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L'INNO ACATHISTO: Intervista di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo

data: 25-03-1996 - Intervista di S.S. il Patriarca Ecumenico

al periodico "30 giorni"




D1: Santità, cosa è per Lei l’Acathisto?

R1: E’ uno dei inni più belli e più usati della Chiesa Ortodossa, che commuove profondamente l’anima di ogni fedele. Nei Sacri Monasteri è letto quotidianamente durante l’Ufficio della Compieta e la maggior parte dei monaci e molti laici devoti lo conoscono a memoria e lo recitano mentalmente in ogni circostanza di gioia o di tristezza. Ha principalmente un carattere dossologico ed esprime fortemente i sentimenti di ammirazione, rispetto, devozione, speranza, sicurezza ed amore di ogni anima verso la Tuttasanta Madre di Dio.
Ciò che l’Inno Acathisto è per ogni fedele ortodosso è quindi anche per noi personalmente. Non ha un carattere limitato nel tempo. E’ vero che - secondo la tradizione - fu scritto o cantato durante una veglia in un concreto momento storico, come ringraziamento del popolo di Costantinopoli ritto in piedi (non seduto, perciò anche il suo nome ‘’a-cathisto’’), per la salvezza della Città - allora regnante - dall’invasione dei nemici, ma il cuore devoto del fedele sente che vale in ogni circostanza di personale o più generale difficoltà o gioia, ed è usato quotidianamente con il senso di una profondissima attualità. Ciò perchè, per l’anima del fedele che ha fiducia all’aiuto della Tuttasanta Madre di Dio, non ha importanza la congiuntura storica, per la quale fu scritto l’inno, ma il sentimento e la fede all’aiuto che al fedele proviene dalla Sempre Vergine Maria e la sicurezza che, come allora, anche adesso e sempre lo stesso aiuto sarà dato a quanti la invocano. Addirittura, nell’ultimo tropario dell’Acathisto, decisamente i fedeli pregano la Tuttasanta: ‘’libera tutti da ogni disgrazia’’, e così si manifesta chiaramente il suo carattere diacronico per i fedeli.

D2: Da dove parte, da dove prende le mosse l’Inno Acathisto?

R2: L’Acathisto fa parte della categoria di inni chiamati ‘’Kontakia’’. E’ composto, come è noto, da ventiquattro unità che si chiamano‘’Oikoi’’ (Stanze), con acrostico alfabetico. Metà di loro - i dispari secondo la numerazione - cominciano con una esposizione poetica, che descrive un avvenimento, ed è seguita da sei entusiastiche salutazioni alla Tuttasanta Madre di Dio, piene di ammirazione e dossologia a lei, e finiscono con l’acclamazione dossologica? ‘’Gioisci, sposa non sposata!’’.
L’altra metà - i pari secondo la numerazione - sono composti da un tropario che finisce con il dossologico ‘’alleluia!’’. Ogni Oikos (Stanza) riceve motivo da un episodio della vita della Tuttasanta Madre di Dio o anche, qualche volta, da Gesù Cristo da lei generato, o da altri personaggi relativi, per esaltare la sua partecipazione o di Gesù Cristo in tale episodio e l’importanza di esso per la salvezza dell’uomo.
Punto di partenza è l’Annunciazione della Madre di Dio da parte dell’Arcangelo. Segue lo stupore e il dialogo della Tuttasanta con lui, il concepimento dell’embrione, per opera dello Spirito Santo, nel suo ventre, la sua visita a Elisabetta, il dubbio di Giuseppe, l’adorazione dei pastori, la visita dei magi, l’offerta dei doni e la lode da parte loro alla Vergine Madre, la loro fuga da Erode, la caduta degli idoli e il saluto alla Madre di Dio da parte dei redenti dall’inganno dell’idolatria, la consegna del bambino Gesù nelle braccia di Simeone, la rinascita del mondo tramite Gesù, l’ammirazione dei fedeli per lo svuotamento (kenosis) di Dio Verbo e per la sua incarnazione, la meraviglia degli angeli per questo evento, l’ammutolire dei sapienti davanti al miracolo, la venuta nel mondo secondo il suo volere - degna di lode - di Dio Verbo in forma umana, il canto alla Madre di Dio come baluardo delle vergini, la debolezza dell’uomo nel glorificare dovutamente il Dio-Uomo per il suo dono a lui, l’appellativo inneggiante alla Vergine Maria come fiaccola che dà luce, la venuta di Cristo verso i lontani dalla sua Grazia per la remissione dei loro debiti e per ricoprirli nuovamente dall’increata Grazia Divina, e - in fine - il canto dossologico della Tuttasanta Madre di Dio e la supplica a lei: ‘’libera tutti da ogni disgrazia’’.

D3: Dopo l’Annunciazione, con quale sguardo e attraverso quali immagini e formule poetiche vengono ripercorsi nell’inno i fatti del Natale e alcuni episodi dei primi mesi della divina maternità di Maria?

R3: L’Oikos (Stanza) 7 ci introduce all’evento compiuto della Nascita di Cristo nella grotta di Betlemme, testimoniato dall’inno degli angeli che ha stupito i pastori. I pastori, secondo l’innografo, pensando in modo umano, accorsero a vedere il Dio Incarnato come un Pastore maestoso, ma - secondo il compositore dell’Acathisto - invece di pastore ‘’lo vedono come agnello immacolato pascolato nel seno di Maria’’, che inneggiano con queste parole: ‘’Gioisci, Madre dell’agnello e del pastore’’, ‘’Gioisci, perchè i cieli si rallegrano insieme alla terra’’ (inteso: per il suo parto), ‘’Gioisci, per mezzo tuo è stato spogliato l’ade’’, ecc.
Le Stanze 8 e 9 si riferiscono al cammino dei magi sotto la guida della stella e all’offerta da parte loro dei doni regali al Verbo di Dio che ha assunto la forma di servo. L’innografo mette sulle labbra dei magi parole di grande ammirazione verso la Madre di Dio, come: ‘’Gioisci, Madre della stella che non tramonta’’, ‘’Gioisci, tu che ci hai salvato dalla religione barbarica’’, ‘’Gioisci, tu che hai fatto cessare l’adorazione del fuoco’’, e altri simili. E nell’Oikos (Stanza) 10 dice che i magi, ‘’lasciando Erode vaniloquente’’, sono tornati a Babilonia e lì hanno predicato Cristo.

D4: Una delle espressioni più belle, per esprimere il mistero di carità dell’Incarnazione, secondo me è questa: ‘’Essendo Dio, era nostro Pastore, ma volle apparire tra noi come agnello; Con l’umano attraeva gli umani’’. Cosa vuol dire che l’esperienza cristiana, la fede, viene donata grazie a un’attrattiva, un’attrazione destata dall’umanità di Gesù Cristo?

R4: Sul tema della domanda, osserviamo che davvero esistono nell’Acathisto due riferimenti in merito. Il primo si trova nell’Oikos (Stanza) 14 e dice come segue: ‘’Per questo l’altissimo Dio si è manifestato sulla terra come umile uomo, volendo trarre in alto coloro che a lui gridano: alleluia!’’. Il secondo si trova nell’Oikos (Stanza) 18 e ha così: ‘’Volendo salvare il mondo, colui che tutto il creato ha disposto, è venuto secondo il suo volere, ed essendo come Dio nostro pastore, per noi si è manifestato uomo come noi. Come simile infatti chiamo a sè il proprio simile e come Dio si sente dire: alleluia!’’.
Crediamo che il compositore dell’Acathisto, avendo davanti a sè la Tradizione ortodossa, esprima con queste parole la fede che il Dio Verbo si è incarnato e si è fatto uomo per ricondurre l’umanità a Dio, poichè l’uomo con le proprie forze non era in grado di ristabilire con Dio la relazione esistente prima della caduta. Non crediamo che si riferisca a una attrazione sentimentale dell’uomo, provocata dall’elemento umano di Gesù Cristo. Esprime piuttosto una realtà ontologica, cioè che il Dio-Uomo Gesù, ricevendo l’elemento umano, guarisce ogni sua imperfezione, lo fa rinascere, diventare un nuovo Adamo, ed chiunque si unisce a lui si restaura, si libera cioè dalla corruzione ereditaria, che proviene dal peccato originale, e passa ‘’dalla morte alla vita’’, liberandosi dalla morte, la principale conseguenza della corruzione ereditaria, alla quale sono sottomessi tutti gli uomini dopo l’interruzione della loro vivificante relazione con Dio, a causa della disubbidienza della coppia dei progenitori.
E’ significativo che nell’Oikos (Stanza) 14 l’innografo ci chiami a elevarci dalle cose mondane a quelle celesti, perchè per questo motivo Dio è sceso sulla terra: per attirare, cioè trascinare i credenti a Lui, verso la sua altezza, non semplicemente per attirarli a sè, con una grazia che risveglia la sua presenza attrattiva sulla terra, con la conseguenza di donare - a quanti lo vogliano - la fede e l’esperienza della vita spirituale.
Anche nell’Oikos (Stanza) 18 l’innografo sottolinea che Dio, secondo il suo volere, è venuto sulla terra come uomo, ‘’volendo salvare il mondo’’, facendo il suo invito tramite il Dio-Uomo simile agli uomini, che è in grado di compiere quanto i semplici uomini con potevano ottenere. Certamente quelli che amano Cristo trovano nella sua persona una dolcezza e bellezza molto attraente, ma noi crediamo che l’innografo - conformandosi anche alla sua epoca, molto amante delle discussioni dogmatiche - esprime verità dottrinarie e non sentimentalismi.

D5: Nel Natale, il Mistero che fa tutte le cose diventa un bambino, inerme come tutti i bambini. Gesù bambino ha bisogno di Maria e di Giuseppe. Con quali cenni è descritto, nell’Acathisto, il racconto della fuga in Egitto?

R5: La fuga in Egitto non viene raccontata subito e per esteso nell’Acathisto. Nell’Oikos (Stanza) 11 si ricorda che Cristo ha fatto risplendere in Egitto la luce della verità, e quelli che tramite il Salvatore furono liberati dagli idoli gridavano alla Madre di Dio, in quanto partecipe della Divina Economia, varie salutazioni piene di ammirazione e lode. La maggior parte di queste salutazioni si riferiscono a eventi della storia del popolo ebraico relativa all’Egitto, che simboleggiano o prefigurano il contributo della Madre di Dio alla Divina Economia. Così, il ‘’Gioisci, mare che hai sommerso il faraone spirituale’’, si riferisce al passaggio degli Ebrei nel Mar Rosso e all’affondare degli Egiziani che li inseguivano. Quell’evento si ritiene che simboleggi la Madre di Dio perchè - come canta un tropario - ‘’il mare dopo il passaggio d’Israele è rimasto impercorribile; l’Immacolata, dopo il parto dell’Emanuele, è rimasta incorrotta’’.
Il ‘’Gioisci, pietra che hai abbeverato quanti hanno sete della vita’’, si riferisce alla pietra dalla quale nel deserto scaturi per gli Ebrei acqua vivificante, grazie alla preghiera di Mosè, e anche alla parola del Signore alla Samaritana, di possedere l’acqua viva. Come dalla pietra scaturi acqua vivificante, così dalla Vergine è venuto Cristo, come altra acqua viva e vivificante. Il ‘’Gioisci, colonna ardente che giuda quanti sono nelle tenebre’’, e il ‘’Gioisci, protezione del mondo, più campia della nube’’, paragonano la Tuttasanta con la colonna ardente e alla nuvola che guidavano gli Ebrei nel deserto, come riportato nel Libro dell’Esodo (Es 13,21). Infine, il ‘’Gioisci, cibo succeduto alla manna’’, e il ‘’Gioisci, terra promessa dalla quale scorre miele e latte’’, si riferiscono ai notti fatti dell’Antico Testamento.
In questo modo, molti episodi della storia del popolo eletto prefigurano, secondo il compositore dell’Acathisto e come anche secondo altri grandi poeti di Bisanzio, la successiva azione della Tuttasanta Madre di Dio.

D6: Davanti al prodigioso e inaudito evento del Natale, dell’Incarnazione, e davanti al mistero della maternità divina di Maria,l’Inno Acathisto descrive due atteggiamenti, due reazioni diverse. Da una parte ci sono i pastori, gli angeli, i magi. Dall’altra quelli che vengono definiti come ‘’oratori’’ o ‘’sofisti’’. In cosa sono differenti?

R6: I pastori, gli angeli, i magi ed in genere i fedeli ammirano e accettano l’evento della Divina Economia e glorificano per questo Dio e la sua cooperatrice Tuttasanta Madre di Dio. I sapienti del mondo - che vogliono sottomettere le azioni di Dio al razionalismo umano - non sono in grado di ammirare e di affidarsi; vogliono spiegare e capire gli eventi della Divina Economia, che però superano la conoscenza dei sapienti, anche se illuminano molto la mente dei fedeli (Oikos-Stanza 3).
Noi allora, i fedeli, ‘’ammirando il mistero dell’incarnazione di Dio, fedelmente gridiamo’’ (Oikos-Stanza 17): ‘’Gioisci, tu che mostri privi di sapienza i filosofi; gioisci, perchè sono divenuti stolti i sottili ragionatori’’. Quanto non comprende la mente gli è reso vicino dalla fede ‘’sostanza di chi ha speranza’’, che prova cose che non si vedono e assicura il cuore della loro esistenza ontologica e non fantastica.

D7: L’inaudito evento della nascita di Gesù Cristo, attraverso la divina maternità di Maria, è l’inimmaginabile soccorso alla condizione umana decaduta dopo il peccato originale. Come viene espressa, nell’Acathisto, l’opera di Maria in questa dinamica della redenzione?

R7: Infatti, la sublime filantropia di Dio ha scelto un modo di salvezza che non poteva essere previsto dalla mente dell’uomo, abituato a pensare Dio nella sua magnificenza. Lo svuotamento (kenosis) di Dio, la sua manifestazione come uomo, era impensabile (e per tanti lo è ancor oggi). Ancor di più inconcepibile era ed è il suo concepimento nel ventre di una donna, e proprio l’esistenza di una donna degna di ricevere dentro il proprio corpo la divinità e di diventare Madre di Dio incarnato. Questa accettazione costituiva - e per molti costuituisce - scandalo o stoltezza. La logica umana riferisce a Dio le qualità che immagina possieda o debba possedere l’uomo forte; di conseguenza, non l’umiltà, lo svuotamento (kenosis), l’amore fino al sacrificio di sè.
Malgrado ciò, l’inaspettabile - anche se profetizzato - è avvenuto. Da una parte, si è trovata una donna di tanta purezza perchè fosse degna di ingravidare, partorire e far crescere il Dio-Uomo Gesù Cristo; dall’altra, Dio ha svuotato se stesso dalla gloria della sua magnificenza e si è manifestato sulla terra come ‘’umile uomo’’. Questo evento riempie di ammirazione e di stupore l’autore dell’Acathisto, che perciò in tutto l’inno esprime la sua infinita ammirazione sia verso Dio, sia verso la Tuttasanta Madre di Dio, con ottime e magnifiche espressioni poetiche, come: ‘’Gioisci, degli infedeli incerto ascolto; gioisci, dei fedeli indubbio vanto’’. ‘’Gioisci, tu che riporti a unità gli opposti; gioisci, tu che hai unito verginità e maternità’’, ‘’Gioisci, tu per cui fu sciolta la trasgressione; gioisci, tu per cui è aperto il paradiso’’.
Con queste frasi la salvezza non viene attribuita alla Vergine Maria, ma si inneggia la sua partecipazione ad essa, per benevolenza di Dio. Si inneggia il fatto che Dio, il quale vuole salvare l’uomo, ha cercato - e nella persona della Madre di Dio ha trovato - l’illimitata e immediata collaborazione dell’uomo. Dopo la corruzione della stirpe umana a causa del peccato dei progenitori, Dio si incarna nel nuovo uomo, il Dio-Uomo Gesù, l’estraneo alla corruzione, e chiama tutti a incorporarsi a Gesù Cristo per partecipare dell’incorruttibilita e dell’eternità della sua vita e verità. E questa incarnazione avviene tramite una donna. Davvero grande e magnifico è il disegno di Dio e la partecipazione della Tuttasanta in esso, che si canta con l’Acathisto.

D8: Tra gli effetti del mistero di salvezza, ci sono l’annientamento di Satana, lo spogliamento dell’inferno, la liberazione degli uomini dagli idoli crudeli. Come viene cantata nell’Acathisto la partecipazione di Maria, madre di Dio, a quest’opera di liberazione?

R8: Sono moltissimi i riferimenti dell’Acathisto al contributo della Sempre vergine Maria all’opera salvifica di Gesù Cristo e non è possibile di riportarli tutti. Già dal primo Oikos (Stanza) l’innografo si rivolge dossologicamente e lodevolmente alla Madre di Dio con il ‘’Gioisci, tu per cui risplendera la gioia; gioisci, tu per cui cessera la maledizione’’, messo in bocca all’Angelo. Gli altri appellativi della Madre di Dio, che riempiono tutto l’Inno Acathisto, sono bei modi poetici di presentare la partecipazione della Tuttasanta al mistero della salvezza. Così la Tuttasanta viene chiamata: cattedra del Re, rinnovazione del creato, genitrice del Creatore, stella che mostra il sole, altezza difficile da salire ai pensieri umani, abisso difficilmente visibile anche agli occhi degli angeli, iniziata degli arcani progetti, preludio dei miracoli di Cristo, scala celeste tramite cui è sceso Dio, ponte che traghetta al cielo chi sta sulla terra, colei che ha partorito ineffabilmente la luce, colei che ha coltivato il coltivatore amico degli uomini, colei che ha germogliato l’abbondanza delle misericordie, soave incenso di intercessione, benevolenza di Dio verso i mortali, madre dell’agnello e del pastore, tramite per cui fu spogliato l’ade e siamo stati rivestiti di gloria, colei che ha spento la fornace dell’inganno, colei che ha scacciato dal potere il tiranno disumano, la liberatrice dalla religione barbara, la restaurazione degli uomini, la caduta dei demoni, colei che ha partorito la guida degli ingannati, la genitrice del liberatore dei prigionieri, il perdono di tanti colpevoli, la terra del Dio incontenibile, la porta del venerabile mistero per cui è stata sciolta la trasgressione, il tramite per cui è stato aperto il paradiso, la chiave del regno di Cristo, vaso della sapienza di Dio, colei che trae fuori dagli abissi dell’ignoranza, nave di chi vuole salvarsi, principio della riformazione spirituale, colei che ha abolito il corruttore delle menti, raggio del sole spirituale, porta della salvezza, datrice della bonta divina, bagno che lava la coscienza, colei che deterge la sporcizia del peccato, tenda di Dio e Verbo, tesoro inesauribile di vita, inconcussa torre della Chiesa, santa più grande dei santi.

D9: Nell’Acathisto confluiscono in insuperabile forma poetica tutte le grandi verità sulla Madonna riconosciute dai Concili di Efeso e di Calcedonia. Come viene espressa, nell’Acathisto, la predilezione del Mistero divino verso la bellezza verginale di Maria?

R9: La verginità della Madre di Dio, come profondissima, esistenziale, senza fini e totale dedica del suo amore per Dio, come situazione spirituale durante la quale la mente e il suo cuore non sono rivolti verso un altro essere terreno, è continuamente cantata nell’Inno Acathisto. Caratteristiche sono espressioni come: fiore dell’incorruttibilita, corona della continenza, splendore della vita degli angeli, luogo del Dio incontenibile, santissimo cocchio dei cherubini, colei che ha unito verginità e maternità, baluardo delle vergini, colonna della verginità, talamo di nozze senza seme, buona educatrice, santa Vergine, aroma del profumo di Cristo, vita di mistica ebbrezza; e - culmine - il ritornello continuamente ripetuto: ‘’Sposa non sposata!’’.
Con tutto ciò e in tanti altri modi si esprime la predilezione di Dio per la dedizione verginale della Tuttasanta nei confronti di Dio; in una strofa addirittura si dice che il Signore che ha dimorato nel suo ventre, tutto tenendo congiunto, la ‘’ha santificato e glorificato’’; e in un’altra, che il creatore del cielo e della terra l’ha plasmato, la Tuttapura, dimorando nel suo utero.

D10: La Chiesa Cattolica ricorda quest’anno i cento cinquanta anni dalla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. Come è celebrata nella tradizione cristiana orientale e bizantina la Concezione di Maria e la sua santità piena e immacolata?

R10: La Chiesa Cattolica si trovò nel bisogno di istituire un dogma nuovo per la cristianita, circa mille e ottocento anni dopo la presenza del Cristianesimo, perchè ha accetto una percezione del peccato originale - per noi Ortodossi, errata - come trasmissione di una sporcizia morale, o di una responsabilità giuridica ai discendenti di Adamo, al posto di quella corretta - secondo la Fede ortodossa - di una trasmissione in eredità della corruzione provocata dall’allontanamento dell’uomo dalla Grazia increata di Dio che lo vivifica spiritualmente e fisicamente. L’uomo plasmato a immagine di Dio, con possibilità e destino di somigliare a Dio, scegliendo liberamente l’amore verso di Lui e l’osservanza dei suoi comandamenti, ha la possibilità - anche dopo la caduta di Adamo ed Eva - di diventare secondo intenzione amico di Dio; allora Dio lo santifica, come ha santificato tanti dei progenitori prima di Cristo, anche se il compimento del loro riscatto dalla corruzione, cioè la loro salvezza, è stata compiuta dopo l’incarnazione di Cristo e tramite Lui.
Di conseguenza, la Tuttasanta Madre di Dio Maria non fu concepita - secondo la Fede ortodossa - esente dalla corruzione del peccato originale, ma ha amato sopra di ogni cosa Dio e ha osservato i suoi comandamenti, e così fu santificata da Dio per mezzo di Gesù Cristo che da lei si è incarnato, a Cui obbediva come una dei fedeli e a Cui si rivolgeva con fiducia di Madre. La sua santità e la sua purezza non fu ostacolata a causa della corruzione, anche a lei trasmessa dal peccato originale, perchè appunto in Cristo è rinata come tutti i santi, santificata più di ogni santo.
Il suo ristabilimento alla condizione anteriore alla caduta, non è necessario che sia avvenuto al momento del suo concepimento; crediamo che sia avvenuto dopo, come conseguenza della sua volontà e del progredire in lei dell’azione dell’increata Grazia Divina con la visita durante il concepimento del Signore dello Spirito Santo, che l’ha pulita da ogni macchia.
Il peccato originale pesa sui discendenti di Adamo e di Eva come corruzione, come detto, e non come responsabilità legale o macchia morale. Il peccato ha portato la corruzione ereditaria e non una responsabilità giuridica ereditaria o una macchia morale ereditaria. Di conseguenza la Tuttasanta fu partecipe della corruzione ereditaria, come tutti gli uomini, ma con il suo amore verso Dio e la sua purezza - intesa come una dedizione imperturbabile e senza esitazioni del suo amore per Dio solo - è riuscita, con la grazia di Dio, a santificarsi in Cristo e a farsi degna di diventare abitazione di Dio, come vuole Dio che diventiamo tutti noi esseri umani. Perciò anche nella Chiesa Ortodossa onoriamo la Tuttasanta Madre di Dio al di sopra di tutti i santi, sebbene non accettiamo il nuovo dogma della sua Immacolata Concezione. La negazione dell’accettazione di questo dogma non sminuisce affatto il nostro amore e il nostro rispetto nei confronti della Tuttasanta Madre di Dio.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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