Convegno Nazionale celebrazione 6ª Giornata per la salvaguardia del creato

ημερομηνία: 30-09-2011 - λόγου Σεβ. Μητροπολίτου

Rossano Calabro – 30 settembre 2011




Il Patriarca Bartolomeo quando parla delle immagini, pensa alle icone (sono il modo con cui gli ortodossi riflettono sulla creazione), pensa alla liturgia (il modo con cui gli ortodossi rispondono al creato con il culto), pensa all’ascetismo (il modo con cui gli ortodossi rispettano la creazione).

Il primo giorno di Settembre, che è anche il primo giorno del nuovo Anno Ecclesiastico, secondo la Tradizione e la Spiritualità della Chiesa Ortodossa, è dedicato, come sappiamo, per iniziativa di Sua Santità il Patriarca Ecumenico, alla preghiera per l’ambiente naturale, per la sua protezione e la salvaguardia. Certamente, la custodia del creato presuppone la pace e la fratellanza, anzi aiuta ad accogliere l’altro, il prossimo, con lo scopo di prenderlo nel nostro cuore come nostro fratello.
E’ noto che Dio ha creato l’uomo “a sua immagine e somiglianza”, “κατ’ εικόνακαίκαθ’ ομοίωσιν.”, con il mandato e la responsabilità di creare un Eden accogliente, che rispecchi il cielo e prolunghi l’opera della creazione (Gen. 2, 8-15) “…il Signore Dio piantò un giardino in Eden…. e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male… Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il signore Dio diede questo comando all’uomo:….”
Infatti il messaggio della Conferenza Episcopale Italiana: “In una terra ospitale, educhiamo all’accoglienza”, parte dalla Sacra Scrittura, in cui si ricorda che “l’uomo venne posto da Dio nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse, affidandogli la terra, Dio gli consegnò, in qualche modo, tutta la sua gratuità” (Sap. 9, 2-3) “che, con la tua sapienza hai formato l’uomo, perché domini sulle creature fatte da Te e governi il mondo con santità e giustizia”.
Possiamo dire che Dio ha donato all’umanità, per mantenere questa gratuità divina e preservare la natura con giustizia e santità. Così, l’uomo, responsabile verso Dio, è la creatura a realizzare la volontà di Dio, vale a dire, realizzare il disegno divino, amministrare e governare il mondo, fino a giungere alla meta di riconoscersi, per grazia, figlio adottivo in Gesù Cristo (Ef. 1, 5) “…predestinandoci ad essere suoi figli adottivi”, scrive San Paolo agli Efesini, con questo dono meraviglioso e gratuito all’uomo, diventa una vera terra di ospitalità, uno spazio idoneo di fratellanza, di amore e di pace.
Proteggere il creato e custodire la natura significa oggi che le Chiese e le Confessioni cristiane diventino sempre più terreno favorevole per creare ponti di solidarietà e di reciproca stima tra gli uomini, convivere i popoli con rispetto e amicizia, anzi promuovere lo sviluppo morale, spirituale e sociale dell’uomo a favore della pace, della libertà e della giustizia, della fratellanza ed educare all’accoglienza dell’altro.
L’uomo non deve perdere la sua sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza, l’ospitalità di una nuova vita, ma, al contrario, deve rendere se stesso degno e forte di accogliere ogni altro essere umano come se stesso, come fratello, rendendolo saggio per dare amore e perdono, speranza e pace al suo prossimo. L’ospitalità e l’accoglienza rivelano il volto di Dio Padre, che è Amore, e l’uomo fa sentire nei fatti ad ogni creatura di trovarsi nella casa dello stesso Padre.
L’uomo, purtroppo, non onora in modo conveniente questo dono di Dio e distrugge l’ambiente per la cupidigia ed altri obiettivi egoistici. “Il nostro ambiente – continua a scrivere nel suo messaggio del 1 Settembre Sua Santità il Patriarca Bartolomeo I – è composto, come si sa, da terre, acqua, sole, aria, ma anche da fauna e flora. L’uomo può sfruttare la natura per il proprio bisogno…La trasgressione, tuttavia, di questo confine, che purtroppo costituisce un fenomeno degli ultimi due secoli della storia del genere umano, distrugge l’armonia della composizione fisica dell’ambiente e porta alla saturazione ed alla morte della creazione, ma anche dello stesso uomo, il quale non può sopravvivere dentro,… Risultato di questo fenomeno è lo sviluppo e la diffusione di malattie provocate per umana responsabilità…” (Messaggio di Sua Santità il Patriarca Bartolomeo, 1 Settembre 2011).
Dall’altro canto è verità indiscutibile che nelle vite dei santi sono riportati molti racconti circa le buone relazioni tra i santi stessi ed animali feroci, i quali in altre circostanze non intrattengono relazioni amichevoli con gli esseri umani. Certamente, afferma il Patriarca Bartolomeo, il protagonista di questo importantissimo capitolo dell’esistenza dell’uomo, “il turbamento delle relazioni dei primi esseri creati con l’ambiente era conseguenza del turbamento delle loro relazioni con il creatore e Dio”, stando così i fatti, esiste una chiara educazione all’accoglienza, grazie al comportamento buono e rispettoso nonché alla vita pacifica dell’uomo.
E’ da sottolineare che gli animali da principio “furono amici dell’uomo e i collaboratori delle necessità umane, in quanto gli hanno fornito e forniscono nutrimento, indumenti, attività di trasporto, ma anche protezione e compagnia…”, “Assai strette sono le relazioni dell’uomo con gli animali, come è dimostrato dal fatto che sono stati creati nello stesso giorno con lui” (Gen. 6, 19) (Messaggio di Sua Santità il Patriarca Bartolomeo, 1 Settembre 2011). Le strettissime relazioni tra loro non continuano molto, si turbano e colpiscono anche la rappacificazione dell’uomo con Dio.
Ricordiamo benissimo la continuazione della Sacra Scrittura, particolarmente gli specifici versetti, a causa di questo turbamento delle relazioni.“Il suolo sarà maledetto per causa tua: mangerai il frutto con affanno tutti i giorni della tua vita; esso ti produrrà spine e cardi e tu mangerai l’erba dei campi. Mangerai il pane con il sudore del tuo volto finché tu non ritorni alla terra da cui fosti tratto”. 
“Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre…; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto…”.
Anche la storia dell’umanità ci insegna che le buone relazioni dell’uomo con l’ambiente si sviluppano quando si sviluppano parallelamente le relazioni con Dio, perciò l’educazione all’accoglienza, com’è stato detto precedentemente, dipende dagli sforzi e dalle iniziative delle Chiese e Confessioni Cristiane, le quali devono ascoltare la voce di Dio e imitare i santi, che pregavano Dio con umiltà e dedizione e venivano benedetti non soltanto per educare gli uomini, ma anche gli animali.
Il Sinassario della Chiesa di Costantinopoli narra l’esperienza di Sant’Antonio il Grande, il quale, all’età di novant’anni, per ricevere un beneficio spirituale, decise, guidato dall’Angelo del Signore, di inoltrarsi nel deserto alla ricerca di un altro anacoreta, il Beato Paolo il Tebano. Dopo tre giorni di ricerca, seguendo le tracce di belve feroci, incontrò un leone, che s’inchinò pacifico davanti a lui e, giratosi indietro, condusse Antonio il Grande alla grotta del Beato Paolo, il quale era servito dalle fiere. Un corvo gli portava il pane quotidiano.
Il Messaggio di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo spiega, quindi, con chiarezza che questi santi avevano sviluppato un’autentica relazione con Dio e per questo avevano buone relazioni anche con gli animali della natura. Perciò l’uomo e la natura, tutta la creazione di Dio, era in armonia, pace e reciproco rispetto. Perciò la presenza di Dio era avvertita e i miracoli che venivano accolti erano la grazia e la benedizione di Dio. Ecco un modello vero che le Chiese e le Confessioni devono avere ben presente nell’educare i propri fedeli all’accoglienza.
Interessantissima è anche un’altra esperienza dell’Abate Isacco che risponde come segue ad una domanda: “Cos’è un cuore misericordioso? Un cuore misericordioso è l’ardere del cuore per tutta la creazione, per gli uomini, per gli uccelli, per gli animali e per tutte le creature…il suo cuore non può sopportare o ascoltare o vedere alcun danno o piccola tristezza, che avvenga alla creazione” (Discorso 81). Dunque, tale compassione verso tutto il creato è, in verità, un onore alla vostra dignità, datoci da Dio, quali promotori del creato. Ecco il messaggio che le Chiese e le Confessioni cristiane devono predicare e fare vivere ai loro fedeli.
Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, un autentico apostolo ed evangelizzatore della salvaguardia del creato, diventa con le sue omelie e con i suoi discorsi ed encicliche un fulgido predicatore dell’amore e della pace, della solidarietà e della speranza. Diventa illuminatore ed educatore della’accoglienza. E’ impegnato ad istruire il popolo di Dio, a coltivare la gratitudine nei confronti di Dio e per il suo dono del creato, di sensibilizzare l’uomo a vivere la responsabilità e amare il suo prossimo, che è suo fratello. D’altra parte “tutto si fa per mezzo di Lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gen. 1, 3).
Il Patriarcato Ecumenico, per primo fra tutte le Chiese e Confessioni cristiane, si è impegnato, con diversi congressi internazionali, sui temi della salvaguardia del creato e dell’educazione all’accoglienza, coinvolgendo le altre Chiese e le comunità cristiane a partecipare concretamente e vivamente a questo importantissimo problema dell’umanità.
Per le Chiese e confessioni cristiane la giornata della Salvaguardia del creato è una occasione felice per lo stesso Movimento Ecumenico, che dimostra come il dialogo non si limiti solo ai temi Teologici, ma sensibilizzi anche la nostra responsabilità per il bene dell’umanità. E’ un forte richiamo alla cooperazione tra loro. E’ un impegno senza dubbio gradito a Dio, per educare all’accoglienza, per ritornare ai tempi dell’Eden, quando uomo ed animali molto bene conoscevano la propria origine divina. 
Dopo tutto ciò non dobbiamo dimenticare, carissimi fratelli in Cristo, che numerosi uomini e donne sono costretti a d abbandonare la propria terra d’origine a causa del degrado ambientale. Incontrano diversi problemi e molte difficoltà che generano i cosiddetti “rifugiati ambientali”, fenomeno piuttosto pericoloso e distruttivo per tutta l’umanità, che le Chiese e confessioni cristiane non possono trascurare, abbandonando ai propri problemi delle creature di Dio, i “profughi ambientali”, che hanno lasciato le proprie case e i propri affetti, giungendo spesso in terre inospitali, dove incontrano gravissime difficoltà, perdendo le proprie tradizioni, la propria spiritualità, i propri costumi e aggravando, in tal modo, la tragedia della propria vita.
La presenza del nostro salvatore Gesù Cristo come Via, Verità e Vita, (“Οδός, ΑλήθειακαίΖωή.”), con il suo paterno e infinito amore, che viene insegnato dalla Chiesa, è l’unica speranza in grado di salvare l’uomo e custodire il creato. Costituisce l’unica forza spirituale e morale per noi cristiani, per le nostre Chiese e Confessioni, per costruire ponti stabili di educazione all’accoglienza dei fratelli che giungono da altre regioni nella nostra terra, tra mille preoccupazioni e avventure, costretti a lottare duramente per la sopravvivenza propria e dei propri cari.
Allo scopo di affrontare in modo corretto questo terribile e tragico fenomeno dei “profughi ambientali” è urgente sapere ben quando sia opportuno fondare loro parrocchie, affrontando con serietà il terribile e distruttivo fenomeno della secolarizzazione (εκκοσμίκευσις), in quanto – secondo il Patriarca Bartolomeo – priva l’uomo della “vivificante”, “santificata”, “trasfigurata” e increata Grazia di Dio, e, al contrario, “lo conduce alla separazione e allontanamento da Dio”, vale a dire che distrugge l’unità degli uomini, costituendo un ostacolo per la creazione di una terra ospitale, anzi, per educare all’accoglienza dell’umanità che soffre e si trova nella condizione di bisogno.
La crisi Ecologica è evidente. Il nostro stile di vita – secondo il messaggio del Patriarca Bartolomeo – è suicida sia per l’ambiente, che per l’uomo stesso. Se non lo modifichiamo in modo radicale, non possiamo sperare di evitare o invertire una catastrofe cosmica. Perciò “tutta la nostra vita dev’essere una continua lotta di dolore” – come ci avverte San Giovanni Crisostomo (PG 47, 453), come, tra l’altro, sostengono tutti i Padri dell’Oriente Ortodosso.
L’uomo, e in generale le Chiese e Confessioni cristiane, lottando, quindi, contro gli ostacoli si frappongono all’ospitalità ed educando alla salvaguardia del creato, hanno come scopo non quello erroneo di alcune filosofie che mirano alla scomparsa del corpo, considerata prigione dell’anima, bensì quello di accompagnarci sulla via mediana – già indicata da Aristotele – dello sviluppo spirituale accompagnato dalla cura del corpo, perché quest’ultimo è percepito come uno strumento utile e prezioso, se guidato dalla mente. Come affermato nella Lettera a Diogneto, “i cristiani che vivono sulla terra e hanno la loro città in cielo, non rifiutano né la terra, né il cielo”. 
Teniamo sempre bene a mente quanto scritto da San Paolo Apostolo a Timoteo: “tutto ciò che Dio ha creato è buono e non dev’essere rigettato, purché si prenda con azione di grazie, perché tutto viene santificato dalla Parola di Dio e dalla preghiera” (I Tim. 4, 4).
Secondo San Giovanni Crisostomo la lotta in questa vita consiste nel diventare virtuosi in modo giusto, affinché Dio, nella sua immensa gloria, risusciti i nostri corpi (PG 54, 636). Questa spiritualità ascetica, piena di amore e pace, ma anche di speranza, ci darà la grande gioia di vivere la bellezza della creazione di Dio, affermando col il Salmista: “Quanto sono numerose le tue opere, signore, tutte le hai fatte con sapienza” (Sal. 104, 2).


 

Ὁ Μητροπολίτης Ἰταλίας καί Μελίτης
Γεννάδιος



Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

ΑΓΙΟΙ ΤΗΣ ΗΜΕΡΑΣ

i santi di oggi 13-08-2020

La traslazione delle reliquie di san Massimo il Confessore; San Serido di Gaza; San Doroteo di Gaza; San Dositeo; Santa Eudocia, imperatrice; Santa Irene (Xenia), imperatrice e fondatrice del monastero di Pantokrator; San Coronato, martire; Santi Pamfilo e Capitone, martiri; Santi Sergio e Stefano.

i santi di domani 14-08-2020

San Michea, profeta; San Marcello, vescovo di Apamea, ieromartire; San Ursicio, martire; San Lucio, il soldato, martire; San Simeone di Trebisonda, neomartire.

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