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Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani del 2015

Messaggio di Sua Em.nza il Metropolita

18-25 gennaio 2015



“Dammi da bere”

MESSAGGIO
DI SUA EMINENZA IL METROPOLITA GENNADIOS
ARCIVESCOVO ORTODOSSO D’ITALIA E MALTA
IN OCCASIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI 2015



“Dammi da bere”.

Il citato versetto Evangelico, tratto dal passo della Samaritana, conservato dal discepolo dell’amore, l’Evangelista San Giovanni, con la sua descrizione nel suo Vangelo, costituisce un capitolo importantissimo dello straordinario dialogo tra Gesù Cristo e la donna della Samaria.

Tale frase, molto utile e preziosa per la nostra istruzione, sia sotto il punto di vista naturale che mistagogico, costituisce il tema principale dell’attuale Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani.

Ben sappiamo che il popolo di Dio, ai tempi dell’Antico Testamento, si trovò nel deserto senz’acqua. Ricordiamo che Dio inviò Mosè e Aronne in suo soccorso Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; ne bevvero la comunità e tutto il bestiame.

Ben sappiamo, cari fratelli, che l’acqua costituisce una delle prime necessità della vita umana e di altro genere: viaggi, forte calore solare, fatica, stanchezza e altro richiedono naturalmente acqua.

L’inatteso e gioioso incontro tra Gesù Cristo e la Samaritana, con il loro straordinario dialogo nei pressi del Pozzo di Giacobbe, che, naturalmente, è una splendida dimostrazione ed esempio di speranza per la stabilità e l’utilità del dialogo, creerà nuovi sviluppi essenziali, darà speranza e forza, farà convertire, prenderà la luce e la Grazia di Dio.

La giovane donna della Samaria, ferita dal peccato, cerca umanamente la propria liberazione dalla fatica quotidiana: “Signore dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua” (Gv 4, 15).

Abbiamo, dunque, un pozzo con acqua, che Gesù Cristo desidera. E’ stanco, sta viaggiando e vuol bere. Abbiamo, tuttavia, anche un'altra acqua, che Cristo offre e dalla quale sorge la vita eterna. Nella realtà, il suo Interlocutore Straniero le offre una nuova acqua, un'acqua per la vita eterna. La rassicura che: “Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv. 4,13-14).

Questo incontro molto semplice e umile, che, col tempo, avrà una gloriosa conclusione celeste, c’invita allo studio e all'approfondimento del contenuto di questa frase salvifica, che è di altissimo significato non solo sotto l'aspetto naturale, ma anche sotto quello pastorale e teologico. E' un fatto incontestabile che questo incontro sia per noi un notevole aiuto – forza - vita, che può giocare un ruolo costruttivo, anche nel cammino dei fedeli e nella vita di ciascun uomo di buona volontà e buona disposizione nei confronti del “Divino Testamento”: “affinché siano una sola cosa”, per un vero dialogo, che guiderà il fedele o la persona coscienziosa a comprendere il contenuto soprannaturale di questa divina verità che unisce il fedele con il Signore della gloria e gli dona la vita eterna.

Questa famosa frase, la quale, in sostanza, proclama che le persone, le Comunità, le culture, le religioni e le nazioni, innanzitutto riconoscono di avere bisogno l'uno dell'altro e che, quindi, dobbiamo accogliere, ricevere dall'altro tutto ciò che è prezioso e utile in genere per il bene spirituale e l'utilità sociale dell'uomo.

L'uomo fedele e virtuoso medita e si prende cura per quanto può delle necessità del proprio prossimo, prega per lui e si affretta a ricercare la riconciliazione e la fratellanza, per la pace e la propria unione con l'altro. Lotta per il cambiamento del suo antico comportamento e tutta la sua mente e la sua preghiera sono rivolte ad abbracciare Cristo e a seguire la via che conduce al punto che “tutti siano una sola cosa”, affinché il mondo creda. Senz'altro, si tratta di un “Testamento”, che si riferisce totalmente a lui. Giungeremo ad esso, o, piuttosto, lo compiremo, qualora il nostro percorso seguirà la via del Signore, il Quale è la Fonte della vera vita e le acque della sua Fonte sono “limpide come Cristallo”, come la descrive l'Apocalisse di San Giovanni (Ap 22,1), che disseminano la luce e la verità, fondano l'amore e la giustizia, donano la pace e la liberazione.

La voce del nostro Signore Gesù Cristo non cessa di richiamare fortemente tutti, con affetto e indulgenza: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva” (Gv 7,37). Prosegue quindi: “...anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).

Accostiamoci tutti con fede e purezza, con amore e umiltà, con rispetto e fiducia al compimento del nostro dovere, che attende il suo perfezionamento, che consiste nella crocifissione delle nostre passioni: l'egoismo, il fanatismo, l'odio, il disprezzo delle opinioni altrui, la calunnia, la malvagità e ciò che la circonda. La loro eliminazione è la forza della preghiera che da frutti, l'amore, l'umiltà, il rispetto, la conversione, la fede, la speranza e la dedizione alla parola di Dio, che è verità e luce. Se l'uomo, dunque, percorre la via del Signore e vive in mezzo ad una ricca atmosfera spirituale e in un ambiente d’impegno pastorale con una preparazione teologica e una sufficiente preparazione sociale, con queste felici condizioni, che osserviamo nello straordinario dialogo tra Gesù Cristo e la fedele figlia della Samaria convertitasi, la futura Santa Uguale agli Apostoli e Grande Martire Fotinì, il dialogo o i dialoghi avranno un esito felice: risolveranno il terribile problema del peccato della separazione, allora regnerà il “Divino Testamento”: “affinché tutti siano una sola cosa”, perché il mondo creda.

E' un'opera gradita a Dio, sia pure per pochi giorni nel corso di ciascun anno, che egli disponga del tempo libero per pregare, per lottare, per meditare e prendere l'iniziativa del ritorno del primo – divino - amore nel cuore del popolo di Dio. E' una benedizione di Dio che l'uomo preghi per il bene divino dell'unità, che offre la pace, costruisce ponti di amicizia e buona convivenza, arricchisce l'uomo, che vive nella povertà, ma è illuminato dallo Spirito Santo, dal momento che l'unità è un suo dono.

In conclusione affermiamo che la vita è la gioia, la verità è la luce, la serenità è la liberazione, la felicità è la resurrezione sono la corona solo di quelli i Quali s’ispirano a Cristo, percorrono la via del Signore e per non avere sete bevono la sua acqua che ha provato e gustato la donna della Samaria, Santa Uguale agli Apostoli e Grande Martire Fotinì, luminosissimo esempio di dialogo, pace, speranza, dedizione, amore e unità.


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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