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Intervista di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo

data: 26-05-2013 - Intervista di S.S. il Patriarca Ecumenico

Il Sole 24 ore

Silvia Ronchey intervista Patriarca Bartolomeo I

PRINCIPI DI LIBERTA’ ORTODOSSA




E’ trascorsa da poco la Grande Settimana, la Megali Vdomada, tra antichi rituali e simboli ancestrali. Nel tropario bizantino della Grande Pasqua, cantato tre volte nel quinto tono, “Cristo con la morte ha vinto la morte”. Ma la vocazione mistica, la pervicace conservazione della ritualità antica, non devono farci credere che quella ortodossa sia una chiesa di retroguardia. La tradizionale astensione dall'esercizio del potere temporale, la discrezione delle sue iniziative politiche in confronto alla plateale visibilità di quelle cattoliche non devono farci sottovalutare la modernità teologica della sua riflessione sul mondo. Questo è palese soprattutto nell’apostolato di Sua Santità Bartolomeo I, da ventidue anni patriarca ecumenico di Costantinopoli e capo spirituale degli ortodossi. In occasione della sua visita in Italia per commemorare l’anniversario dell’Editto di Tolleranza del 313 ci ha concesso un’intervista imperniata sull’idea di libertà, in omaggio, premette, a quella libertà religiosa “manifestata come concetto da Costantino il Grande per la prima volta nella storia umana”.
Ma ‘libertà’ per Bartolomeo è una parola ardua: “La libertà è un mistero profondo, eterno e incomprensibile”. Cita Giovanni Crisostomo: “Brilla nella schiavitù”. Punta su di noi il suo sguardo azzurro: “Lo testimoniano i diciassette secoli in cui questo Patriarcato Ecumenico ha vissuto nella schiavitù terrena, e però libero, indomito, non calpestato né nel pensiero né nello spirito”. Dunque si può fare a meno della libertà politica? “La libertà è uno dei beni più maltrattati della storia. Nel XIX e XX secolo se ne è parlato troppo. Due guerre mondiali sono state combattute in nome della cosiddetta libertà dei popoli. Che si è generalmente esaurita nelle varie ideologie in conflitto. Ha finito per essere divinizzata, acquistando un carattere antropocentrico e diventando onnipotente. Nella storia, in nome di questa libertà sono stati commessi grandi crimini: alla Rivoluzione Russa sono seguiti i milioni di vittime delle persecuzioni staliniane. Nella società, questo surrogato libertario degenera in un’ulteriore tipo di mistificazione: in quella libertà ingannevole che soddisfa i desideri dell’uomo e le sue esigenze individuali, ma lo degrada a un livello di esistenza inferiore. Sono pochi quelli che conoscono il contenuto della vera libertà e sanno dove si trova.”
Dove? “All’epoca della Rivoluzione d’Ottobre uno studente andò a trovare il grande asceta Silvano dell’Athos e parlarono a lungo. A quel tempo la richiesta di libertà era pressante e imperiosa. Le idee del giovane si concentravano da un lato nella ricerca di maggiori libertà politiche, dall’altro in una generica ambizione a realizzare i propri desideri. Silvano rispose: ‘Chi non vuole la libertà? Tutti la vogliono, ma devi sapere dove sta. E come puoi trovarla? Vincolando te stesso. Quanto più vincolerai te stesso, tanta più libertà avrà il tuo spirito’”. Bartolomeo tace per un attimo. “Nessuno è libero finché non smette di adorare il suo ego. Modello della perfetta libertà è la ‘kenosis’, lo ‘svuotamento’ che ci propone Paolo nella prima ai Corinzi. L’uomo è libero quando arriva alla purificazione della sua esistenza, quando nega se stesso a favore dell’altro. La libertà, quindi, si trova nell’amore. ‘Ama e fa’ ciò che vuoi’, diceva Agostino. Siamo liberi quando amiamo. Ma nell’attuale società delle rivendicazioni, delle richieste e dei diritti, l’uomo non può capire il significato della vera libertà dell’amore. L’unica libertà umanamente possibile è la liberazione dal culto dell’idolo di sé stessi, quella che sancì Costantino il Grande. Altrimenti torniamo all’idolatria, anche se siamo progrediti, anche se voliamo nello spazio e tra le stelle, anche se riteniamo che la scienza e la tecnologia “facciano miracoli”.
Lo interpelliamo sull’oggi, ed è netta la sua posizione sul cosiddetto scontro di civiltà. “Non esistono presupposti religiosi per un violento scontro tra le culture e i principi del cristianesimo e dell’islam. E’ una teoria priva di basi, nella misura in cui fa discendere il cosiddetto scontro da una causa religiosa. Se poi le aspirazioni delle nazioni e le circostanze geopolitiche conducono a conflitti esterni o interni tra i popoli, e se le religioni si pongono al servizio dei politici per rafforzare l’ostilità e l’idea di diversità, questa è tutt’altra cosa.” Allude al Medio Oriente, alla guerra civile siriana. “L’odio e l’intolleranza flagellano i paesi mediorientali che in questi tempi sperimentano rovesciamenti di regime, rivoluzioni, guerre innescate dalla richiesta di più libertà e democrazia. E’ su questi conflitti che si innesta la violenza religiosa. In Siria i cristiani di ogni confessione, chierici e laici, malgrado ogni sforzo per rimanere neutrali, vengono fatti oggetto di continui sequestri e omicidi. Ma siamo proprio noi, i capi spirituali, che dobbiamo impedirlo, attutendo le discontinuità etniche, economiche, ideologiche. La vera libertà dissolve i pregiudizi, è un’occasione per superare i nostri limiti. La vera libertà libera lo spirito dall’unilateralità.”
Eppure qualcuno affronta addirittura la morte pur di affermare il proprio punto di vista religioso. “Molti uomini sono talmente legati alle proprie convizioni da preferire sacrificare la vita piuttosto che cambiarle. La soluzione non sta certo nel tentare di cambiarle. Sta invece nell’approfondimento. Più ci si cala nella ricerca della verità, più ci si accorge che visioni apparentemente contraddittorie e incompatibili si accordano in realtà fra loro. Dice il Vangelo: ‘Chi vorrà salvare la propria vita la perderà’. Molti dei nostri simili si chiudono in castelli spirituali e ideologici per assicurare la propria integrità spirituale. Vanamente. Capiranno col tempo che più si cautelano più angosciosa diventa la loro vita, perché la forza di infiltrazione delle idee supera qualsiasi baluardo. C’è in greco una parola, ‘metànoia’, che designa il pentimento o la conversione, ma che letteralmente significa ‘cambio di mente’, ‘di mentalità’. Non è questione di conversione, anche se ogni essere umano ne ha pieno diritto. Al contrario, è un cammino verso la comprensione e l’assimilazione della diversità.”
Quindi verso la filosofia? “Eraclito considerava Esiodo ‘maestro dell’umanità’ nel suo non distinguere giorno e notte. Ci vuole grande audacia spirituale e capacità di superare le percezioni dell’uomo medio per dire che ‘sono una sola cosa’. Ma se approfondiamo vediamo che Esiodo era nel giusto e nell’errore quanti lo deridevano. Se l’uomo contemporaneo approfondisse, constaterebbe che il suo essere profondo, la voce rimossa della sua coscienza, riconoscono l’unità anche di ciò che appare fenomenicamente diviso. Sono minori di quelle del giorno dalla notte le differenze tra servo e libero, donna e uomo, uomo e uomo di qualsiasi tribù, lingua e religione, greco e latino, islamico e giudeo.” Lei ama la Grecia classica? “L’altissimo sviluppo dello spirito greco durante l’epoca classica si deve alla capacità di ibridare le proprie idee con quelle di altri popoli e civiltà, metabolizzando con mirabile discernimento tutto il bene che incontrava fuori dell’ellenismo e riformulandolo in un nuova sintesi. Questa libertà di spirito è alla base di ogni progresso, materiale e spirituale.”
A proposito di progresso, che cosa pensa dello statuto dell’embrione, su cui il papa è recentemente intervenuto? “La chiesa ortodossa è interessata a formare le coscienze umane per rendere l’esistenza umana utile alla società civile. Suo compito è formare le coscienze in modo che crescano libere nel reciproco rispetto: è la loro coesistenza pacifica che aiuta la promozione spirituale dell’esistenza umana, ed è di questa promozione spirituale che si occupa la chiesa. Su tutto ciò che esula da questo compito spetta allo stato legiferare. Dopodiché l’uomo illuminato è sempre alla ricerca della giustizia divina.” E sui trapianti? “Penso a quel padre palestinese che ha donato gli organi del figlio ucciso dagli israeliani a un ospedale israeliano, perché fossero trapiantati nel corpo di un altro giovane, israeliano o palestinese, senza distinzione. Penso che abbia brillato, quel giorno, un luminoso raggio di luce”.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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