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Sulla crocifissione del Signore e sulla pazienza

 

di Pseudo-Macario




 

PSEUDO MACARIO, Sulla crocifissione del Signore e sulla pazienza


1)
1. Un legno nudo, una croce senza ferro e un corpo morto hanno vinto e messo a morte «il diavolo ed i suoi angeli» (Mt 25,41); infatti, poiché era il più forte, per la sua armatura, ha condannato a morte, dopo averlo vinto, «il forte guerriero» (Lc 11, 21-22). Ed ora, viene incontro ad ogni anima che lo cerca a motivo della verità e, accostandosi a quell’anima, abbatte e distrugge la potenza delle tenebre che teneva l’anima prigioniera e avvinta.
2. Siffatto desiderio e amore deve avere l’anima per Cristo, lo sposo a lei unito; per quanto una donna sia saggia, poiché è innamorata di suo marito, vedendo più volte il suo sposo in prigione o in catene o in altra condanna, a motivo dell’amore che la lega a lui e la fa soffrire insieme con lui, le sembra giusto, nella prova, soffrire, come se lei stessa fosse maltrattata, anche più del marito che è tenuto prigioniero.
3. Allo stesso modo, Maria, che stava presso il Signore crocifisso, piangeva gridando, per il tormento del suo amore e sembrava crocifissa insieme con Lui; così, anche l’anima, che ha amato il Signore ed ha preso su di sé il desiderio del suo amore, si affretta ad unirsi veramente con il suo sposo che è Cristo; essa deve soffrire, unita alle sue sofferenze, avendo sempre dinanzi agli occhi Lui, ricordando che le sue piaghe si sono prodotte per lei, che per lei, colui che è impassibile ha patito tutto questo; inoltre, come per lei, egli, che era al di sopra di ogni castigo, è stato castigato e come, «pur essendo in forma di Dio, ha assunto forma di servo» (Fil 2, 6-7), così deve anche lei soffrire insieme con lui in ogni cosa ed insieme con lui restare avvinta; così, infatti, «sarà anche glorificata insieme con Lui» (Rm 8,17).
4. Come allora, per la potenza di Dio, «la pietra fu rotolata via dal sepolcro» (Mt 28,2) e Maria «vide il Signore» (Gv 20,14), così, per la potenza e la visita dello Spirito Santo, la pietra posta sull’anima è rotolata via, «il velo» del peccato è tolto di mezzo e l’anima diventa degna di vedere il volto di Cristo, di riposare nel suo Spirito, sciolta e liberata dalla pietra del peccato posta su di lei.
5. Infatti, ogni anima che ama il Signore viene afflitta dai demoni malvagi che combattono contro di lei e non le permettono di accostarsi al Cristo che da la vita. Questo avviene secondo il consenso e il volere di Dio. È Dio, infatti, che la mette alla prova: se cioè, davvero (l’anima) ama il Signore, se rimane ferma nel suo proposito, anche in mezzo alle fatiche che la opprimono da ogni parte; se (l’anima), senza resistenza alcuna, lo rinnega, rifiutando la fatica del cammino, rifuggendo dal combattimento contro «gli spiriti della malvagità» (Ef 6,12) o, invece, rimasta ferma e indugiando per troppo tempo nelle tentazioni della malvagità, si decide con schiettezza per il Signore, come una che è stata abbandonata e non è degna di alcun soccorso.

2)
1. Il Signore, avendo visto il valore dell’anima e la sua pazienza nelle prove e che, nonostante la tentazione, ella è stata trovata idonea, si manifesta (a lei) con la sua bontà, mostrandosi (a lei) e illuminandola con la sua luce abbagliante; chiamandola a sé, le dice: «Vieni in pace mia diletta» (Ct 2, 10.13) ed ella, correndo verso di lui, lo rimprovera e dice: «Perché, Signore, per tutto questo tempo mi hai lasciata a soffrire così tanto per essere anche oltraggiata dai miei nemici?». «Mi hanno trovata, mentre ti cercavo, le sentinelle notturne che fanno il giro della città e mi hanno molestata» (Ct 5,7). Il Signore, pieno di luce ineffabile, risponde, persuadendola, consolandola e dicendole: «Dici bene: vieni in pace, mia diletta, mia bella, mia colomba» (Ct 2, 10.14).
2. Si spiega con lei, mostrandole i segni dei chiodi e dicendole: «Ecco i segni dei chiodi, ecco i flagelli, ecco gli sputi, ecco le ferite. Tutte queste cose le ho sopportate per te, segnata da molte ferite; trascinata da molti nemici in dura schiavitù. E per il mio amore verso gli uomini, io venni alla tua ricerca, per la tua libertà, poiché, sin dall’origine, io t’ho creata a mia immagine e ti ho costituita mia sposa e per te, io che ero impassibile, ho patito e, per il tuo riscatto, io, che non potevo essere offeso, ho portato su di me molte offese».
3. «Ma tu per te stessa, che avevi siffatti mali ed eri sprofondata in tenebre siffatte, non dovevi patire ed essere travagliata?». Così, discutendo pacificamente e dialogando con l’anima, le dimostra che è stato Lui a concederle, affaticata, la capacità di sopportare e che è stato Lui a darle forza, nelle prove e a darle coraggio in segreto.

3)
1. Udite queste cose, l’anima impara che nulla le appartiene, ma che tutta la bellezza appartiene al Signore e all’affascinante suo sposo. Ed ella, riconoscendo con tutto il cuore il proposito, l’amore e la volontà che Egli le ha dato, risponde e dice: «Ecco, Signore, ecco un corpo casto, ecco un’anima pura, accoglimi tutta “al riparo della tua destra” [Ct 2,6] e fammi riposare sul tuo petto».
2. Il Signore si mostra a lei sotto due aspetti diversi: nelle sue piaghe e nella gloria della sua luce; l’anima, così, vede le sofferenze che ha patito per lei; vede anche la gloria splendente della sua luce divina; la stessa sua immagine trasfigurata di gloria in gloria, se bene (la sua gloria) proceda dallo “Spirito del Signore”, sotto entrambi gli aspetti: nelle sue sofferenze e nella sua luce gloriosa. In un certo qual modo, (l’anima) si dimentica della sua natura, afferrata da Dio, mescolata e unita con «l’uomo celeste» e con lo Spirito Santo, diventa anch’essa spirito.
3. Poniamo i casi di un mendicante e di un uomo assai povero che passano di porta in porta, a motivo «del cibo quotidiano», divenuti improvvisamente re, all’istante dimenticano la loro povertà, a motivo della prosperità che si trovano fra le mani. Così anche l’anima, arricchitasi di una ricchezza celeste, non si ricorda della primitiva (sua) povertà. Se, infatti, Cristo, che per sua natura e in forma di Dio, si è scordato in qualche modo della sua dignità e, dopo aver assunto «una forma di servo» (Fil 2 6-7), è divenuto simile agli uomini, quanto più l’anima che ha accolto l’essenza, la potenza e la natura di Dio si dimenticherebbe della primitiva sua vergogna.

4)
1. Invocheremo allora il Signore e attenderemo che egli si manifesti nell’amore e che ci liberi fin da ora dalle tenebre, perché, in tal modo, alla resurrezione anche il corpo della debolezza brillerà della luce che è nell’anima e la illuminerà: così egli sarà glorificato insieme con l’anima. «Il Signore è a noi vicino», soltanto con cuore veritiero noi lo potremmo cercare.
2. Chiunque, allora, ascolti queste parole, abbia la speranza d’accogliere con sostanza la Parola esistente ed apprenda da Lui ogni giustizia. Vedi, dunque, tu che speri di ereditare Dio, di mescolare l’anima con lo spirito del Signore, quale condotta e serietà di vita tu devi ricevere e in quale condotta occorre che tu proceda e viva; tutta quanta la potenza che viene da Lui, tu devi infatti compierla e mostrarla.

Pseudo Macario, Discorsi, trad. it.: Città Nuova, Roma 2009

 


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