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LA FIGURA MONASTICA, LA SPIRITUALITÀ BIZANTINA E LA GRANDIOSA OPERA DI ELIA DI ENNA NELLA TRADIZIONE SICILIANA E CALABRESE

data: 27-09-2016 - Discorso di Sua Em.nza il Metropolita

Sala Cerere - Enna, 27 settembre 2016




LA FIGURA MONASTICA, LA SPIRITUALITÀ BIZANTINA E LA GRANDIOSA OPERA DI ELIA DI ENNA NELLA TRADIZIONE SICILIANA E CALABRESE

di Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

 

Platone, conosciuto anche per la sua semplicità, ammirò la ricchezza della Sicilia. Nella sua VII Epistola riporta: “Una volta arrivato, non mi piacque affatto la cosiddetta dolce vita, fatta tutta di banchetti italioti e siracusani”.

Dopo tanti avvenimenti e dopo che molti popoli ebbero occupato la Magna Grecia, nell’anno 732/733 Leone III Isaurico la pose sotto la giurisdizione di Costantinopoli. Centinaia di monaci giunsero nella Magna Grecia e furono fondati centinaia di monasteri, che illuminarono il popolo e salvarono le anime. Ogni luogo, ogni città, piccola e grande, ogni regione e popolo non ha da mostrare soltanto i frutti e la produzione di maggiore importanza, ma deve soprattutto mostrare la sua cultura e spiritualità che favorisce il progresso, lo sviluppo e la buona convivenza dei popoli, che offre agli altri e questo contributo è della massima importanza.

Una spiccata personalità monastica e una figura eroica per la soluzione delle difficoltà e dei problemi che apparvero nella società della Sicilia e della Calabria fu Sant’Elia il Giovane, il quale nelle storiche terre Bizantine della Magna Grecia sviluppò una meravigliosa opera di annuncio dei principi evangelici e di trasmissione degli eterni messaggi dei santi padri teofori della nostra fede di salvezza (823-903).  

Esempio di vita santa e simbolo di speranza, pazienza e semplicità, annunciando le grandi opere di Dio, la sua mente e l’anima erano concentrate nella salvezza dell’uomo, del suo prossimo. Originario della Sicilia, in modo particolare di Enna, fu per il suo popolo un importantissimo punto di riferimento che guidò l’uomo a trovare la strada della pietà e della santità ed incontrare “la luce vera”, la “luce della Resurrezione” da cui sgorga la “luce dell’Ortodossia” che illumina , che riempie di grazia e dona la vita eterna, e il Regno di Dio. Questa figura invincibile e luminosa, Elia il Giovane, è per la città di Enna una grande gloria, un simbolo di pensiero libero, di parola santa e preziosa testimonianza del contributo alla terra Bizantina della Magna Grecia. La nobilissima città di Enna deve gioire, gloriarsi ed essere fiera di mostrare una personalità straordinaria, che, grazie alla sua esistenza ascetica e spirituale, offrì il suo enorme contributo per la sua purificazione a immagine ma anche a somiglianza, combattendo per il progresso sociale e morale dell’uomo, per la prosperità spirituale della società.

Sant’Elia di Sicilia, unico per semplicità e discepolo e servitore dell’amore, era ammirato da tutti ed era onorato per la sua importanza, la sua umiltà e pazienza, virtù che lo rafforzarono a compiere opere di bene e di amore per il prossimo, opere di significato sociale, per gli anziani, i sofferenti, i poveri e gli orfani: “bisogna ammirare anche ciò dell’uomo, il fatto che, pur essendo dotato di così tali e importanti carismi, non s’insuperbiva né si vantava di essere sottomesso a Dio, ma era il più umile e l’ultimo di tutti”. Tutta la sua vita ricorda l’Apostolo Paolo, il quale scrive: “Cristo è venuto al mondo per salvare i peccatori di cui io sono il primo”.

La spiritualità di Elia aiuta l’uomo a discernere le sue imperfezioni personali, questo modo di vita monastico amorevole rafforza l’uomo, lo illumina e lo riveste di umiltà e semplicità perché la sua anima e il suo cuore si riempiano d’amore e infine conosca il suo destino terrestre per diventare protettore e amico sincero del suo prossimo.

Quando, quindi, gli Arabi occuparono nel 827 d.C. la Sicilia, i suoi monaci fuggirono in Calabria.

In questi tragici momenti di schiavitù, lo straordinario figlio di Enna creò un’oasi monastica e spirituale di preghiera di vita pacifica e di comunione tra gli uomini e tra loro e il clero soprattutto e i monaci, che avevano la responsabilità dei monasteri, la loro conservazione e la loro custodia.

Grande nell’ascesi e nella pazienza, glorificato nella vita con la sua missione che consisteva soprattutto nella confessione, nella predicazione, nelle opere di bene, e nell’intronizzazione dell’amore nel cuore dell’uomo. Immutati rimangono le sue parole, il suo insegnamento nelle folle dei pii fedeli che si affrettavano a correre per ascoltare la sua voce ispirata da Dio.

“Non siate malvagi, figli, nella tristezza; la tristezza, secondo il divino Apostolo, procura umiltà, l’umiltà l’attesa e l’attesa la speranza; la speranza …” (Rom. 5, 3-5)[1].

Ricordiamo dalla storia e dalla esperienza della vita quotidiana gli instabili e tiranni occupatori, purtroppo come più tardi i Normanni, con il Sinodo di Melfi (1059) diventano nemici e prestano giuramento di fedeltà al Papa e promisero la sottomissione della Magna Grecia.

La Puglia, in seguito, con il passare del tempo venne conquistata da loro come anche la Calabria. I vescovi latini dominano in questi baluardi Bizantini e si realizzò la latinizzazione. La violenza e la paura, il martirio e il sacrificio degli arcivescovi Ortodossi, dei sacerdoti, dei monaci e dei fedeli, è un fatto incontestabile, ed è molto conosciuto il martirio dei due confessori San Luca (1114) e Bartolomeo (1134), che alla fine furono salvati dalle fiamme.

A Gerace e anche a Bova fu cambiato il rito ortodosso. Nella prima città dall’ex monaco atonita Athanasios Chalkeopoulos (1480) e nella seconda dall’armeno di Cipro Giulio (1572). L’Ortodossia venne schiacciata e subì le eventi estremamente terribili. E’ opportuno aggiungere alcune cose che spesso sono taciute, ma la storia è una verità che dev’essere conosciuta e appresa per il bene dell’umanità.

Il più antico sogno dei satrapi conquistatori, in relazione alla scomparsa dell’Ortodossia, prende corpo con la fondazione dell’ordine dei Basiliani, che ha come primo scopo la latinizzazione della Magna Grecia. Così monaci greci della Magna Grecia persero la proprietà dei monasteri che avevano come loro primo scopo la cura dei poveri, la protezione degli orfani e delle povere vedove.

La storia descrive la situazione, le condizioni, il clima e l’ambiente di persecuzione e ostilità in cui si trovò la Chiesa Ortodossa e quella di Costantinopoli, lentamente combattuta e perseguitata. Subì infiniti mali e infine fu terrorizzata, subì il martirio e scomparve. Invano attese che la Chiesa Madre la salvasse e che gli baluardi dalla latinizzazione dei Normanni che sottomessero i cosiddetti paesi grecofoni della Calabria e della Puglia che sino ad oggi parlano la propria lingua, conosciuta come Griko, con elementi del greco antico, medioevale e più recente, fatto indubitabile della presenza e della attività greca.

Sarebbe stata una perdita significativa se non si fosse conservata la Tradizione Ortodossa e l’esperienza liturgica delle regioni Bizantine della Sicilia e della Calabria, in cui Sant’Elia, il luminoso astro dell’Ortodossia, predicò, insegnò, conservò la fede, visse e agì sul popolo e illuminò i santissimi e gloriosi territori Bizantini di queste provincie ecclesiastiche del Trono Ecumenico.

La conseguenza di quest’attività è necessaria: i Greci della Morea, di Corone e di Modone, la maggior parte dei quali sono rimasti in Campania con sede l’ex città di Partenope, colonia dei miei compatrioti di Rodi, oggi Napoli, la capitale dell’Italia del Sud, come sacro centro dei Santi Pietro e Paolo dei Nazionali Greci, si mostrarono fedelissimi e devotissimi della Grande Chiesa di Cristo, alcuni erano in minoranza, giunsero nella Basilicata, Matera, Calabria e Sicilia, e vissero sino al Diciottesimo Secolo, conservarono per lo più immutato il rito, la tradizione, come anche la pura tradizione liturgica ortodossa l’educazione spirituale dei figli.

In seguito i tempi furono ostili ed estranei nei confronti dell’Ortodossia.

I Greci in mezzo dei quali c’erano anche gli Albanesi che parlavano anche il greco, e avevano gli stessi usi e costumi, nelle regioni di cui abbiamo parlato, alla fine diciassettesimo secolo, agli inizi del diciottesimo non riuscirono a superare le difficoltà e a sopravvivere a motivo dei terribili martiri e persecuzioni che subirono, persino la morte, ma davanti ai propri occhi si creò una situazione ecclesiastica anticanonica e anche pericolosa. La chiesa di Roma fondò due episcopati, nel 1919, uno in Calabria, nella sede della piccola Lungro, e l’altra in Sicilia con sede nella città Piana dei Greci (oggi Piana degli Albanesi). Primo sacerdote dei tempi recenti, a visitare, celebrare secondo il rituale della Chiesa di Costantinopoli, predicare e incontrare gli Ortodossi nella Magna Grecia, e soprattutto gli studenti Greci, i candidati della chiesa Ortodossa, i Catecumeni, fu la mia umile persona, inviata dal Grande Patriarca Atenagora nei territori Bizantini per incontrare gli ortodossi (1962-1963 ecc.) per celebrare e per incontrare la Magna Grecia, gli Ortodossi che vi abitavano, i suoi padri asceti, secondo la spiritualità del nostro santo padre Elia di Sicilia, il quale diede la sua vita per la salvezza e la libertà del popolo della Sicilia  e della Calabria. Reggio, Agrigento, Palermo, Catania, Siracusa, Messina, Taormina e ancora una volta Enna mi hanno accolto con cordialità e con gioia.

La visita dell’indimenticabile monaco Kosmas in Magna Grecia e soprattutto in Calabria avvenne dopo molti anni, con la benedizione e il permesso del Reverendissimo Metropolita d’Italia e di Malta Gennadios, con il sostegno e la sua protezione e il suo sostegno morale. Il Metropolita divenne partecipe di tutti i piani del monaco Kosmas e divenne meraviglioso mediatore con il sindaco del piccolo comune della Calabria e grazie alla comprensione e alla saggezza della Metropoli le rovine del monastero di San Giovanni Theristis furono riedificate e il monastero tornò a vita e fu restaurato in modo meraviglioso, mentre il Metropolita Gennadios, presente a tutte le manifestazioni ecclesiastiche e culturali, si curava con attenzione di sostenere il sacrificio del monaco Kosmas e di creare un’atmosfera amichevole e un ambiente civile per la convivenza di tutti.

L’allontanamento del monaco Kosmas dal monastero è dovuto dalle sciagure e dalle difficoltà che affrontò con pazienza e umiltà. Per un intero anno si confidò con la mia umile persona, ricevendo da lui tutte le informazioni e conoscendo tutta la storia della sua permanenza in Calabria, come anche della sua precedente decisione di visitare la Calabria.

La sua partenza con permesso dalla Calabria per il Monte Athos per riposare 10 giorni e quindi ritornare, cosa che non avvenne, poiché si addormentò nel Signore, fu per me una nuova singolare esperienza che mi commosse profondamente, in modo particolare, le sue comunicazioni con me durante tutto il periodo dell’assenza.

Un’altra realtà che ho sostenuto durante i primi anni della mia attività pastorale era la frettolosa e vanagloriosa acquisizione di monasteri e la fondazione di parrocchie durante i primi cinque anni della fondazione della Metropoli, che non era pronta e non aveva i presupposti e non si era interessata per cercare il gregge, che era quasi scomparso, poiché era diminuito e l’Ortodossia estremamente ridotta in questo Stato. Ugualmente non aveva collaboratori di fiducia e non aveva proprietà. Nonostante tutto ciò, con la benedizione di Dio e la Protezione della Madonna, l’Ortodossia, in questi venti anni del mio pontificato, è rinata grazie all’ordinazione di nuovi sacerdoti, all’acquisizione di chiese, al restauro dei monasteri, alla fondazione di scuole e, soprattutto, grazie alle visite pastorali, durante le quali, abbiamo nuovo gregge, nuovi ortodossi, nuovi collaboratori e nuova vita nelle parrocchie.

A questo punto si deve aggiungere la politica ecclesiastica per l’immediata acquisizione di molti monasteri con l’unico scopo per la Sacra Arcidiocesi di tentare, senza che fosse preparato il terreno, con fretta, senza saggezza e logica, con lavoro e umiltà era impossibile che germogliasse e portasse frutti e si costruisse qualcosa. Tutto ciò è proseguito sino al fallimento dei primi cinque anni. Era naturale che ciò fosse senza basi e sincerità, senza umiltà e amore, affondasse e si distruggesse.

Il Misericordioso Dio ha benedetto e fatto risplendere, ha aiutato e ha protetto la luminosa opera spirituale e culturale della Sacra Arcidiocesi d’Italia e di Malta che non solo si è sviluppata in questo paese di cultura e arte, il cuore della Chiesa Cattolica Romana, un’eccellente opera di trasmissione della fede, della tradizione, della vita spirituale e della commovente preghiera del cuore, della predicazione, della umiltà e della speranza, e della dottrina dell’amore, che ha insegnato e ha lasciato nella Magna Grecia il famosissimo figlio di Enna che, comunque, sono stati dimenticati e si sono perduti, ma acquisito grande prestigio, grandissima diffusione, luminosi successi e questi successi accaduti, come il riconoscimento da parte dello Stato Italiano e la storica intesa tra l’Italia e Sacra Arcidiocesi. La spiritualità Bizantina in questi faticosi e tempi di crisi che ha portato il primo a conoscenza dei suoi compatrioti e in genere ha annunciato nella Magna Grecia Elia di Sicilia diviene nuovamente conosciuta ed è onorata, grazie alla Sacra Arcidiocesi del Trono Ecumenico, e riporta nel calendario anche gli atti e i testi liturgici affinché la sua sacra memoria sia festeggiata solennemente.

La Sacra Arcidiocesi d’Italia e di Malta del Patriarcato Ecumenico ringrazia la sua città natale Enna ed è grata per questo suo tesoro inestimabile e insuperabile che era vero metro e preciso punto di riferimento per la vita della Magna Grecia, che predicò l’umiltà e la speranza e insegnò il destino dell’uomo il quale è amore per il prossimo e la nostra salvezza.

 

 

 

 

 



[1] Vita del nostro Santo Padre Elia il Giovane (Siceliota).


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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