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LA SPIRITUALITÀ EUCARISTICA DEL SACERDOTE

 Relazione al VII Incontro del Clero Diocesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale

Perugia, 1 - 3 maggio 2014

Archimandrita del Trono Ecumenico p. Evangelos Yfantidis




 

LA SPIRITUALITÀ EUCARISTICA DEL SACERDOTE

Relazione al VII Incontro del Clero Diocesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale

Perugia, 1 - 3 maggio 2014

p. Evangelos Yfantidis

 

Sorelle e fratelli carissimi, ΧΡΙΣΤΟΣ ΑΝΕΣΤΗ!

Iniziando, vorrei ringraziare Sua Eminenza il nostro Metropolita Gennadios che mi ha indicato per approfondire questo interessantissimo argomento, molto importante sia per la nostra identità sacerdotale che per la nostra vita in Cristo. In primis mi sembra opportuno ricordarci il significato dei termini che compongono il titolo di questa relazione: “Spiritualità”, “Eucarestia”, “Sacerdote”. “Spiritualità”, o “vita spirituale”, o “esperienza della Grazia Divina” sono frasi identiche, sinonime, che indicano lo sforzo dell’uomo per la propria santificazione, per la costruzione della propria relazione spirituale e comunione “con la persona Divino-umana di Cristo e con lo Spirito Santo, e attraverso loro con Dio Padre, vale a dire con la Divinità increata”, come insegna Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo. Il secondo termine, “Eucarestia”, cioè “il Mistero della Divina Economia” secondo san Basilio il Grande, non è solo comunione di Cristo, ma, come scrive il Metropolita Gennadios, è anche sacrificio “di significato essenziale per la vita del cristiano, poiché per mezzo suo è unito a Cristo, ma anche con gli altri cristiani, i quali ugualmente si nutrono dello stesso cibo divino, col corpo e il sangue del Signore”; così si capisce il detto di sant’Ignazio che l’Eucarestia è la manifestazione suprema “dell’unità della Chiesa”. Il cristiano, partecipando veramente al Sacramento principale che è la Divina Eucaristia, avverte nel proprio essere, secondo san Simeone il nuovo Teologo, che la Grazia Divina lo addolcisce, lo illumina e lo fa riposare totalmente; incontra il vero amore, l’amore di Dio, che diventa l’occasione di ogni felicità, come anche una guida salda nella vita di ogni uomo. Infine il termine “Sacerdote”, cioè quel fedele che per mezzo della Grazia che ha ricevuto durante la sua ordinazione, diventa, secondo il nostro Metropolita, “una grande personalità”, “si trova in conversazione con Dio ed il nostro Signore”, allo scopo “di unire il cielo con la terra, in quanto si trova mediatore tra Dio e i fedeli”, diventando “il formatore della vita della Chiesa”. 

Con questi pensieri sopra indicati, sembra naturale comprendere l’insegnamento del Patriarca Bartolomeo, secondo il quale ciò che caratterizza il Sacerdozio è la manifestazione dei frutti dello Spirito Santo nella vita di ogni comunità eucaristica locale e la santificazione di essa, di tutto il suo popolo, il sacerdote compreso: “La Grazia che viene trasmessa dal sacerdote ai fedeli santifica anche il sacerdote che con timore la riceve. E così il celebrante, santificando e santificandosi, partecipa nella missione continua del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo per la salvezza degli uomini, e nel trovare la beatitudine, come il Signore ha insegnato”. Tutto ciò ci fa ricordare le famose parole di san Gregorio il Teologo (Nazianzeno): “Bisogna prima purificarsi poi purificare, istruirsi e così istruire, diventare luce e poi illuminare, avvicinarsi a Dio e poi introdurvi gli altri, santificarsi e poi santificare”! Tuttavia il sacerdote, per poter arrivare a questo altissimo punto di vita spirituale durante la celebrazione della Divina Liturgia, necessita di presupposti importanti, che ci presenta con un modo molto semplice, un altro Santo Padre della Chiesa, san Basilio il Grande, nella sua “Esortazione al Sacerdote”, spesso riportata nelle prime pagine dei libri liturgici dello “Ieratikon” e del “Grande Orologio”. Sembra utile rileggere insieme tale Esortazione punto per punto e rifletterci sopra.

Il primo invito di san Basilio è: “Cerca, o sacerdote, di presentarti come un lavoratore che non ha di che vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità”. Chi di noi però può presentarsi davanti all’Altare senza vergogna? Siamo tutti uomini, peccatori, in pensieri, opere e parole. E in questo punto serve la nostra metanoia quotidiana, il nostro cambiamento di mente e di cuore, quotidianamente, giorno per giorno, trovarci dinanzi al Crocifisso e chiedere perdono e “la remissione dei nostri peccati e delle nostre colpe” e, perché no, avvicinarsi anche noi più spesso al proprio Padre Spirituale, per confessarci e ricevere il “secondo battesimo”. L’invito seguente di san Basilio è ancora più concreto e riguarda le nostre relazioni con gli altri: “Non accingerti mai alla sinassi serbando inimicizia verso qualcuno per non mettere in fuga il Paràclito”. Noi siamo i primi che abbiamo il sacro dovere di mostrare il nostro amore verso Dio Padre, attraverso l’amore che dobbiamo nutrire per tutti, specialmente per quelli che non ci amano e ci creano delle difficoltà sia alla nostra vita personale che al nostro apostolato, laici o chierici. Sempre utile è ricordare le parole del Signore: “Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i gabellieri?” (Matteo 5:46) e “Se amate chi vi ama, che grazia è per voi? Infatti, anche i peccatori amano chi li ama.” (Luca 6:32). Come esempio possiamo seguire ciò che hanno fatto due grandi Santi della nostra Chiesa: san Dionisio che addirittura nascosto dai poliziotti l’assassino del suo fratello e san Nettario che pregava sempre per i suoi calunniatori, ricordandoli per primi nella Proskomidia. Come anello della stessa catena viene il terzo invito di san Basilio: “Nel giorno della sinassi non contendere, non altercare, ma resta in chiesa a pregare e a leggere fino all’ora nella quale devi celebrare la divina mistagogia.” La preghiera e la lettura dei testi patristici è certo la migliore soluzione per prepararsi bene per la Liturgia. A questo punto si pone una domanda per molti di noi che spesso dobbiamo viaggiare la mattina per arrivare in chiesa per la celebrazione. Come trascorrere questo tempo, specialmente se siamo noi quelli che guidano la macchina? Mi ricordo di come molti anni fa faceva un sacerdote che dalla città andava ogni domenica con la sua macchina in un piccolo villaggio, un’ora distante da casa sua, per celebrare la Liturgia: metteva una cassetta con l’Ufficio prima della Comunione, cercando di concentrarsi sia nel guidare la sua macchina che nel prepararsi per la celebrazione. Il prossimo invito di san Basilio riguarda la modalità della celebrazione: “Presentati così con compunzione e cuore puro al santo altare, senza guardare qua e là, ma stando con timore e tremore alla presenza del Re celeste”. Mi sembra che tutti vorremo stare con timore e tremore davanti all’Altare, però alcune volte è difficile mantenere questo stato d’animo durante tutta la celebrazione. Spesso l’assenza di chierichetti e di sacrestani che conoscono come servire bene il sacerdote, o l’assenza di cantori ben preparati, ci obbliga a lasciare per un po’ la celebrazione e ad occuparci anche di altre cose, non secondarie, in quando indispensabili per lo svolgimento del Culto Divino: accendere i carboni, riscaldare l’acqua, indicare i canti al cantore ecc. Dio, grande e misericordioso, sicuramente comprenderà che tutto ciò noi lo facciamo non per ignorare il grande mistero della Liturgia, ma per celebrare la stessa nel modo più appropriato. Il quinto invito di san Basilio, legato anche esso con quelli precedenti, richiama la nostra attenzione al testo della Divina Liturgia, specialmente alle preghiere che il sacerdote deve invocare sottovoce: “Non accada che per rispetto umano tu affretti o accorci le preghiere; e non fare accezione di persone, ma guarda soltanto al Re che ti sta davanti e alle schiere celesti che stanno attorno”. Nella stessa linea di san Basilio, il Patriarca Bartolomeo ci sottolinea: «Severissima conservazione e nessun cambiamento del ‘Tipicon’ tradizionale». L’ultimo invito di san Basilio riguarda la concelebrazione e la comunione di chi se ne accosta: tutto deve essere fatto con la massima attenzione e serietà. E il grande Padre della Chiesa conclude la sua Esortazione scrivendo: “Osservando queste e simili cose salverai te stesso e quelli che ti ascoltano”. Ecco i presupposti indispensabili che aiuteranno sia noi sacerdoti che i nostri fedeli a santificarsi, attraverso la grande esperienza vissuta della Divina Eucarestia.

Terminando il mio discorso, vorrei portare alla vostra attenzione le parole di una piccola insegna che da piccolo ragazzo osservavo spesso dietro gli altari delle chiese della mia città paterna. Un insegna semplice, che però chiudeva in sé stessa tutta la spiritualità eucaristica del Sacerdote: Celebrare sempre ogni Divina Liturgia come se questa celebrazione “Σάν νά ἦταν ἡ πρώτη, σάν νά ἦταν ἡ τελευταία, σάν νά ἦταν ἡ μόνη” – “Come se fosse la prima, come se fosse l’ultima, come se fosse l’unica”.

Vi ringrazio per l’ascolto!

 

 


Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

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i santi di oggi 26-05-2020

San Carpo, apostolo dei Settanta, martire; Santi Alfeo, apostolo, Abercio ed Elena, martiri; San Alessandro di Tessalonica, neomartire.

i santi di domani 27-05-2020

La restituzione della Santa Pasqua; San Elladio, ieromartire; San Teraponto di Sardi, ieromartire; Santi Alipio, Eubioto, Paolo e Giuliana, martiri; San Giovanni il Russo, neomartire.

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