Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




L’Inno “Axion esti” e il suo significato spirituale nella Liturgia di san Giovanni Crisostomo

 Relazione al VII Incontro del Clero Diocesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale
Perugia, 1 - 3 maggio 2014

Iconomos Elia Iaria




 

“ΧΡIΣΤΟC  ΑΝΕΣΤΗ”.

Sua Eminenza Reverendissima Padre e Pastore,

Fratelli Concelebranti,

Sorelle e Fratelli,

la figura della Vergine che ha partorito il nostro Redentore; ha, nella Chiesa Ortodossa, un posto d’onore e particolare. Essa si esprime in varie occasioni nella vita religiosa-ecclesistica, tra cui , con gran forza, nel megalinarion “Αξιόν εστιν”, oggi…, il più conosciuto e ripetuto Tropario Θεοτοκίον,  sia nella devozione privata, sia nella sacra Ufficiatura bizantina e sia nella Divina Liturgia Eucaristica.  Il termine “Αξιόν εστιν” ovvero (E’ DEGNO), è titolo dato all’inno, dalle sue prime parole iniziali. Esso è cantato dal coro e dai fedeli che partecipano alla celebrazione eucaristica, attribuita al Crisostomo,  in onore della Θεοτόκος ovvero (Deipara)  subito dopo la Consacrazione dei Doni offerti del Pane e del Vino; dietro invito del ministro celebrante. Dopo aver fatto, il Diacono,  memoria dei trapassati, nella fede, e che ora godono dei salutari, santificanti e divinizzanti  effetti del Sacrificio eucaristico che irradia la Sua potenza oltre i limiti di tempo e spazio, comportando per loro un aumento di gloria, il Presbitero  continua, a bassa voce, l’orazione consacratoria dei Doni in onore del Battista, degli Apostoli,  del Santo cui la chiesa locale è dedicata, dei defunti (nominando chi vuole), per tutto il mondo, per la chiesa, per le autorità, per i vivi (nominando chi vuole). A questo punto il Presbitero benedice l’Antìdoron che sarà distribuito ai fedeli al termine della liturgia. Appena il coro ha concluso l’inno alla Vergine, il Presbitero commemora ad alta voce il Vescovo della diocesi. Questo incruento e spirituale sacrificio fatto in rendimento di grazie a Dio, lo si fa soprattutto in onore della più che Benedetta Madre di Dio nella carne. Ella, mamma del Salvatore, genitrice del Verbo incarnato, Colei che ha partorito la Vittima sacrificale, viene rivelata alla Santa Chiesa al compito specifico datole dalla Santa Trinità nel Suo disegno di salvezza; prevedendola e prescegliendola nella intera umanità, fin dall’eternità, costituendola adatta, cioè santa in modo eccelso ed estranea al peccato; a tale salvifico compito! Ella accoglie questo compito e diviene Sovrana in quanto “Nuova Eva” e Madre di tutti i credenti in evidente analogia alla Sovranità di Cristo “Nuovo Adamo”: ruolo evidenziato e sottolineato dai Santi Padri ( Giustino, Ireneo, Efrem, Epifanio…), poiché Theotokos ovvero Genitrice del Dio fattosi uomo in Lei           (nell’umanità) per la redenzione completa dei discendenti di Adamo. La sua continua Verginità (prima, durante e dopo il parto) le garantisce assoluta proprietà, esclusivo possesso fisico del Dio Figlio, così creata dal Padre, custodita e intatta conservata dallo Spirito. Tutto ciò ne fa la prima, inconfutabile testimone di Cristo, la prima “cristiana” in senso vero, pieno, unico; a conforto e sostegno della Chiesa nascente, Apostoli e Discepoli, tutti! Essendo il trionfo più eccelso della creatura glorificata dall’amore salvifico di Dio, il popolo cristiano vede in Lei la massima, piena realizzazione, insuperabile e già compiuta, Redenzione, operata dall’immolazione della Vittima Divina e dalla mediazione dell’unico ed eterno Sacerdote, suo Figlio. Perciò i credenti, i fedeli intendono dare la massima glorificazione a Dio per aver compiuto e realizzato, in Lei, quella futura glorificazione di tutta la Chiesa, dei figli di Dio, della umanita’ redenta, perche ’credente, salvata qui in terra e glorificata nella Gerusalemme celeste, di cui Lei e’ la perfetta prefigurazione.  Il megalinarion dedicato, appunto alla Madre di Dio, e’ costituito da due parti. La prima di origine divina dovuta al miracolo avvenuto nel 982 (la cui recita venne redatta nel 1548 dal protos Serafim,padre spirituale di san Dionisio di Olimpos). A poca distanza da Karies, capitale del monte Athos, in direzione del monastero di Pantrokator, viveva uno ieromonaco virtuoso e il suo giovane discepolo. Un sabato sera l’anziano parti’ per assistere alla vigilia della celebrazione come ogni settimana, nella chiesa del Protaton, lasciando solo il suo discepolo. Venuta la sera ,un monaco sconosciuto, busso’ alla porta e il discepolo lo accolse per la notte. Essi si ritrovarono all’alba per cantare gli uffici dell’orthos nella cappella. Ma arrivati alla nona ode, all’orchè il discipelo intono’ l’inno “Piu’ venerabile dei Cherubini” dinanzi alla icona della Madre di Dio, lo straniero la fece precedere dalle seguenti parole: ”Veramente degno proclamarti, Madre di Dio sempre benemerita e tutta immacolata, e Madre del nostro Dio…”. Sorpreso nell’ascoltare questo canto per la prima volta, il discepolo chiese al suo ospite di scriverlo e poiche’ non trovarono la carta, il monaco incise profondamente e senza difficolta’, con il suo dito, l’inno sulla placca di pietra. Poi aggiunse”a partire da oggi tutti gli ortodossi canteranno cosi’ l’inno alla madre di Dio”. E scomparve. Ascoltando al suo ritorno il racconto di questa apparizione e vedendo la placca incisa, l’anziano comprese che il monaco straniero altri non era che l’Arcangelo Gabriele, e ando’ a far conoscere il miracolo al protos della Santa Montagna e a gli anziani. Essi inviarono la placca al patriarca ed all’imperatore,cosi’ che l’inno fosse diffuso in tutto il mondo ortodosso, e trasferirono l’icona, avanti a cui aveva avuto luogo il miracolo, nella chiesa del protaton, dove ella siede da allora, dietro l’altare come sovrana, igumena e protettrice della Santa Montagna. Questa icona dell’ Αξιόν εστιν e, con quella della Portaitissa la piu’ celebrata delle icone miracolose del ”Giardino della Madre di Dio”.

La seconda parte  del megalinarion  è l’Irmos della prima ode del Canone del Grande venerdi’,composto da San Cosmas il melode e cantato ogni giorno con l’Ode alla Madre di Dio. Questa seconda parte ci richiama al megalini evangelico (LC1,46), ci conferma il suo posto originario quale ritornello da cantare, giunti alla nona ode del canone mattutino, quando il diacono invita a lodare l’autrice del megalini con la formula: ”Colei che e’ Deipara, la Madre della Luce, onorandola con inni noi magnifichiamo”. Il fatto che l’ aggiunta angelica sia avvenuta, come tradizione vuole,  la notte di Pasqua del 982 e la sua redazione finale prescritta nel 1548, crea problemi cronologici da verificare, oltre che alla difficolta’ di stabilire la data recente del suo definitivo e stabile inserimento nell’attuale anafora eucaristica del Crisostomo. Si tratta di una lunga acclamazione mariana che, evidentemente spezza l’unitarieta’ della preghiera sacerdotale anaforica, subito dopo la consacrazione dei Doni eucaristici. Risulta comunque una singolare ed affettuosa espressione di lode devota e confidente nella potente intercessione della Madre del Signore presso il trono dell’Altissimo.

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 14-04-2021

i santi di domani 15-04-2021

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP