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LA PREPARAZIONE DEL SANTO E GRANDE SINODO

 

traduzione a cura del Monastero Greco-Ortodosso di santa Barbara (Montaner di Sarmede - VV)




 

LA PREPARAZIONE DEL SANTO E GRANDE SINODO

 

  1. A.    La coscienza sinodale bimillenaria della Chiesa Ortodossa.

 

1.La Chiesa Ortodossa è la Chiesa dei Padri e dei Grandi Concili Ecumenici della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, pertanto anche la sua coscienza sinodale disciplina tutte sue espressioni istituzionali e di funzionamento, in riferimento sempre alla Divina Eucarestia e all’intera vita sacramentale. Così la Chiesa Ortodossa ha custodito intatto anche dopo il grande Scisma dell’XI° secolo la sua  tradizione canonica sancita, tanto attraverso la congiunzione indissolubile della amministrazione ecclesiastica e della circoscrizione territoriale delle giurisdizioni ecclesiastiche in una prospettiva locale, regionale ed universale, quanto attraverso un adattamento autentico del sistema sinodale nelle forme successive di una organizzazione amministrativa della Chiesa.

Lo spirito di tutta questa tradizione canonica per il funzionamento del sistema sinodale in prospettiva locale, regionale ed universale si riassume in modo eccellente nel canone 34 degli Apostoli che stabilisce, che: ”i vescovi di ciascun popolo devono riconoscere tra loro il primo, e devono considerarlo come capo e non devono fare nulla senza il suo parere e ciascuno deve fare solo i propri compiti per i quali è stato posto nella sua sede e nelle regioni a lui sottomesse. Ma neppure lui non faccia nulla senza il parere di tutti. Così infatti ci sarà concordia e sarà glorificato Dio, per il Signore nello Spirito Santo, Padre, Figlio e Spirito Santo.”

            Rispetto a ciò è ovvio che ciascun trono patriarcale, sia Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, benché abbia piena indipendenza amministrativa attraverso il locale sinodo Patriarcale nei confini territoriali della sua giurisdizione canonica, bisogna che per questo contribuisca sempre a custodire la loro concordia nella comunione della fede e nella relazione d’amore tanto nei loro sanciti atti ecclesiastici (Lettere sinodali e ireniche, iscrizione dei nomi dei Patriarchi nei Sacri Dittici, Commemorazione nella Divina Liturgia , conseguente Comunione, ecc.), quanto anche attraverso incontri personali o attraverso l’invio di loro delegazioni di alcuni membri nelle convocazioni in Oriente di Sinodi Ecumenici o Maggiori, come i Sinodi Maggiori di Costantinopoli, aventi attinenza ecumenica, durante il periodo del patriarcato di San Fozio e di Ignazio (861, 869-870, 879-880).

            L’istituzione dei Sinodi Maggiori, che aveva sempre come nocciolo basilare il Sinodo Endemousa del Trono di Costantinopoli, ha funzionato anche dopo il tragico scisma tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente (1054) e sotto la necessaria assistenza del Patriarcato Ecumenico ed il sollecito riscontro degli altri antichi Patriarcati di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, attraverso una comune presa di posizione su importanti temi di fede, come per esempio la Contesa sui criteri filosofici della sancita autorità della tradizione patristica, e dispute triadologiche, cristologiche ed eucaristiche del XII secolo (1156,1157,1166 e 1699) e le dispute esicaste  del XIV secolo (1341-1342, 1351 e 1368). Di conseguenza, le decisioni teologiche, riguardanti temi di fede, dei Sinodi Maggiori sono state iscritte nel Synodikon dell’Ortodossia, sia subito dopo le decisioni dogmatiche dei Sette Concili Ecumenici, poiché avevano analogo riguardo verso di esse per la Chiesa Ortodossa, e costituivano un criterio incontestabile non solo per la teologia o la vita liturgica della Chiesa Ortodossa, ma anche per la vita per Cristo e in Cristo del suo pleroma.

            Durante i difficili tempi del periodo post-bizantino, il Sinodo Endemousa del Patriarcato Ecumenico, continuò il suo sancito funzionamento anche attraverso la forma di Sinodi Maggiori, con la partecipazione o la rappresentanza anche degli altri Primati degli antichi Patriarcati dell’Oriente, rappresentati sempre da pochi membri, per il perfezionamento della straordinaria autenticità ecclesiastica  della perfetta concordia dei patriarchi ortodossi nell’affrontare  particolari temi canonici interni , come per esempio, per le questioni Sinaitiche (1575, 1616, 1648, 1670, 1691), per l’accordo dei Patriarchi dell’Oriente per il conferimento da parte del Patriarca Ecumenico Geremia II, attraverso una Crisobolla Patriarcale, dell’onore e della dignità patriarcale al metropolita di Mosca (1590, 1593), con la stesura del Tomo Patriarcale (1663) per i criteri canonici del giudizio sinodale del Patriarca di Mosca Nikon (1666), per la condanna delle espressioni estreme di etnicità ed etnofiletismo (1872), e altri.

            In questo contesto, sono stati convocati dei Sinodi Maggiori anche contro le illecite azioni proselitistiche della propaganda eterodossa, da una parte attraverso il disconoscimento del Concilio unionistico di Firenze (1438-1439) e delle sue decisioni, come anche attraverso la durissima condanna della sua promozione da parte della Unia papista, per il proselitismo dei popoli ortodossi accerchiati (1484, 1593, 1727), e dall’altra coll’affrontare  tanto gli illeciti metodi dei missionari protestanti a carico dei provati popoli ortodossi (1638, 1642, 1672, 1691), quanto anche le imprecisate iniziative unionistiche delle Autorità Anglicane (1718, 1723). Queste decisioni dei Sinodi Maggiori avevano come comune fonte le celebri Decisioni del Patriarca Ecumenico Geremia II verso i teologi luterani di Wuttemberg (1573-1581), ma tuttavia sono state accompagnate anche da significative Confessioni di fede ortodosse (Mitrofane Critopoulo, Pietro Moghila, Dositeo di Gerusalemme), le quali fissarono tanto i criteri teologici quanto quelli canonici per valutare le relazioni della Chiesa Ortodossa con le altre Chiese e Confessioni Cristiani fino ad oggi.

 

2.E’ dunque evidente che la coscienza sinodale bimillenaria del corpo ecclesiale, derivante dalla ecclesiologia biblica e patristica del corpo di Cristo, è stata espressa sempre praticamente attraverso l’intera vita sacramentale della Chiesa, soprattutto attraverso il mistero della Divina Eucarestia, nel quale i fedeli divengono membra del corpo di Cristo e partecipi della natura divina. Così la protezione della successione apostolica nella Chiesa di fede e azione aveva sempre come criterio infallibile la continuazione autentica della reale Eucarestia in tutte le Chiese locali, garanti della quale erano, secondo San Ignazio il Teoforo, i successori canonici degli Apostoli nell’esercizio apostolico dell’episcopato, così che, come ha dichiarato San Ireneo di Lione: “Il nostro insegnamento è in accordo con la Eucarestia e la Eucarestia ci rende saldi nell’insegnamento” (Adv. Haer. IV 18,5). La garanzia della certezza della divina Eucarestia celebrata in tutte le Chiese locali del mondo, nella quale è presente l’intero mistero della divina economia in Cristo per la salvezza del genere umano, costituisce sempre di per sé la prova completa della loro solida unità nella comunione della fede trasmessa e nel legame d’amore che è stato dichiarato anche attraverso assemblee sinodali per confutare eretici o pseudo-chiese scismatiche, in una o in più di una Chiesa locale.

 Con questo spirito, San Gregorio il Teologo, arcivescovo di Costantinopoli e Presidente del Secondo Concilio Ecumenico (381) sottolineava che di per sé la “Chiesa è il nome del Sinodo”, da una parte perché in essa si riuniscono tutte le sue membra l’un l’altra e con il suo divino Capo, il Signore nostro Gesù Cristo, e dall’altra perché  in essa si estende il corpo di Cristo attraverso la divina Eucarestia e la intera vita sacramentale del corpo ecclesiastico, perché si incentrano in esso tutti i fedeli di ogni luogo e di ogni epoca , “fino alla fine del mondo” (Mt. 28,19-20)

Il funzionamento sinodale, che sgorga dalla comune esperienza spirituale della sinassi eucaristica del corpo ecclesiastico di tutte le Chiese locali e si richiama ad esso, conferma la unità della loro comune esperienza in tutta la vita della Chiesa una santa, cattolica ed apostolica.

            Di conseguenza, criteri ecclesiastici fondamentali, solidi ed indispensabili  dello sviluppo storico del sistema sinodale, furono da una parte la ininterrotta continuità  della successione apostolica della fede e dell’ordine nella vita della Chiesa e dall’altra parte l’indissolubile legame  della amministrazione ecclesiastica e della coscienza sinodale del corpo ecclesiale, luogo comune dei quali fu sempre la divina Eucarestia e la vita sacramentale della Chiesa.

            Pertanto, la ideologia etnocratica dell’Illuminismo ha acceso o antichi fenomeni sopiti di nazionalismo, o anche tendenze malate di confusione etnofila in quasi tutti i popoli ortodossi, per le quali furono utilizzate in modo sconsiderato anche le Chiese Ortodosse locali, a causa della loro tradizionale influenza spirituale sulle genti ortodosse. Così, durante i secoli XIX e XX, la proclamazione canonica della Autocefalia delle Chiese dei popoli ortodossi  che avevano acquisito una natura statale indipendente, come anche il conferimento in alcune di loro dell’onore patriarcale, hanno modellato l’attuale identità della organizzazione amministrativa della Chiesa Ortodossa.

 

3.La Chiesa Ortodossa, basandosi sulla millenaria tradizione ecclesiologica e sulla sua esperienza  sinodale, ha espressa e irremovibile la coscienza di costituire la continuazione autentica della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, cosicché , nonostante le grandi difficoltà dei tempi o anche degli inevitabili pericolosi sconvolgimenti, mai si è affievolita la sua coscienza sinodale. Questa constatazione è asserita non solo dalle ripetute iniziative, debitamente assunte dal Patriarcato Ecumenico, come abbiamo visto, di convocare Sinodi Maggiori, durante il tardo periodo bizantino e post-bizantino, ma anche da analoghe iniziative, durante i tempi più moderni, attraverso la convocazione di un Sinodo Panortodosso, che da una parte era per il comune modo di affrontare i pericolosi sconvolgimenti tanto nelle relazioni inter-ortodosse, quanto inter-ecclesiastiche, e dall’altra per portare a conoscenza  della insistente domanda del corpo ecclesiastico per la più credibile promozione della testimonianza ortodossa nel mondo contemporaneo.

            Con questo spirito, la iniziativa del Patriarca Ecumenico Gioacchino III (1878-1884, 1901-1912) di inviare agli antichi Patriarcati e alle Chiese Ortodosse autocefale, le due Lettere Encicliche (1902, 1904) aveva come scopo di accentuare il funzionamento canonico delle relazioni interortodosse vacillante a causa delle implicazioni arbitrarie e anticanoniche della sindrome della autocefalia. Questa accentuazione era necessaria da una parte per affrontare immediatamente e nel modo più deciso i problemi canonici per la sleale azione della propaganda eterodossa tra i popoli ortodossi, e dall’altra per il rifiuto della isolante introversione imposta dal potere statale mondano, alle locali Chiese Ortodosse autocefale, per indebolire la loro influenza spirituale tradizionale sui popoli ortodossi. Ovviamente il principale motivo della iniziativa del Patriarcato Ecumenico nelle sue due Lettere Encicliche era la riattivazione della coscienza sinodale di tutte le Chiese Ortodosse autocefale, tanto nel loro funzionamento interno, quanto  nel funzionamento delle relazioni inter-ortodosse.

Così, nella prima Enciclica Patriarcale (1902) è stata accentuata, naturalmente con particolare enfasi, da un lato la comprensibile o anche imperativa necessità di rimedio delle omissioni o anche degli sconvolgimenti del recente passato, e dall’altro la comune pianificazione delle necessarie comuni  future azioni  per affrontare  i pregiudizi  ostili che si erano rafforzati contro la Chiesa, della ideologia mondana statale e del Modernismo. Il risconto immediato e positivo degli Antichi Patriarcati e delle altre Chiese Ortodosse soddisfaceva la fondamentale tematica non solo delle relazioni inter-ortodosse ma anche inter-ecclesiastiche in uno spirito di dialogo costruttivo e di reale collaborazione per affermare assieme “lo spirito avverso portato avanti in quel tempo”.

La seconda Enciclica Patriarcale (1904) esprimeva il pieno compiacimento per le ottimistiche prospettive esistenti, nonostante i tempi difficili, cioè da una parte per il rafforzamento delle relazioni inter-ortodosse, e dall’altra per la spinta in avanti della idea di una pratica collaborazione con le altre Chiese e Confessioni cristiane per affermare i comuni pressanti problemi. Naturalmente, il ravviare le relazioni inter-ortodosse non ha prodotto immediatamente i risultati sperati per un assestamento sinodale delle questioni ancora pendenti per le forti tendenze filetistiche, tanto a causa delle successive Guerre Balcaniche  (1912,1913) quanto a causa dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, le cui conseguenze furono, come risaputo, pesanti non solo per le relazioni dei popoli ortodossi, ma anche più generalmente per la Chiesa Ortodossa.

Pertanto, le lettere di risposta delle Chiese Ortodosse autocefale  alle Encicliche del Patriarca Ecumenico Gioacchino III assunsero nella coscienza ecclesiastica, il carattere di consulte Prosinodali, attraverso le quali proponevano tra tanti anche alcuni temi cruciali  all’ordine del giorno di un futuro Sinodo Panortodosso. Di conseguenza la famosa Enciclica Patriarcale del 1920, la quale fu inviata “a tutte le Chiese di Cristo ovunque nel mondo”, da una parte dichiarò la necessità impellente  di una più stretta collaborazione delle Chiese e Confessioni Cristiane per il superamento della profonda e pericolosa crisi spirituale del mondo cristiano, dall’altra invece proponeva la fondazione di una specie di “Società delle Chiese Cristiane”, su modello della costituita “Società delle Nazioni”, per il coordinamento del necessario avvicinamento e della loro costruttiva collaborazione per fronteggiare la assai visibile minaccia comune.

 

4. Con questa preoccupazione, si spiega la risonanza panortodossa della convocazione a Costantinopoli, sotto la presidenza del Patriarca Ecumenico Meletios IV di un Congresso Panortodosso (1923), nel quale presero parte autorevoli vescovi ed insigni teologi delle Chiese di Costantinopoli, Russia, Serbia, Romania, Cipro e Grecia e discussero in Seduta Plenaria e nelle Commissioni cruciali temi ecclesiologici, per quel tempo, (la riforma del Calendario, il matrimonio del clero dopo la ordinazione, il secondo Matrimonio dei chierici vedovi, ecc.), giunsero anche a particolari comuni proposte, su questi temi, con la speranza di una convocazione futura di un Sinodo Panortodosso. La coscienza sinodale ortodossa si espresse in modo più chiaro nelle discussioni e mozioni nella Commissione inter-ortodossa, convocata  dal Patriarca Ecumenico Fozio II (1929-35) nel sacro Monastero di Vatopedi sul Monte Santo. Lo spirito delle mozioni della Commissione inter-ortodossa si manifesta nella formulazione del titolo del tema: “Relazioni di protezione e difesa contro gli eterodossi, i quali fanno proselitismo e  che cercano in qualsiasi modo di danneggiare la Chiesa Ortodossa.”

Così, la Commissione Inter-ortodossa giudicò necessario la immediata apertura della preparazione di un Sinodo Panortodosso, redasse un primo modello di Catalogo di temi fondamentali per il suo ordine del giorno, propose una particolare metodologia per la idonea preparazione del suo lavoro, procedette alla valutazione delle note nuove pesanti circostanze per il funzionamento senza ostacoli delle relazioni inter-ortodosse, discusse delle possibilità esistenti di sostenere relazioni più strette con le altre Chiese e Confessioni Cristiane per la difesa della Chiesa Ortodossa dalle provocatorie azioni proselitistiche degli eterodossi, ecc. . Queste proposte furono sostenute anche dalla teologia delle Chiese Ortodosse locali, come si deduce dalle relative spiegazioni e proposte dei rappresentanti di tutte le Scuole Teologiche Ortodosse, riuniti ad Atene nel Primo Convegno Teologico Panortodosso (1936), attraverso i quali furono sviluppati o valutati molti dei temi o delle proposte della Commissione Inter-ortodossa del Monte Athos (1930), mentre venne dichiarata ad una sola voce la imperativa necessità di preparazione e convocazione di un più generico Sinodo Panortodosso preparatorio.

La collaborazione delle Chiese e Confessioni Cristiane divenne più impellente dopo le conosciute tragiche conseguenze della Seconda Guerra Mondiale (1939-45), ovvero con la subordinazione di quasi tutte le Chiese Ortodosse autocefale o autonome dell’Europa Orientale al controllo dei regimi comunisti, in guerra con la Chiesa, da una parte perché facilitò l’avvicinamento di Ortodossi e Protestanti nell’ambito del movimento ecumenico per l’unità dei Cristiani, e dall’altra perché venne a sovraintendere alla fondazione e al funzionamento del Consiglio Mondiale delle Chiese (1948). Questa partecipazione, malgrado la sua sconfessione ideologica  nell’Incontro Inter-ortodosso di Mosca (1948), non solo non ha indebolito, ma al contrario ha rafforzato il prestigio del Patriarcato Ecumenico, come rappresentante istituzionale dell’intera Chiesa Ortodossa, nella sua organizzazione, funzionamento e prospettiva. Così  venne approvato di buon grado dalla Assemblea Generale del C.M.C. la conseguente richiesta collegiale da parte delle sue Chiese,  di essere accettato come membro effettivo del C.M.C., attraverso cui venne disciplinata de facto  anche la identità di vedute delle Chiese Ortodosse autocefale nelle loro relazioni interecclesiali. La Enciclica del Patriarca Ecumenico Atenagora (1948-72), che fu pronunciata nel 1952, da un lato ha stabilito i rigorosi presupposti ed i chiari confini  della partecipazione della Chiesa Ortodossa al C.M.C., dall’altra allo stesso tempo ha dichiarato la necessità impellente del cammino comune di tutte le Chiese Ortodosse autocefale verso un Concilio Panortodosso.

 

  1. B.     Preparazione del Santo e Grande Sinodo

 

1. La convocazione da parte del Patriarca Ecumenico Atenagora della Prima Conferenza Panortodossa (Rodi, 1961)  venne generalmente accettata da tutte le Chiese ortodosse locali, cosicché tanta questa stessa convocazione, quanto l’unanime positivo riscontro costituiscono una particolare espressione ed una autentica attestazione della solida unità interna della Chiesa Ortodossa, non solo nella comunione della fede ricevuta,  ma anche nella attestazione sinodale dei principi sanciti della tradizione canonica ortodossa. In questa Conferenza presero parte  le rappresentanze di tutte le Chiese Ortodosse locali, i suoi lavori sono stati condotti sotto la presidenza del rappresentante del Patriarcato Ecumenico, secondo quanto previsto in modo panortodosso, e  discussero i temi all’ordine del giorno della Conferenza per promuovere tanto i principi tradizionali inamovibili, quanto le nuove prospettive nel funzionamento delle relazioni inter-ortodosse. In tale atmosfera sinodale è stata espressa anche la volontà unanime delle Chiese Ortodosse locali  di preparare insieme la convocazione del Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa, perciò venne preparato il primo suo Catalogo dei temi all’ordine del giorno del Sinodo, per ottenere  una ulteriore rifinitura non solo quanto all’esagerato numero di temi, ma anche quanto alla classificazione della loro priorità.

Con questo spirito sono stati preparate anche la Seconda e la Terza Conferenza Panortodossa (Rodi 1963, 1964), da una parte per promuovere il Sinodo Panortodosso proposto, come la autentica espressione di una solida unità interna e della testimonianza credibile  della Chiesa Ortodossa, e dall’altra per promuovere come necessità assai impellente, un dialogo costruttivo e una collaborazione reale col rimanente mondo cristiano attraverso l’affrontare in comune i problemi più aspri dell’uomo e del mondo. La sollecita accoglienza da parte del pleroma ortodosso delle unanime decisioni panortodosse per la preparazione del Sinodo Panortodosso, come anche la loro risonanza positiva nelle altre Chiese e Confessioni Cristiane, naturalmente in tempi difficili per la Chiesa Ortodossa, è stata sostenuta non solo per la collaborazione fattiva nell’ambito del Movimento Ecumenico per l’unità dei cristiani, ma anche dai ricchi frutti del “dialogo d’amore”, tra i troni della Antica e della Nuova Roma. Così il “dialogo d’amore”è stato contraccambiato,  non solo attraverso gli atti ecclesiastici ufficiali comuni (Incontro dei Primati, levata reciproca degli anatemi, ecc.),  ma anche attraverso  le significative decisioni del Concilio Vaticano Secondo (1962-65) tanto nel riconoscimento della continuazione autentica nella Chiesa Ortodossa, della successione apostolica della fede e dell’ordine nella organizzazione amministrativa, nella vita sacramentale, nella tradizione patristica e nella spiritualità ascetica, quanto per il loro valore peculiare per tutto il restante mondo cristiano. In quest’ambito la Quarta Conferenza Panortodossa (Chambesy 1968) ha ritenuto necessario continuare il “Dialogo d’amore” con la Chiesa Romano-Cattolica, la costituzione di “Commissioni inter-ortodosse” per la preparazione dei dialoghi teologici bilaterali ufficiali con gli Anglicani, con i Vecchio-Cattolici, con le Antiche Chiese Orientali precalcedonesi, come anche il sostegno dei contatti con i Luterani. Allo stesso tempo ha deciso l’immediato avvio del processo  di preparazione del Santo e Grande Sinodo e ha stabilito tanto gli organi Inter-ortodossi, quanto anche la intera metodologia di una adeguata preparazione della tematica dall’ampio Catalogo delle Conferenze di Rodi. Con questo significato, è stato predisposto a Chambésy, Ginevra nel Centro Ortodosso del Patriarcato Ecumenico la “Segreteria per la preparazione del Santo e Grande Sinodo”, che aveva come missione la costituzione di dossier a temi sui “Rapporti” al riguardo inviati dalle Chiese Ortodosse locali, la registrazione delle proposte convergenti e divergenti in esse e la “Relazione” da loro approfondita, della Segreteria per il processo di cui sopra. Così hanno deciso anche la costituzione di una “Commissione Preparatoria Inter-ortodossa” da convocarsi periodicamente per la ricerca e la registrazione della spiegazione unanime su ciascuno tema d che dovrà ella posizione unitaria di tutte le Chiese Ortodosse autocefale su un progetto comune di testo che dovrà essere valutato e approvato unanimemente  da una “Conferenza Panortodossa Prosinodale”, da convocarsi periodicamente, per una convergenza su un unico testo che, dopo la sua approvazione, venga sottoposto al Santo e Grande Sinodo.

 

2. La Prima Conferenza Panortodossa Prosinodale (Chambésy, 21-28 Nov.1976) venne  convocato dal Patriarcato Ecumenico e formata da delegazioni  costituite da tutte le Chiese Ortodosse autocefale, ha lavorato sotto la presidenza del rappresentante del Patriarcato Ecumenico, in Assemblea e in Commissioni. Suo compito era da una parte di valutare il lavoro portato a compimento dalla Commissione Preparatoria Inter-ortodossa convocata nel 1971 durante i cinque anni trascorsi (1971-1976) sulla riduzione a sei temi dal ampio catalogo della Conferenza di Rodi (Le Fonti della Rivelazione Divina, Il Digiuno, Partecipazione dei laici alla vita della Chiesa, Impedimenti al matrimonio, Problemi del calendario e della comune celebrazione della Pasqua, La Economia ecclesiastica), e dall’altra programmare il processo preparatorio di cui sopra, in quanto le Relazioni erano state predisposte da esse per solo due dei sei temi, cioè Il Digiuno e la Economia Ecclesiastica, che erano state sostenute dai particolari “Contributi” delle Chiese di Romania e di Grecia e che provocarono alcune reali obiezioni. Così, dopo lunghe discussioni sulla convocazione del Santo e Grande Sinodo, venne ritenuto molto saggiamente  necessario ridurre il numero dei temi  a solo quelli che occupano  le contemporanee questioni serie e pressanti nelle Chiese Ortodosse locali, in un momento di pesanti provocazioni ideologiche, spirituali e sociali.

Di conseguenza, la Prima Conferenza Panortodossa Prosinodale ammise unanimemente la Relazione della Prima Commissione Particolare sulla riduzione dei temi all’ordine del giorno del Sinodo a dieci, con voto di preferenza da parte delle rappresentanze delle Chiese Ortodosse sull’ampio elenco di temi del catalogo di Rodi (1961) e cioè: 1) Diaspora Ortodossa, 2) La Autocefalia e il modo di proclamarla; 3) La Autonomia ed il modo di proclamarla; 4) I Sacri Dittici; 5) Il problema del Calendario e la comune celebrazione della Pasqua; 6) Impedimenti al matrimonio; 7) Adattamento  delle regole ecclesiastiche del Digiuno; 8) Relazione della Chiesa Ortodossa con il restante mondo cristiano; 9) Ortodossia e Movimento Ecumenico; 10) Contributo delle Chiese Ortodosse locali sul mantenimento degli ideali cristiani di pace, di libertà, di fraternità e amore tra i popoli e la eliminazione delle discriminazioni razziali. Ovviamente, la Prima Conferenza Panortodossa Prosinodale ammise anche unanimemente la relazione della Seconda Commissione  Particolare sul tema: Osservazione e valutazione generale dell’andamento delle relazioni e dei Dialoghi della Chiesa Ortodossa con le restanti Chiese e Confessioni Cristiane, come anche con il Consiglio Mondiale delle Chiese, e prese significative decisioni al riguardo.

E’ dunque ovvio che la Prima Conferenza Panortodossa Prosinodale, da un lato convalidò il processo preparatorio predisposto anche dalla Quarta Conferenza Panortodossa (Chambésy, 1968), e dall’altro lato predispose anche i criteri ecclesiastici  di selezione dei dieci temi che riguardano principalmente: a) le relazioni delle Chiese Ortodosse locali tra loro e con  il Patriarcato Ecumenico (Autocefalia, Autonomia, Diaspora, Dittici), b) questioni pratiche o pastorali del corpo ecclesiastico (Impedimenti al matrimonio, Calendario, Digiuno), c) relazioni con il restante mondo cristiano (Movimento ecumenico, Dialoghi teologici bilaterali), d) credibile promozione della testimonianza della Chiesa Ortodossa per i problemi contemporanei dell’uomo e del mondo (Principi e valori Cristiani). Con questo spirito si spiega il fatto che i rimanenti temi proposti dal catalogo di Rodi (Fonti della Divina Rivelazione, Concetto di Chiesa, Codificazione dei Sacri Canoni, Economia e acribia), furono rinviati ad un più profondo studio da parte delle Chiese Ortodosse autocefali locali per essere affrontati in futuro in modo inter-ortodosso. D’altra parte non vennero inclusi dal catalogo di Rodi (1961) temi di insegnamento dogmatico ortodosso, di culto divino e di spiritualità ascetica (Concetto di dogma, Ispirazione della Sacra Scrittura, Validità dei libri dell’Antico Testamento, Sacra Tradizione, Autorità della Chiesa, Infallibilità nella Chiesa, Uniformità del Typikon e dei testi liturgici, Più piena partecipazione della presenza dei laici nella vita cultuale e altro della Chiesa, ecc.), poiché evidentemente la tradizione patristica ortodossa su di essi e la prassi bimillenaria della Chiesa non offrivano la opportunità di significativi dissapori endortodossi.

Di conseguenza, la Prima Conferenza Panortodossa Prosinodale cercò:

a)      L’impulso più intenso dei Dialoghi Teologici bilaterali con gli Anglicani, con i Vecchio-cattolici e con le Antiche Chiese Orientali Precalcedonesi;

b)     L’attivazione della Commissione Teologica Tecnica inter-ortodossa per la preparazione del Dialogo Teologico ufficiale con la Chiesa Romano-Cattolica;

c)      La costituzione di una Commissione Teologica Inter-ortodossa per la preparazione del Dialogo Teologico ufficiale con i Luterani;

d)     Di evitare qualsiasi decisione inopportuna o avventata  sul tema del calendario e sulla comune celebrazione della Pasqua, per motivi principalmente pastorali e altri;

e)      Di rafforzare il ruolo ed il contributo della Chiesa Ortodossa nella organizzazione e del funzionamento del Consiglio Mondiale delle Chiese;

f)       Di incoraggiare un costruttivo Dialogo Interreligioso per la pacifica convivenza degli uomini e dei popoli, ecc.

Queste decisioni furono giudicate necessarie per la credibile testimonianza  dell’Ortodossia per l’oggi e per il domani.

 

            3. La Seconda Conferenza Panortodossa Prosinodale (Chambésy, 3-12 sett. 1982) aveva come temi al  suo ordine del giorno i Desiderata inviati su ciascun tema dalle Chiese Ortodosse locali e la Relazione su questi della Segreteria per uno studio dei significativi temi pratici per la missione pastorale delle Chiese Ortodosse  locali nei duri tempi di sfide ideologiche particolarmente pesanti e di turbamenti spirituali, cioè: a) Impedimenti al matrimonio; b) Adattamento delle regole ecclesiastiche sul Digiuno in accordo con le esigenze dell’epoca contemporanea; c) Questione del calendario relativamente alla decisione sulla Pasqua del Primo Concilio Ecumenico, come anche il tema della comune celebrazione della Pasqua da parte di tutti in Cristiani in una certa Domenica, ai quali è stato aggiunto, a parte del catalogo preparato dei dieci temi, anche la richiesta della “Ordinazione di vescovi senza tonsura monastica”, su richiesta giustificata e insistente della santissima Chiesa di Bulgaria, per comprensibili motivi.

            Di conseguenza, riguardo al tema sugli Impedimenti al Matrimonio è stato previsto da una parte, come necessaria, la comune tradizione della Chiesa Ortodossa, affermatasi per economia e generalmente mantenuta, e dall’altra la applicazione del principio di economia ecclesiastica anche nei matrimoni misti non solo con gli eterodossi, ma per comprensibili motivi, anche con altre religioni o non credenti, principalmente nelle Chiese in  situazioni a loro ostili, dentro confini e condizioni determinate e comunque rigide, ossia senza violare i confini limite  della economia e della condiscendenza ecclesiastica, tenendo sempre in vista  anche la relativa legislazione statale in vigore ovunque. Con questo spirito dunque, di economia ecclesiastica, è stata affrontata anche la richiesta di ordinazione dei vescovi senza tonsura monastica, ossia con al sola  semplice preghiera della rassoforia, a causa di particolari condizioni in alcune Chiese locali. Pertanto, per il tema sull’Adattamento delle regole ecclesiastiche sul Digiuno, nonostante gli ardui tentativi tentati, sia nella relativa Commissione, quanto anche della Assemblea generale della Conferenza, è risultato impossibile la unanime formulazione di un testo comune e pertanto il tema è stato rinviato alla successiva Conferenza Panortodossa Prosinodale  per una preparazione inter-ortodossa di quanto sopra, mentre è stata richiesto un più approfondito studio attraverso l’invio da parte delle Chiese Ortodosse locali alla Segreteria delle loro osservazioni o obiezioni.

            Così, per lo studio della “Questione sul Calendario... riguardo alla decisione sulla Pasqua  del Primo Concilio Ecumenico” sono stati presi in considerazione, al di là dei Desiderata  delle Chiese Ortodosse locali e della Relazione della Segreteria, anche i risultati del Congresso scientifico internazionale, organizzato dalla stessa parallelamente sul tema, di astronomi, fisici, matematici e teologi,  durante la presentazione in Assemblea delle loro proposte. Pertanto le ragionevoli riserve da esse formulate sostenevano  da un lato che  la autocoscienza della Chiesa attribuisce maggior significato di fronte alla acribia scientifica dei calcoli del calendario nelle responsabilità pastorali per il mantenimento dell’unità del corpo ecclesiastico, e dall’altro lato che le esistenti dissonanze  sulla Questione del Calendario non devono condurre le Chiese Ortodosse locali a divisioni, rotture o scismi, poiché la formulazione della questione venne giudicata necessaria  “di essere rimandata ad un momento più opportuno”. Successivamente le dissonanze constatate durante i lavori della Seconda Conferenza Prosinodale o anche le contrapposizioni,  tanto verso il metodo di preparazione dei temi all’ordine del giorno del Santo e Grande Sinodo, quanto anche verso la procedura di svolgimento  dei dibattiti e della approvazione dei testi comuni redatti, erano serie. Così, venne deciso unanimemente la significativa proposta per la immediata stesura  da parte della Segreteria, di un progetto di “Regolamento di funzionamento delle Conferenze Panortodosse Prosinodali”, che sarebbe stato valutato dalla successiva  Conferenza Panortodossa Prosinodale.

 

4. La Terza Conferenza Panortodossa Prosinodale (Chambésy, 28 Ott. 6 Nov. 1986) venne preparata dalla Segreteria, secondo lo spirito delle osservazioni della Seconda Conferenza Prosinodale (1982), quanto per la metodologia per la preparazione dei temi all’ordine del giorno, tanto anche per la procedura di approvazione dei testi comuni redatti  al riguardo, da parte dei costituiti organi istituzionali inter-ortodossi, secondo quanto deciso in modo panortodosso. Di conseguenza, la Segreteria da un lato ha predisposto un relativo Progetto di “Regolamento di funzionamento delle Conferenze Panortodosse Prosinodali”, come era stato richiesto dalla Seconda Conferenza Prosinodale (1982), e dall’altro giudicò indispensabile la precedente rielaborazione da parte della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa dei temi di progetti di testi unanimemente approvati e la sua proposta al riguardo, sulla base dei “Desiderata” delle Santissime Chiese Ortodosse e della relativa Relazione della Segreteria. In questo senso, la Segreteria da una parte ha esaminato e rielaborato i relativi Desiderata delle Santissime Chiese Ortodosse per la ordinata e sintetica registrazione di tutte le tesi e proposte convergenti o divergenti avvalorate per ciascuno dei temi del Santo e Grande Sinodo, per una informazione più immediata, più facile e più completa dei rappresentanti delle Santissime Chiese Ortodosse e dall’altra ha presentato nella Esposizione fatta dalla Segreteria in modo discreto, tanto le tesi convergenti e divergenti dei Desiderata, quanto anche le costruttive proposte della Segreteria per il loro superamento, con modello sempre la relativa lunga tradizione canonica ortodossa e la conseguente sua prassi ecclesiastica bimillenaria.

            I temi all’ordine del giorno della Terza Conferenza Panortodossa Prosinodale si riferirono direttamente ed indirettamente  alle relazioni della Chiesa e mondo, cioè: a) La importanza del Digiuno ed la sua osservanza oggi; b) Relazioni della Chiesa Ortodossa col restante mondo cristiano; c) Chiesa Ortodossa e Movimento Ecumenico; d) Contributo della Chiesa Ortodossa nel mantenimento della pace, della giustizia, della libertà, della fratellanza e dell’amore tra i popoli, e nella eliminazione delle discriminazioni razziali e altre. Questi temi si trovarono nella necessità di una profonda rielaborazione da parte della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa, (Chambésy, Febb. 1986), sulla base ovviamente dei criteri metodologici e procedurali sopra previsti, che erano stati pienamente assicurati nel Regolamento del funzionamento delle Conferenze Panortodosse Prosinodali, approvato all’unanimità e senza discutere. Questo Regolamento fu di per sé un testo particolarmente importante per un avanzamento più efficace del funzionamento degli organi panortodossi in tutto il processo di preparazione del Santo e Grande Sinodo, da una parte perché adattò i criteri sanciti della tradizione canonica ortodossa e  la sua conseguente prassi ecclesiastica nelle necessità del momento, per la convocazione, la realizzazione e l’intero funzionamento degli organi panortodossi, e dall’altra parte perché fu unanimemente accettato tanto dalla Commissione Preparatoria Inter-ortodossa (Chambésy, Febb. 1986), quanto dalla Terza Conferenza Panortodossa Prosinodale (Chambésy, Nov. 1986), perciò confermavano la salda continuità di tutte le Chiese Ortodosse nei principi canonici tradizionali  delle loro relazioni l’un l’altra e con il Patriarcato Ecumenico.

Rinviato dalla Seconda Conferenza Panortodossa Prosinodale, il tema sul Digiuno, venne dibattuto sotto tutti i punti di vista, sulla base dei nuovi elementi dalla ricca relativa tradizione ortodossa, e quindi venne redatto all’unanimità il disegno di un testo sul tema, in riferimento naturalmente alla convocazione già annunciata della Terza Conferenza Panortodossa Prosinodale. I due temi sulle relazioni della Chiesa Ortodossa tanto verso il restante mondo cristiano, quanto verso il Movimento Ecumenico provocarono discussioni vivaci, ma comunque costruttive, che stabilirono anche la formulazione dei due disegni di testi, cosa che fu decisa all’unanimità, in riferimento sempre all’imminente Terza Conferenza Prosinodale. Sul tema delle relazioni della Chiesa Ortodossa col restante mondo cristiano, venne messo l’accento sul fatto che da un a parte “la Chiesa Ortodossa da sempre fu favorevole e positivamente disposta verso ogni Dialogo sia per motivi teologici quanto pastorali”, e dall’altra che “ ha piena coscienza della sua responsabilità per l’unità del mondo cristiano” e “riconosce la reale esistenza delle altre Chiese e Confessioni Cristiane”.

Così si pose come condizione necessaria l’esigenza “di un più immediato e più oggettivo chiarimento, per quanto possibile, di tutta la tematica ecclesiologica, e particolarmente più in generale del suo insegnamento riguardo ai sacramenti, alla grazia, al sacerdozio e alla successione apostolica, in quanto la Chiesa Ortodossa ritiene che “gli attuali Dialoghi teologici bilaterali esprimano in modo autentico tale coscienza dell’Ortodossia”, ma tuttavia vengono compresi “nel cammino verso la comune tradizione della antica Chiesa indivisa e nella speranza che lo Spirito Santo, il quale sorregge la istituzione della Chiesa colmerà le mancanze”. Con questo spirito da una parte  venne proposta la partecipazione di tutte le Chiese Ortodosse autocefale ai dialoghi teologici bilaterali e dall’altra venne valutata in modo succinto il cammino di ciascun Dialogo specifico, cioè con gli Anglicani, i Vecchio-cattolici, le Antiche Chiese Orientali Precalcedonesi, i Romano-Cattolici ed i Luterani ed i Riformati, cosicché vennero impartite chiare direttive tanto per il modo di procedere, quanto anche per le tematiche di ciascun dialogo.

Pertanto, sul tema “Chiesa Ortodossa e movimento ecumenico” benché venne lodata la iniziativa per un comune cammino verso l’unità di tutti i cristiani, venne comunque accentuato, con ovviamente la necessaria enfasi, da un lato che la Chiesa Ortodossa rimane “fedele alla propria ecclesiologia, alla identità  della sua struttura interna e all’insegnamento della Chiesa indivisa” e dall’alto lato che “in nessun caso ammettere l’idea di uguaglianza delle Confessioni e in nessun caso si può accettare l’unità della Chiesa come un qualche adattamento interconfessionale”. Con questo pensiero venne mossa la iniziativa di cambiamenti statutari per il rafforzamento tanto del ruolo istituzionale della Chiesa Ortodossa nel Consiglio Mondiale delle Chiese, quanto  della indipendenza  della sua testimonianza in tutti gli organi istituzionali del movimento ecumenico (Desiderata), perché si formino “le necessarie condizioni, che offriranno alle Chiese Ortodosse la possibilità di operare in modo uguale nelle altre parti degli Organismi di cui sopra, sulla base della loro stessa identità ecclesiologica”, per dare la loro autentica testimonianza  e il loro contributo teologico. Con questo spirito,  venne discussa e venne disposta una particolare bozza negoziata di testo sul tema del Contributo della Chiesa Ortodossa al mantenimento della pace, della giustizia, della libertà, di fraternità e amore tra i popoli e della eliminazione delle discriminazioni razziali e altre, che venne accettato all’unanimità, in previsione anche della Terza Conferenza Prosinodale.

Conseguentemente, la Terza Conferenza Panortodossa Prosinodale (Nov. 1986) accolse con elogi la Relazione della Segreteria del lavoro svolto dalla Commissione Preparatoria Inter-ortodossa (Feb. 1986), sulla valutazione tanto delle ampie dettagliate Relazioni della Segreteria, quanto sulle bozze disposte e unanimemente approvate di testi sugli importanti temi per la testimonianza credibile dell’Ortodossia nel mondo contemporaneo. Così da una parte vennero approvati all’unanimità questi testi, con alcune modifiche, integrazioni e cancellazioni, come i temi finali ad referendum per il santo e Grande Sinodo, e dall’altra ha deciso i restanti quattro temi critici, cioè: a) Diaspora; b) Autocefalia e modo di proclamarla; c) Autonomia e modo di proclamarla;  d) Sacri Dittici, così da riportarli all’ordine del giorno della successiva Quarta Conferenza Panortodossa Prosinodale, poiché “presentavano una profonda affinità interna e correlazione”, in modo tale che venisse seguita nella loro preparazione,  con la assistenza della Segreteria, la stessa procedura, dato che era comune la constatazione che “la procedura durante la preparazione della Terza Conferenza Panortodossa Prosinodale  da parte della Segreteria per la preparazione del Santo e Grande Sinodo si era rivelata quantomeno efficace”.

Durante il dibattito tuttavia del tema “Relazioni della Chiesa Ortodossa con il restante mondo cristiano” venne richiesta la organizzazione da parte della Segreteria di un Convegno Teologico Inter-Ortodosso internazionale per la formulazione della posizione ortodossa sulla spinosissima questione della ordinazione delle donne, introdotta  da Protestanti e Anglicani. Compito del Convegno Teologico era da un lato che fosse messa in evidenza la valutazione canonica e teologica da un punto di vista ortodosso della questione, che era necessaria anche per il coordinamento dei rappresentanti ortodossi nei relativi Dialoghi Teologici, e dall’altro fossero rivalutate le prospettive degli specifici Dialoghi Teologici, le quali si erano legate anche alle ovvie proposte dei rappresentanti per un loro immediato declassamento. Il Convegno Teologico inter-ortodosso venne organizzato dalla Segreteria e realizzato con l’invito di rappresentanti ortodossi non solo dalle Chiese Ortodosse autocefale ma anche di diverse tendenze teologiche, ossia anche dei sostenitori della introduzione della ordinazione di donne anche nella Chiesa Ortodossa (Rodi 1989).

            Le dettagliate Relazioni  teologiche e canoniche sui temi all’ordine del giorno e le loro proposte teologiche conclusive, che furono pubblicate in un elegante Volume dal titolo: “La posizione della donna nella Chiesa Ortodossa”, misero in evidenza non solo la antitetica tradizione apostolica quanto verso la ordinazione delle donne, come aveva fatto correttamente la Chiesa Romano-cattolica, ma per la prima volta, anche le ragioni teologiche sottintese di questa tradizione, che erano evidenti nella coscienza ecclesiastica dei primi tre secoli nella condanna e nel rifiuto della introduzione di donne nell’ordine sacro di alcune fazioni eretiche (Montanisti, Colliridiani, Antidicomarianiti, e altri).

 

5. La preparazione immediata da parte della Segreteria di dossier completi relativamente ai restanti quattro temi all’ordine del giorno del Sinodo (Diaspora Ortodossa, Autocefalia e modo di proclamarla, Autonomia e modo di proclamarla, Sacri Dittici), le osservazioni critiche e comparate da parte della Segreteria sulle posizioni al riguardo convergenti e divergenti, la relativa Relazione e le proposte della Segreteria su ciascun tema per la soluzione diretta o indiretta delle antitesi accreditate sotto la forma ovviamente   anche della base dei relativi testi, aveva facilitato il lavoro della Commissione Preparatorio Inter-ortodossa. Con questo spirito, la Commissione stessa nella sua prima assemblea (Chambésy 1990) elaborò la complicata  questione della organizzazione canonica della Diaspora Ortodossa, sulla base dei relativi Desiderata delle Santissime Chiese Ortodosse e delle relative proposte canoniche della Segreteria attraverso la sua Relazione particolareggiata. Pertanto la impossibilità di una immediata realizzazione delle proposte canoniche presentate dalla Segreteria, resero necessario ottenere di affrontare sinodalmente in modo transitorio la questione attraverso la realizzazione della istituzione delle Assemblee Episcopali delle presenze etniche ortodosse secondo grandi circoscrizioni nel Nord e Sud America, in Australia ed Oceania e nei Paesi Europei.

La seguente assemblea della Commissione Preparatoria Ortodossa  (Chambésy, 1993) è ritornata sul tema della Diaspora Ortodossa per la valutazione  anche di proposte e  osservazioni supplementari sulla questione, di alcune santissime Chiese Ortodosse, richiese la convocazione da parte della Segreteria di un Convegno Panortodosso di Canonisti per la redazione di un progetto di base di Regolamento di funzionamento delle Assemblee Episcopali, sulla base dei principi del relativo testo redatto all’unanimità e in riferimento alla futura convocazione della Quarta Conferenza Pan-Ortodossa. Dopo la unanime finale redazione della nuova forma del testo sulla Diaspora Ortodossa, venne introdotto anche il tema, per la “Autocefalia ed il suo modo di proclamarla” con base la ampia Relazione della Segreteria ed il relativo testo da questa proposto, che venne accettato dalla Commissione stabilita al riguardo con alcuni supplementi e ampliamenti ad eccezione del disaccordo sul modo di firmare il Tomo Patriarcale (par. 3g), che è rimasto insoluto e dopo la approvazione unanime di tutti gli altri paragrafi da parte della Assemblea Plenaria della Commissione Inter-Ortodossa. Successivamente, la Segreteria preparò a dovere e convocò  la Conferenza Interortodossa dei Canonisti (Chambésy, 1995) che compilò un completo progetto di Regolamento, sulla base dei principi del testo approvato all’unanimità riguardo alla Diaspora, così da inviarlo ai Presidenti delle Assemblee Episcopali proposte per l’inserimento, almeno dei loro principi canonici generali del progetto di Regolamento, nel Regolamento di tutte le Assemblee Episcopali attraverso il mondo.

Tuttavia durante gli ultimi decenni dello scorso secolo inaspettati e sconvolgenti cambiamenti politici, ideologici, spirituali e sociali tra i popoli ortodossi dell’Europa Orientale resero necessario l’introversione spirituale delle Chiese Ortodosse autocefale, da una parte per affermare in modo più efficace l’azione provocatoria delle propagande eterodosse a scapito del provato pleroma ortodosso,  e dall’altra per la ricostruzione della organizzazione, della amministrazione e del funzionamento del loro corpo ecclesiastico, particolarmente per le condizioni passate ovviamente o anche avverse. Conseguentemente al momento accentuò il processo preparatorio del Santo e Grande Sinodo, cosicché dopo la distensione degli scompigli, fu assunta la iniziativa da parte di S.S. il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, col parere concorde degli altri Primati delle Chiese Ortodosse Autocefale , durante la loro Sacra Sinassi al Fanar (Ottobre, 2008)  per la appropriata rielaborazione e  la approvazione finale  da una parte del testo sulla Diaspora Ortodossa e del progetto di un Regolamento di funzionamento delle Assemblee Episcopali nei relativi paesi, e dall’altra per eliminare le divergenze irrisolte riguardo alla firma del Tomo Patriarcale (par. 3g) nel testo  “Sulla Autocefalia e al modo di proclamarla. Alla fine, la Quarta Conferenza Prosinodale Pan-ortodossa (Chambésy, 6-12 giugno 2009) approvò all’unanimità, con alcune chiarificazioni ed integrazioni, i testi riguardo alla Diaspora Ortodossa e al Regolamento di funzionamento delle Assemblee Episcopali, mentre le divergenze irrisolte riguardo alla firma sul Tomo patriarcale per la proclamazione della Autocefalia furono rinviate alla futura convocazione della prossima assemblea della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa, per una ulteriore discussione.

La immediata convocazione della assemblea della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa (Chambésy, 9-17 dic. 2009) si risolse in una nuova formulazione del paragrafo 3g riguardo al modo di firmare il Tomo di Autocefalia di una Chiesa da parte di S.S. il Patriarca Ecumenico e dei Beatissimi Primati delle Chiese Autocefale. Così, durante la discussione sorsero nuove divergenze non solo sul contenuto del Tomo, ma anche sul modo di inserire  delle firme, cosicché queste divergenze furono rinviate alla prossima assemblea della Conferenza Preparatoria Inter-Ortodossa per ricercare una loro unanime posizione unitaria, in accordo col Regolamento di funzionamento delle Conferenze Pan-Ortodosse. Così la Commissione Inter-ortodossa lavorò sulla base dei Desiderata delle santissime Chiese Ortodosse e della relativa Relazione della Segreteria sul tema della Autonomia e del modo di proclamarla, vennero anche sistemate le proposte convergenti per il funzionamento di questa istituzione ecclesiastica in un comune testo unitario che fu all’unanimità accettato in rapporto alla futura convocazione della Quinta Conferenza Pan-ortodossa Prosinodale.

La nuova convocazione della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa (Chambésy, 21-26 Febb. 2011) aveva come primo tema la riscoperta di una comune proposta per la questione irrisolta tanto riguardo al modo di firmare, quanto anche sul contenuto del Tomo di Autocefalia, ma tuttavia non fu raggiunta di nuovo la unanimità, poiché nessuna della quattro relative proposte formulate furono unanimemente accettate , come prevede il Regolamento di funzionamento delle Conferenze Pan-ortodosse. Naturalmente, come tema principale venne previsto il tema dei Dittici Ortodossi, che fu portato per la prima volta alla discussione, sulla base dei relativi Desiderata delle santissime Chiese Ortodosse e delle proposte delle due ampie Relazioni della Segreteria , sia della vecchia (1993) come di quella nuova (2009), in quanto esistevano risapute divergenze tra alcune Chiese autocefale per il loro posto nell’ordine dei sacri Dittici (Cipro, Georgia, Polonia, Albania). Così, durante la discussione del tema, vennero enunciati i bimillenari criteri canonici sanciti della tradizione ortodossa, tanto per la pubblicazione, quanto per la loro classificazione nell’ordine di precedenza delle Chiese Ortodosse autocefale, ma tuttavia, mentre  l’ordine delle Chiese Ortodosse di Polonia e Albania venne appianato con una comune dichiarazione dei rappresentanti delle due Chiese, al contrario alle richieste delle Chiese di Cipro e di Georgia, non ci fu la necessaria prevista unanimità per trovare una comune soluzione accettabile sulla base naturalmente dei criteri sanciti della tradizione ortodossa.

 

III. Convocazione del Santo e Grande Sinodo

 

1. La decisione mancata, sotto la presidenza di S. Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, durante la sacra Sinassi dei Beatissimi Primati delle santissime Chiese Ortodosse (Fanar, marzo 2014) per la formazione di una Speciale Commissione Inter-ortodossa mirava alla sollecitazione del processo per la preparazione del Santo e Grande Sinodo, cioè da una parte  per la  revisione, elaborazione o anche riattualizzazione dei testi già unanimemente accettati dalla Terza Conferenza Prosinodale Panortodossa (Digiuno, Dialoghi teologici, Movimento ecumenico, Ideali cristiani), e dall’altra per il semplice riesame o anche per un discreto intervento di miglioramento o anche di formulazione dei testi già pure unanimemente accettati della Seconda Conferenza Prosinodale Panortodssa  (Impedimenti al Matrimonio, Questione del Calendario). Così, la Speciale Commissione Inter-ortodossa nelle sue tre sedute (Chambésy 2014, 2105) al di là delle contrapposizioni molto intense, e delle questioni estranee ai testi, ha approvato con piccole modifiche il testo sul digiuno, e dall’altra parte ha sintetizzato in un unico testo attraverso una modifica delle terminologia e del contenuto i due testi relativi alle Relazioni della Chiesa Ortodossa tanto con il resto del mondo cristiano, quanto con il Movimento Ecumenico, mentre è stato rielaborato anche il testo sul Contributo della Chiesa Ortodossa al mantenimento della pace, della giustizia, della libertà della fratellanza e amore tra i popoli e della abolizione delle discriminazioni sessuali e altre.

Di conseguenza, questi testi furono rinviati alla fine per una decisione definitiva alla Sacra Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse, poiché avevano ottenuto la approvazione unanime della Seconda Conferenza Prosinodale Panortodossa (Chambésy, 1982). Al contrario, la Speciale Commissione Inter-ortodossa durante il riesame dei testi relativi agli Impedimenti al matrimonio  e alla Questione del Calendario non ha potuto giungere alla loro elaborazione, poiché furono anteposti insistentemente da alcune Chiese Ortodosse radicali cambiamenti. Così anche si ritenne che l’ordine dato, non consentiva tali variazioni sostanziali, a causa anche delle marcate divergenze come verso i confini della relativa tradizione canonica.

La convocazione quindi della Quinta Conferenza Prosinodale Panortodossa (Chambésy, 10-17 ott. 2015) aveva come ordine dalla Sacra Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse (Fanar, marzo 2014) di completare il processo preparatorio e solo per gli otto temi all’ordine del giorno del Santo e Grande Sinodo, sui quali era stata espressa più o meno  la unanimità di tutte le Chiese Ortodosse autocefale durante le tre assemblee della costituita Commissione Speciale Inter-ortodossa (Chambésy, 2014-2015). Pertanto vennero presentate  da alcune Chiese Ortodosse per iscritto e anche sui testi da essa riesaminati concordemente, nuove ampie proposte di aggiunte, di correzioni o cancellazioni, che ovviamente erano state decise dai Santi Sinodi locali, cosicché sono risultate nuove e molto intense contrapposizioni, non solo sui testi che non erano in discussione, ma anche sui testi da essa riesaminati, rinnovati o anche ricomposti.  Alla fine, la Quinta Conferenza Prosinodale Panorotodossa, ha accettato i testi relativi alla Autonomia ed al modo di proclamarla, come quelli rinnovati o ricomposti dalla Terza Conferenza Prosinodale Panortodossa (Chambésy, 1986), mentre ha rinviato i temi insoluti alla Sacra Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse già convocata, per la decisione finale di convocazione del Santo e Grande Sinodo.

 

2. La Sacra Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse (21-28 Gen. 2016) ebbe luogo per motivi particolari a Chambésy a Ginevra nel Centro Ortodosso del Patriarcato Ecumenico, su invito di Sua Santità il Patriarca Ecumenico e con la partecipazione di tutti i Primati e dei Rappresentanti dei Primati delle Chiese di Antiochia, Grecia e Polonia, che non avevano potuto essere presenti, da un lato per ratificare il lavoro preparatorio ormai terminato, e dall’altro per decidere la convocazione, la formazione, la organizzazione e il funzionamento del Santo e Grande Sinodo, come anche per il suo ordine del giorno. Così la Sacra Sinassi ha deciso che la assemblea del Sinodo venga tenuta a Kolimbari di Kisamo nella Accademia Ortodossa di Creta, dal 18 al 27 giugno 2016, ha accettato i testi della Quinta Conferenza Prosinodale Panortodossa, ha approvato il Regolamento per la organizzazione ed il funzionamento del Santo e Grande Sinodo, ha stabilito l’ordine del giorno dei suoi lavori, quanto i temi: 1) Missione della Chiesa Ortodossa nel mondo contemporaneo; 2) Diaspora Ortodossa; 3) L’Autonomia nella Chiesa Ortodossa ed il modo di proclamarla; 4) Il Sacramento del Matrimonio ed i suoi impedimenti; 5) L’importanza del digiuno e la sua osservanza oggi, e 6) Relazioni della Chiesa Ortodossa verso il restante mondo cristiano.

Allo stesso tempo venne decisa anche la formazione della Segreteria Panortodossa del Sinodo, venne assegnata ad una Speciale Commissione Inter-ortodossa la opportuna stesura di una bozza di Messaggio del Sinodo, furono rinviati i temi sulla Autocefalia e sui Sacri Dittici ad una ulteriore preparazione inter-ortodossa, a causa della manifesta impossibilità di una ricezione di una decisione unanime ecc.

Di conseguenza, la impronta schematica e ricca del significativo lavoro effettuato nella preparazione del Catalogo dei temi all’ordine del giorno del Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa tanto da parte delle Chiese Ortodosse autocefale per mezzo dei loro Rapporti sui dieci temi infine selezionati, quanto dagli organi ordinari interortodossi rappresentativi che promulgavano, come dalle Commissione Preparatorie Inter-ortodosse e delle Conferenze Prosinodali Panortodosse, come anche della straordinaria Commissione Speciale Inter-ortodossa, costituita dalla Sacra Sinassi dei Beatissimi Primati (Fanar, Marzo 2014)  miravano a facilitare  il processo più veloce  per la preparazione dei temi, col contributo  anche della Segreteria per la preparazione del Santo e Grande Sinodo. Durante lo scorrere dei cinquant’anni (1968-2015) segnato da importanti cambiamenti, in condizioni sfavorevoli e in tempi difficili sia per le Chiese Ortodosse locali, quanto per le loro relazioni col restante mondo cristiano, venne a costituire di fatto un importante lavoro non solo per la preparazione idonea dei temi citati, ma anche per rinfrancare la autocoscienza sinodale della Chiesa Ortodossa.

E’ dunque ovvio che il lungo periodo di collaborazione edificante di tutte le Chiese Ortodosse autocefale  per la comune preparazione dei temi all’ordine del giorno del Santo e Grande Sinodo, sempre sotto la necessaria guida del Patriarcato Ecumenico, mise in risalto la validità bimillenaria della inscindibile congiunzione della tradizione patristica e della vita sacramentale sia attraverso il superamento sinodale o  attraverso la cura dei pesanti sconvolgimenti del passato nel funzionamento delle relazioni inter-ortodosse, quanto per la testimonianza credibile dell’Ortodossia verso i vicini e i lontani. Così nel recente “Regolamento per la organizzazione e funzionamento del Santo e Grande Sinodo” accettato dalla Sacra Sinassi dei Primati della Chiesa Ortodossa (Chambésy, 21-21 Gen. 2016) venne dichiarato in modo franco che “il Santo e la Grande Sinodo è un'autentica espressione della tradizione canonica  e della bimillenaria prassi della chiesa per il funzionamento del sistema conciliare della Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica e dovrà essere convocato da Sua Santità il Patriarca Ecumenico con il consenso del loro Beatitudini i Primati di tutte le Chiese ortodosse locali autocefale da tutti riconosciute. Esso è composto dai membri nominati dalle rispettive Chiese.”

Così, durante il quasi cinquantennale processo di preparazione (1968-2016), sono stati convocati dal Patriarcato Ecumenico: a) Sei assemblee della “Commissione Preparatoria Inter-ortodossa” (Chmbésy, 1971, 1986, 1990, 1993, 2009 e 2011); b) tre assemblee della “Commissione speciale inter-ortodossa” costituita dalla Sacra Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse (Chambésy, 2014-2015) per la revisione o la riattualizzazione  dei testi accettati all’unanimità dalla Seconda e Terza Conferenza Prosinodale Panortodossa; c)  Cinque Commissione Preparatorie Inter-ortodosse (Chambésy, 1976, 1982, 1986, 2009 e 2015), le cui Pratiche sono state pubblicate nella speciale pagina di SYNODIKA della Segreteria per la preparazione del Santo e Grande Sinodo in greco e francese; e) due speciali Convegni Teologici per la questione della ordinazione delle donne (Rodi, 1988) e per la revisione di un Regolamento base per il funzionamento delle Assemblee Episcopali nella Diaspora Ortodossa, e f) due Convegni Scientifici  per la questione del Calendario ed il tema della comune celebrazione della Pasqua (Chambésy, 1982) e per le attuali questioni bioetiche (Chambésy, 2002).

3. In questo senso, i frutti del suo lungo processo, arduo e faticoso per la concorde formulazione sui temi  dei testi alla fine redatti, da proporre al Santo e Grande Sinodo, sono molto significativi, in quanto le interessanti discussioni teologiche su di essi nelle assemblee della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa per la ricerca di una comune posizione ortodossa, sono state valutate e attestate nelle Conferenze Prosinodali Panortodosse. Ovviamente, in alcuni temi, i rilevanti testi teologici redatti non vennero accettati all’unanimità, a causa delle conosciute divergenze di una o più di una delle Chiese Ortodosse, ossia come sui testi relativi alla Autocefalia e ai Dittici, ma tuttavia i principi generali da loro sanciti e inamovibili, tanto della tradizione canonica ortodossa, quanto della prassi ecclesiastica sono stati accettati all’unanimità. Così, sulla base di tutto questo lavoro preparatorio che era stato portato a termine per la convocazione del Santo e Grande Sinodo, è ragionevole e utile la formulazione di alcune osservazioni e proposte conclusive:

Primo: Questo interessante lavoro portato a termine da parte degli organi promulgatori della preparazione del Santo e Grande Sinodo, della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa e delle Conferenze Prosinodali Panortodosse manifesta in modo scrupoloso l’autentico funzionamento della coscienza tradizionale sinodale della Chiesa Ortodossa. Esso costituisce un elemento essenziale e evidentemente indispensabile della sua missione, da una parte perché in questi organi sono rappresentate ufficialmente tutte le Chiese Ortodosse autocefale locali, e dall’altra perché i loro lavori  avevano come comune punto di partenza i Rapporti inviati sui temi all’ordine del giorno del Sinodo da tutte le Chiese Ortodosse autocefale, le proposte convergenti e divergenti, che vennero registrate e valutate per ciascun tema dalla Segreteria, per facilitare l’intero processo preparatorio.

Secondo: La corretta selezione da parte della Prima Conferenza Prosinodale Panortodossa (Chambésy, 1976), attraverso votazione di preferenza dei dieci temi votati a maggioranza dal relativo Catalogo dei temi della  Prima Conferenza Panortodossa (Rodi, 1961), confermò che la coscienza ecclesiastica ortodossa rimane immutabile sulle decisioni dogmatiche dei Sette Concili Ecumenici e sulla teologia della tradizione patristica del primo millennio della vita storica della Chiesa, che manifestano la pienezza vissuta dalla Chiesa continuamente nella Divina Eucarestia ed in tutta la sua vita sacramentale dell’intero mistero della divina economia in Cristo. Pertanto la Chiesa Ortodossa non ha mai affrontato e non affronta serie questioni di fede, nonostante  i provocanti sconvolgimenti ideologici, spirituali, confessionali e altri dei tempi più recenti.

Terzo: La selezione dei dieci temi votati a maggioranza manifestava evidentemente la comune ansia delle Chiese Ortodosse di affrontare immediatamente non solo i conosciuti problemi pratici delle situazioni dei popoli ortodossi durante i duri tempi del totalitarismo (Impedimenti al matrimonio, Digiuno), ma il superamento dei pericolosi sconvolgimenti nelle relazioni interortodosse, sia con la eliminazione anche dei risaputi pericoli  o delle azioni unilaterali tanto del funzionamento della istituzione ecclesiastica della Autocefalia nella Chiesa Ortodossa, quanto  anche della organizzazione canonica della Diaspora Ortodossa attraverso il mondo, continuamente in aumento. D’altra parte, l’affrontare immediatamente queste cose era assolutamente necessario non solo per il funzionamento armonico e secondo i canoni delle relazioni interortodosse, ma anche per la testimonianza credibile dell’Ortodossia tanto nelle sue relazioni verso il restante mondo cristiano, quanto nell’attuale dialogo ecumenico e interreligioso per la pace, la giustizia sociale e la salvaguardia dei diritti umani nelle relazioni tra gli uomini ed i popoli.

Quarto: La articolazione della tematologia scaturisce sapientemente dai seri problemi già considerati nel funzionamento delle relazioni interortodosse  o anche interecclesiali, ma tuttavia l’affrontare gli sconvolgimenti relativamente a questi problemi, diviene più chiaro il loro sfondo teologico o ecclesiologico, dal momento che nella tradizione patristica è evidente  la constatazione che “la prassi è la base della teoria”. Così, secondo San Gregorio il Teologo, la prassi non può essere indipendente dalla teologia dell’itera vita ecclesiastica, “affinché ciò che contemplativo non sia incomunicabile e ciò che è vantaggioso non sia privo di filosofia”, cosicché in tutti i testi  vengono proposti  in modo succinto i basilari principi teologici, ecclesiologici, canonici e pastorali della tradizione patristica, che stabilirono, come si evince dai Desiderata delle Chiese Ortodosse, dalle proposte introduttive della Segreteria e dalle relative discussioni nelle assemblee della Commissione Preparatoria Inter-ortodossa  e nelle Conferenze Prosinodali Panortodosse, le reali dimensioni ecclesiastiche o anche ecclesiologiche di ciascun tema.

Quinto: La stesura del regolamento del Funzionamento delle Conferenze Panortodosse, che fu stabilito unanimemente dalla Commissione Preparatoria Inter-ortodossa (Febb. 1986) e dalla terza Conferenza Prosinodale Panortodossa (Nov. 1986) si rivelò, come si evince dal suo rapporto nella rimozione dei pasticci procedurali che erano stati enunciati, durante i lavori della Prima e Seconda Conferenza Prosinodale Panortodossa (Chambésy, 1976, 1982), particolarmente significativa sia per la appropriata procedura di preparazione dei temi all’ordine del giorno, sia per la accelerazione del cammino comune verso il Santo e Grande Sinodo. Naturalmente i conosciuti sconvolgenti ed imprevedibili mutamenti nella vita dei popoli ortodossi durante il decennio degli anni Novanta, provocarono tanto la prevedibile introversione pastorale delle condizioni delle Chiese Ortodosse per la ricostituzione del loro popolo fedele assai duramente provato, quanto il parallelo indebolimento del loro zelo entusiastico per il cammino verso il Santo e Grande Sinodo. Pertanto, il regolamento rimase sempre il credibile garante della continuazione anche se ritardava, del processo preparatorio verso il suo ultimo stadio, cosicché divenne necessario la preparazione tempestiva di un Regolamento per la organizzazione ed il funzionamento del Santo e Grande Sinodo.

Sesto: La Sacra Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse, convocata da Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, costituisce la autentica continuazione del principio canonico sancito della assonanza dei cinque patriarchi, anche se, senza criterio, venne contestata da alcuni la sua validità, da una parte perché manifesta realmente la coscienza sinodale, dall’altra perché contribuì al massimo al rinsaldamento dell’interesse necessario per una accelerazione del cammino comune verso il Santo Sinodo. Di conseguenza, la Sacra Sinassi poté assai maggiormente decidere sia per l’inserimento nel suo ordine del giorno di tutti i temi scelti dalla Prima Conferenza Prosinodale Panortodossa (1976), sia per la eliminazione di alcuni di essi, poiché nei testi da essi redatti non vi era la richiesta piena unanimità per i criteri ecclesiologici, canonici e pastorali della bimillenaria tradizione canonica e della prassi ecclesiastica.

Settimo: La decisione definitiva  della Sacra Sinassi dei primati delle Chiese Ortodosse (Chambésy, 21-28 Genn. 2016) per una immediata convocazione, riunione organizzazione del Santo e Grande Sinodo, la approvazione del Regolamento per la Organizzazione ed il suo Funzionamento, la ricezione unanime delle Chiese Ortodosse autocefale delle decisioni sinodali e l’affrontare insieme ogni altra questione durante i lavori del Sinodo, nell’ambito sempre della sancita tradizione canonica, costituiscono una significativa garanzia per una settennale o periodica regolare convocazione del Santo e Grande Sinodo, senza le compresse procedure delle successive assemblee delle diverse, per formazione, Commissioni o Conferenze Panortodosse.

Ottavo: La approvazione unanime da parte della Sacra Sinassi dei Primati delle Chiese Ortodosse del Regolamento per la organizzazione ed il funzionamento del Santo e Grande Sinodo e la sua applicazione da parte di esso assicurerebbe l’incrollabile valore bimillenario della tradizione canonica per il funzionamento del sistema sinodale, con la dovuta assistenza del Patriarcato Ecumenico, a testimonianza dell’unità delle Chiese Ortodosse autocefale locali nella comunione della fede consegnata e nel legame d’amore.

Nono: Come poli basilari del contributo della Chiesa Ortodossa per la prevalenza dei principi cristiani di pace, giustizia, libertà, fratellanza e amore  nelle relazioni tra gli uomini ed i popoli, furono proposti da una parte la sacralità ripristinata in Cristo  della persona umana e dall’altra la nuova vita in Cristo, come queste sono vissute nella loro pienezza nella Divina Eucarestia e nell’intera vita sacramentale del corpo ecclesiastico (1 Cor. 12-13). Questi principi costituiscono il contenuto essenziale non solo della missione spirituale delle Chiese Ortodosse autocefale locali, ma anche della responsabilità spirituale di ciascun fedele per una testimonianza credibile della fede consegnata. Con questo spirito, la Terza Conferenza Prosinodale Panortodossa (Chambésy, 1986) riassunse in maniera azzeccata nel relativo suo appello esortativo: “Noi, Cristiani Ortodossi, poiché comprendiamo il significato della salvezza, sentiamo il dovere di lottare per l’alleviamento della malattia, della infelicità e della angoscia. Poiché viviamo la esperienza della pace, non possiamo essere indifferenti per la sua assenza dalla società attuale. Poiché siamo stati beneficiati dalla giustizia divina, lottiamo per una giustizia più piena nel mondo e per la neutralizzazione di ogni oppressione. Poiché viviamo ogni giorno la divina condiscendenza, combattiamo ogni giorno ogni fanatismo e intolleranza tra gli uomini ed i popoli. Poiché proclamiamo  continuamente la incarnazione di Dio e la divinizzazione dell’uomo, difendiamo i diritti umani di tutti gli uomini e di tutti i popoli. Poiché viviamo il divino dono della libertà con l’opera redentrice di Cristo, dobbiamo promuovere maggiormente il suo valore universale per ogni uomo e per ogni popolo. Poiché, nutriti col corpo ed il sangue del Signore nella Divina Eucarestia, viviamo la necessità della condivisione dei doni di Dio con i nostri fratelli, comprendiamo maggiormente la fame e la insufficienza e lottiamo per i loro superamento. Poiché aspettiamo una terra nuova e cieli nuovi, dove preverrà la assoluta giustizia, lottiamo qui e ora per la rinascita ed il rinnovamento dell’uomo e della società.”

 

 

 

 

 

 


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Santi di oggi

i santi di oggi 15-12-2019

San Eleuterio, vescovo di Illiria e compagni, martiri; San Eleuterio, il cubiculario, martire; Santa Susanna, martire; San Bacco il nuovo, martire; San Stefano, vescovo di Sourozh; San Paolo del Monte Latro.

i santi di domani 16-12-2019

Santo Profeta Aggeo; San Marino, martire; Santi Promo, Ilarione, e compagni, martiri; San Memnone, arcivescovo di Efeso; San Modesto, arcivescovo di Gerusalemme; Santa Teofano, imperatrice; San Nicola II, patriarca di Costantinopoli.

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