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durante la solenne Messa Pontificale nella basilica Vaticana di San Pietro

data: 29-06-2004 - Omelia di S.S. il Patriarca Ecumenico

Discorso di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo




Santità,

Con sentimenti insieme di gioia e di tristezza, veniamo a Voi durante questo importante giorno della festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per manifestare il nostro amore nei confronti della persona di Vostra Santità e verso tutti i membri della sorella Chiesa di Roma, che festeggia la sua festa patronale. Rallegrandoci con Voi che vi rallegrate, siamo però dispiaciuti perchè manca ciò che avrebbe reso piena la gioia di entrambe, cioè il ristabilimento della piena comunione tra le nostre Chiese.

Trascuriamo la coincidenza dei dolorosi anniversari dei novececento cinquanta anni dell’ufficializzazione dello scisma, dall’anno di salvezza mille cinquantaquattro, e degli ottocento anni dalla conquista e devastazione di Costantinopoli nell’anno mille duecento quattro dai partecipanti alla quarta Crociata, e concentriamo la nostra attenzione sul gradito quarantesimo anniversario dall’incontro - nell’anno mille novecento sessanta quattro - dei nostri indimenticabili Predecessori a Gerusalemme, che ha arrestato il cammino del nostro reciproco allontanamento e ha costituito l’inizio di un nuovo cammino di avvicinamento delle nostre Chiese.

Durante questo nuovo cammino sono stati compiuti molti passi verso la direzione dell’avvicinamento. Sono stati fatti dialoghi, si sono realizzati incontri, sono state scambiate lettere, si è riscaldato l’amore, ma non siamo arrivati ancora alla fine auspicata. Contrapposizioni che si sono accumulate per novecento anni non è stato possibile togliere in quaranta.

La speranza è una degli importanti doni di Dio, procedendo insieme con la fede e l’amore che sempre spera. Anche noi speriamo che ciò che non è stato possibile sino ad oggi, sarà ottenuto in futuro. Auguriamo in quello prossimo. Forse sarà in quello lontato. La nostra attesa e il nostro amore non esauriscono i loro confini dentro brevi limiti temporali. La nostra presenza oggi, qui, esprime nel modo più evidente il nostro sincero desiderio di procedere alla rimozione di tutti gli ostacoli ecclesiastici non dogmatici e non essenziali, in modo che il nostro interesse si concentri sullo studio delle differenze essenziali e delle verità dogmatiche che fino ad oggi dividono le nostre Chiese, come anche alla scoperta e al ritrovamento di un modo di vivere in modo uguale la verità cristiana della Chiesa unita.

Trovandoci lontano dal desiderio di collegare il nostro nome a conquiste che soltanto lo Spirito Santo ottiene, non attribuiamo alle nostre azioni efficacia maggiore di quella che compiacerà a Dio. Manifestando tuttavia il nostro ardore, lavoriamo instancabilmente per ciò di cui la realizzazione auspichiamo quotidianamente, cioè ‘’per l’unione di tutti’’. E conoscendo dalla Preghiera Sacerdotale del nostro Signore Gesù Cristo quanto necessaria è la nostra unità - affinchè il mondo creda la Sua provenienza da Dio - collaboriamo con Voi al fine che questa unità venga raggiunta. E preghiamo tutti di pregare calorosamente per la buona riuscita dei nostri comuni sforzi.

Carissimi cristiani,

l’unità delle Chiese - di cui parliamo e per la quale auspichiamo e chiediamo le vostre preghiere - non costiutisce un’unione mondana uguale alle unioni degli Stati e le incorporazioni di persone e di organizzazioni, con le quali si crea una sovrastante unione organizzativa. Questo è molto facile da raggiungere e già tutte le Chiese hanno costituito diverse simili organizzazioni, nell’ambito costituzionale delle quali collaborano in diversi settori.

La ricercata unione delle Chiese costituisce una richiesta spirituale, che chiede di vivere comunitariamente la comunione spirituale con la persona del nostro Signore Gesù Cristo. Essa può venire quando tutti acquisteremo ‘’mente di Cristo’’, ‘’amore di Cristo’’, ‘’fede di Cristo’’, ‘’umiltà di Cristo’’, ‘’disposizione sacrificale di Cristo’’, e - in genere - quando vivremo le cose di Cristo come Egli le ha visuto, o almeno quando vogliamo sinceramente viverle come Egli vuole che le viviamo.

In questo delicatissimo sforzo spirituale emergono difficoltà dovute, che la maggior parte di noi uomini molte volte presentiamo le nostre posizioni, opinioni e valutazioni come espressioni della mente, dell’amore e in genere dello spirito di Cristo. E perchè queste personali opinioni e valutazioni - e alcune volte anche gli stessi i vissuti personali - non coincidono nè fra loro nè con i vissuti di Cristo, emergono discordie. In buona fede, con i dialoghi interecclesiastici cerchiamo di comprenderci l’uno l’altro in sovrabbondanza d’amore, come anche di constatare in cosa e perchè differenziano i nostri vissuti, che si esprimono con diverse formulazioni dogmatiche. Non facciamo discorsi astratti su questioni teoretiche, sulle quali la nostra posizione non ha conseguenze per la vita. Cerchiamo tra tanti vissuti, che si esprimono con diverse formulazioni, quel che esprime rettamente o almeno più compiutamente lo spirito di Cristo.

Ricordate il comportamento dei due discepoli di Cristo quando Egli non fu accettato da alcuni abitanti di una regione. Si sono indignati, ed hanno chiesto a Lui se volesse pregare Dio di scagliare fuoco dal cielo contro quelli che avevano rifiutato di accoglierLo. La risposta di Cristo a loro è una risposta che molte volte si rivolge anche a tanti cristiani durante i secoli: ‘’Non sapete di quale spirito siete, poichè il Figli dell’uomo non è venuto per perdere le anime degli uomini, ma per salvarle’’ (Lc 9, 55-56). Tante volte alcuni fedeli, durante i secoli, hanno chiesto a Cristo di approvare opere che non erano d’accordo con la Sua mente. Ancor più: hanno attribuito a Cristo le loro opinioni e insegnamenti, sostenendo che essi riportano lo spirito di Cristo. Da qui sono derivate discordie tra i fedeli, che dopo ciò si sono divisi in gruppi che hanno ricevuto la forma odierna delle diverse Chiese.

Gli sforzi comuni oggi tendono al vivere dello spirito di Cristo, che Egli stesso richiesto approverebbe. Questo vissuto presuppone purezza di cuore, disinteresse di scopi, santa umiltà; in poche parole: santità di vita. Accumulati contrasti e interessi secolari ostacolano la visione pura e ritardano il concepimento comune dello spirito di Cristo, che comporterà anche la così tanto desiderata unione delle Chiese, come loro unione in Cristo, nello stesso spirito, nello stesso corpo e nello stesso sangue di Lui. Naturalmente dal punto di vista spirituale non ha significato l’accetazione e la realizzazione di una unione secondo gli elementi esterni, quando resta la diversità riguardo lo spirito.

Certamente diventa comprensibile che non si cerchi il livellamento delle tradizioni, delle usanze e delle abitudini di tutti i fedeli. Si cerca soltanto il vivere comunitariamente della persona di Cristo nello Spirito Santo, la comunione nel vissuto dell’evento dell’incarnazione del Logos di Dio nella Chiesa, come anche il vissuto comune dell’evento della Chiesa come Corpo di Cristo che ricapitola in se stesso tutto. Questo ricercato vissuto spirituale costituisce il supremo vissuto dell’uomo, costituisce la sua unione con Cristo, e perciò il dialogo su questo è più importante di tutto. Per questo abbiamo pregato e preghiamo tutti i cristiani di chiedere calorosamente dal nostro Signore Gesù Cristo di indirizzare i cuori di tutti al raggiungimento di questa aspirazione, in modo che - avendola ottenuta - festeggiamo insieme, Dio compiacendo, in piena comunione spirituale ogni festa ecclesiastica, rallegrandoci insieme, esaltandoci spiritualmente insieme e comunicandoci insieme in tutto. Amen.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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