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LA VOLONTÀ DI DIO NELLA LITURGIA DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

Omelia di Sua Em.nza il Metropolita

Relazione al VII Incontro del Clero Diocesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale

Perugia, 1 - 3 maggio 2014




LA VOLONTÀ DI DIO NELLA LITURGIA DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

San Giovanni Crisostomo, il padre dell’amore, della carità, e del dialogo, vive quasi ogni giorno nell’animo dell’Ortodosso con la sua Liturgia, la quale, secondo Evdokimov, “non è un mezzo, ma un modo di vita”, “…l’uomo dirige il suo sguardo non su se stesso, ma su Dio e sul suo splendore”[1].

            La volontà di Dio anche se non è espressa direttamente in tutte le preghiere della Liturgia di S. Giovanni Crisostomo, però, dal primo momento che comincia fino alla fine di essa, domina come idea e realtà ed ha sempre lo stesso scopo morale e spirituale, cioè: di unire tutti i fedeli, tutta l’ecumene, tutto l’equipaggio della Chiesa, come un’unità, una società, una famiglia, ogni fedele con Dio, suo creatore e redentore[2].

            San Giovanni Crisostomo, presentando a noi la sua liturgia, dà a noi la Volontà del nostro Salvatore, la quale, in poche parole, viene affermata da Lui stesso: “Fate questo in memoria di me”[3].

            Caratteristiche sono le parole della Divina Liturgia: “Memori dunque di questo precetto del Salvatore e di tutto ciò che è stato compiuto per noi: della croce, della sepoltura, della risurrezione al terzo giorno, dell’ascensione ai cieli, della sua presenza alla destra del Padre, della seconda e gloriosa venuta”[4].

            Nella Liturgia di s. G. Crisostomo anche il sacerdote, il quale diventa con le sue preghiere mistiche ponte tra Dio e uomo, indirizzando le sue la invocazioni al Suo Signore, si sforza di unire il cielo con la terra e creare tali condizioni che il “pleroma della Chiesa” si presentasse degno davanti a Dio e comunicasse il suo corpo e il suo sangue, realizzando così la parola di Dio che, in verità, è la sua volontà: “prendete, mangiate: questo è il mio corpo che per voi viene spezzato in remissione dei peccati”. “Bevetene tutti” questo è il mio sangue del Nuovo Testamento che viene sparso per voi e per molti in remissione dei peccati”[5].

            Senza dubbio, la Liturgia di san Giovanni Crisostomo, che è “il mistero della Divina Economia”, ha come centro l’Eucaristia, la quale, essendo la manifestazione suprema dell’unità della “Chiesa” ed un potente mezzo per realizzare l’unità, è per l’uomo il più bello, il più sacro, e il più prezioso dono della Divina Volontà, che dà la remissione dei peccati, il perdono delle colpe, l’unità con Dio, e di conseguenza l’acquisto del Regno dei Cielo.

            In una sua omelia san Giovanni Crisostomo, epigraficamente dice: “per essergli uniti, non solo nell’amore, ma nella realtà, noi dobbiamo essere mescolati a questa carne: a ciò avviene mediante il cibo che Egli ci ha donato, volendo così dimostrarci quanto è grande la volontà per noi. È per questo che Egli si è unito a noi ed ha fuso il Suo corpo al nostro, perchè divenissimo una sola cosa con Lui, come un sol corpo unito al proprio capo. Infatti, in questo si riconosce un desiderio ardente… Egli non si è accontentato di mostrarsi a coloro che lo desideravano, ma ha voluto farsi toccare e mangiare… fondersi con noi, colmando tutti i nostri desideri”. Spesso le madri lasciano ad altri la cura di nutrire le creature che hanno partorito: io non faccio così, ma al contrario, li nutro della mia proprio carne, mi offro a voi, voglio tutti nobilitarvi, voglio colmarvi delle più sublime speranze dei beni futuri. Poichè colui che oggi si dona a noi in tal modo, ben più ancora si donerà nel secolo a venire. Io ho voluto divenire vostro fratello; per voi ho preso carne e sangue, ed ora vi dono questa carne e questo sangue nei quali vi son diventato fratello”[6].

            Questa, dunque, grandiosa volontaria offerta da parte della Volontà di Dio all’uomo, dona a lui la perfetta unità e lo fa diventare non più estraneo, ma “fratello” e “coeredo” di Cristo.

            A tal segno “ha amato il mondo da dare l’unigenito suo figlio, affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna”.

Dio è stato fatto uomo nel Cristo per salvare l’uomo con la partecipazione alla Tavola Eucaristica, corpo del Cristo vivente e centro della fede cristiana”.

            Evdokimov dice nella sua opera “L’Ortodossia”: “Tutta l’Eucaristia è stata offerta una volta e non è mai esaurita. L’Agnello di Dio, sempre mangiato e mai consumato”.

            Con la partecipazione alla Comunione, si realizza la Volontà di Dio, la quale desidera quello che lo stesso padre della Chiesa, con tanta chiarezza, ancora un’altra volta ripete: “Per coloro che ne partecipano siano purificazione dell’anima, remissione dei peccati, unione nel tuo Santo Spirito, compimento del regno dei cieli, titolo di fiducia in te e non di giudizio o di condanna”[7].

            L’uomo, allora, partecipando alla divina Liturgia, compie il suo principale dovere, e, contemporaneamente, si considera ubbidiente alla Volontà di Dio.

            Nella Liturgia, l’uomo – fedele, trova il Regno di Dio. Cercando, però, esso obbedisce alla Volontà del Suo Signore e creatore e così diviene suo figlio e, allorchè lo trova, si rallegra “come chi ha trovato una perla”, come “chi ha trovato un tesoro” e la sua gloria è veramente perfetta ed eterna.

            Quasi in tutte le preghiere della Santa Liturgia, si ripete lo scopo principale di essa e particolarmente della Eucaristia, dimostrando in modo meraviglioso la volontà ed il desiderio di Dio per salvare l’uomo e di farlo partecipare con pura conscienza ai celesti e tremendi misteri di questa sacra e spirituale mensa”.

            Ogni volta, quando il sacerdote celebra la Divina Liturgia, si sforza di costruire la grandissima scala di Giacobbe, per fare salire al cielo le anime che pregano con lui; pregando caldamente per la salvezza delle anime che Dio gli ha affidato, fa la volontà di Dio. Sperando in essa, ed aspettando con fede e timore la presenza reale di Cristo-Dio, compie una meravigliosa lotta che coincide con la volontà di Dio che ha creato l’uomo a sua “immagine e somiglianza”[8].

            Ecco, che cosa dice san Giovanni Crisostomo: “Far risplendere nei nostri cuori la pura luce della tua divina conoscenza e aprire gli occhi della nostra mente. Infondi in noi il timore dei tuoi santi comandamenti, affinchè, calpestati i desideri carnali, noi trascorriamo una vita spirituale, meditando ed operando tutto ciò che sia della tua volontà”[9].

            Le preghiere del sacerdote, che prega sommessamente anche da parte del popolo – fedeli, coincidono con la divina Volontà, e, tramite di essa, vivono una realtà divina, e acquistano la forza spirituale di avere un rapporto di conoscenza, di sincerità, di amore, di fratellanza, e di comunione con Dio.

            Così il compimento della gioia, e dell’esultanza spirituale del sacerdote, si realizza soltanto quando saranno creati i presupposti della partecipazione dell’“io” del sacerdote degno, e di conseguenza, l’“io” dei fedeli, del “tu” del Dio-uomo, che è la volontà divina.

            Perciò il sacerdote, davanti all’altare, chiede da Dio per se stesso e per il popolo di volere e dare a loro la perfezione ed il suo spirito che è vita eterna.

            Il Figlio di Dio e Salvatore dell’umanità Gesù Cristo è il più prezioso e merviglioso modello nostro nel fare la Volontà del Padre: “Per ineffabile e immenso suo amore per gli uomini fattosi uomo senza alcun mutamento”[10] ha dato al mondo l’esempio più vero dell’ubbidienza alla volontà di Dio.

            Il Figlio di Dio venuto al mondo compie tutta l’economia di salvezza a favore dell’uomo e realizza la Volontà di suo Padre, per dare all’uomo il glorioso titolo di “Figlio di Dio” e di farlo partecipare alla gloria eterna della Santissima Trinità.

            Nella Liturgia, come si vede, l’uomo seguendo la Volontà di Dio, sceglie Dio, il quale è amore, e con la sua partecipazione alle preghiere mistiche, diventa fedele degno che accetta e glorifica Dio, permanentemente ed eternamente: “Tu, che hai reso noi, miseri ed indegni tuoi servi, degni di stare anche in quest’ora dinanzi alla gloria del tuo santo altare e di offrirti l’adorazione e glorificazione a te dovuta: tu stesso, o sovrano, accetta anche dalle labbra di noi peccatori l’inno trisagio, e volgi nella tua bontà lo sguardo su di noi. Perdonaci ogni colpa volontaria ed involontaria: santifica le anime nostre ed i nostri corpi e concedici di renderti santamente il culto tutti giorni della nostra vita”[11].

            Fare la Volontà di Dio presuppone: ”amare Dio”, e di conseguenza “amare il prossimo”.

            Così l’amore a Dio e l’amore agli uomini è la legge nuova, la quale Cristo prima di tutti l’ha vissuta. È la stessa la Volontà di Dio che desidera il prossimo, diventare nostro fratello; di conseguenza amiamo anche Dio, il quale diventa uomo per salvare la sua amabile, però caduta, creatura, l‘uomo.

            Soltanto così, con la nuova Legge, spiritualmente preparato l’uomo può essere sicuro che fa la Volontà di Dio, e di conseguenza partecipare con tutto il cuore alla “sacra e spirituale mensa”, chiedendo: “dirige la nostra vita, confermaci tutti nel tuo timore, custodisci la nostra vita, rendi sicuri i nostri passi”[12].

            La volontà dell’uomo, senza dubbio, deve coincidere con la Volontà di Dio.

L’uomo che ama Dio segue Cristo, il quale facendo la Volontà del Suo Unico Padre, diventa la salvezza dell’umanità caduta.

            L’uomo, camminando secondo la Volontà di Dio, diventa “uomo di Dio”, “uomo di santità”, purificato “da ogni impurità della carne e dello spirito”. Ricordato da Dio e visitato benignamente da Lui: “Tu dal nulla ci hai tratti l’esistenza, e, caduti, ci hai rialzati; e nulla hai tralasciato di fare fino a ricondurci al cielo e donarci il futuro tuo regno. Per tutti questi beni rendiamo grazie a te, all’unigenito tuo Figlio, e al tuo Santo Spirito, per tutti i benefici a noi fatti che conosciamo e che non conosciamo”[13].

            Dio, in verità, volge il suo sguardo sull’uomo, lo visita, lo ascolta, lo incontra, lo salva e gli dona l’eterna Eucaristia, la quale è “medicina di immortalità” e “antidoto per non morire più”.

            “Dio ineffabile, inconcepibile, invisibile, incomprensibile, sempre esistente e sempre lo stesso” ha voluto farsi uomo per fare l’uomo Dio. La “divinizzazione” dell’uomo è Volontà di Dio.

            L’uomo si invita, non soltanto ad imitare nel compiere la Volontà di Dio, ma anche a vivere fino in fondo il suo eccellente desiderio, cioè di dare e donare la sua vita per gli altri: “come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri, nessuno ha un amore più grande di questo: “dare la vita per i propri amici”.

            Questa realtà viene insegnato, come abbiamo visto, dalla Divina Liturgia di Giovanni Crisostomo, e, tramite di essa, si può sapere in modo particolare quale sia la volontà di Dio, e che cosa debba fare un’uomo per diventare figlio di Dio.

            Con la Eucaristia si annunzia anche la Volontà di Dio, come pure il messaggio di salvezza.

            Cristo si fa uomo per gli altri, per noi. Egli diventa fratello. La sua funzione è di dare aiuto a noi; tutta la sua vita è incorporata nel suo ministero per il nostro aiuto e la nostra liberazione.

            L’uomo degno, unito per mezzo della Comunione, annunzia la grande verità che tale comunione non è un atto statico, ma al contrario essa trasforma l’uomo, e gli fa conoscere quale è la Volontà di Dio; produce in lui una metanoia, catarsi, e, quindi, una elevazione. L’uomo diventa figlio di Dio, degno di glorificare e lodare il magnifico nome della Santissima Trinità, capace di unirsi con Dio-Trino, poichè è in Lui unito, e vive in Lui la sua gloria eterna.

            Rimane per sempre, anche oggi, grandissima l’importanza spirituale e morale della Liturgia di san Giovanni Crisostomo, perchè scopre all’uomo di oggi, come nei tempi passati, la verità evangelica della sua salvezza.

            È un’ottima dinamica lezione che insegna all’uomo la stessa verità della Volontà di Dio: è Volontà di Dio la salvezza eterna dell’uomo.

            La Liturgia di san Giovanni Crisostomo, con al centro la Santa Eucaristia, è intimamente legata alla comunità, alla quale esprime la Volontà di Dio, il quale ha fondato la sua Chiesa per salvare l’uomo, al quale il corpo di Cristo è stato dato in nutrimento e per la vita eterna.

            La Liturgia è un aiuto necessario per l’uomo di oggi, particolarmente a causa della sua crisi spirituale e morale.

            L’uomo di oggi può trovare e scegliere la migliore via, grazie alla Divina Liturgia, la quale scopre a lui la sua origine e offre a lui la Volontà del suo Signore e Creatore, che è per ogni uomo: la salvezza e la vita eterna.

            L’uomo di ogni epoca, partecipando alla Liturgia, e, particolarmente, comunicando col corpo e col sangue di Cristo, diventa una personalità valida ed utile per il suo prossimo e per la società. Al contrario, non partecipando è disubbidiente alla volontà di Dio, e di conseguenza nemico di essa, perchè così facendo rompe il rapporto di conoscenza e di comunione con Dio. È ribelle ed inutile per se stesso e per il suo prossimo, per il quale, Cristo, nostro Salvatore, è morto, è stato crocifisso, ed è stato risuscitato.

            La Liturgia dà all’uomo una forza spirituale, inestimabile ed eterna, che gli fa sentire bene la Volontà di Dio e gli fa credere ad essa per realizzare la sua Volontà, e che vuole l’uomo ubbidiente ad essa e partecipe alla sua mensa sacra e spirituale, cosa che gli consente di avere la vera gioia di unirsi con Dio e diventare fratello di Cristo.

            L’uomo di ogni epoca, liberato dal suo egoismo, e dalle sue debolezze umane, può senza difficoltà cercare e trovare nella Liturgia di san Giovanni Crisostomo il suo inizio divino e la via che porta al Regno di Dio: ambedue opera della Divina Volontà.

            Per l’uomo che far la Volontà di Dio significa “vivere Dio” e questo significa “amare Dio”. E Dio si manifesta con la sua presenza reale durante la consacrazione dei Doni, donando all’uomo il suo santissimo corpo ed il suo preziosissimo sangue.

 



[1] Evdokimov, l’Ortodossia, p. 379.

[2] A. Fytrakis, L’ideale della Pace nel culto Ortodosso, pp. 15-16.

[3] Luca 22, 19; I Corinti 11, 24-25.

[4] Preghiera prima della Consacrazione dei S. Doni.

[5] Preghiera prima della Consacrazione dei S. Doni.

[6] S. G. Crisostomo, 6, 51.

[7] Dalla Divina Liturgia di s. Giovanni Crisostomo.

[8] Gen., 1, 26.

[9] Dalla Divina Liturgia di s. Giovanni Crisostomo.

[10] Dalla Divina Liturgia di s. Giovanni Crisostomo.

[11] Preghiera dell’inno Trisagio.

[12] Preghiera dopo la Comunione.

[13] Preghiera prima della Consacrazione.


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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