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Gennadios: “Riscoprire le radici cristiane, unica speranza per l’Occidente”

data: 02-02-2016 - Intervista di Sua Em.nza il Metropolita

a cura di Federico Cenci - ZENIT



Il Metropolita ortodosso d’Italia parla di ecumenismo, secolarizzazione e del “Santo e grande Concilio” pan-ortodosso di giugno.

Quelle appena trascorse sono state due settimane intense per Gennadios, Metropolita dell’arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarca per l’Europa meridionale. Ha preso parte dapprima alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, partecipando il 25 gennaio insieme a Papa Francesco ai Vespri della Solennità della Conversione di San Paolo. Ha poi presieduto, la scorsa settimana, il Consiglio Episcopale Ortodosso d’Italia e Malta. Sono state giorni importanti non solo per lui, ma per tutti gli ortodossi. I primati delle Chiese Ortodosse, riuniti nella località svizzera di Chambesy, hanno infatti confermato che il 2016 sarà l’anno del “Santo e grande Concilio” pan-ortodosso, che si terrà a Creta dal 16 al 27 giugno. Di questo storico evento, di ecumenismo e di altri temi Gennadios ha parlato a ZENIT nell’intervista che segue.

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Eminenza, è evidente il crescente impegno di cattolici e ortodossi a camminare sulla via dell’unità. Quali sono, secondo Lei, i punti su cui c’è più convergenza e quali, invece, gli aspetti su cui è ancora necessario lavorare?

La sua domanda potrebbe sembrare di argomento esclusivamente teologico, invece si tratta di un argomento a carattere anche pastorale, che tocca i cuori di tutti i fedeli. Credo umilmente che su tutti i punti, sia quelli su cui esiste maggiore convergenza, che su quelli dove è ancora necessario lavorare, il fedele, il Popolo di Dio, senza dubbio debba avere come bussola i vivificanti messaggi del Vangelo e la vita dei Santi Padri. Vivendo in questo modo, diventerà “uomo nuovo”, diventerà “uomo di Dio”, uomo della preghiera e della speranza. Per essere, infatti, precisi, non è solo necessario parlare o discutere su questi importanti punti teologici, ma anche cambiare il nostro comportamento. È necessaria la crocefissione delle nostre passioni, degli egoismi, dei fanatismi, dell’odio e della calunnia: tocca a noi, perché “il nostro Signore e Dio” non viene crocefisso un’altra volta. Dobbiamo costruire nel nostro cuore la fraternità, il rispetto, l’umiltà, la dignità, la solidarietà e dobbiamo far prevalere nella nostra vita l’amore di Dio, tra gli ortodossi e i cattolici romani e fra tutti i cristiani.

Dunque le divisioni non solo responsabilità solo dei vertici ecclesiastici…

Esatto. Occorre che l’uomo avverta nella propria anima che la divisione dei cristiani è un grande peccato, che tocca ogni fedele ed è contro la volontà del Signore della gloria. Purtroppo oggi, diverse divergenze sui nuovi temi antropologici ed etici rendono più difficile il cammino verso l’unità. Tuttavia, aggiunge Papa Francesco, “non possiamo cedere allo sconforto e alla rassegnazione, ma continuare in Dio, che pone nei cuori dei cristiani semi di amore e di unità, per affrontare con slancio rinnovato le sfide ecumeniche di oggi” (Discorso rivolto al Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani – 20 novembre 2014). Dio non abbandona il fedele. Non abbandona nessuno e invia lo Spirito Santo per illuminarlo e salvarlo. Lasciamo che lo Spirito Santo ci guidi. È ora. I tempi corrono, l’uomo soffre, la natura è distrutta, però esiste e regna Cristo, il Redentore del mondo; l’unica speranza è Lui, che, tramite il suo Spirito, realizzerà la sua volontà: “che tutti siano una cosa sola”.

Nel corso di un convegno a San Giovanni in Laterano, nel giugno scorso, Papa Francesco ha ribadito che la Chiesa cattolica è disposta a fissare una data comune ai fratelli ortodossi per festeggiare la Pasqua. Crede che questo auspicio possa diventare realtà?

Non è facile dal punto di vista pastorale e teologico, per la Chiesa Ortodossa. Papa Francesco, come anche altri, hanno ragione quando affermano che la mancanza di una data comune della celebrazione della Santa Pasqua tra i cristiani, ai nostri giorni, costituisce uno scandalo. Moltissimi pregano e desiderano la data comune. Tuttavia, che cosa sarà della decisione del Primo Concilio Ecumenico da parte della Chiesa Ortodossa (al Concilio di Nicea, nel 325, venne fissata la data per la celebrazione della Pasqua secondo il calendario giuliano, ndr)? Ecco la difficoltà e il motivo dell’inconciliabilità. È un capitolo importantissimo che appartiene a tutte le Chiese Ortodosse Locali. È un tema sul quale ultimamente discutono con serietà e saggezza, e il popolo ortodosso in tali questioni partecipa vivamente, perciò deve essere preparato per accettare, rispettare e adeguarsi alle nuove decisioni.

Papa Francesco parla spesso di “ecumenismo del sangue”. Qual è il messaggio che ci giunge da questi cristiani perseguitati in odio alla fede?

Noi preghiamo continuamente per tutto il mondo, per tutti gli uomini. Preghiamo per tutti i cristiani, per quelli che soffrono in quei luoghi in cui non c’è libertà, giustizia e speranza, perché vivano, perché siano salvati dalla morte e dalla distruzione. Tutti siamo fratelli e tutti siamo creati dallo stesso Dio, sia se crediamo sia se siamo atei o agnostici. Dio è onnisciente, conosce molto bene tutto e conosce anche noi, anzi ci protegge, ci aiuta nel cammino della nostra vita, malgrado le nostre divisioni, le nostre passioni e la nostra malvagità. Nei primi tempi del cristianesimo, i martiri davano una vera testimonianza di Gesù Cristo, perché erano “perseguitati in quanto cristiani”, “uccisi in quanto cristiani”. I martiri cristiani con il loro sangue ci ricordano che Gesù Cristo esiste e il martirio – il sacrificio – conduce all’unità con lui. Infatti, il santo sangue dei martiri, il santo sangue dei cristiani non solo nei primi secoli del cristianesimo proclama la fedeltà e l’amore al nostro Signore Gesù Cristo, ma anche in questi anni terribili e tragici, ove la secolarizzazione e l’indifferenza, il denaro e il consumismo portano verso il male. La fedeltà dei martiri, il loro amore verso Dio e la loro unità con Lui costituiscono senz’altro il più prezioso messaggio, che noi dobbiamo vivere realmente, non di certo con parole astratte, ma con il potentissimo desiderio di pregare insieme, di conoscerci, comunicare tra di noi e amarci reciprocamente.

Quali risposte comuni le varie Chiese cristiane possono dare all’Occidente secolarizzato?

La malattia della secolarizzazione è diffusa dappertutto. I malati sono innumerevoli, tranne che in alcune parti povere del mondo. L’unica speranza di guarigione per l’Occidente è di ritornare alle sue radici cristiane: ricordare la sua provenienza culturale, mettere al centro Gesù Cristo, la salvezza dell’umanità. Il patriarca Bartolomeo ha ricordato il “contesto di diffusa secolarizzazione, che caratterizza particolarmente la società occidentale contemporanea, e solo in apparenza contraddittoria, rivalutazione del ruolo della religione nel campo antropologico, spirituale e sociale, ha sottolineato come diritto umano la libertà religiosa” (Parigi). Osservando ciò che succede in Europa e in Occidente, confessiamo, proclamiamo che un’antropologia senza il nostro Dio e Salvatore dell’umanità non può essere una via naturale e regolare, in quanto l’uomo viene considerato come centro assoluto della realtà. Così dimentica però che “non è l’uomo che crea Dio, ma Dio che ha creato l’uomo”, come dice meravigliosamente Papa Francesco. Certamente, chi dimentica Dio, dimentica anche l’uomo. Chi abbandona Dio abbandona anche l’uomo. L’individuo non è l’unico centro del mondo e questa esaltazione dell’”io” conduce a un relativismo che si diffonde dappertutto. Di fronte a questa tremenda crisi l’annuncio della Parola di Dio, l’amore di Cristo per il mondo, il suo sangue sulla croce per la salvezza dell’uomo, sono le più potenti risposte da offrire all’Occidente secolarizzato. I Padri del primo millennio, del tutto particolare, che lottarono per costruire i Dogmi della Chiesa, basandosi sulla Parola di Dio e la vita del nostro Salvatore, hanno presentato un dialogo costruttivo. Procediamo sul loro esempio e non dimentichiamo che “la tua Parola è una lampada ai miei passi, una luce sulla mia strada” (Sal 119, 105). Ecco la grandiosità e la maestà delle risposte che l’Occidente deve capire e abbracciare per dare frutti per il bene del mondo.

Dopo secoli, nel 2016 si radunerà il Santo e Grande Concilio pan-ortodosso. Riaffermare la comunione tra le Chiese ortodosse potrebbe rappresentare la premessa per un cammino di unità con la Chiesa cattolica?

Il Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa è di massima importanza non solo per la Chiesa Ortodossa, ma per tutto il mondo, per tutta la cristianità, in quanto si affronteranno seriamente, con amore e fiducia, diversi argomenti della vita umana e cristiana riguardanti l’uomo e l’umanità, le relazioni con le altre Chiese e confessioni cristiane, la data della Pasqua e altro. Molti di tanto in tanto parlano dell’unità Panortodossa, affermando che essa non esisterebbe. Io, invece, sono così pieno di fiducia da affermare che essa esiste e che chi afferma queste cose non ha diritto di calunniare: sono falsi ed ignoranti, e vogliono trasformare la verità e distruggere la pace, perché si trovano lontano dalla Parola di Dio. La Chiesa è una grande famiglia, con milioni di figli nello spirito di Cristo, che abitano in numerose nazioni e vivono l’Ortodossia, cioè la sua spiritualità e la sua vita cultuale. Come in ogni organismo vivente, come in ogni famiglia, esistono problemi, ansie e gelosie. D’altra parte il sistema di governo è sinodale, democratico, con libertà e chiarezza, ma più difficile. La fiducia nasce però dalla consapevolezza è sempre presente nella Chiesa lo Spirito Santo, che aiuta, illumina, apre le porte, costruisce ponti d’amore e verità, di fratellanza, di rispetto e di pace. La Chiesa Ortodossa, con le sue Chiese locali, prega per l’unità e partecipa all’ecumenismo, contribuendo notevolmente al progresso del dialogo, al miglioramento delle relazioni con le altre Chiese e, avendo a capo il Patriarcato Ecumenico, Vertice del Mondo Ortodosso, in modo particolare, con la Chiesa Cattolica Romana. La comunione tra le Chiese Ortodosse Locali esiste, e la sua unità Panortodossa è la sua perla spirituale.

Eminenza, l’unità è dunque un traguardo possibile?

L’unità è dono dello Spirito Santo. Camminare insieme è unità, così come dialogare è unità. Pregare insieme è unità, secondo il detto del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo: “Ove sono due o tre…”. I tempi corrono. L’uomo è provvisorio. La Chiesa è eterna. Niente, nessuna cosa ferma il progresso ecumenico. Milioni di persone pregano e desiderano l’unità dei cristiani. I suoi frutti saranno meravigliosi e la Grazia di Dio riempirà il cuore dell’uomo. L’unità tuttavia non è ancora matura, ma per questo motivo esiste il dialogo, che ha giuste e reali intenzioni riguardo a tal riguardo. Allora è necessario incoraggiare tutte le Chiese Ortodosse Locali con amore e rafforzarle con sincerità, aiutarle con la solidarietà, rispettarle con la preghiera e abbracciarle fraternamente. Soltanto in questo modo il dialogo avrà un buon esito. Soltanto così la preghiera sarà efficace e potente per la realizzazione del “Testamento” di Dio “che tutti siano una cosa sola”. Aiuterà lo Spirito Santo, aiuterà la luce della Resurrezione da cui proviene la Luce dell’Ortodossia, che è salvezza e vita eterna.

(http://it.zenit.org/articles/gennadios-riscoprire-le-radici-cristiane-unica-speranza-per-loccidente/)


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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