Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




LA PRIMA EVANGELIZZAZIONE DELLA CINA

 

Archimandrita Evangelos Yfantidis - Dott. Evangelos Marinopoulos

2002




 

Capitolo I

Storia breve della Chiesa Nestoriana della Persia[1]

 

La dottrina nestoriana, condannata nel Concilio di Efeso (431), non scomparve con Nestorio. Dopo il Concilio di Efeso non tardò a propagarsi nelle Chiese di lingua siriana e specialmente nella Chiesa di Persia. Il clero di questa Chiesa veniva in gran parte formato nella scuola catechistica di Emessa, dove allora predominavano tendenze nestorianizzanti. Quando nel 489 la scuola di Emessa venne chiusa a causa delle sue dottrine nestoriane, molti maestri e discepoli emigrarono in Persia e lì iniziarono a diffondere il nestorianesimo. La storia della Chiesa nestoriana si può dividere in due periodi: dal 486 sino a 634 – sotto i Sassanidi – e dal 634 sino ad oggi – sotto il dominio musulmano -.

 

Un Vescovo di tendenze nestoriane, Barsawma, persuase il Re della Persia dell’opportunità di far accettare il nestorianesimo dai Cristiani della Persia. Così esso, nel Sinodo di Seleucia del 486, venne accolto come dottrina ufficiale della Chiesa persiana. Dal 522 al 539 vi fu un scisma interno. Per evitare il ripetersi di simili difficoltà in avvenire simili, il Katholikòs Aba I, eletto nel 540, riordinò il modo dell’elezione dei Katholikòs. Al suo tempo i nestoriani sopportarono una nuova persecuzione durante la guerra tra la Persia e l’Impero Bizantino. Nuove difficoltà  nacquero nell’inizio del secolo VII. Malgrado tutto, lo stato della Chiesa in quel primo periodo era fiorente. Prosperava un monachianismo molto attivo e si formava bene il clero nelle scuole teologiche di Nisibi e di Seleucia. Cominciò  l’espensione missionaria verso la parte orientale dell’Impero persiano ed anche al di là del confine verso l’India.

 

Con l’invasione degli Arabi musulmani, in un primo tempo la posizione dei cristiani in Persia andò piuttosto migliorando. I nestoriani, poiché erano Siri, avevano molte affinità con gli Arabi e perciò, anche a causa della loro religione monoteista, erano più accetti ai musulmani che ai Persiani. Così dal principio fino alla fine del sec. VIII il cristianesimo progredì ancora. Ma pian piano il peso delle tasse e l’inferiorità  sociale imposta ai cristiani dai conquistatori arabi procurarono parecchie definizioni. Il Katholikòs nestoriano sotto il regime musulmano divenne in qualche misura anche capo civile della sua comunità. In seguito la Chiesa ebbe molto a soffrire sotto il susseguirsi di varie dominazioni ed invasioni. Sotto i Mongoli, lo stato dei nestoriani fu relativamente prospero. Dopo il 1317 decadde rapidamente ed oggi circa 500.000 nestoriani restano ancora in Iraq, Iran, Syria, Lebadon, America settentrionale, Australia ed India.

 

 

Capitolo II

La prima espansione missionaria[2]

 

La prima espansione ebbe inizio sotto i Sassanidi. Molti cristiani fuggirono al tempo delle persecuzioni nelle lontane regioni orientali dell’Impero ed i fuggiaschi divennero messaggeri del Vangelo. Nelle regioni più orientali della Persia si incontrano già all'inizio del secolo V comunità cristiane e sedi vescovili. Verso la fine dello stesso secolo il cristianesimo si era già diffuso sin tra i Turchi e gli Unni sulle rive dell’Oxo e non molto più tardi la Lieta Novella era recata anche nella Transoxiana. L’espansione missionaria raggiunse il suo apice sotto la dominazione degli Arabi. Portatori del Vangelo erano anzitutto i monaci o monache, ma anche i commercianti, tra i quali vi erano pure sacerdoti sposati; tutti esclusivamente stranieri. Essi furono a propagare il cristianesimo attraverso le antiche strade di traffico nei paesi più lontani. L’attività missionaria dei nestoriani fiorì specialmente sotto il Katholikòs Timotheo I che inviò missionari nell’Asia centrale.

 

Il cristianesimo fece il suo ingresso in Cina e specialmente nella capitale del Regno di Mezzo che si chiamava allora Changan, oggi Sian, già nella prima metà del secolo VII (635), per mezzo di un gruppo di missionari nestoriani, con a capo il monaco Alopen. Questo fatto è testimoniato dalla famosa stele di Si-ngan-fu, eretta nel 781[3]. Questi missionari furono accolti con grandi dimostrazioni di rispetto dalle autorità cinesi e dopo si diffusero in quasi tutte le regioni dell’Impero la “Buona Novella”, innalzando chiese e monasteri, traducendo o adattando alcuni dei molti libri cristiani portati con sé.

 

Il primo dei predicatori fu Alopen, venuto dal “Gran Zzin” che non si sa esattamente se sia la Siria o la Persia o l’Impero Romano d’Oriente. All’arrivo di Alopen nel 635 l’Imperatore Taitsong, fatti esaminare i libri religiosi da lui portati e compresane a fondo la rettitudine e la verità, li approò con un decreto del 638 che permetteva ai monaci di predicare la religione cristiana in tutta la Cina e concesse anche un territorio per la costruzione di un monastero nestoriano nella stessa capitale dell’Impero che era Sian. Il monastero fu costruito nello stesso anno (638) ed era abitato da 21 monaci. Altri monasteri e chiese sorsero poi in molte altre città della Cina. Nel frattempo Alopen ottenne il titolo di “Grande Signore Spirituale” e “Protettore dell’Impero”, mentre la Religione Brillante si spargeva in tutte le province dell’Impero, innalzando chiese e monasteri.

 

Appena arrivati e coll’aiuto evidente degli indigeni anche se pagani, buddisti e specialmente taoisti, essi si accinsero a tradurre o ad adattare in cinese alcuni dei libri cristiani da loro portati. Parecchie di queste opere, tradotte negli anni 635 – 700 non sono state ritrovate che dal 1898 al 1908, quando si ebbero in Cina due scoperte archeologiche di somma importanza sia per la storia letteraria e religiosa sia per la cultura di tutta l’Asia Centrale[4].

 

Ad esempio si può citare la “Sutra delle Laude”[5], l’“Inno Trinitario”[6], “Libro di Gesù Messia”[7], “Discorso del Venerabile Universale sulla largizione”[8], che sono delle opere molto importanti e famose.

 

Sembra che la lontana provincia del Szechwan fosse la più particolarmente ricca di conventi nestoriani. Verso il 700 fu fondato un convento nestoriano a Chengtu, poco più tardi fu eretto un secondo convento; perfino il Monte Omei, nello stesso Szechwan ebbe il suo convento cristiano. A Hanchow nel Szechwan fu fondato un convento nella seconda metà del secolo VIII; il Ministro dello Stato Famcuan che forse fu cristiano, dopo aver occupato cariche di governo a Sian, dove aveva conosciuto i nestoriani, nominato Governatore di Hanchow vi fondò il “Convento Evangelico”, il quale dette poi il nome a tutto il villaggio che fu chiamato “Villaggio Evangelico”. Forse anche vicino a Tungechwan sorgesse un altro convento Evangelico.

 

Negli anni 698 – 699 i Buddisti e nel 713 i Taoisti scatenarono due persecuzioni contro i nestoriani. Negli anni 742 – 743 l’Imperatore Sciiuanzom restituì ad essi la sua fiducia e benevolenza imperiale, la quale fu poi assicurata loro anche sotto i suoi successori Taezom (763 – 779) e Tezom (780 – 781). Questi favori imperiali resero possibile nel 744 l’arrivo di un altro Vescovo nestoriano in Cina, accompagnato da altri 6 monaci.

 

Alla prima ondata di missionari nestoriani della prima metà del secolo VII ne seguirono diverse altre, di modo che al principio del secolo IX il Patriarca (nestoriano) Timoteo poteva riferire che molti monaci andavano per mare in India ed in Cina, provvisti soltanto di un bastone e di una bisaccia. Ci fu ancora un Vescovo di Sarag e di Khumda, nei quali nomi insigni sinologi hanno creduto di riconoscere la città di Sian nello Shensi e di Loyang nel Homan.

 

Dopo questo periodo di prosperità e di penetrazione in quasi tutta la Cina, i nestoriani dovettero soccombere con il decreto dell’anno 845 che distruggendo il Buddismo, distrusse anche il Cristianesimo. Ingannato dei Taoisti, l’Imperatore Uzom emanò un violento editto che comandava la distruzione del Buddismo. Nell’editto si leggeva: “Noi ordiniamo la distruzione di 4.600 tempi, la secolarizzazione di 260.500 bonzi e bonzesse, la distruzione di più di 40.000 celle, la confiscazione di migliaia di iugeri di terra arabile e la manomissione di 150.000 schiavi. E poiché il Buddismo è già stato proscritto, non conviene che restino i tempi delle sette eretiche, per esempio dei Nestoriani, quindi i loro sacerdoti dovranno far ritorno alla vita secolare, tornare a casa loro, e pagare le tasse come tutti gli altri. Se vi sono degli stranieri, siano rimandati nei loro paesi”.

 

La tempesta scatenata da questo editto si calmò l’anno seguente, quando morì il persecutore Uzom e sale al trono imperiale S enzom, il quale abrogì immediatamente l’editto. Tuttavia la distruzione del cristianesimo fu quasi totale. Quei pochi che scamparono alla persecuzione avranno trovato la morte in altri modi, quando nell’anno 878, durante la rivolta capitanata da Huamciao, lo stesso Huamciao fece uccidere 120.000 persone tra Musulmani, Ebrei, Cristiani e Zoroastriani. Nel 980 un messo del Patriarca (nestoriano) riferiva che la chiesa cristiana di Cina sia estinta da poco, i cristiani indigeni siano periti in un modo o in un altro, la chiesa di cui si servivano sia stata distrutta e non vi sia rimasto che un solo cristiano in tutto il paese.

 

Verso l’anno 1000 tutto lo sforzo nestoriano incominciato nel 635 per evangelizzare la Cina fu ridotto a niente.

 

 

Capitolo III

La seconda espansione missionaria[9]

 

Nei secoli XI e XII si riesce a trovare un buon numero di nestoriani tra le tribù mongoliche, non cinesi, delle province settentrionali della Cina e si convertirono. Queste comunità cristiane non hanno niente a fare con i nestoriani che vissero in Cina prima dell’editto del 845, e devono essere considerate come rami della chiesa nestoriana dell’Alta Asia.

 

Si narra che verso l’anno 1007 una grande tribù turca, i Kareit, fu convertita al cristianesimo dai mercanti nestoriani. Circa 200.000 persone sarebbero passate al cristianesimo insieme coi loro capo, nella città di Linhwang, sul fiume giallo, in seguito a una visione di San Giorgio che avrebbe liberato questo capo da una pericolosa tempesta di neve. L’Arcivescovo nestoriano di Merw nell’anno 1009 domanda certe dispense di digiuni per i neofiti Kereit convertiti al cristianesimo. Vi erano molti cristiani pure tra i Naiman che occupavano i monti Altai, tra gli Uigur, tribù turca della Mongolia interiore e specialmente tra gli Öngüt o tartari bianchi, tribù mongola di origine turca che abitava nel Tenduc, nei dintorni della città odierna di Sholchow, nello Shansi. Parecchie principesse cristiane Kereit andarono poi spose dei Khān mongoli. Così un figlio di Genghis Khān sposerà una di queste principesse che diventerà poi madre di Möngkä Khān e di Kubilai Khān. Questo nestorianesimo nei primi secoli del secondo millennio rifiorì presso questi popoli non cinesi del nord della Cina, per aver potuto riannodare i legami religiosi con la sua metropoli in Mesopotamia.

 

Cristiano sarebbe stato pure Iéliu Tasce che regnò sopra i Chitai dal 1126 al 1143, anno della sua morte. Dalle province settentrionali questi nestoriani dovettero a poco a poco scendere nelle province di centro ed in quelle meridionali. Così si spiega anche come Marco Polo, negli anni della sua residenza in Cina (1275 – 1292) abbia trovato molte comunità cristiane e non solo nel nord come in Mongolia, nell’attuale Kansu, nello Shansi, Hopeh, ma anche nel centro, come nella città di Chinkiang e di Nachino, Changshu, Yanchow e perfino a Foochow, nel Fukien.

 

Il nestoriano Sergio, medico di Samarcanda, verso gli anni 1279 – 1281, mentre era vice segretario di Chinkiang costruì sei conventi nestoriani nei dintorni della città ed uno ad Hangchow nel Chekiang. Un altro monastero nestoriano fu pure fondato presso Chinkiang da un altro nestoriano. Quattro di questi conventi esistevano ancora nel 1333, mentre altri due erano passati in mano ai buddisti nel 1309 – 1311. La città di Chinkiang abbia avuto anche un Vescovo, il Mar Hasia, fatto venire in Cina dallo stesso medico Sergio. Vicino a Foochow si trovarono anche dei cristiane in questo periodo, i cui antenati si erano stabiliti in Cina fin dal secolo VI. E' possibile che anche in Canton, nel sud, vi siano state delle tracce del nestorianesimo, secondo gli scritti dell’autore cinese Hoamsciiaoli, nella metà del secolo IX.

 

Il cristianesimo nestoriano che rifiorì tra i popoli non cinesi del nord della Cina nei primi secoli del secondo millennio divenne col tempo anche tanto importante che i suoi fedeli sotto Ogödäi (1229 – 1240) furono dispensati dal pagare le tasse e dal prestare qualunque servizio, a condizione che pregassero per l’Imperatore. Più tardi alla corte mongola degli Iòen, essi occuparono il primo posto, avendo la precedenza anche sui buddisti.

 

Nella seconda metà del secolo XIII si assistette alla meravigliosa storia di due monaci nestoriani nati in Cina, il Rabban Sauma ed il Mar Yahballaha, i quali divenuti poi alti Prelati della Chiesa nestoriana non in Cina ma in Occidente.

 

Nel 1247 in Mongolia il Gran Güyük era circondato da cristiani nestoriani. Il suo Primo Ministro Quadacq, i Ministri Bolgai e Bolgan ed il suo cancelliere Chingay erano Kereit nestoriani. Lo stesso Imperatore pur non essendo battezzato come sua madre Törägäuä, mostrava molta propensione verso il nestorianismo; quando sua madre morì nel 1252 a Kanchow nel Kansu, venne sepolta in una chiesa cristiana, chiamata la “chiesa della Croce”.

 

Anche sotto Kubilai il cristianesimo nestoriano fu in onore nella corte mongola. Nelle grandi solennitàcristiane veniva presentato all’Imperatore il libro del Vangelo che egli incensava e poi baciava devotamente. I nestoriani erano diventati talmente importanti che alla Corte avevano persino la precedenza sui Buddisti. Sin dal 1282 i Sacerdoti furono mantenuti a spese del governo. Il 6 marzo del 1289 si stabilì per essi e per tutti coloro che non seguivano il Buddismo una specie di “Ministero dei Culti”. Tutti questi atti, così favorevoli a questi primi cristiani debbono essere ascritti al consigliere di Kubilai, Nghasie che era nestoriano e che sembra avere avuto una grande influenza sull’Imperatore.

 

Nella seconda metà del secolo XIII e nella prima metà del secolo XIV, l’opera missionaria dei nestoriani si dissolse nuovamente; i nestoriani sono andati in Mongolia a titolo di astronomi ed hanno eretto un osservatorio a Caracorum. Come lingua liturgica usavano il Siriano, ma essa è generalmente ignorata. Le chiese erano orientate est-ovest. I Sacerdoti pregavano in ginocchio con le palme delle mani stesse dinanzi al petto, portavano la barba e la tonsura; facevano digiuni privandosi perfino di pesce, celebravano la Liturgia e distribuivano la Comunione ai fedeli, i quali non venerarono le immagini sacre ed avevano vergogna del Crocifisso.

 

 

 Capitolo IV

I nestoriani d’Asia dal medioevo sin ad oggi[10]

 

I nestoriani continuarono ad esistere amalgamati, tanto coi maomettani che con i pagani che usavano degli costumi cristiani, sin almeno l’inizio del ‘600, specialmente nelle province settentrionali e nella provincia dello Shensi, vicino all’antica Tartaria, fuori di Cina, come ci testimoniano i scritti di P. Ricci[11]. Dopo di allora questi “cristiani” si ritrovano di nuovo solo sin all’inizio del secolo scorso.

 

Nella prima metà del ‘900 sono state ritrovate parecchie reliquie di queste comunità cristiane, come medaglie di San Giorgio, croci ed in particolare, tombe e sarcofaghi cristiani, spesso con una breve iscrizione in siriano ed una o più croci scolpite. Anche un’interna città nestoriana è stata scoperta nel 1933 nell’antica regione degli Önggüt.

 

Nel giugno del 1933 il P. Antonio Mostaert, dei missionari di Scheut, profondo conoscitore della lingua e delle istituzioni mongole, poté ritrovare gli ultimi discendenti di questi antichi cristiani e parlare con un Mongolo della tribù degli Erküt e sapere da lui che proprio essi sono gli antichi cristiani. Questa tribù mongola abita nell’angolo sud-est del Ordos, nel territorio della bandiera Usin, conta alcune decine di famiglie ed è divisa in “Grandi Erküt” ed “Piccoli Erküt”, praticando una religione speciale che ricorda il cristianesimo. La loro religione è segreta e coloro che la praticano non debbono parlarne con altri; è perfino proibito d’imparare a mente le preghiere recitate dai sacerdoti. A cagione del contatto prolungato cogli sciamanisti e coi lambisti, sembra che non abbiano conservato che vaghissime reminescenze del loro antico cristianesimo. Parecchie loro pratiche religiose si avvicinano moltissimo ad altre in uso presso i lambisti.

 

Il nome che danno al loro Dio è quello di una divinità lamaista. Il loro Dio è Ulan Damdzan (il Damdzan rosso) che era fabbroferraio, viveva sopra un monte e cavalcava una capra. Lui è rappresentato nei loro tempi da un grosso involto, ricoperto di seta rossa, messo sopra una tavoletta posta sopra l’altare.

 

Gli Erküt hanno i loro propri sacerdoti che si tramandano il sacerdozio di padre in figlio e riuniscono in sé l’ufficio di giudice, di ufficiale di stato civile e di Ministro della religione. Venerano la croce uncinata; ma non l’espongono nelle loro case, né la portano su di sé perché hanno paura di profanare la croce servendosene. Essi credono al cielo ed all’inferno. Tre volte all’anno il sacerdote dei Grandi Erküt insieme coi fedeli sacrifica solennemente delle carpe; esso è un gesto in cui partecipa tutto il popolo. Certi usi sembrano ricordare alcuni sacramenti come per esempio il battesimo (tre giorni dopo la nascita), la confessione, il matrimonio e l’estrema unzione. Esiste anche il rito funebre, il quale consiste in disporre il morto in forma di croce. Altra usanza propria degli Erküt è quella dell’astinenza dalle carni del tasso e della marmotta, perché questi animali vivono nelle tane e dal quella del lepre, perché le sue zampe hanno una forma che ricorda quelle del cane.

 

 

Bibliografia

 

ALLEGRA, Gabriele, Due testi Nestoriani Cinesi, in Euntes Docete XXVI (1973) II, 300 – 319

CARANDENTE, Giovanni, Evangelizzazione della Cina, in Enciclopedia Cattolica, volume III, Città del Vaticano 1949, 1656 – 1657

CARCIONE, Filippo, Le Chiese d’Oriente, Torino 1998

D’ELIA, Pasquale, Nel XIII centenario dell’arrivo dei Nestoriani in Cina, in La Civiltà Cattolica, 87 (1936) volume 1, 203 – 216 & 304 - 316

JUGIE, Martino, Nestorio e Nestorianesimo, in Enciclopedia Cattolica, volume VIII, Città del Vaticano 1952, 1780 – 1784

H. HAVRET, La Stèle chrétienne de Si-Ngan-fu, vol. 1 e 3, Shanghai 1895, 1902

Roberson, Ronald, The Eastern Christian Churches, Roma 1995

TACCHI VENTURI, Pietro, S.J., Opere Storiche del P. Matteo Ricci, S.J., 1911 – 1913

TISSERANT, Eugene, L’Ιglise Nestorienne, in Dictionnaire de Thιologie Catholique, volume XI,1, Parigi 1931, 158 - 288

de VRIES, Guglielmo, La Chiesa Nestoriana della Persia, in Enciclopedia Cattolica, volume VIII, Città del Vaticano 1952, 1784 – 1787



[1] F. CARCIONE, Le Chiese d’Oriente, Torino 1998, 236 – 241; M. JUGIE, Nestorio e Nestorianesimo, in Enciclopedia Cattolica, volume VIII, Città del Vaticano 1952, 1783; R. Roberson, The Eastern Christian Churches, Roma 1995, 15 – 19; E. TISSERANT, L’Ιglise Nestorienne, in Dictionnaire de Thιologie Catholique, volume XI,1, Parigi 1931, 163 – 195; G. de VRIES, La Chiesa Nestoriana della Persia, in Enciclopedia Cattolica, volume VIII, Città del Vaticano 1952, 1784 - 1786.

[2] G. CARANDENTE, Evangelizzazione della Cina, in Enciclopedia Cattolica, volume III, Città del Vaticano 1949, 1656 – 1657; P. D’ELIA, Nel XIII centenario dell’arrivo dei Nestoriani in Cina, in La Civiltà Cattolica, 87 (1936) volume 1, 203 – 210; E. TISSERANT, L’Ιglise Nestorienne, in Dictionnaire de Thιologie Catholique, volume XI,1, Parigi 1931, 207 - 209; G. de VRIES, La Chiesa Nestoriana della Persia, in Enciclopedia Cattolica, volume VIII, Città del Vaticano 1952, 1785.

[3] Tra i vari documenti venuti alla luce dopo molti secoli sulla prima evangelizzazione cristiana in Cina, il più famoso è la Stele nestoriana della città di Sian nello Shensi scoperta nei primi mesi del 1625. Era stata forse sepolta in occasione dell’editto di persecuzione religiosa del 30 settembre 845. La stele che esiste ancora presso Sian, misura un’altezza massima di 2,79 metri ed una larghezza di 1,02 metri e ci riferisce fatti e dottrine nestoriane dei secoli VII e VIII. Eretta nel convegno annuale dell’inverno del 780 – 781, la parte superiore di essa porta una magnifica croce con sotto il titolo “Lapide della propagazione in Cina della Religione luminosa venuta dal Gran Zin”, cioè dall’Oriente mediterraneo, forse anche dalla Persia. La stele scolpita in cinese ed in siriano antico chiamato estranghelo. La parte cinese contiene 32 linee, di 62 caratteri ciascuna, con un totale di 1764 caratteri. Se a questi si aggiungono i 9 caratteri del titolo ed alcuni pochi mischiati con la parte siriana, si arriva alla somma totale di 1.800 caratteri. La parte siriana che si trova sia nel lato inferiore del frontespizio della lapide sia nei due lati destro e sinistro, contiene 70 linee con 70 nomi propri di persone.

 Autore dell’iscrizione fu il monaco “Adamo, Presbitero, Corepiscopo [cioè Vicario del Vescovo di campagna] e Maestro della legge in Cina”. Lui, nato nella Persia, visse nel secolo VIII e mori dopo il 781; fu Papas del Chinestan, come sta scritto in lettere siriache sulla Stele di Sianfu. Avesse assunto in Cina il nome cinese di Ching Ching; egli dovette essere un uomo di grande capacità sia organizzativa, sia intellettuale. A lui si attribuiscono anche altre opere scritte, soprattutto inni della Chiesa.

 La lapida contiene una parte espositiva della dottrina religiosa, una parte storica che narra le vicende del nestorianesimo in Cina dal 635, con l’arrivo dei primi missionari condotti da Alopen, sin al 781, data dell’erezione della stele ed una settantina di titoli e di nomi di missionari occidentali in estranghelo.

 La parte dottrinale tratta i seguenti argomenti: Dio (Aloho) uno e trino, immutabile; creatore, eterno, puro Spirito; la creazione del cielo e della terra, del sole, della luna e dell’uomo nello stato della giustizia originale; il peccato dei progenitori e le sue terribili conseguenze nel mondo; l’Incarnazione del signore da una Vergine e la sua manifestazione per mezzo di una stella; Gesù, chiamato Messia, che adempie le profezie dell’Antico Testamento, fonda la Chiesa, predica le otto beatitudini, inculca le tre virtù teologali, muore sopra un croce, sale al cielo insieme coi giusti e lascia i 27 libri del Nuovo Testamento. Altri argomenti della stele sono il battesimo, il segno della croce, la preghiera da fare col volto rivolto verso oriente. Si parla dei Sacerdoti che portano la barba e la tonsura che professano la povertà, recitano l’ufficio sette volte al giorno per i vivi e per i morti e celebrano la Liturgia una volta per settimana.

 L’iscrizione continua colla parte storica e finisce coll’elogio, in poesia, dell’Imperatore Tèzom, allora regnante e dei suoi predecessori e col nome del Sacerdote (nestoriano) Yazbozed dal clero secolare, nativo della città di Balkh nel Tokharestan che aveva fatto erigere la stele il 4 febbraio del 781. Segue poi una lunga lista di titoli siriaci e di nomi propri di 70 Vescovi, Arcivescovi, Sacerdoti e monaci nestoriani.

 Per di più vedi H. HAVRET, La Stèle chrétienne de Si-Ngan-fu, vol. 1 e 3, Shanghai 1895, 1902, passim.

[4] I documenti religiosi sono in massima parte buddisti e poi per importanza vengono quelli nestoriani, manichei e taoisti. Si deve ai novelli documenti nestoriani trovati a Tuan huang, che la letteratura nestoriana cinese ha preso corpo e ci appare ormai nelle sue linee, aestre, per cui oggi essa si vuole raggruppare attorno al nome di due personaggi che furono vere colone della chiesa nestoriana in Cina, cioè Alopen e Ching Ching. Ad Alopen si devono “la Sutra del Messia”, “Il Trattato sul Monoteismo”, “Il Discorso sull’unità dell’Universo”, “Il Discorso del Signore dell’Universo sull’elemosina”, mentre all’altro personaggio, il Corepiscopo Ching Ching, si deve, oltre alla famosa Stele, l’“Inno Trinitario”, il “Testo o Sutra delle Laude”, la “Sutra sulla mistica pace e sulla mistica gioia” e la “Sutra sulla misteriosa Origine della Religione luminosa dell’Impero Ta tsin”. Cfr. G. ALLEGRA, Due testi Nestoriani Cinesi, in Euntes Docete XXVI (1973) II, 300 – 301.

[5] Quest’opera è un documento tripartito. Nella prima parte l’autore invita a render onore alla Santissima Trinità (versetti 1-4), nella seconda a venerare ventuno Santi o “Re della Legge” (versetti 5-26) e nella terza ad onorare e benedire il Signore per i Libri che Egli ha elargito ai suoi fedeli o per i Libri onde ha arricchito la sua Chiesa (versetti 27-60); la conclusione che segua ha il suo valore sia perché indirettamente conferma i dati sull’origine e lo sviluppo della chiesa nestoriana in Cina, sia purché illumina l’attività letteraria di detta chiesa. Riportiamo qui i primi quattro versetti:

1-Adoriamo Alohe, il misterioso ed augusto Padre,

2-e l’Incarnato augusto Figlio, il Messia,

3-e lo Spirito Santo che è il teste di Lui:

4-le sunnominate tre Persone posseggono la medesima natura

 Per di più si può guardare l’articolo G. ALLEGRA, Due testi Nestoriani Cinesi, in Euntes Docete XXVI (1973) II, 302 – 309, dove si trovano anche tutti i 60 versetti.

[6] Quest’inno, pur essendo influenzato dalla terminologia buddista, manifesta con frasi armoniose e fervide un genuino sentimento religioso. Secondo P. Allegra il titolo dell’inno in italiano si dovrebbe essere “Inno dei salvati della Luminosa Religione del Ta Tsin (o Ta Ch’in) alle tre Maestà [cioè alla Santissima Trinità]. Noi qua trascriviamo il primo e l’ultimo brano di quell’inno.

(I)Tutti i Cieli altissimi profondamente Ti adorano

La vasta terra medita di continuo la tua universale pace,

l’uomo, nella sua genuina natura, trova in Te sostegno e riposo,

O Misericordioso Padre dei tre regni, o Aloha.

 

(XI)      O Santo e Grande Messia, che tutto il mondo onora!

Io sospiro alla misericordia del Padre Misericordioso, grande come il mare!

O Puri Vento, santissimo, umile e soave,

la di cui Legge è pura e sorpassa ogni intendimento!

Anche per quest’inno si può vedere l’artico G. ALLEGRA, Due testi Nestoriani Cinesi, in Euntes Docete XXVI (1973) II, 309 – 318.

[7] Questa fu la prima opera cristiana scritta direttamente in cinese, probabilmente nel 637 e scoperta nel 1908. Essa chiama Dio il “Venerabile Celeste”, contiene delle cose che ricordano i dieci comandamenti. L’opera che contiene circa 2.830 caratteri non è completa, poichι finisce con la metà di una frase.

[8] Opera originale del 641 che si divide in due parti. La parte didattica non fa che riprodurre quella parte del sermone sulla montagna, secondo l’ordine di San Matteo VI – VII, 14 e la parte storica tratta tutta la storia dall’Adamo sin alla propagazione del Vangelo sin al 641 ed il Giudizio finale.

[9] G. CARANDENTE, Evangelizzazione della Cina, in Enciclopedia Cattolica, volume III, Città del Vaticano 1949, 1657; E. TISSERANT, L’Ιglise Nestorienne, in Dictionnaire de Thιologie Catholique, volume XI,1, Parigi 1931, 209 - 217; G. de VRIES, La Chiesa Nestoriana della Persia, in Enciclopedia Cattolica, volume VIII, Città del Vaticano 1952, 1785.

[10] G. CARANDENTE, Evangelizzazione della Cina, in Enciclopedia Cattolica, volume III, Città del Vaticano 1949, 1657; P. D’ELIA, Nel XIII centenario dell’arrivo dei Nestoriani in Cina, in La Civiltà Cattolica, 87 (1936) volume 1, 210 – 212, 304 – 307, 311 - 316;

[11] Alcuni brani delle lettere di P. Ricci ci raccontano la situazione cristiana cha lui ha incontrato a Cina: allora ci furono dei “cristiani” che adoravano la croce e che parte della dottrina che loro recitavano era dei suoi libri che ancora loro recitavano che sarebbe il Salterio. Che questi per una paura che gli messero i Saraceni … avevano già lasciata la chiesa … si ascosero e fecero parte di loro, della loro setta, parte della setta dei Saraceni e la maggior parte della setta dei Cinesi. E domandando della causa di questi venerar la croce, non seppe niente; e diceva che nι gli stessi che la veneravano sapevano la causa di ciò, se non che in tutte le cose che mangiavano e bevevano facevano sopra una croce col detto. … e seppero per cosa assai certa essere costume in molti luoghi della Cina fare ai fanciulli piccoli una croce nera nella fronte per difenderli da qualche disgrazia. … e scrisse il nome di tutte le famiglie di Honan che venivano da questi che erano molte… questi decedenti di cristiani gli chiamavano “Sczù hoeihoei” che vuol dire “Saraceni della croce”. … E nessuno vi è, ne tra loro, ne di altri che sappiano dare nessuna causa del fare questi croci. Ma nella loro figura chiaramente dimostrano essere figliuoli di gente forestiera nella Cina.

P. TACCHI VENTURI, S.J., Opere Storiche del P. Matteo Ricci, S.J., 1911 - 1913, volume I, 87, 469 – 470, volume II, 292.

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 15-12-2019

San Eleuterio, vescovo di Illiria e compagni, martiri; San Eleuterio, il cubiculario, martire; Santa Susanna, martire; San Bacco il nuovo, martire; San Stefano, vescovo di Sourozh; San Paolo del Monte Latro.

i santi di domani 16-12-2019

Santo Profeta Aggeo; San Marino, martire; Santi Promo, Ilarione, e compagni, martiri; San Memnone, arcivescovo di Efeso; San Modesto, arcivescovo di Gerusalemme; Santa Teofano, imperatrice; San Nicola II, patriarca di Costantinopoli.

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP