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“Sulla strada verso Emmaus”

 Pensieri nella Chiesa luterana di Venezia

Venerdì 18 gennaio 2013

Archimandrita Evangelos Yfantidis




 

Nel pomeriggio del giorno in cui Cristo è Risorto, due dei Suoi discepoli cominciano a camminare da Gerusalemme verso Emmaus, un’altra città, a circa tre ore di distanza a piedi, dal posto ove ha avuto luogo il fatto più importante nella storia mondiale, la Resurrezione, la vittoria sulla morte. Uno dei due discepoli è Cleopa. Prima dell’inizio del loro viaggio, Cristo era già apparso a Maria e alle pie donne. I due discepoli sapevano che la tomba del loro Maestro era stata trovata vuota e che gli angeli avevano annunciato che Cristo era Risorto! Inoltre, sapevano bene, dagli insegnamenti del loro Maestro, che «Il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto, … esser messo a morte e risorgere il terzo giorno» (Luca 9,22). Osservando, però, queste due persone che camminano, si capisce facilmente che sono molto tristi, senza alcuna speranza. Come si spiega allora questo fatto? Una sola parola è capace di spiegare ciò: la infedeltà. La loro infedeltà li ha fatti dubitare delle parole del Maestro, come anche, delle parole di tutte quelle persone che hanno annunciato che Cristo è veramente Risorto. Essi aspettavano che tutto potesse succedere nella propria vita, però non aspettavano che Cristo, il loro Maestro, potesse risorgere dai morti. Mentre l’umanità viveva gli inizi di una nuova era, essi tornano nella propria città, Emmaus, con i cuori pieni di dolore e di disperazione. Anche se il Signore per tre anni e mezzo cercava di spiegar loro tutto quello che sarebbe successo a Lui, essi in realtà non furono convinti. In questa situazione tragica che vivevano, si avvicina loro uno che gli sembrava uno sconosciuto, uno straniero. Tuttavia, questa persona non è altro che Gesù stesso.

 

Oggi è il primo giorno della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. E la lettura evangelica ci ricorda che la base di tutto il movimento ecumenico, è la parola “fede”, ovviamente nel Cristo Risorto, unico nostro comune Signore e Salvatore. Che cosa, però, significa la parola “fede”? La risposta la troviamo nella lettera agli Ebrei dell’apostolo Paolo: «la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono». Allora, fede è una cosa che veramente esiste (certezza); tuttavia questa esistenza è una esistenza di cose che speriamo, di cose che verranno e che non abbiamo in questo momento dinanzi a noi. Questo significa che con la fede, uno guarda verso il futuro, verso gli ultimi giorni e riconosce come vere, quelle cose che ancora non esistono: «dimostrazione di cose che non si vedono». Abbiamo fede quando una cosa ci convince non perché siamo obbligati a credere alla sua esistenza. Allora nella fede subentra anche il concetto della libertà. In altre parole, la fede ci chiede di fare un passo avanti, e di stare al di fuori di tutto ciò che viene esaminato con la ragione e con l’esperienza vissuta, perché una fede così significa solo violenza della libertà.

 

E una volta confermati nella fede apostolica in Cristo Risorto, comincia a crescere la nostra speranza anche per l’unità dei Cristiani. Convinti, ma non obbligati, abbiamo fiducia che un giorno il Signore farà il Suo miracolo e tutti saremo “una cosa sola”. Amen.

 

 


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