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La Santa Epifania

data: 01-01-2007 - Documento di S.S. il Patriarca Ecumenico

ARTICOLO PER GIANNI VALENTE
(PERIODICO 30GIORNI)




Dovremmo avere lo stesso carisma della parola insieme al santo predecessore della nostra Umile Persona, Gregorio il Teologo, il quale nella sua omelia sulla Santa Epifania - insuperabile sia teologicamente che letteralmente - esprime in modo incomparabile la fede della Chiesa sul Santo Battesimo, trasmessa sin dai tempi antichi, si riferisce alla rivelazione al Giordano del Dio Trino e con commovente maestosità analizza la grandezza della filantropia del Signore, che con la santificazione degli elementi materiali, come è l’acqua, rende possibile la partecipazione alla vita della Divinità a noi che siamo di passaggio.
Di teofanie - tramite le molteplici religioni mitiche – ne conosce tante l’antica umanità, che mostrano la profondissima sete dell’animo umano di giungere in comunione, vanamente però, con il suo Creatore. La Chiesa, come Corpo di Cristo che vive il compimento delle tipologie e delle visioni veterotestamentarie, dopo la manifestazione del Dio Trino nel Giordano al momento del battesimo di Gesù mai ha cessato di vivere teofanie, di diverse intensità, tramite la condiscendenza filantropica, per misericordia di Dio.
Dal momento in cui il Dio Logos “si è fatto uomo affinchè l’uomo diventasse Dio”, secondo Atanasio il Grande, gradualmente ha rivelato il mistero della divinizzazione degli uomini, non certamente secondo la natura ma per grazia, tramite l’energie increate dello Spirito Santo, ha consegnato ai fedeli se stesso come esempio: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme” (I Pt 2,21).
Così insegnando la necessità del battesimo, come sacramento fondamentale e introduttivo, per l’incorporazione e l’innesto dei fedeli nel bell’olivo della Chiesa, battezzando se stesso nel Giordano, ha sottolineato nel suo famoso dialogo con il discepolo notturno Nicodemo, che “se uno non nasce dall’acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). In questo modo ognuno di noi, battezzandosi viene purificato in modo misterioso dalla macchia del peccato, e rinato spiritualmente ha d’ora in poi la possibilità della partecipazione dinamica alla vita della Chiesa, dove vivendo in purezza di spirito e di corpo può partecipare sia nelle teofanie rivelatrici di qua, sia nella teofania finale della quale saranno degni quanti diverranno partecipi del Paradiso, secondo la mirabile descrizione dell’evangelista Giovanni nella sua Apocalisse (cap. 21,22).
E quando diciamo “teofania” non intendiamo una situazione fantastica, ma una totale partecipazione dell’intera persona umana, del corpo e dell’anima, nei carismi dello Spirito Santo, situazione durante la quale, o misticamente soltanto nel cuore, sentiamo la presenza attiva di Dio, impossibile da descrivere con parole umane, come d’altronde per primo l’ha vissuta, e ha sentito se stesso incapace da desrcivere, il santo apostolo Paolo (2 Cor cap. 12), che è una pregustazione di minima intensità dello stato paradisiaco.
Uguali situazioni carismatiche hanno vissuto e vivono tantissimi santi della Chiesa, sia antichi sia a noi contemporanei, senza però cercarle, visto che la teofania costituisce un evento straordinario, e soltanto come dono divino viene compreso, non essendo il risultato di speciali sforzi tecnici, che costringano in una certa maniera Dio di rivelare se stesso.
E questa visione e situazione spirituale presuppone una vita assolutamente evangelica, secondo le promesse che ci sono state date nell’ora del nostro battesimo, quando “abbiamo rinunciato a Satana e siamo stati uniti a Cristo”. E poiché, però, “portiamo carne e abitiamo nel mondo” e sporchiamo la candida veste del battesimo o a causa della debolezza umana o di tentazione demoniaca, il Signore misericordioso ci ha donato il secondo battesimo, cioè quello del pentimento e delle lacrime. Addirittura, circa il valore di questo “secondo battesimo”, San Gregorio di Nissa scrive che “anche la lacrima che gocciola è uguale alò bagno del battesimo, e gemito faticoso riporta la grazia che era partita per poco”.
Con tutto ciò che molto brevemente qui abbiamo detto, abbiamo tentato di mostrare la fede plurisecolare che vive la Madre Santa, la Grande Chiesa di Cristo, riguardo il significato della Teofania, in primo luogo al Giordano e in seguito nella vita quotidiana dei fedeli. La nostra discendenza dal progenitore decaduto Adamo sicuramente ci ha fatto ereditare anche tante conseguenze negative che ci ostacolano nel venire alla visione diretta della divina Persona. Il Signore misericordioso, però, con la sua ineffabile incarnazione e la sua totale divina Economia, ci concede la possibilità di spogliarci dalla vetustà dell’Adamo corruttibile e di rivestirci della rinnovazione in Lui, secondo il detto paolino: “Quanti siamo battezzati in Cristo, abbiamo rivestito Cristo”. Così canta la Chiesa nel giorno luminoso della festa dell’Epifania, con gioia d’animo, aspettando la restaurazione di questo mondo corruttibile durante la seconda Venuta del Signore, che con la santificazione delle acque, prelude il ritorno all’antica bellezza, anche della stessa creazione materiale che soffre con noi sin quando tutti e in tutto saranno in Cristo.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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