo di Dio, non è giusto che rifiuti – proprio lui – la benedizione di Dio e la prima parola che Dio ha rivolto all‘umanità.

In principio Dio ha fatto l’uomo, secondo l’immagine di Dio l’ha fatto; l’ha fatto maschio e femmina. Dio ha detto: “Non è bello che sia l’uomo da solo”; e li ha benedetti Dio dicendo: “Crescete e moltiplicatevi”. E Dio vide quel che aveva fatto, ed era bello assai. (da Genesi 1-2)

La Chiesa circonda di grande onore le nozze, seguendo l’insegnamento dell’Apostolo che ha detto: “Il matrimonio sia onorato da tutti” (Ebrei 13, 4).

Cristo ha amato la Chiesa e per lei ha consegnato se stesso, per santificarla, purificandola con lavacro d’acqua nella parola, e presentare a se stesso la Chiesa, gloriosa, senza macchia o ruga o alcunché di simile, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo i mariti devono amare le mogli come il proprio corpo; chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la riscalda, come anche il Cristo la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo, presi dalla sua carne e dalle sue ossa. Per questo l’uomo abbandonerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna, e i due saranno in una sola carne. (Efesini 5, 25-32)

E’ questo un grande Mistero: per la supplica della Chiesa, il Santo Spirito colma gli sposi della sua grazia e li rende validi cooperatori di Dio nell’opera della creazione. Il Mistero delle Nozze santifica l’unione tra l’uomo e la donna: la loro vita familiare diventa un’icona dell’unione tra Cristo e la Chiesa. I due sposi sono una sola cosa in un’unione che niente e nessuno può annullare o separare, neppure la morte. Tutt’al più, in caso di morte d’un coniuge (o in caso di divorzio, quando muore l’amore), la Chiesa si prende cura di chi è rimasto solo e ne benedice le seconde nozze. Lo Spirito Santo ha rivelato alla Chiesa che bisogna rifiutare il celibato, non le nozze ordinate da Dio. L’Apostolo, infatti, ha dichiarato:

“Lo Spirito dice espressamente che in futuro alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche. Ipocriti, impostori, incoscienti: essi proibiranno di sposarsi”. (I Timoteo 4, 1-3)

 

Eppure i monaci rifiutano le nozze!

La vita monastica è la perfezione della vita cristiana. Il monaco non ha rifiutato le nozze giudicandole impure: ha rinunciato a moglie, figli, case e campi per guadagnare il mondo intero e portare nel suo cuore il Regno dei cieli. Egli è come un profeta che con la sua vita annuncia la vita del secolo futuro, è un uomo che la Chiesa ha mandato avanti.

Disse Mosè: “Vi siete accostati e avete detto: Inviamo uomini che ci precedano ed esplorino per noi la terra e ci annuncino in risposta la via, quella attraverso cui dobbiamo salire”. Mandò Mosè a esplorare la terra di Chanaan e disse: “Salite per questo deserto, e salirete alla montagna e vedrete la terra qual è… perseverando, prenderete dei frutti della terra”. Essi salirono sul monte. (da Numeri 13, 17-20 e Deuteronomio 1, 22-25)

Il Mistero della tonsura monastica consacra quindi alcune donne e alcuni uomini a perseverare come campioni della vita spirituale, designandoli esploratori e guide sicure di noi tutti. Essi hanno rinunciato a tutto e vivono girovagando, coperti con pelli di pecore e capre, per deserti, monti, grotte e crepacci della terra. Di loro, come dice l’Apostolo, non è degno il mondo (Ebrei 11, 38), eppure essi illuminano e vivificano il mondo con gemiti, lacrime e infinite flessioni, con la Preghiera continua e il santo digiuno.

Perciò il cristiano ama le chiese, come fossero un cielo in terra, ma più ancora ama i monasteri, dove lottano atletici uomini celesti. Molti credono, ingenuamente ma non del tutto a torto, che i monasteri sono come circondati d’una particolare energia dello Spirito.

 

Perché hai chiamato ‘santo’ il digiuno?

Il Digiuno è un Mistero, un sacramento che consacra ogni credente re del creato, sacerdote del proprio corpo e profeta del tempo futuro in cui vivremo come gli Angeli.

 

Quali, e quanti sono i sacramenti?

La vita della Chiesa è come costellata dalla celebrazione dei Misteri. Di solito, si dice che i sacramenti siano sette: quasi “sette giorni” in cui Dio fa una nuova creazione. La tradizione della Chiesa, tuttavia, parla di molti Misteri e stabilirne il numero non è possibile. La Vestizione monastica, infatti, è come una seconda Immersione; il Mistero delle Nozze non è molto differente dall’imposizione delle mani per designare i sacerdoti, e così via. Anche la Santificazione dell’acqua nel giorno delle Teofanie, è un Mistero; anche la Preghiera dell’Olio o il Servizio funebre.

 

Cosa è la Preghiera dell’olio?

Chi è oppresso dai peccati è come se avesse dei germi che gli impediscono di vivere pienamente nel corpo, nello spirito e nell’anima. Egli, perciò, si fa ungere con l’olio santificato dal Santo Spirito per la preghiera di sette sacerdoti e della Chiesa tutta, oppure con l’olio che arde dinanzi alle icone o alle reliquie dei santi.

Chi è malato, chiami a sé i sacerdoti della Chiesa, e preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà, e se ha commesso peccati gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. (Giacomo 4, 14-15)

Questo Mistero si celebra il grande Mercoledì santo e ogni volta che un malato lo richiede. E’ necessario, però, che tutti abbiano un medico personale: un padre spirituale che conosca gli intimi pensieri del cuore e guidi alla guarigione dal peccato. Seguendo le sue indicazioni, il fedele si presenta al vescovo o al sacerdote, riconosce i propri peccati e accetta una medicina appropriata, una penitenza: il sacerdote, insieme a tutta la Chiesa, prega quindi perché Dio gli rimetta ogni colpa, volontaria e involontaria, consapevole o inconsapevole. Molti altri rimedi ha disposto il Signore come prevenzione e cura della mortifera malattia che è il peccato: ad alcuni dà la gioia del dolore e delle lacrime; ad altri dà la capacità di vedere i propri peccati; nessuno abbandona al nemico: a tutti dona l’Eucaristia.

Prendete, mangiate: questo è il mio corpo che per voi è spezzato in remissione dei peccati; prendete, bevete: questo è il calice del mio sangue, che per voi e per molti è versato in remissione dei peccati.

 

Perché farsi ungere con l’olio delle lampade?

Chiamiamo santi alcuni fratelli di fede perché, uniti in modo speciale al solo Santo, hanno ricevuto nella loro vita la presenza divina in abbondanza. Dalle reliquie e dalle icone dei santi, è come se venisse una forza di guarire i malati e la capacità di guidare la natura umana verso la sua condizione originaria, non ancora appannata dalle conseguenze del peccato d’Adamo.

Un cadavere fu casualmente gettato nella stessa fossa in cui era stato inumato Eliseo: appena venne a contatto con le ossa del profeta, tornò in vita e si alzò in piedi (Regni IV 13, 21). I credenti prendevano pezzi delle stoffe dell’apostolo Paolo: li mettevano sui malati e le malattie si allontanavano, gli spiriti maligni uscivano (Atti 19, 12).

 

Perché usiamo icone?

L’unica immagine di Dio è il suo Figlio fatto uomo; noi veneriamo la sua icona, e quella dei santi che ne riflettono la gloria. San Metodio di Siracusa ha disposto che ogni prima Domenica dei Digiuni si ricordino a tutti le decisioni del 7° Concilio Ecumenico:

Illuminati dalla luce della conoscenza, veneriamo le icone di Cristo, della Vergine e di tutti i santi - dipinte sulle pareti, sul legno e sulla sacra suppellettile – perché la venerazione dell’icona conduce al prototipo… Ciò che i profeti hanno visto, ciò che gli apostoli hanno insegnato, ciò che la Chiesa ha ricevuto, ciò che i suoi dottori hanno espresso in dogmi, come ha illuminato la grazia, come è stata dimostrata la verità e dissipata la menzogna, come si è manifestata la Sapienza e Cristo ha trionfato: così noi pensiamo; così proclamiamo Cristo nostro vero Dio, onorandolo insieme ai suoi santi, con parole, scritti, idee, sacrifici, templi, icone; adorando lui come Dio e come maestro, venerando loro come servi autentici del Maestro di tutti e rivolgendo loro una venerazione che rimanda sempre a lui. Questa è la fede degli apostoli, questa è la fede dei padri, questa è la fede degli ortodossi, questa è la fede che sorregge l’universo.

In particolare veneriamo l’icona della santissima Madre di Dio, più venerabile dei cherubini e dei serafini, incomparabilmente più gloriosa degli angeli e dei santi. Riempita dalla Grazia, ricolmata dal Santo Spirito, porta celeste e generata dagli uomini, sotto la Legge del peccato Maria ha concepito e generato il Figlio di Dio. Ha contemplato crocifisso il suo figlio, Dio-Uomo, ed è stata redenta dal sangue sparso in croce. Quando morì e fu portata al sepolcro, il suo corpo non ha conosciuto la corruzione: la Madre della Vita è stata trasportata alla vita eterna. Noi la veneriamo qual vera Madre di Dio perché in lei il Padre ha scritto il Figlio: noi, dopo l’incarnazione di Cristo, veneriamo le icone in cui ciò che invisibile è scritto visibilmente.

La grazia della verità nuovamente risplende. Ciò che un tempo era prefigurato nell’ombra, ora si è apertamente compiuto: poiché ecco, la Chiesa si riveste dell’icona corporea del Cristo come di ultramondano abbigliamento, delineando la figura della tenda della testimonianza, e tiene salda la fede ortodossa, affinché possedendo anche l’icona di colui a cui rendiamo culto, non ci accada di sviarci. Si rivestano di vergogna quanti così non credono: per noi è infatti gloria la forma di colui che si è incarnato; è piamente venerata, non idolatrata. Offrendole il nostro omaggio, gridiamo, o fedeli: O Dio, salva il tuo popolo, e benedici la tua eredità.

Contemplare le icone è anticipare nel cuore il giorno in cui vedremo i cieli aperti, e il Signore venire nella gloria.

 

Quando verrà il Signore?

Il Signore vuole che ci teniamo sempre pronti, come una sentinella con gli occhi ben aperti: perciò non ha voluto rivelare il giorno e l’ora in cui verrà a giudicare vivi e morti. Ai farisei che gli chiedevano quando sarebbe venuto, Cristo rispose:

“Quanto a quel giorno e l’ora, nessuno lo sa, né gli angeli e neppure il Figlio, ma solo il Padre… Nessuno potrà dire: Ecco, è qui o là…: voi non andate e non seguiteli. Vigilate, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore viene” (da Matteo 24, 36-42 e Luca 17, 20-23).

 

Come sarà il giudizio dei morti?

Nell’attesa della venuta di Cristo, i nostri si addormentano nel Signore.

Entriamo nel riposo noi che abbiamo creduto, come ha detto: Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo, benché le opere fossero terminate fin dalla fondazione del mondo. Ha detto: Nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le sue opere. E in questo passo ancora: Non entreranno nel mio riposo. Dio fissa di nuovo un giorno, un oggi, dicendo per bocca di David: Oggi, se udrete la sua voce, non indurite i vostri cuori. Per il popolo di Dio è riservato un riposo sabbatico. Chi infatti è entrato nel riposo di lui, riposa egli pure dalle proprie opere, come Dio dalle sue. Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo. (da Ebrei 4, 1-13)

Accompagniamo i nostri cari al luogo del loro riposo con preghiere, candele, incenso, canti e ne facciamo memoria.

Divenne dolore per Adamo un tempo il frutto gustato dall’albero nell’Eden, quando il serpente vomitò il suo veleno: perché per causa sua è entrata la morte che divora tutto il genere umano. Ma il Salvatore con la sua venuta ha abbattuto il drago e ha donato a noi risurrezione. A lui dunque gridiamo: Usa indulgenza, o Salvatore, anche con quanti hai preso con te e da’ loro riposo insieme ai giusti.

I nostri cari riposano dalle fatiche terrestri e si preparano al ritorno di Cristo, quando tutti risorgeremo per essere giudicati dall’amore. Al suo ritorno, Cristo giudicherà ciascuno in ragione delle opere compiute. Egli introdurrà nel luogo del suo riposo i benedetti che hanno avuto pietà dei pellegrini e di tutti i bisognosi; a quanti hanno chiuso il loro cuore dirà:

“Andate via da me, maledetti, nel fuoco: quello eterno, che è stato preparato per il diavolo e i suoi angeli”. (Matteo 25, 31-46)

 

Essi, intanto, sostano in qualche luogo purgatorio?

Niente ci è stato rivelato a proposito. Noi crediamo, piuttosto, che l’uomo vive un continuo processo di deificazione sino al giorno in cui risorgerà dai morti.

 

Risorgeranno le anime oppure anche i corpi?

Dio non ha creato solo anime o solo corpi, o corpi e anime separatamente:

Dio ha creato l’uomo perché fosse immortale, a immagine del suo essere divino l’ha fatto. Per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo. (Sapienza di Salomone 2, 23-24)

Satana, da sempre invidioso e nemico del bello, ha voluto deturpare la bellezza dell’opera delle mani di Dio. Da quando il peccato è stato introdotto nel mondo – e, con il peccato, la morte – l’uomo muore: il Figlio di Dio si è incarnato e si è fatto uomo per restaurare tutta la creazione. Il nostro corpo, infatti, non ha nulla di cattivo: esso è buono per sua natura. Quando, festanti, diciamo: Cristo è risorto! Veramente risorto!, parliamo di una persona concreta.

Gesù costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Vitsaidà, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Essendosi separato da loro, andò sul monte a pregare. Fattasi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli affaticati a remare, poiché il vento era contro di loro, verso la quarta vigilia della notte va verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: E’ un fantasma! e gridavano. Tutti lo avevano visto tutti ed erano spaventati. Ma egli subito parlò con loro. E dice loro: “Coraggio: Io Sono, non temete!” E salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano grandemente, oltre misura, stupiti in se stessi e meravigliati, perché il loro cuore era indurito. (Marco 6, 45-53)

Colui che un tempo, mediante simboli, aveva parlato con Mosè sul monte Sinai, nel roveto ardente - dicendo Io sono Colui che è (Esodo 13, 14) - è il Dio-Uomo, morto, risorto e vivente in eterno. Chi è stato immerso in lui, è stato immerso nella sua morte, e chi è stato immerso nella sua morte, partecipa alla sua risurrezione tutto intero: spirito, anima e corpo.

“Guardate le mie mani e i miei piedi: proprio Io Sono! Palpatemi e vedete: uno spirito non ha carne e ossa come vedete che io ho”. Ma poiché per la gioia non credevano ancora, pieni di stupore, egli disse loro: “Avete qualcosa da mangiare, qui?” Gli diedero una porzione di pesce arrosto e un favo di miele. Egli prese, e mangiò al loro cospetto.(Luca 24, 39-43)

 

Dove ancora posso leggere queste verità?

Nei libri divini che la Chiesa ci ha trasmesso:

il Vangelo (secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni); gli Atti degli Apostoli; le 14 Lettere dell‘apostolo Paolo (ai Romani; ai cristiani di Corinto (2), della Galazia, di Efeso, di Filippi, di Colossi, di Tessalonica (2); a Timoteo (2), Tito e Filemone; agli Ebrei); le 7 Encicliche, a tutte le chiese (di Giacomo, Pietro (2), Giovanni (3) e Giuda). Completa le Sacre Scritture il Libro della Rivelazione che l’apostolo Giovanni ebbe sul finire del 1° secolo, mentre era relegato a Patmos. [In tempi recenti, dall’Occidente si è diffuso l’uso di dividere le Scritture in capitoli e versetti, per facilitare la ricerca di questo o quel brano; purtroppo questo sistema permette d’isolare una frase dal suo contesto e di stravolgerne il significato]

 

Come posso conoscere meglio la fede ortodossa?

Studiando con attenzione le opere scritte dai nostri padri, alcuni dei quali – per esempio, san Gregorio d’Agrigento o san Giuseppe di Siracusa – sono astri splendenti nel firmamento della Chiesa. Leggendo con amore le Vite dei nostri santi: sulle orride sommità dell’Etna, nelle impenetrabili foreste dell’Aspromonte, lungo le assolate pianure della Puglia, essi sono stati illuminati e deificati dalle increate Energie. Frequentando infine, con assiduità e specialmente nelle principali feste, i monasteri e le sante chiese di Dio.

 

Quali sono le principali feste dell’anno?

Oltre le continue memorie degli Angeli, di Patriarchi e Profeti, di Apostoli, Martiri, di sante e di santi, le principali feste dell’anno sono: 1 settembre, inizio dell’anno; 14, ricordo di quando (628) l’imperatore Eraclio riscattò dalle mani dei Persiani il prezioso legno della Croce; 21 novembre, Isodia (ingresso) della Madre di Dio:

David radunò tutta la gioventù d'Israele, e si alzò e partì David, e tutto il popolo con lui, e prìncipi di Giuda salirono per trasportare di là l’arca di Dio, che è designata con il nome del Signore degli eserciti, che siede su di essa sui cherubini; e in quel giorno David ebbe paura del Signore e disse: “Come entrerà da me l’arca del Signore?”. (da Regni II 6, 1-9)

9 dicembre, il giorno in cui i santi Gioacchino e Anna concepirono la Madre di Dio; 25, Nascita secondo la carne del nostro salvatore Gesù Cristo e, otto giorni dopo, la sua Circoncisione:

Disse Dio: “Il fanciullo di otto giorni sarà circonciso da voi, ogni maschio nelle vostre generazioni e sarà, la mia alleanza, sulla vostra carne per alleanza eterna. E il maschio non circonciso, che non sarà circonciso nella carne del suo prepuzio nel giorno ottavo, sarà eliminata questa anima dalla sua stirpe, perché la mia alleanza ha infranto”. (da Genesi 17, 9-14)

6 gennaio, Teofania (manifestazione di Dio) al Giordano e santificazione dell‘acqua; 2 febbraio, Incontro del Signore:

La Madre ignara di nozze, portando al tempio colui che è rifulso dal Padre prima dei secoli, e da grembo verginale alla fine dei tempi, presentava colui che sul monte Sinai aveva dato la Legge ma ora ubbidiva al comando della Legge. Accogliendolo tra le braccia, Simeone esultò acclamando: Dio è costui!, al redentore delle anime nostre coeterno al Padre.

25 marzo, Annunciazione del Signore:

Al sesto mese [da settembre] Dio mandò l'angelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nàzaret, a una vergine sposa di un uomo di nome Giuseppe della casa di David: il nome della vergine era Maria. Egli entrò da lei e disse: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te”. Ella rimase turbata dalla parola, e si domandava cosa fosse questo saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai nel ventre e partorirai un figlio. Lo chiamerai Gesù. Sarà grande, e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di David, suo padre, e regnerà sulla casa di Giacobbe per i secoli e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà? poiché io non conosco uomo”. L’angelo le rispose “Lo Spirito Santo verrà su di te e la Potenza dell’Altissimo ti adombrerà; perciò anche il generato santo sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, anche Elisabetta, tua parente, ha concepito un figlio nella sua vecchiaia, e questo è per lei il sesto mese, che prima era chiamata sterile. Presso Dio non c’è parola impossibile”. Disse allora Maria: “Ecco la serva del Signore; a me sia secondo la tua parola”. (Luca 1, 26-38)

Il 23 settembre si ricorda quando i santi Zaccaria ed Elisabetta concepirono il Precursore e, il 24 giugno, la sua nascita: il 29 agosto si ricorda la sua decapitazione. Il 6 agosto, è per noi una straordinaria festa: colui che un tempo aveva parlato con Mosè sul monte Sinai, dicendo: ‘Io sono Colui che è’, conservando indenne il roveto tra le fiamme, oggi sul monte Tabor si mostra Uno in due nature. Il 15 dello stesso mese si celebra il Transito della Madre di Dio:

Madre di Dio, madre della vita, le nubi hanno rapito in aria gli apostoli, e di coloro che erano sparsi per il mondo hanno fatto un unico coro intorno al tuo corpo purissimo; seppellendolo con venerazione, essi acclamavano cantando le parole di Gabriele: Rallegrati, piena di grazia, Vergine e madre senza nozze, il Signore è con te!

 

Quali sono i periodi principali di digiuno?

I quaranta giorni che precedono il Natale; la quaresima in preparazione alla Pasqua; alcuni giorni prima della festa dei santi Apostoli; i quattordici giorni che precedono il Transito della Madre di Dio. Si digiuna ogni Mercoledì e Venerdì dell’anno, il 14 settembre e il 29 agosto. L’incrocio però con giorni festivi (sabati, domeniche, particolari memorie di santi), ci permette di non considerare particolarmente gravosa la pratica del digiuno che, in ogni caso, consiste solo nell’esclusione di alcuni cibi.

 

Quali sono le feste a data mobile?

Quelle legate alla celebrazione della Pasqua: quindi, non solo l’Ascensione e la Pentecoste ma anche i due sabati in cui facciamo memoria dei nostri cari defunti, nell’attesa del ritorno di Cristo:

Quando verrai per il giusto giudizio, un fiume di fuoco scorrendo dal tuo tribunale colpirà tutti di sbigottimento; le potenze celesti ti assisteranno, e gli uomini, pieni di timore, saranno giudicati, ciascuno secondo le sue opere… I libri saranno aperti e davanti al tuo insostenibile tribunale verranno rese pubbliche le opere degli uomini. Noi dunque ti supplichiamo, o buono: Sii indulgente con noi che a te cantiamo, o solo misericordiosissimo.

 

Perché celebrare anche feste ‘civili’?

Dal passato continuano a serpeggiare antiche eresie: che, per esempio, il Figlio di Dio sia stato creato, ovvero che ci sia stato un tempo in cui il Figlio di Dio non esisteva ancora; oppure che Gesù non sia veramente Dio, ma solo un uomo divinizzato; oppure che Gesù non sia veramente Uomo, ma solo un dio apparso in forma umana. Seguendo la testimonianza degli Apostoli, l’insegnamento dei Padri e le definizioni dei Concili Ecumenici, noi crediamo che il nostro Salvatore sia vero Dio e vero Uomo. Dal momento in cui il nostro Salvatore si è incarnato, in tutto Dio e in tutto uomo, non c’è più realtà umana che non sia penetrata e santificata dalla realtà divina. E così come è da rispettare, onorare e amare il nostro corpo, tempio dello Spirito, noi amiamo la Nazione romana di cui facciamo parte; siamo affezionati alla Grecia, che ha avuto la grazia divina di mantenere viva la lingua, la storia e la fede dei nostri Padri; rispettiamo con lealtà lo Stato italiano. L’apostolo Paolo ci ha insegnato:

Esorto che si facciano preghiere, suppliche e azioni di grazia per tutti gli uomini, per i regnanti e per tutte le autorità, affinché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla, con ogni pietà e decoro. (I Timoteo 1, 1-2)

 

Qual è la principale festa della nostra Nazione?

L’11 maggio celebriamo l’inaugurazione della Nuova Roma, il cuore della nostra civiltà, la Città che il santo imperatore Costantino, il primo e grande, fece costruire nel 330 sui sette colli dove sorgeva l’antica Bisanzio, e che perciò fu chiamata anche ‘città di Costantino’, Costantinopoli. Il 13 aprile ricordiamo quel tremendo giorno del 1204, in cui i ‘Crociati’ entrarono nella Città, ne massacrarono gli abitanti, profanarono i sacri templi di Dio e ci depredarono di reliquie, icone e immensi tesori. Il 29 maggio piangiamo invece quel giorno del 1453, in cui i Turchi presero la Nuova Roma: morì allora l’undicesimo Costantino, l’indimenticabile ultimo imperatore dei Romani, e con lui finì l’Impero romano. Da quel giorno la nostra Nazione è dispersa.

Presso i fiumi di Babilonia, là ci sedemmo e piangemmo al ricordo di Sion. Ai salici in mezzo a essa appendemmo i nostri strumenti. Perché là quelli che ci avevano fatto prigionieri ci chiesero parole di canto

e quelli che ci avevano deportato, un inno: Cantateci dei canti di Sion. Come cantare il canto del Signore in terra straniera? Se mi dimenticassi di te, Gerusalemme, sia dimenticata la mia destra. Si attacchi la mia lingua al palato, se non mi ricordo di te; se non pongo, sopra a tutto, Gerusalemme, principio della mia gioia. Ricordati, Signore, nel giorno di Gerusalemme, dei figli di Edom che dicevano: Svuotate, svuotate fino alle sue fondamenta. Figlia di Babilonia miserabile, beato chi ti renderà il contraccambio di ciò che tu hai fatto. Beato chi afferrerà e sfracellerà i tuoi piccoli contro la pietra. (Salmo 136)

Ma il Pastore non ha abbandonato il suo gregge, né in eterno Dio si adira con il suo popolo: anche nella diaspora abbiamo potuto stabilire le nostre comunità, per continuare a cantare al Signore i nostri canti di lode, adorandolo in spirito e verità, secondo la fede ricevuta dagli Apostoli e le usanze che ci hanno trasmesso i nostri Padri.

Quando il Signore fece tornare il popolo di Sion dalla prigionia, quanto fummo consolati! Allora si riempì di gioia la nostra bocca e la nostra lingua di esultanza. Allora diranno fra le genti: E’ stato grande il Signore nell’agire con loro, è stato grande il Signore nell’agire con noi, siamo stati colmati di gioia. Facci tornare, Signore, dalla prigionia, come i torrenti nel Mezzogiorno. Quelli che seminano nelle lacrime, nell’esultanza mieteranno. Andando, andavano e piangevano, gettando i loro semi. Ma venendo, verranno nell’esultanza, portando i loro covoni. (Salmo 125)

 

 

 

Nella Chiesa bisogna stare molto attenti a conservare ciò che è stato creduto dappertutto, sempre e da tutti. Questo è veramente e propriamente “cattolico”, cioè universale. Perciò dobbiamo seguire l'universalità, l'antichità, il consenso generale. Seguiremo l'universalità, se confesseremo come vera e unica fede quella che la Chiesa intera professa per tutto il mondo; l'antichità, se non ci scostiamo per nulla dai sentimenti che hanno proclamato i nostri santi padri; il consenso generale, se abbracciamo le dottrine di tutti, o quasi, i vescovi e i maestri.  Noi dobbiamo considerare come un delitto l’alterare la fede e corrompere il dogma.

Come i precetti di ordine morale sono da osservarsi in tutte le epoche, così quelli che hanno per oggetto l'immutabilità della fede obbligano parimenti in ogni tempo. Annunziare, quindi, qualcosa di diverso dalla dottrina tradizionale, non fu, non è, non sarà mai lecito.

Alcuni uomini, non contenti di una norma di fede tradizionale e ricevuta dalla antichità, ogni giorno cercano cose nuove e bruciano continuamente dalla voglia di cambiare, aggiungere, togliere qualche cosa alla Chiesa. Quasi che la Chiesa non fosse un dogma celeste, che è sufficiente sia stato rivelato una volta per sempre, ma una istituzione umana che ha bisogni di continui correzioni e aggiornamenti.

La Chiesa di Cristo, custode vigile e prudente dei dogmi che le sono stati affidati, non muta mai nulla in essi, né vi toglie o aggiunge alcunché; non rigetta ciò che è necessario né aggiunge ciò che è superfluo; non si lascia sfuggire ciò che è suo né si appropria di ciò che appartiene ad altri. Nel prendersi cura con fedeltà e saggezza delle dottrine antiche, questo solo cerca di fare con sommo zelo: custodire ciò che è stato definito.

Questo e niente altro ha sempre fatto la Chiesa: trasmettere ai posteri, in documenti scritti, tutto ciò che aveva ricevuto dai nostri Padri; riassumere in brevi formule una gran quantità di nozioni; spiegare con parole nuove la dottrina antica.

(San Vincenzo di Lerino, Commonitorio)

 

 


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