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Come vive il fedele il mistero della Divina Economia nella Liturgia di san Giovanni Crisostomo

 Relazione al VII Incontro del Clero Diocesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale
Perugia, 1 - 3 maggio 2014

Presbitero Vladimir Laiba




 

Non è un caso che tutti i cristiani, in particolare gli ortodossi, utilizzano lo stesso nome per il tempio o per un luogo di culto, la parola “chiesa”. Dal momento che il tempio è un luogo per radunare la chiesa, vale a dire, che tutti i cristiani sono radunati in un luogo per servire principalmente la Santa Liturgia, Eucaristia. Questo fatto che sembra a prima vista insignificante in risposta al nostro tema può essere di una grande importanza. Perché si tiene conto, che nella mente dei cristiani ortodossi fino ai giorni di oggi vive un pensiero: si va in Chiesa quando vai nel tempio per la Liturgia. E’ chiaro che l’esistenza della Chiesa si manifesta principalmente attraverso i funzioni nella Liturgia. Ecco perché dai tempi antichi nel cristianesimo il tempio ha ottenuto il nome “chiesa”.

Importante dunque capire che non esiste Cristo senza la Chiesa, non c’è Cristo senza il Suo Corpo. Questa è la prima regola nella cristologia. L’uomo che desidera essere divinizzato non può diversamente essere legato al Dio, ovvero con la natura divina se non attraverso la persona del Figlio cioè Cristo. Quindi non esiste la divinizzazione fuori dal Cristo.

Una conclusione principale che ci viene in mente è comunque importante per il nostro tema dice: non esiste la divinizzazione fuori dalla chiesa, perché non c’è divinizzazione senza Cristo, neanche Cristo c’è senza Chiesa. La Chiesa è una parte dell’identità del Cristo, è una parte dell’identità personale del Cristo. Così la Chiesa non rappresenta solo una realtà storica, non è un momento tra la Resurrezione ed escatologia, come interpretano tanti teologi occidentali. Perché la Chiesa esiste oltre, esiste anche dopo la Seconda Venuta di Cristo.

Nella Santa Eucaristia, il Corpo di Cristo si manifesta come Chiesa, e la Chiesa si manifesta come il Corpo di Cristo. Se qualcuno domanda: chi prega nella Santa Eucaristia? – prega la chiesa? – la risposta sarà: no. Invece prega Cristo, è ovvio che Cristo non può essere diviso dalla Chiesa, Lui prega come Chiesa, e la Chiesa prega come Cristo. Figlio prega il suo Padre. Cosi la preghiera dell’anafora inizia con le parole “Rendiamo grazie al Signore” quindi tutta la preghiera dell’anafora è rivolta da Cristo al Dio Padre.

Nella divina economia l’anafora è l’opera del Figlio, l’eucaristia non innalza non offre il Padre o Spirito Santo, ma innalza il Figlio, Lui è capo del corpo e Lui che offre e riceve[1]. Questo e ben visibile nella liturgia di San Giovanni Crisostomo, nella preghiera dell’inno Cherubico con le seguente parole: “Tu infatti, o Cristo Dio nostro, sei l’offerente e l’offerto, sei colui che riceve i doni e che in dono ti dai”. Facciamo anche l’attenzione alla preghiera dell’anafora: “È degno e giusto celebrarti, benedirti, lodarti, ringraziarti, adorarti in ogni luogo del tuo dominio” – a chi sono rivolti questi parole? – posiamo subito scoprire continuando a leggere: “tu sei il Dio ineffabile, inconcepibile, invisibile, incomprensibile, sempre esistente e sempre lo stesso: Tu e il tuo unigenito Figlio e il tuo Santo Spirito”. Quindi questo “Tu” è rapportato al Padre.

In senso generale tutto nella divina economia proviene dal Padre e tutto ritorna da lui. Stessa Chiesa esiste per la volontà di Dio Padre, Esso è quello chi manifesta la Sua volontà nella Santa Trinità. Il Padre Dio, desidera di unire il creato con non creato, l’unire tutto l’universo con se stesso, unire tramite il Suo Figlio Unigenito, questa è la benevolenza del Padre. Ciò che Dio ha pensato di realizzare prima della creazione del mondo, come sarebbe a dire, è la realizzazione del Cristo come Chiesa. Per questo i fedeli identificano la nostra fede, il nostro amore per il Dio con la partecipazione nella santa liturgia, nella carità per il prossimo dove tutti sono radunati per la celebrazione Liturgica nella gloria del nostro Signore.



[1] nel 12 sec. viene questo problema e avviene il sinodo, la risposta proviene dal grande teologo Nicola Metonis

 


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