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Il significato della Proscomidia nella Divina Liturgia

 Relazione al VII Incontro del Clero Diocesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale
Perugia, 1 - 3 maggio 2014

Protopresbitero Iosif Restagno




 

Nella Lettera agli Ebrei Gesù è autore e perfezione della Legge. Autore in quanto Dio, perfezionatore in quanto uomo. E’ la massima espressione del dogma ortodosso, chiarito e difeso a Calcedonia.
Tutto ciò che è in Cristo e di Cristo è in questa duplice condizione; la Chiesa stessa e il suo culto sono coinvolti totalmente in questa duplice dimensione; i rapporti fra le due dimensioni sono realizzati in uno scambio fra le due condizioni.
Esiste una duplice forma di culto liturgia, di offerta, di sacerdozio: una azione che parte dal basso, dall’uomo verso Dio, dal creato verso l’increato. Possiamo chiamare questa forma: consacrazione. Ad esempio: l’offerta dell’olio in una lampada che accendiamo davanti alle icone.
Ed esiste un’altra azione che parte dall’alto, da Dio e scende verso l’uomo, dall’increato verso il creato. Possiamo chiamare questa altra forma: santificazione. Ad esempio: la fiamma della Pentecoste, discesa dal cielo; ma anche la stesa fiamma che la luce santa accende a Gerusalemme il grande Sabato.
Nella consacrazione l’uomo offre e accende per Dio, nella santificazione Dio accende e offre all’uomo. Queste due azioni si incontrano nel theànthropos, il Dio-uomo Gesù Cristo, autore e perfezionatore della legge.
La duplice energia, duplice natura, duplice dimensione, duplice azione è caratteristica della Chiesa. La Chiesa in azione, in atto, in energia è la Liturgia. Nella Liturgia come uomini, nell’uomo Gesù Cristo, nei tempi e nei modi indicati da Dio, visibilmente offriamo e consacriamo pane e vino, ma anche olio ed incenso e li accendiamo; e Dio, a sua volta, invisibilmente santifica, trasforma, accende, nella ipostasi del Verbo, per potenza ed efficacia dello Spirito Santo e volere del Padre.
Il rito della protesi o proscomidia rappresenta l’offerta e la consacrazione, l’uomo verso Dio, dal creato all’increato.
L’Anafora e l’epiclesi accompagnano il movimento inverso, dall’increato al creato, Dio santifica e trasforma invisibilmente le offerte.
Nell’unica ipostasi del Cristo sono presenti inseparabilmente le due nature e agiscono simultaneamente le due energie, che compiono la consacrazione e la santificazione, l’uomo sale a Dio e Dio discende all’uomo, umanizzazione e divinizzazione.
Nello studio comparato della storia dei riti liturgici la sezione della protesi ha avuto poca rilevanza. Non essendo (più) presente nel rito latino, non è stata mai seriamente studiata. Se ne occupò un sacerdote uniate di Grottaferrata Nilo Borgia, il quale provenendo dalla scuola del Dictatus Gregorii Papae (la liturgia latina è quella perfetta e ad essa devono adeguarsi tutti gli altri riti), concludeva che era una semplice segmento ridondante, tipica di un cosiddetto fantomatico “barocco bizantino” medioevale.
In realtà nel “Limonarion” (Prato) di S. Giovanni Mosco, opera composta nel VI/VII secolo, se ne parla in continuazione ed infine esiste nel rituale siriaco una forma di proscomidia esplicita e chiara, con testi simili e suppellettili liturgiche simili a quella che noi pratichiamo.
La proscomidia esprime perfettamente il dogma delle due nature ed energie di Cristo e il fatto che sia sopravvissuta anche nel rito siriaco dimostra come il dogma e il culto ortodosso sia precedente a Calcedonia e non un innovazione calcedoniana.
La sua assenza presso il rito copto denota il fatto che non ne sentirono la necessità di conservarla, non avendo conservato l’ortodossia.
I latini ai tempi della stesura del Prato l’avevano , perché alcuni episodi narrati da San Giovanni Mosco avvengono in Italia e vicino a Roma a Roma stessa. Non deve sorprendere, a quell’epoca erano anche loro ortodossi.
L’unico rito occidentale sopravvissuto oggi, denominato ispano-visigoto o mozarabico ne conserva una forma breve, ma significativa.
Proscomidia e ortodossia vanno assieme, dunque; dove la proscomidìa è venuta meno, constatiamo che l’ortodossia non c’è più.

 


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