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Intervista di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo

data: 01-01-2004 - Intervista di S.S. il Patriarca Ecumenico

a Gianni Valente del periodico "30 giorni"



"...Per chi conosce, dunque, le leggi spirituali, lo scisma è stato conseguenza inevitabile di uno sviluppo, di cui l’inizio deve essere cercato nelle prime manifestazioni del pensiero mondano nella Chiesa. Dal momento che questo pensiero non è stato subito gettato come anticristiano, era inevitabile che provenisce da esso uno spirito diverso dallo spirito della primitiva Chiesa unita, arrivando così allo scisma..."

Santità, sono passati 950 anni dallo scisma del 1054, che i libri di storia presentano come il momento di frattura tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Dopo tanto tempo, e alla luce degli sviluppi successivi e della situazione presente, quale giudizio storico e teologico si può dare su quell’episodio?

R: Infatti, si tratta di un episodio, cioè di un fatto che in se stesso ha piccola importanza, non perchè lo scisma non fosse causa di conseguenze pesantissime, ma perchè l’episodio della manifestazione ufficiale dello scisma non è essenziale per la storia e la teologia. L’essenziale, per esse, è la mentalità e lo spirito che ha dominato in Occidente e che come tali pian piano hanno tirato così tanto la corda, che teneva collegati ecclesiasticamente l’Occidente e l’Oriente, in modo che alla fine questa è tagliata.
La manifestazione ufficiale dello scisma, se non avesse avuto luogo nel 1054, nelle condizioni in cui avvenne, avrebbe avuto senz’altro luogo più tardi sotto altre condizioni, perchè si era infiltrato nell’Occidente un altro spirito, diverso da quello che si convervava nell’Oriente.
Per chi conosce, dunque, le leggi spirituali, lo scisma è stato conseguenza inevitabile di uno sviluppo, di cui l’inizio deve essere cercato nelle prime manifestazioni del pensiero mondano nella Chiesa. Dal momento che questo pensiero non è stato subito gettato come anticristiano, era inevitabile che provenisce da esso uno spirito diverso dallo spirito della primitiva Chiesa unita, arrivando così allo scisma.
Nell’anno 1054 sono semplicemente emerse ufficialmente più forti alcune dalle preesistenti, ma evidentemente già gonfiate e visibili, deviazioni, attestanti che le Chiese d’Oriente e dell’Occidente non erano d’accordo in molte cose sostanziali, di cui alcune erano di natura dogmatica, come il filioque e il primato papale di giurisdizione universale, mentre altre erano di natura canonica, come il celibato dei sacerdoti.
Di tutte queste discordie, quella che può essere compresa più facilmente, è il perchè e come la Chiesa Occidentale ha basato la sua speranza nella sua forza mondana. Forse il fatto che quasi tutte le società moderne occidentali basano la loro speranza sull’uomo e sulle sue conquiste, sulla ricchezza, sulla scienza, sulla potenza militare, sulla tecnologia e simili, ostacola la comprensione dell’uomo ortodosso, il quale, senza sottovalutare o rigettare completamente tutto ciò, sostiene la sua speranza principalmente in Dio.
La Chiesa deve appoggiare la sua forza nella sua debolezza umana, nella follia della Croce (scandalo per i Giudei, stoltezza per i Greci) e la sua speranza nella Resurrezione di Cristo. Priva di ogni potere mondano, perseguitata e quodianamente messa a morte, fa sorgere Santi, che hanno la Grazia di Dio in vasi di argilla, che vivono dentro la Luce Taborica e vengono condotti da Dio al martirio e al sacrificio, non all’instaurazione violenta nel mondo di un sedicente Stato di Dio. I suoi Santi non sono semplicemente lavoratori sociali o filantropi o taumaturghi. Portano in comunione la persona umana con la persona di Cristo, conducono alla divinità increata l’uomo creato, portano ad esso non un semplice miglioramento o perfezionamento morale, ma un’alterazione ontologica della natura dell’uomo. Perciò la speranza della Chiesa Ortodossa non si trova in questo mondo.


Storici cattolici fanno notare che già lungo il primo millennio si erano verificate tensioni tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente, soprattutto riguardo al ruolo del Papa. Quindi non bisognerebbe descrivere il primo millennio come una specie di età dell’oro. Condivide questa valutazione?
R: Il mondo, in cui vive la Chiesa nella sua presenza storica, è una palestra e non un luogo di riposo. Durante il primo millennio la Chiesa ha affrontato centinaia di eresie e deviazioni o gruppi di fedeli in molteplici cadute. Dunque, nessuno, che conosce la situazione può definire il primo millennio della Chiesa come la sua epoca d’oro, neanche le relazioni tra le Chiese Orientale e Occidentale durante il primo millennio sono state senza nuvole.
Malgrado ciò, durante il primo millennio, tra le Chiese Orientale e Occidentale si conservava il collegamento della pace e l’unità della fede, almeno nelle questioni basilari, perchè erano cominciate a manifestarsi presto deviazioni non ancora considerate inguaribili. Il dialogo era attivo, il senso dell’unità e la comunione convalidata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, cioè nei sacramenti, si conservava, mentre si poneva ogni sforzo affinchè sparissero le deviazioni.
Purtroppo questi sforzi non hanno avuto successo e alla fine è prevalso il movimento contrario, cioè quello del gonfiamento delle differenze e dello scisma, come abbiamo detto sopra. Di conseguenza, il primo millennio da una parte non era un’epoca d’oro per le relazioni tra Oriente e Occidente, ma era, però, un’epoca di comunione spirituale e questo è molto importante.


Secondo il Cardinale Kasper le scomuniche reciproche tra il Patriarca Cerulario e il legato papale Umberto da Silvacandida non furono uno scisma tra due Chiese, ma una scomunica ‘’tra due vecchi e testardi uomini di Chiesa, i quali entrambi commisero errori e le cui azioni ebbero conseguenze al di là delle polemiche dei propri tempi’’. Condivide questo giudizio?
R: Non esattamente. Abbiamo spiegato già che gli anatemi del 1054 erano un episodio di piccola importanza in se stesso, però erano il risultato di una lunga elaborazione, la rottura di una infiammazione purulenta durata a lungo. Le loro persone ed i loro caratteri hanno svolto, sicuramente, il loro ruolo, ma essi non hanno determinato il corso della Storia Ecclesiastica. Le forze che hanno determinato questo corso erano più profonde, più generiche, più spirituali e più drastiche. Riguardano interi popoli e mentalità, non persone isolate, anche se possiedono un grande posto nella gerarchia sociale o ecclesiastica, e in ogni modo non le loro reazioni incomparabili e impreviste.
Se i Cristiani dell’Oriente e dell’Occidente non fossero stati già lontani spiritualmente tra di loro, le azioni dei soprannominati Cerulario e Umberto sarebbero state revocate dai loro immediati successori. Il fatto che sono rimaste in vigore per un millennio testimonia che il dominante spirito collegiale ha approvato lo scisma come manifestazione dell’esistente diversificazione spirituale.
D’altronde, questo sentimento della diversificazione spirituale tra Oriente e Occidente o, in altre parole, tra mondo Romano-Cattolico e Protestante da una parte (visto che questi due si sentono in una più profonda parentela tra di loro malgrado le loro discordie) e quello Ortodosso dall’altra, è confessata ed è proclamata anche dai più grandi intellettuali dell’epoca moderna.


Il teologo domenicano Yves Congar notava che anche dopo il 1054 e fino al Concilio di Firenze del 1439 i fatti di comunione erano così tanti che non si poteva parlare di una rottura totale. Cosa rese nei secoli successivi ‘’provvisoriamente definitiva’’ la separazione?
R: Una rottura spirituale che si estende su milioni di fedeli e su interi continenti, non si effettua da un istante all’altro, e neanche uniformemente. La malattia e la distruzione che proviene da essa non attacca nello stesso tempo tutte le cellule. E’ perciò ben compresibile che si sono conservati localmente ed epocalmente degli elementi di comunione. Ma questo non cambia la situazione generale, che si è sviluppata purtroppo dal male al peggio.
Nel 1204 fu saccheggiata in modo inumano e barbaro Costantinopoli, come se fosse una città di infedeli e non della stessa fede cristiana. Fu insediata in essa e in molte altre città una Gerarchia ecclesiastica latina, come se quella ortodossa non fosse cristiana. Fu proclamato che al di fuori della Chiesa Papale non esiste salvezza, cosa che significava che la Chiesa Ortodossa non salva. Fu manifestato e adoperato sistematicamente un copioso sforzo di latinizzazione di matrice franca della Chiesa Ortodossa Orientale.
Questo duro comportamento ha ampliato l’abisso psicologico tra Oriente e Occidente con il risultato di arrivare alla situazione attuale, nella quale molte delle Chiese Ortodosse coralmente o nella loro maggioranza contestano la sincerità delle intenzioni unionistiche della Chiesa Romano-Cattolica nei confronti di quella Ortodossa e diffidano davanti alla speranza di raggiungere un risultato unionistico dai dialoghi. Considerano questo tentativo come un metodo per inghiottire e sottomettere gli Ortodossi al Papa.
Noi personalmente crediamo sempre utile il dialogo ed aspettiamo da esso frutti, anche se maturano lentamente. Oltre agli sforzi umani di buona volontà, contiamo sull’illuminazione dello Spirito Santo, sulla Grazia Divina, che sempre guarisce le malattie e sostituisce le cose mancanti.


Umberto di Silvacandida era un rappresentante degli innovatori che nella Chiesa d’Occidente diedero inizio alla riforma gregoriana. Perchè quel movimento ha comportato un allontanamento e una frattura della Chiesa d’Occidente dalla Chiesa d’Oriente?
R: La riforma gregoriana ha provocato reazioni nella Chiesa Ortodossa e nel suo gregge a causa dello spirito da cui scaturiva il modo della sua imposizione (spirito di autorità, di potere e di azioni unilaterali che rovesciavano tradizioni). Le reazioni erano contro il dominio spirituale, contro la schiavitù spirituale, contro l’autorità spirituale. Potremmo dire, senza accuratezza nel parlare, che le reazioni derivavano dal senso della libertà della persona, che è familiare nella civiltà ortodossa orientale.


A partire dalla riforma gregoriana, lo sviluppo storico del potere papale agli occhi degli Ortodossi si allontana dal mandato affidato da Cristo stesso a Pietro e agli altri Apostoli. Quali sono a Suo giudizio gli elementi più vistosi e sostanziali di questo processo?
R: Da quanto abbiamo detto si deduce, crediamo, che lo spirito di Cristo, espresso nella Sua parola ‘’non sono venuto per essere servito, ma per servire’’ e soprattutto nel ‘’dare la Sua anima come riscatto per i molti’’, che deve ispirare anche i Suoi Apostoli, non viene espresso, secondo la percezione ortodossa, da un potere centrale ecclesiastico.
Secondo la percezione ortodossa, invece, è sbagliata la teoria di potestà di Pietro sugli Apostoli, perchè Pietro era da un parte Corifeo, ma dall’altra uno degli Apostoli, ugualmente Apostolo, come tutti gli altri. La superiorità di Pietro nei confronti degli altri Apostoli viene messa in evidenza per giustificare un primato di potestà.
Oltre ciò, gli Ortodossi diffidano giustamente anche verso tutte le altre preteste papali, come l’infallibilità ed i nuovi dogmi papali, perchè, in queste preteste, vedono una deviazione dalla fede primitiva, dall’ecclesiologia della Chiesa primitiva.


Ma gli effetti negativi dello scisma non ci furono solo per la Chiesa d’Occidente. Gli studiosi cattolici sottolineano che dopo la separazione aumentò la fragilità delle Chiese d’Oriente e la loro strutturale sottomissione ai poteri civili. C’è qualcosa che condivide in questo giudizio?
R: No, non convidiamo questa opinione. Le Chiese Ortodosse dell’Oriente non hanno mai cercato il potere mondano e non hanno mai sostenuto la loro esistenza e vita in esso. Ricordano sempre ciò che Dio ha detto a Paolo: ‘’Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’’ (2 Cor 12,9). Ricordano, inoltre, ciò che Cristo ha detto a Pilato: non ha chiesto l’aiuto di dodici eserciti di angeli per essere strappato dalle sue mani.
Per di più, malgrado gli sforzi che qualche volta vengono posti per far entrare le Chiese nell’organismo statale, come anche la manifestata qualche volta tendenza di percezioni nazionalistiche, le Chiese Ortodosse hanno denunciato l’etnofiletismo come eresia ed hanno conservato il senso della loro unità spirituale, malgrado l’autocefalia amministrativa che esiste in molte di esse.


Dopo secoli di reciproca estraneità, Paolo VI e Atenagora, alla fine del Concilio Vaticano II, con la dichiarazione comune del dicembre 1965 vollero ‘’cancellare dalla memoria della Chiesa’’ le scomuniche del 1054. Come ricorda quel gesto e quei momenti?
R: Era un eccezionale commovente momento, che ha rianimato le speranze per un progresso verso l’unità. Purtroppo queste speranze non si sono realizzate fin oggi, malgrado le possibilità di poterle realizzare, ma noi non abbiamo cessato di sperare, anche se come abbiamo detto sopra, conosciamo le difficoltà. Tramite una nostra lettera indirizzata in questi giorni a Sua Santità il Papa Giovanni Paolo abbiamo salutato l’anniversario dell’incontro a Gerusalemme dei nostri predecessori il Patriarca Atenegora e il Papa Paolo VI come un grande evento storico.


Atenagora definì quell’atto ‘’caparra di avvenimenti futuri’’. In quel momento, molti ebbero l’impressione che quella Cattolica e quella Ortodossa tornassero a riconoscersi come un’unica Chiesa, fin nella comunione sacramentale. A paragone di quella fase, come le appaiono gli ultimi decenni di dialogo ecumenico?
R: Molto poveri in risultati spettacolari, ma positivi nella profonda operazione interna delle coscienze. Siamo distanti dall’epoca di Atenagora, perchè siamo distanti dal suo spirito fulmineo e visionario. Purtroppo i fatti testimoniano che il passato determina in molte cose il futuro, in modo uguale come il proiettile che esce dalla canna del fucile segue inevitabilmente il suo predeterminato cammino. Abbiamo bisogno di tanti sforzi e di più profonda conversione, per rovesciare il cammino del mondo ed, in merito, il cammino dello scisma.


Desidererei terminare con alcune domande sul mondo presente. Davanti alle guerre, agli attentati, al continuo dolore che avvolge il mondo, con che occhi guarda tutto questo la fede ortodossa? Con quali criteri giudica gli avvenimenti?
R: La Chiesa Ortodossa vede il male dei nostri tempi come manifestazione del male generale. Naturalmente condanna con abominazione gli atti terroristici ovunque essi provengono e prega per la pace del mondo. Ma l’eliminazione definitiva di queste terribili ferite dell’umanità avverrà soltanto se amiamo il vero Dio e compiamo la Sua volontà.


Alcuni continuano a parlare di scontro di civiltà e a demonizzare l’Islam. La vostra millenaria convivenza con genti di religione musulmana cosa vi insegna?
R: La demonizzazione può colpire ogni uomo, indipendentamente dalla religione a cui appartiene. Il Vangelo stesso dice che viene l’ora durante la quale chi uccide i fedeli crederà di offrire culto a Dio. Abbiamo esempi noti dalla storia di cristiani indemoniati, che hanno compiuto terribili crimini nel nome di Cristo. Di conseguenza non è l’Islam per se stesso quello che deve essere demonizzato, ma le sue interpretazioni fanatiche, come succede esattamente anche con tante fanatiche opinioni di alcuni cristiani o di seguaci di altre religioni.
Per quanto riguarda le civiltà, esse nelle società aperte, come quelle del mondo moderno, si trovano in continuo dialogo tra di loro ed esercitano pressioni equilibranti. I conflitti non sono inevitabili, quando gli uomini sono aperti al dialogo culturale. Soltanto uomini che rifiutano il dialogo o hanno paura di esso usano il conflitto per imporre aspetti religiosi o culturali. Il Corano stesso, che invocano i fanatici, proclama che la religione non si impone.


Anche la Turchia, dove governa un partiro islamico moderato, è stata colpita dal terrorismo, dopo che tanti in Europa, anche tra gli ecclesiastici, si erano opposti alla sua ammissione all’Unione Europea. Come giudica questi fatti?
R: Crediamo che conviene sia in Turchia che in Europa la prospettiva europea della Turchia, come ripetutamente, dall’altra parte, abbiamo dichiarato. Sicuramente bisognerà che la Turchia accetti l’acquisizione europea riguardo i diritti umani, la libertà religiosa ed altre libertà, le leggi comunitarie per l’ambiente, il commercio ecc. ed è lieto il fatto che verso questa direzione, si sono compiuti importanti passi. Naturalmente devono avvenire molti cambiamenti legislativi, amministrativi e sociali, alcuni dei quali hanno cominciato già, mentre altri seguiranno.
Questo è anche la risposta verso quelli che contraddicono l’entrata della Turchia. Visto che la sua entrata non è automatica, ma controllata, si realizzerà soltanto quando saranno compiuti i presupposti che ha stabilito l’Unione Europea. Ma se questi saranno compiuti non è motivo sufficiente per l’Europa tollerante e laica, che ha nel suo seno milioni di musulmani, essere ostacolata la sua entrata a causa della sua diversità religiosa dalla maggioranza dei cristiani nella loro base stati europei.


Lei nei prossimi mesi verrà a Roma. Incontrerà il Papa? E cosa gli dirà?
R: Fervidi auguri per la sua salute, l’espressione del nostro amore e della nostra preghiera per la maturazione a tempo opportuno dei presupposti dell’unione delle Chiese di Dio.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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