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Nella Cattedrale di Reggio Calabria

data: 22-03-2001 - Omelia di S.S. il Patriarca Ecumenico

Discorso di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo




    Eccellentissimo Arcivescovo-Metropolita di Reggio Calabria e Bova, Signor Vittorio Mondello,

    Eminentissimo Metropolita d’Italia, diletto fratello in Cristo, Signor Gennadios,

    Venerati fratelli nell’episcopato,

    Sacro clero e pio popolo reggino,

    Figli amati in Cristo,

    "costeggiando siamo giunti a Reggio" (At 28, 13).

    Scolpite sulla facciata della vostra Cattedrale, le parole dell’apostolo ed evangelista Luca, ci ricordano la venuta dell’apostolo Paolo insieme ai suoi compagni di viaggio, e il suo trasferimento in catene a Roma. L’episodio ci riporta all’Età protocristiana durante la quale, in condizioni molto difficili, è stata seminata tra le Genti la Parola di Dio.

    E’ noto - come riferisce lo stesso San Luca negli Atti degli Apostoli - che l’apostolo Paolo, quando arrivò a Roma, convocò i più in vista tra i Giudei ed ‘’espose loro accuratamente il regno di Dio, cercando di convincerli riguardo a Gesù in base alla legge di Mosè e ai profeti, dal mattino alla sera. Alcuni aderirono alle cose da lui dette, ma altri non volevano credere’’ (At 28, 23-25).

    La fede di alcuni e l’incredulità degli altri sono due aspetti contrapposti tra loro, sebbene credenti e non credenti avessero ascoltato la stessa parola pronunciata dalle stesse labbra.

    Il fenomeno della diversa ricezione del messaggio cristiano continua, da allora in ogni epoca, e manifesta che lo stato spirituale di chi ascolta e non la defferenza della predicazione apostolica, è la causa delle diverse percezioni per quanto riguarda la retta dottrina cristiana.

    Di certo, la verità su Cristo è una e unica: essa è incentrata nella stessa e unica persona di Cristo e costituisce la Verità incarnata, come Egli stesso ha detto: ‘’Io sono la Via, la Verità e la Vita’’ (Gv 14, 6). Di conseguenza, l’unico sicuro modo di appropriazione della verità di Cristo è l’identificazione di ciascuno con Cristo.

    L’idelae, dunque, sarebbe che l’unità di fede di tutti noi per quabto riguarda quest’unica persona di Cristo nasca automaticamente dalla nostra comune esperienza di identificazione di ognuno di noi con Cristo, senza ragionamenti mentali.

    Purtroppo, ogni uomo disegna su Cristo la propria percezione che si differenzia, poco o molto, dalla percezione su Cristo degli altri, secondo il proprio grado di appropriazione dello Spirito di Cristo; vale a dire, secondo il proprio grado di identificazione con Lui. Da ciò derivano controversie a proposito di quale percezione su Cristo sia la giusta o la più retta e le connesse divisioni e discordie tra i membri della Chiesa di Cristo.

    Posti davanti alla scelta di quale sia la vera tra queste diverse definizioni, il critero più sicuro è il connesso discernimento dei santi, cioè di quelli che sono uniti a Cristo, perchè il loro discernimento non è semplicemente umano, (‘’in discorsi persuasivi di sapienza umana’’, I Cor 2, 4), ma è un discernimento nello Spirito Santo (‘’nella manifestazione dello Spirito e della Potenza’’, I Cor 2, 5).

    Venuti in questa sacra terra, constatiamo con commozione che essa non è soltanto madre e nutrice di tanti santi, ma ne conserva viva la devozione. Ricordiamo in primo luogo i nostri comuni santi, come San Costantino di Reggio e di tutta la Calabria. Egli, insieme a Teodoro di Tauriana, Teotimo di Crotone, Stefano di Ipponio (Vibo Valentia), Cristoforo di Santa Ciriaca (Gerace), Sergio di Nicotera e Teodoro di Tropea, al Santo Settimo Concilio Ecumenico si distinse tra i più strenui difensori del ristabilimento delle sacre icone e della fede ortodossa. Ricordiamo inoltre il vescovo di Reggio Leone che nell’879, al santo ed ecumenico ‘’ottavo’’ Concilio, alzò la voce nella Grande Chiesa in difesa del santo Patriarca Fozio, nostro grande predecessore. Ricordiamo infine la tragica figura del Metropolita Basilio di Reggio e di tutta la Calabria, costretto all’esilio.

    Oltre questi santi strettamente locali, esiste ancora una moltitudine di santi, nella più vasta regione della ‘’Magna Grecia’’, come i santi Elia il Nuovo, Giovanni il Theristis, Leone di Catania, Pancrazio di Taormina, il Patriarca Ecumenico Metodio di Siracusa, Filippo di Agira, Lucia e Agata, Gregorio di Agrigento, l’Innografo Giuseppe di Siracusa, Atanasio di Catania vescovo di Metone nel Peloponneso, Nicodemo di Mammola, e molti altri. Tutti questi che sono uniti a Cristo, costituiscono una guida forte e sicura sul nostro cammino.

    La storia di questa città e regione ci insegna la necessità del reciproco rispetto e della comprensione fraterna, come primo passo verso l’unità. In Calabria la necessità d’unione delle Chiese d’Oriente e d’Occidente è sentita più fortemente che in altri luoghi. Il secondo Millennio ci ricorda le divisioni religiose che hanno turbato le coscienze dei cristiani, Cattolici, Ortodossi ed Evangelici di questa regione. Il primo Millennio mette davanti a noi l’unità dei Cristiani e delle Chiese di quel periodo, come una realtà alla quale dobbiamo tornare.

    Palese esempio di questa unità e della base sulla quale essa sarà raggiunta, sono i santi, e specialemnte gli asceti di questa terra che, come pellegrini, si recarono nell’Antica Roma, presso le tombe dei Protocorifei Apostoli Pietro e Paolo; a Patrasso, presso la tomba dell’apostolo Andrea; a Thessalonica, presso la tomba del grande martire Demetrio; a Costantinopoli, presso le tombe di tanti santi e martiri e ai santuari della Madre di Dio; in Terra Santa, santificata dalla presenza terrestre del Dio-Uomo, il Signore nostro Gesù Cristo; ad Alessandria, presso la tomba dell’apostolo ed evangelista Marco, per ritornare in seguito in questa regione della loro ascesi, avendo vissuto l’esperienza meravigliosa e indicibile che la Santa Chiesa di Cristo era universalmente una e indivisa.

    Negli ultimi anni la Divina Provvidenza ha portato greci ed altri ortodossi in questa città e nella sua provincia, dove non ha mai cessato di risuonare la bella e antica lingua greca. Studenti greci frequentano la dinamica Università di reggio e, insieme con gli ortodossi residenti, hanno costituito in questa città ospitale una parrocchia ortodossa, posta sotto la protezione del vostro concittadino Sant’Elia lo Spileota, del quale abbiamo questa amttina venerato a Melicuccà i luoghi di ascesi, e della Madre di Dio, detta ‘’Madonna della Consolazione’’, patrona di questa città. La benevola disposizione delle locali autorità civili e religiose nei loro confronti e nei confronti delle loro esigenze di culto, che si manifesta con la concessione di chiese, monasteri ed altre facilitazioni, testimonia l’amore, il sentimento di parentela e il desiderio di unità. Esprimiano per tutto ciò la nostra profonda soddisfazione e i nostri ringraziamenti.

    Straordinaria è in questi ultimi anni la crescente presenza di pellegrini ortodossi venuti per visitare i ruderi, le grotte e i luoghi che profumano dall’odore dei santi asceti di questa comune gloria delle nostre Chiese sorelle. Ascoltando i racconti dei pellegrini dei sacri luoghi ascetici della Calabria bizantina, alcuni dei quali sono stati concessi alla neo-fondata Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia del nostro Patriarcato Ecumenico, abbiamo desiderato anche Noi di dissetarci a questa comune, antica fonte dei nostri Padri, per invocare, all’inizio del terzo Millennio, le intercessioni degli indimenticabili eroi della fede che hanno dato tutto a Cristo Salvatore, per la restaurazione dell’unità dei Cristiani e specialmente delle nostre Chiese. Crediamo che le inevitabili difficoltà che si presentano nei dialoghi ufficiali di vertice, non devono impedire i contatti fraterni di base. Addirittura possono contribuire al superamento di alcuni ostacoli e al migliore avvicinamento delle Chiese.

    Eccellentissimo Fratello,

    ci troviamo qui come pellegrini, per chiedere l’intercessione dei nostri comuni Padri, che sono stati glorificati nell’ascesi in questa sacra terra della Calabria, affinchè il Signore doni alle nostre Chiese pace, prosperità e unità, in modo che brilli anche nel terzo Millennio, in tutto il mondo, la luce di Cristo, come essa brilla nella storia della Calabria. Profetici segni di amore, pace e unità non sono d’altronde mancati in questa terra d’Occidente rivolta ad oriente, secondo quanto ha scritto l’allora presbitero della Chiesa reggina Giuseppe Agostino, nato e nutrito nel seno della Chiesa apostolica di Reggio, al nostro indimenticabile predecessore, il Patriarca Dimitrios, per chiedere le preghiere per la sua ordinazione episcopale in questa Cattedrale.

    Eccellenza Reverendissima,

    coloro che hanno seminato nelle lecrime mieteranno nella gioia, dice il salmo. Noi siamo oggi chiamati a realizzare insieme questa profezia in Calabria: alle controversie tra greci e latini durante il secondo Millennio, subentri nel terzo Millennio quel clima esemplare di rapporti che auiterà ancora di più i nostri tentati di unità.

    Voglia il Signore, per l’intercessione dei suoi santi che abbiamo ricordato, di benedire questi tentativi perchè portino i frutti che desideriamo. Così sia! Buona Pasqua a tutti!


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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