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San Nilo, lo straordinario Patriarca del Monachesimo

data: 10-09-2010 - Documento di Sua Em.nza il Metropolita

Gaeta – Settembre 2010




San Nilo, lo straordinario Patriarca del Monachesimo, della preghiera mistica, della severa ascesi e del lavoro continuo, col suo esempio ci insegna delle verità molto importanti per la nostra vita.

 

  1. San Nilo, uno dei più noti santi Italo-Greci, fa ricordare il versetto di San Matteo (13,52) “…divenuto discepolo del Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

Umile, preferendo sempre la vita nascosta, vale a dire figurando l’ammirazione umana e gli applausi mondani, ci affida riflessioni sempre nuove, ricche di spiritualità e di spirito caritatevole.

 

  1. Libero e buon conoscitore della vita, può essere definito il “santo del prossimo”, vale a dire “protettore di ogni prossimo”, in quanto ha potuto superare tutti i confini ed amare tutti gli uomini.

Egli, infatti, è nato ed ha operato soprattutto nel Primo Millennio, quello della Chiesa Indivisa, ma è passato all’altra vita nel Secondo Millennio. Ha lasciato la Calabria, all’epoca ancora provincia dell’Impero Romano, per trasferirsi all’“estero”, nei territori sottoposti al dominio franco-germanico.

Un suo insegnamento, così attuale,: “Il cristiano non va mai “in pensione”: non si è mai né troppo giovani né troppo vecchi per lavorare nel campo del Signore, la Chiesa. Non è mai troppo presto o troppo tardi per diventare santi. Un altro suo insegnamento molto importante è quello di rifuggire dall Millenarismo, dalla Chiesa sempre considerato come un’eresia. San Nilo, di fronte alle affermazioni di tanti altri cristiani, alle loro tentazioni: “ormai non c’è più nulla da fare”, proclama che il fedele deve essere pronto in ogni momento, vigilando e pregando, aspettando la venuta del nostro Signore e Dio, secondo l’espressione di San Tommaso Apostolo, ma senza trascurare mai i suoi doveri di membro della Chiesa, senza dimenticare i suoi impegni sociali ed umani.

 

  1. San Nilo il Giovane (San Nilo Sinaita – V sec. D.C.) apparteneva allo splendore della Civiltà detta Bizantina. E’ verità indiscutibile che San Nilo non esitò a penetrare nel buio del Medioevo in quello che gli stessi storici occidentali chiamano “un secolo oscuro”.

Oggi ci insegna a non avere timore del tempo e dello spazio, mentre noi oggi, spesso per vari motivi, parliamo di “scontro delle civiltà”, egli ci presenta un insegnamento molto utile per la nostra vita “l’incontro delle civiltà”.

Riteniamo molte volte che la nostra moderna civiltà sia migliore o superiore di quella altrui. Non di rado possiamo anche avere ragione, ma non dobbiamo ignorare o disprezzare quelle degli altri.

Ad esempio, se noi ci consideriamo il “sale del mondo”. Dobbiamo avvicinare il mondo, come diceva il grande Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Atenagoras, scendendo i gradini dei nostri troni episcopali, dai gradini di autorità e così mescolarci nel mondo, per aiutarlo, per illuminarlo con la nostra vita ed il nostro esempio, se ci consideriamo luce sulla terra.

 

  1. San Nilo, profondamente legato alla Chiesa, pur essendo – in un certo senso – laico, in quanto non ricevette mai alcun ordine sacro, proveniva da una esperienza di vita matrimoniale, rampollo di una nobile famiglia patrizia della città “dove i Greci massimamente primeggiavano” (Cenobio di San Fantino – 940-943), sottolinea che nella Chiesa non c’è divisione tra clero e laici: tutti fanno parte, sia pure in modo diverso, dello stesso Mistico Corpo.

La santità, inoltre, non è una vocazione riservata ad alcuni, ma tutti sono ugualmente chiamati alla santità. Piccoli e grandi, uomini e donne, celibi e sposati.

 

  1. San Nilo, ovviamente, era di lingua e cultura greca, ma leggendo il suo Bios ricaviamo il risultato, di cui egli parlava anche l’idioma al tempo in uso nell’Occidente, quel tardo latino che già da tempo volgeva al cosiddetto “volgare”, da cui poi nascerà la lingua italiana. Senza dubbio San Nilo conosceva alcune delle opere dei Padri latini.

Conoscere la lingua e la cultura dell’altro significa conoscere la storia e la civiltà dell’altro, in qualche modo “come pensa l’altro”, significa cioè sforzarsi di comprendere il modo di pensare dell’altro, le ragioni dell’altro. D’altra parte, per tanti secoli il mondo “greco” è, purtroppo, rimasto sconosciuto al “mondo latino” e viceversa.

 

  1. San Nilo era fiero ed orgoglioso della propria tradizione. E’ noto l’episodio dello “scontro” tra San Nilo ed i monaci benedettini.

Anche da questo episodio possiamo trarre un insegnamento: per costruire veri ponti, per superare i confini, le barriere, è necessario innanzitutto essere fedeli custodi della propria tradizione ed anche essere capaci di stare con gli altri, in ascolto reciproco, ma soprattutto in preghiera. Per conoscersi e per conoscere è necessario superare le diffidenze, i sospetti, le polemiche, le inimicizie preconcette che creano confini e barriere per la propria storia.

 

  1. Il fondatore del celebre Monastero di Santa Maria di Grottaferrata, ove sopravvive sino ad  oggi il Monachesimo Bizantino, dopo tante avventure, dolori, malattie e dopo tante opere di misericordia e di carità con le quali trova la serenità della riconciliazione e della fratellanza, dopo il rifiuto di diventare abate, vescovo e avere altri compiti speciali nella società, dopo la scoperta del volere divino su di sé, dopo il sincero amore e fiducia spirituale da parte dei fedeli e dei suoi discepoli, diventando ricco di spiritualità, con la preghiera, l’ascesi ed il lavoro, acquista la fama della santità e viene riconosciuto come un santo taumaturgo, sempre vicino ad ogni uomo bisognoso, vicino ad ogni anima per aiutarla, illuminarla e salvarla, per farla diventare membro della chiesa e del Regno dei Cieli.

 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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