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DURANTE LA FESTA ALLA CITTADELLA

data: 27-10-2015 - Omelia di S.S. il Patriarca Ecumenico

OMELIA
DI SUA SANTITA’
IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO
DURANTE LA FESTA ALLA CITTADELLA

(Loppiano, 27 Ottobre 2015)




OMELIA

DI SUA SANTITA’

IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO

DURANTE LA FESTA ALLA CITTADELLA

 

(Loppiano, 27 Ottobre 2015)

 

***

 

 

Vostra Eminenza Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d'Italia e Malta,

 

Gentilissima Prof.ssa Maria Voce,

Presidente del Movimento dei Focolari,

 

Fratelli e Sorelle in Cristo,

 

 

 

“L’hai onorato o Dio della tua immagine e l’hai posto nel paradiso di delizie permettendogli la vita immortale e il godimento dei beni eterni, se avesse osservato i tuoi comandamenti…”, “… Hai inviato i Profeti, hai operato cose mirabili per mezzo dei tuoi Santi che di ogni generazione ti furono graditi. Ci hai parlato per bocca dei tuoi servi, i profeti, preannunciando la salvezza futura…”, “… Ci riportò alla conoscenza di Te, vero Dio e Padre, aggregandoci a sé come popolo scelto, sacerdozio regale, nazione santa.”

 

Queste parole evangeliche che leggiamo dalla Divina Liturgia di San Basilio, Liturgia che è celebrata nella Chiesa Ortodossa, dieci volte l’anno, nella sua grande preghiera dell’Anafora, sgorgano questa sera nel nostro cuore con sentimenti di emozione e amore nel trovarci tutti assieme, qui in questa prima Cittadella di Loppiano, cittadella che festeggia i suoi cinquanta anni di presenza, secondo una felicissima intuizione della sua Fondatrice, Chiara Lubich, che certamente questa sera è qui con noi per gioire del nostro stare assieme.

 

E veramente le parole che abbiamo citato si fanno realtà qui con voi. Il primo atteggiamento, infatti, è l’osservanza dei Comandamenti di Dio, il comprendere il suo insegnamento non solo come una pura speculazione intellettuale, ma come un penetrare il Mistero della vita in Cristo. La nostra Chiara aveva sentito fin dalla sua chiamata, la necessità di abbandonarsi pienamente nelle braccia accoglienti del Signore, di farsi uno con Lui, di vivere il Cristo Abbandonato come una rivelazione del suo grande Amore. E questo immenso Amore lo aveva ben compreso. Spiegava infatti “Quando Dio creò, creò dal nulla tutte le cose perché le creò da sé. Le cavò da Sé perché creandole morì da’amore, morì in amore, amò e perciò creò”. E in questo Amore, Dio ci ha fatto a sua immagine, perché Lui fosse in noi e noi in Lui.

 

La prima promessa pertanto è la vita eterna e il godimento dei beni eterni. Ma per vivere in Lui dobbiamo muoverci con Lui, camminare con Lui, farci uno con Lui, affinché la sua Luce trabocchi in noi, e in noi con gli altri per tornare ancora a Lui. Ebbene queste delizie spirituali santificano le delizie materiali, le producono, le diffondono, suscitano un fecondo rinnovamento spirituale e sociale che non ha confini.

 

Venendo questa sera dentro questa profonda intuizione della nostra sorella Chiara, possiamo vivere le delizie che ci fanno incamminare verso le delizie celesti. E il camminare è un camminare assieme, alla luce del movimento Trinitario che le anima. “Amatevi l’un l’altro, come io amo voi”, diviene in questo contesto la gioia di farsi comunione vivente, di fare veramente la volontà del Padre nella vita di Gesù, nel soffio dello Spirito. E’ un vivere una vocazione e allo stesso tempo essere una testimonianza sempre nuova, sempre salvifica, tesa al futuro in Lui.

 

Così allora come Dio ha inviato i Profeti come annunciatori, ha inviato il Suo Unigenito Figlio come Logos, Verbo, affinché lo ascoltassimo e diventassimo a nostra volta suoi profeti. Chiara ha accolto la sfida, ha incarnato fin dal primo momento della chiamata, un profondo senso di “metanoia”, un cambiamento di mentalità per divenire sua serva e parlare per Lui e di Lui.

Ma il parlare di lui doveva essere fin dal primo momento, il  fare esperienza di Lui, fino all’estremo, il vivere il “qui e ora” come una anticipazione del futuro.

 

L’esperienza della cittadella come esempio vivente della spiritualità dell’unità è protesa al futuro mentre trasfigura il presente. In un certo senso è un anticipo di un’altra Città, la celeste Gerusalemme che inizia fin da quaggiù, tutta protesa verso lassù. Un permeare il Mistero di Dio in una comunione senza confine, l’unità di Dio con gli uomini, l’unità tra gli uomini, l’unità con la creazione di Dio, il vivere l’unità come carità. E’ un salire tutti insieme sul Monte Tabor, e costruire tre tende, una per la fratellanza, una per la comunione ed una per la salvezza.

 

Fratelli, Amici del Signore,

Egli ci ha invitato ad essere un popolo regale, scelto, una nazione santa, un sacerdozio regale. Così vediamo voi oggi, la Chiesa tutta ricapitolata in Cristo, popolo di Dio, popolo di nazioni e culture differenti, di età diverse, presenti ai vari livelli della società, e allo stesso tempo uniti in una sola fraternità, in una sola famiglia, in un solo grande Focolare che arde dell’Amore per tutto e per tutti con gli altri Focolari accesi nel mondo, nelle altre cittadelle che pregano, parlano e agiscono nel cuore di tante persone diverse.

 

E’ così Figli e Fratelli amati in Cristo che festeggiamo questa sera con voi, nel vedervi impegnati a tanti livelli, seguendo l’obiettivo di Chiara, la unità fra i popoli, la fraternità universale.

 

Chiara che fin dai primi tempi ha guardato al nostro Patriarcato Ecumenico, dove è venuta come Figlia della Sua Chiesa, e Sorella in Cristo ben ventitre volte, colei che il nostro Predecessore di beata memoria, il Patriarca Athenagoras chiamava affettuosamente Tecla ha vissuto fino all’estremo la sua passione per ‘unità, per la misericordia di Dio, per accogliere e comprendere ogni essere umano, come una Icona di Cristo.

 

Questa Icona di Cristo che vediamo in tutti voi è la Icona della Chiesa, primo pezzo di un mondo unito, prologo della unità di tutti coloro che sono alla sequela di Cristo, popolo dalle tante lingue che parla la sola lingua dell’Amore, esempio di pace e di confronto davanti ai troppi tristi scenari di guerre e di crisi speculative che deturpano l’uomo, la sua dignità, la sua anima; luogo di gioia, di lavoro, di scambio interculturale, di economia di comunione; luogo di preghiera e di festa, luogo di ospitalità.

 

Continuate questo carisma, portatelo ovunque nel mondo, siate sale della terra, testimoni privilegiati dell’ “adesso e non ancora”.

 

Il Signore, Datore di ogni bene, benedica la sua opera, e da noi, pace, preghiera e speranza.

 

Grazie.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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