Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




DIO BENEDICE E GLORIFICA IL VENERABILE CENTRO DELL’ORTODOSSIA CON IL SUO AMORE

data: 12-12-2014 - Documento di Sua Em.nza il Metropolita

di
Sua Eminenza il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta




DIO BENEDICE E GLORIFICA

IL VENERABILE CENTRO DELL’ORTODOSSIA CON IL SUO AMORE

di

Sua Eminenza il Metropolita Gennadios

Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

 

Regna e domina l’Amore di Dio nel corso dello storico, fraterno, ben accettato e benedetto da Dio incontro fra i il Papa di Roma Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo.

Il divino amore gli concede una forza insuperabile e una vivacità spirituale in modo da collaborare sinceramente e costruttivamente, e in futuro ancora di più e più accuratamente per la piena unità dei cristiani e che la fatica divenga strumento di comune ispirazione verso il cammino comune in direzione del “Testamento Divino”: «affinché tutti siano una sola cosa». Questo divino amore li unisce, e li illumina ancora di più per procedere verso un dialogo costruttivo con l’Islam: «lavorare insieme per la pace, la giustizia e la dignità di ogni uomo». Viene sottolineato in maniera particolare nella “Dichiarazione Comune” il Dialogo con l’Islam, pregano, attendono: annunciano: “I Musulmani e i Cristiani sono stati chiamati a lavorare insieme con amore per la giustizia, la pace e i diritti di ogni uomo”.

Di grande significato e importanza hanno per questo comune cammino evangelico verso il “Testamento Divino” del nostro Salvatore Cristo “affinché siano una sola cosa” i discorsi mistagogici e commoventi delle due Santità della Cristianità, i quali con la loro vita semplicissima e il loro umile servizio costituiscono per l’uomo contemporaneo un esempio unico di umiltà e pazienza, di amore e fratellanza: “come i martiri sono il ricco seme della Vita Cristiana, così anche l’ecumenismo della fatica aiuta il cammino verso l’unità”, “come il sangue dei martiri è stato seme di potenza e di abbondanza per la Chiesa, così anche la partecipazione alle fatiche quotidiane può essere un potente strumento di unità”, oggetto di preghiera e cammino d’amore, benedetto da Dio, come ora “colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo». (Ἐφ. 3,20).

I due infaticabili e onorati da Dio Diaconi dell’amore e della pace, fedeli alla volontà di Dio, sono giunti al punto, da un lato di ridurre la lunga distanza tra di loro accumulata attraverso i secoli, dall’altro lato, come fratelli in Cristo, di procedere decisamente in avanti, ora come anche in futuro verso una comunicazione fraterna e una loro più profonda conoscenza. Strappano l’”antico Χειρόγραφον dell’inimicizia e dell’ostilità e con il loro esempio paterno mostrano chiaramente che i Cristiani possono procedere e conseguire i preziosi frutti del Primo Millennio e così proseguire insieme con l’amore e la verità verso la sacra realizzazione del detto Evangelico: “Andate e insegnate a tutte le genti, battezzandole…”, affinché creda il mondo, il quale impazientemente attende di vedere e di ascoltare. Ogni comunicazione e ogni incontro in nome di Gesù Cristo costituiscono una “benedizione di Dio”, e, conseguentemente, la nostra insistenza nell’antica e negativa separazione, senz’altro non costituisce una bussola precisa e sicura che ci possa guidare verso la verità, verso l’amore nei confronti del nostro padre e creatore Dio, nei confronti del nostro prossimo, che è l’”immagine di Dio”.

A questo punto aggiungiamo quanto segue, molto significativo: il Papa e il Patriarca, i Due ricchi di cuore, procedono nell’amore. L’amore comprende anche la verità, Dio è amore, luce, verità, umiltà, salvezza, vita eterna. Non è possibile che nel vedere ci sia l’amore di Dio e che non ci sia la verità. La verità è il contenuto e il risultato dell’amore. Sbagliano, credo, coloro quali accusano e giudicano gli altri, i quali da un lato parlano solo di amore, rifuggendo dal parlare della verità. Ciò spesso avviene per il semplicissimo motivo per cui l’amore è anche verità. E’ lo Stesso Dio, il Quale è Amore, che ha salvato l’umanità.

Grazie a questi doni carismatici, il Papa manifesta la sua sincera disponibilità: Avvicina con cuore senza ipocrisia il Patriarca Ecumenico, chiedendo la sua benedizione: “Santità, benedici me e la mia chiesa”. Dopo il bacio della mano del Patriarca a Gerusalemme, adesso il Papa giunge alla cattedra del Patriarca nella Città dell’Invincibile Condottiera, la Santissima Madre di Dio, per rivelare una nuova situazione ecclesiastica: il Suo profondissimo rispetto per il Patriarca, il riconoscimento della Sua Successione Apostolica, come anche il riconoscimento della Sua dignità Patriarcale. Il “bacio” della veneranda mano destra del Patriarca da parte del Papa, come anche la fraterna richiesta del Papa affinché il Patriarca lo benedica, il “bacio della testa” del Papa da parte del Patriarca, avvenimenti accaduti per la prima volta, stupiscono e commuovono, danno speranza e fiducia, nel proseguimento del comune cammino in direzione della volontà di Dio.

Il Fanar diviene nuovamente gloriosissimo, nei terribili tempi della crisi e dell’odierna tragedia dell’uomo. Il popolo di Dio pieno di speranza, rafforzato dalla forza che viene dall’Alto, commosso, guarda con ammirazione al Vertice della Chiesa Ortodossa, al Primate della Chiesa di Costantinopoli, riceve l’onore e la gloria del Centro dell’Ortodossia, di cui autentica causa è il Patriarca dell’Ortodossia, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, il grande coordinatore dell’unità Panortodossa, il Patriarca dell’amore, della pace e del dialogo, che ha reso la sua Cattedra centro del Dialogo Teologico, Centro degli incontri Teologici e dell’evoluzione Ecclesiastica, Centro delle visite Culturali e Diplomatiche.

Il Papa e il Patriarca non temono, si legano con il legame dell’amore e della pace e lottano per la creazione di “Ponti”, per abbattere le mura e allontanare l’introversione e l’autismo, come anche promuovere il dialogo con l’Islam “sulla base del reciproco rispetto e amicizia”: “Musulmani e Cristiani sono chiamati a lavorare insieme per la giustizia, la pace e il rispetto della dignità e dei diritti di ciascuna persona, in modo particolare in quei luoghi, dove un tempo per secoli c’è stata la convivenza pacifica e ormai subiscono entrambi la terribile tragedia della guerra … come Capi Cristiani chiamiamo tutti i capi religiosi a perseguire e rafforzare il dialogo interreligioso e a porre ogni sforzo per la costruzione di una cultura di pace e di solidarietà tra gli uomini e i popoli. Ricordiamo, inoltre, tutti i popoli che sono provati dalle terribili conseguenze della guerra. In modo particolare preghiamo per la pace in Ucraina, Paese di antica tradizione cristiana, e indirizziamo un appello a tutti le parti coinvolte, affinché seguano la via del dialogo e del rispetto del Diritto Internazionale per far cessare gli scontri, e far ritornare tutti gli Ucraini a vivere con armonia”.E’ di particolare importanza la “Dichiarazione” del Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo per il suo carattere franco, per la sua affettuosa determinazione, per i suoi rispettabili intenzioni e disposizioni, il “ricordo degli Apostoli, che hanno annunciato il lieto annuncio del Vangelo al Mondo per mezzo dell’annuncio e della testimonianza del loro martirio, rafforza tra di noi il desiderio di continuare il comune cammino verso il superamento, nell’amore e nella verità, degli impedimenti che ci separano”. Per le due grandi Guide Ecclesiastiche la preghiera costituisce un’enorme forza, perciò pregano e chiedono ai fedeli di unire le loro preghiere con le loro personali “affinché tutti siano una solo cosa, affinché il mondo creda” (Gv. 17, 21). I tempi, ripetono, ”chiedono la solidarietà di tutti gli uomini di buona volontà”, la “… terribile situazione dei Cristiani che soffrono in Medio Oriente invita non solo alla preghiera continua, ma anche a una risposta adeguata da parte della Comunità internazionale”. Entrambi ricordano lo storico incontro del Patriarca Atenagora con il Papa Paolo VI e il Patriarca Ecumenico, non tralasciando di sottolineare in modo particolare che “a distanza di cinquanta anni da quell’incontro nella Città Santa il corso della storia ha cambiato direzione, i percorsi paralleli e conflittuali delle nostre Chiese si sono incontrati nella comune visione di ritrovare la loro perduta unità, l’amore raffreddato si è riscaldato e si è rafforzata la nostra volontà di fare tutto ciò che noi possiamo fare, affinché splenda nuovamente nella stessa fede e nel comune calice la nostra comunione”. Da allora “si è aperta la strada verso Emmaus, strada probabilmente lunga e talvolta disagevole, senza ritorno, del Signore che ci accompagna invisibilmente, finché Egli non si manifesterà a noi “nel frazione del Pane” (Lc 24, 35). E prosegue eccellentemente il Patriarca Ecumenico la sua omelia nel corso della Divina Liturgia Patriarcale Sinodale (Fanar, 30.11.2014), nel dire che questa fede, che “abbiamo conservato comunemente in Oriente e Occidente per un Millennio, siamo chiamati nuovamente a porre come base della nostra unità, in modo che “con la stessa anima, pensando una sola cosa” (Fil, 2,2-3), per procedere insieme a Paolo avanti, “dimenticando il passato, protesi al futuro” (Fil, 3, 14). E’ un’assoluta necessità “tendere insieme la mano all’uomo contemporaneo, la mano dell’unico che può salvarlo per mezzo della Croce e della Resurrezione”, annuncia con amore e con pace il Patriarca Ecumenico.

La semplicissima e simpaticissima figura del Papa, con i suoi sublimi discorsi, e con ciò, preziosissimo e utilissimo che ha sentito il popolo di Dio dal Patriarca Ecumenico, incoraggiano, rafforzano, danno speranza e spingono alla preghiera, abbattono le mura del fanatismo e dell’odio, costruiscono ponti, e proseguono entrambi verso il “Testamento Divino” che attende il comune cammino di tutti verso ciò: “affinché tutti siano una sola cosa”. Papa Francesco nella sua Omelia nel corso della Divina Liturgia Sinodale nel venerabilissimo Patriarcato, segna chiaramente: “per incontrarci e perché uno guardi il volto dell’altro, per scambiare l’abbraccio della pace e per pregare uno per l’altro, costituiscono essenziali dimensioni di quel cammino per il ristabilimento della piena comunione verso cui tendiamo. Tutto ciò precede e accompagnano saldamente quell’altro suo elemento essenziale, che è il dialogo teologico”.  Papa Francesco continua, in modo meraviglioso, a dire: “un dialogo autentico è sempre tra persone con un solo nome, con una sola visione, con una sola storia e non solo con lo scambio di idee”. In realtà è un fatto innegabile che per noi Cristiani “la verità è la persona di Gesù Cristo”, «ἡ ἀλήθεια εἶναι τό πρόσωπον τοῦ Ἰησοῦ Χριστοῦ»; «Εὑρήκαμεν τόν Μεσσίαν, - ὅ ἐστιν μεθερμηνευόμενον Χριστόν», καί ἤγαγεν αὐτόν (τόν ἀδελφόν του) πρός τόν Ἰησοῦν» (Giov. 1,40-42). «Ἡ γάρ ἀγάπη τοῦ Χριστοῦ συνέχει ἡμᾶς» (2 Cor. 5,14-15), e salva l’uomo quando ama Cristo.

Oggi esistono piccoli e grandi persecutori del Cristianesimo, significativi e insignificanti, nulli e pericolosi ma anche altri problemi, tranne tuttavia tutti questi che “la contingenza storica pone oggi davanti alle nostre Chiese, ci impongono il superamento del ripiegamento su se stessi e di affrontare, per quanto possibile, una più stretta collaborazione. Non possiamo più permetterci il lusso dell’azione solitaria”, afferma a gran voce il Patriarca dell’Ortodossia.

Conclusione: La grandezza e la forza dell’amore nel venerabile Centro dell’Ortodossia non solo rafforza il dialogo, ma la confessione ufficiale del Papa è di enorme importanza: il “ristabilimento della piena comunione non significa sottomissione di uno all’altro né assimilazione, ma piuttosto accoglimento di tutti i doni…”“Una tale comunione, certamente, sarà sempre frutto dell’amore, ”che scorre nei nostri cuori per mezzo dello spirito Santo, che ci è stato dato” (Rm 5,5), dell’amore fraterno, che ci dà la manifestazione del legame spirituale e superiore che ci unisce come discepoli del Signore”.

Nella Città di Costantino il Grande il comune cammino verso l’unità nell’amore, speranza e verità, è confermato e il suo proseguimento diviene più potente e deciso per la realizzazione dell’ ”Testamento Divino” “affinché tutti siano una sola cosa”.

Nella venerabilissima Sede del Patriarca Ecumenico, il Papa e il Patriarca, con particolare attenzione e analogo interessamento, con intenso impegno e meravigliosa cura, hanno udito e hanno valutato una delle molte voci che si sentono sulla scena della vita, la “voce dei Poveri”, perciò hanno invitato i Cristiani a sconfiggere insieme “la secolarizzazione, quella indifferenza che oggi sembra avere il sopravvento, ma tuttavia dobbiamo costruire una nuova civiltà dell’amore e della solidarietà” (Fnar, 30.11.2014, Omelia di Papa Francesco). Ugualmente, le Grandi Figure della Chiesa di Cristo, hanno sottolineato e chiarito vivamente un’altra voce, che si sente in molti luoghi ed è la voce delle “Vittime”, degli scontri e delle guerre. Anche il rispetto per l’uomo, che è “immagine di Dio” e tutte le altre cose richiedono la creazione di ponti di amicizia e comunione. Di conseguenza si pone la domanda: com’è possibile “annunciare il messaggio della pace, che proviene da Cristo, se tra di noi esistono antagonismi e litigi?” (Paolo VI, Esort. Ap. Evangelii nuntiandi, 77). Il messaggio ai giovani non cessa di essere estremamente vivo e pieno di speranza. I problemi dei Giovani costituiscono per i Pacificatori, e per i Discepoli dell’amore, un’assoluta necessità per affrontarli e risolverli. Non dimenticano i giovani, che vivono senza speranza, abbattuti dalla delusione, dalla disperazione, dalla disoccupazione, dall’ingiustizia e dalla lunga attesa. Molti giovani richiedono la gioia e i beni materiali, ma invano poiché le conseguenze di tempi appesantiti dall’inazione, dall’inquietudine e indifferenza, e in genere dalla secolarizzazione e dall’allontanamento dalla vita regolare e naturale, non gli permettono di essere liberi e di conservare viva la speranza e la coraggiosa decisione di camminare nella via retta e serena dell’autentica felicità, della retta coscienza e della vita pacifica. La Chiesa deve ascoltare la voce dei giovani per poter offrire loro l’amore, l’umiltà, la pace, la luce, la verità, che sgorgano dal Vangelo e dalla vita dei Padri. I giovani, d’altronde, sono la nostra continuazione, il nostro futuro, il più prezioso tesoro del mondo. L’uomo è figlio della Chiesa, essa dunque esiste per l’uomo e per il mondo. La Chiesa deve insegnare l’annuncio dell’amore, della riconciliazione, della pace, della giustizia “affinché il mondo creda” (Gv, 17, 21).

Concludo questo umile articolo, in primo luogo, con le parole del Patriarca Ecumenico Bartolomeo: “Fra le altre cose, offrite (cioè, il Papa Francesco) ai Suoi fratelli Ortodossi la speranza che ai nostri giorni l’avvicinamento delle nostre grandi antiche Chiese proseguirà edificata sulle salde fondamenta della nostra comune Tradizione, che da sempre conservava e riconosceva nella struttura della Chiesa il primato dell’amore, dell’onore e del servizio “ἐντῷπλαισίῳτῆςΣυνοδικότητος” (accanto alla sinodalità), in modo che “con una sola bocca e un solo cuore” sia confessato Dio Trino e sia riversato il suo amore nel mondo” (Fanar, 30.11.2014, Discorso del Patriarca Ecumenico). E poi, in secondo, chiuso con le parole del Papa di Roma Francesco, il quale prende il contenuto delle sue parole dal Decreto del Concilio Vaticano Secondo “Unitatis Redintegratio”: “…è di somma importanza conservare e sostenere il ricchissimo patrimonio delle Chiese d’Oriente, non solo per quello che riguarda le tradizioni liturgiche e spirituali, ma anche le Discipline Canoniche (l’ordine canonico), sancite dai santi Padri e dai Concili, che regolano la vita di tali Chiese». “Santità, siamo ormai in cammino verso la piena comunione… Certamente, in questo lungo cammino siamo rafforzati dall’intercessione dell’Apostolo Andrea e del suo fratello Pietro, che dalla Tradizione si considerano come fondatori delle Chiese di Costantinopoli e Roma”. Tutto ciò registrato nel Libro della Storia dell’amore, della riconciliazione, e dell’amicizia delle due Chiese, con il corollario dell’inchino del Papa di Roma Francesco davanti al Patriarca Ecumenico Bartolomeo perché lo benedica, ricevendone la benedizione sul capo, arricchiscono il cammino di testimonianza della Santa Grande Chiesa di Cristo, cinquanta anni fa, con lo storico incontro degli indimenticabili Patriarca Atenagora e Papa Paolo VI in Terra Santa, testimonia che la sua Luce, la su Verità, il suo Amore, la sua Fede, la sua Speranza, sono i simboli eterni e i suoi messaggi all’uomo che “è immagine di Dio”, per il quale è nato, è stato crocifisso e risorto il Nostro Salvatore Cristo, e in generale per il mondo che la Chiesa deve proteggere, curare, istruire, illuminare e salvare.


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 21-05-2019

Santi Costantino ed Elena, coronati da Dio, pari agli Apostoli.

i santi di domani 22-05-2019

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP