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Le parole del Signore “fate questo in memoria di me” (I Cor. 11,24) e il significato mistico delle divine Parole

 Relazione al VII Incontro del Clero Diocesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale
Perugia, 1 - 3 maggio 2014

Protopresbitero Atanasio Marcacci




 

Con queste parole il Signore ci chiede di ripetere i suoi gesti e le sue parole “finchè egli venga”(come leggiamo in 1Cor. 11,26), non chiede soltanto che ci si ricordi di Lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua morte e della sua resurrezione.

L’apostolo ricorda la continua celebrazione del sacramento nella chiesa. Questa celebrazione è una “memoria” incessante e un “annuncio” della morte di Xto “fino al suo ritorno”(1Cor.11,23-26). Questo sacramento attua l’unità del corpo ecclesiale e, contemporaneamente, nutre i membri fino alla risurrezione. E’ un mistero che si ripete continuamente, fondato sulle parole di Xto nella Mistica cena.                                                                                                                     

Il comando di Gesù, che leggiamo nei racconti neotestamentari dell’ultima cena, è ripetuto ancora oggi al centro di ogni liturgia eucaristica. In tal modo la Chiesa dichiara di agire in obbedienza a quanto il Signore stesso ha voluto. Quel comando, come ogni altro che Gesù ha dato, era insieme una promessa: ogni volta che voi fate questo in memoria di me, io sarò in mezzo a voi  e voi sarete in comunione con me. Non è un semplice ricordo né una semplice promessa ma una realtà.                                               

La parola “memoria” qui ha un significato molto diverso di quello che le viene comunemente attribuito nel linguaggio ordinario. La divina liturgia celebra e ripresenta il sacrificio di Gesù Xto, consentendoci in tal modo di parteciparvi. Nella liturgia avviene ciò che è avvenuto nella mistica cena: lì i suoi gesti e le sue parole non sono stati semplicemente una prefigurazione del Golgota, né semplicemente una spiegazione del suo significato salvifico.

Essa è molto di più: la parola del Xto è parola efficace; ciò che egli annuncia si realizza nel momento stesso e per il fatto stesso che egli lo annuncia. E’ in questo senso forte che la Xsa , celebrando l’Eucarestia, “fa memoria” della vita di Gesù, una vita in dono, e in questa memoria trova la forza e la direzione per entrare a sua volta, con tutta se stessa, nella logica del dono.

Nella mistica cena Xto, dopo aver offerto ai discepoli il suo corpo santo ed il suo sangue prezioso, diede loro questo precetto: “Fate questo in memoria di me”. Egli ci insegna, in tal modo che la vera “memoria di lui” non tocca semplicemente la sfera del pensiero, ma è un’azione: la celebrazione del mistero del suo banchetto. Affinchè noi comprendessimo in maniera diversa la “memoria di lui” ci ha prima ordinato: “Prendete, mangiate il mio corpo………..Bevete il mio sangue”. Così, necessariamente, la memoria di questo comandamento e dell’intera opera della divina economia ci porta all’offerta eucaristica: “Facendo dunque memoria di questo comandamento salvifico e di tutto ciò che è stato compiuto per noi…….., le cose tue da ciò che è tuo a te offriamo……”.

Il Crisostomo scrive che con la cena dei misteri Xto ha celebrato la memoria del suo sacrificio: “Per mezzo dei misteri che celebra ricorda ai discepoli la sua morte”. Con l’Eucarestia facciamo esattamete ciò che ha fatto il Sommo Xto. Essa è “il memoriale(liturgico)di quella indimenticabile e prima mensa del mistico banchetto” (Ippolito di Roma). Con tale memoria liturgica, tuttavia, il sacrificio di Xto non diviene soltanto oggetto del nostro pensiero: lo viviamo. “Offriamo anche ora quello che allora fu offerto il sacrificio inesauribile……..o, piuttosto, facciamo memoria del sacrificio”(San G.C. in commento alla lettera agli Ebrei).

Xto, per bocca del Crisostomo, ci spiega il senso del memoriale o della memoria:”Nello stesso modo – dice ai discepoli – in cui celebravate la Pasqua a ricordo dei miracoli operati da Dio in Egitto, così fate questo in mia memoria: “come un tempo Mosè disse: “Questo sia per voi un memoriale eterno”(Es.3,15), così il Signore ora dichiara: “Fate questo in mia memoria, finchè io venga”(San G.C. in commento al Vangelo di Matteo). In tal modo la Divina Liturgia, che è la pregustazione del banchetto del Regno è l’evento che unisce la cena dei misteri con il regno di Dio.

Con la santa liturgia entriamo in un altro tempo che non è soggetto alla nostra nota misura -  Passato, presente, futuro – ma in cui il futuro (il regno che viene), innondando di luce il passato, ci viene offerto come stabile e luminoso presente. Nella grazia della divina liturgia ciò che è futuro è già compiuto, e come tale è indicato, poiché il Xto che offre il sacrificio ed è offerto in sacrificio è al di sopra di ogni luogo e tempo.

 


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