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Le Religioni, possibile anima della microregione Adriatico–Ionica (appartenenza, impegno responsabile, valori)

 

Archimandrita Dionisios Papavasileiou




 

ARCHIMANDRITA

DIONISIOS PAPAVASILEIOU

Le Religioni, possibile anima della microregione Adriatico–Ionica (appartenenza, impegno responsabile, valori).

 

     In primis vorrei ringraziare gli organizzatori di questo splendido momento di Dialogo tra le due sponde del Mar Adriatico e Ionico. Due sponde, che nel arco dei secoli hanno potuto creare civiltà, che hanno arricchito inestimabilmente la storia dell’umanità. Esempio vivente è la città di Bari e la Puglia, che sono diventate per millenni teatro di pacifica convivenza di tante culture, lingue, civiltà e fedi. Non dovremmo però dimenticare, che come nel passato storico e anche nella nostra recente storia, la parte orientale dell’Adriatico è diventato palcoscenico di una delle più atroci guerre, riempiendo con dolore e pianto l’intera umanità.

     In secondo luogo, guardando con attenzione la mappa della microregione Adriatico-Ionica si individuano facilmente alcune particolarità. Prima fra tutte, mentre la parte occidentale appartiene culturalmente alla grande tradizione rinascimentale, quella orientale viene caratterizzata da una moltitudine di popoli diversi. Sulla parte occidentale troviamo un’uniformità culturale e linguistica, dalla parte orientale, invece, siamo davanti ad un mosaico di popoli, dove ciascuno di essi ha la propria cultura, la propria lingua, usi e costumi. Lo stesso possiamo affermare anche dal punto di vista religioso. Sulla sponda italica abbiamo tradizionalmente una confessione cristiana, quella romana cattolica, senza negare ovviamente, la presenza attiva di altre confessioni cristiane e altre fedi, sin dai tempi più remoti. Dalla parte orientale, il mosaico culturale e linguistico viene completato da quello religioso. Cristianesimo ed Islam convivono da secoli pacificamente e non. Inoltre, non deve essere dimenticato, che sulla penisola balcanica esisteva fino a pochi anni fa, l’unico stato ufficialmente ateo, quello Albanese.

     Sorvolo volontariamente sulle tappe storiche necessarie per capire non soltanto la storia dei popoli balcanici, ma anche le loro caratteristiche religiose, componenti fondamentali per la creazione degli stati nazionali del XIX secolo e nello stesso tempo fattori basilari per il ridisegnamento della mappa balcanica verso la fine del XX secolo.

Tutta la parte che viene bagnata dalle acque del mar Adriatico e da quello ionico fino quasi alla metà del XIX secolo fece parte del grande Impero Ottomano. Nella creazione degli stati nazionali, come quello greco o serbo, la fede è uno dei componenti d’identità nazionale. La religione diventa componente assolutamente necessaria anche ai nuovi stati insieme alla loro storia, cultura, usi e costumi. Inoltre, insieme agli stati nazionali, abbiamo per la prima volta nella storia della cristianità, la creazione anche delle Chiese nazionali, come ad esempio quella greca e quella serba. La Chiesa Ortodossa, alla quale appartengono la maggior parte dei cristiani dei Balcani, diventa così la confessione dominante. Nello stesso momento storico, le minoranze, come quella Romana cattolica o musulmana si ritirano, creando comunità, che convivono con quelle ortodosse. Soltanto la Bosnia Erzegovina attualmente è di maggioranza musulmana sunnita, mentre nel caso dell’Albania abbiamo quasi il sessanta per cento di musulmani (2,25% bektashi), mente il venti per cento sono cristiani ortodossi e il dieci per cento romano cattolici. Serbia e Grecia sono di maggioranza ortodossa (in Grecia quasi il 95% della popolazione). La Croazia è l’unico paese di maggioranza Romano cattolico (quasi il 90% della popolazione).

È ben chiara la difficoltà, secondo ciò che finora è stato detto, di parlare di una uniformità religiosa sulla sponda orientale. La situazione si è complicata ulteriormente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Esclusa la Grecia, tutto il resto dei Balcani occidentali rientra sotto la Cortina di ferro, dove il potere sovietico domina in tutti i settori della vita. Nonostante la particolarità del sistema socialista creato nell’ex Jugoslavia dal generale Tito, la separazione da qualsiasi stile occidentale è radicale. Emblema caratteristico di questa radicale separazione rimane l’Albania, che ha vissuto in totale isolamento senza nessun rapporto con il resto dell’occidente e dell’oriente per un lungo periodo storico. Per questo motivo dopo la caduta del Muro di Berlino e prima dell’inizio della guerra nell’ex Jugoslavia troviamo paesi e comunità senza nessun rapporto con il resto del mondo occidentale. Queste società costruiscono il loro esistere attorno a valori tradizionali, come quelli della famiglia patriarcale, della religione e dell’entità nazionale.

Il nuovo stile sociale emerso in occidente, ed adottato negli ultimi anni dai Balcani, degrada la religione, che smette di essere parte integrale di una tradizione nazionale, ma rimanendo un semplice fattore culturale. Con questo nuovo modello, le varie tradizioni religiose sono soggettive. La loro sopravvivenza non è più automatica e di de facto, ma dipende dalla volontà dei soggetti. In questo modo il rapporto esistente tra identità e diversità, la percezione del prossimo, come diverso culturalmente e religiosamente, si concepisce nell’ambito delle nuove ideologie evolutive progressiste. Esse non tengono in considerazione ciò che finora esisteva, mentre i soggetti, a volte, ignorano totalmente tali ideologie, subendole passivamente.

Quindi, la religiosità delle popolazioni, che si trovano sulle sponde dell’Adriatico e dell’Ionico, la pluralità dei valori, la varietà di modi diversi di vivere e di pensare, le varie visioni del mondo non libere ancora dai residui del passato, inevitabilmente relativizza la religione tradizionale e contribuisce al processo di una rapida secolarizzazione, regionalizzando la fede. La modernità, dove la mancanza di pensiero oggettivo e critico davanti alla realtà odierna quasi manca, mentre cresce a dismisura la percezione di noi stessi e del mondo che ci circonda con criteri di soggetto – oggetto, altera il modo tradizionale, col quale le persone formano la loro identità. L’identità religiosa non è ormai ovvia, non proviene come conseguenza dalla nascita di una persona dentro il contesto religioso di una tribù o comunità, ma viene costruita attraverso confronti e contrastanti persistenti stereotipi con il prossimo. Spesso quest’ultimo non è più fratello e compatriota, ma diverso. Nell’attuale contesto la religione comincia ad essere percepita dalla persona, come parte di una tradizione integrale che segue consapevolmente, perché la sente superiore delle altre, più vera e più autentica. Nello stesso modo anche i simboli religiosi vengono staccati dal loro contesto e diventano punti di riferimento autonomi. Di conseguenza la loro relazione con la realtà è assolutamente senza senso, quindi possono ricevere interpretazioni innovative, se non assurde.

Ovviamente chi crede non ha una visione pessimista della storia e del presente, nonostante le difficoltà oggettive, che la nuova percezione della religione genera.  Essa è l’energia vitale che vivifica l’anima. Sicuramente l’energia non è l’unica che fa battere l’anima della nostra micro-regione, ma senza di essa il suo battito sarebbe problematico se non addirittura debole.

Caratteristico della religione è la capacità di creare relazione. In primis con Dio, poi con il prossimo senza distinzione. Perché chi ama Dio, non può odiare il suo prossimo. Questo è un assioma comune a tutte le fedi. Quindi la religione crea relazione. Cosa significa relazione, più o meno, tutti lo sappiamo e ne abbiamo esperienza. Lo stesso essere umano vive nella relazione tra il corpo e lo spirito, tra il materiale e l’immateriale. Questa relazione crea vita. La vita relaziona la persona con la società, l’essere umano con gli altri esseri umani. La relazione significa vita.  La religione insegna, che l’uomo non vive perché respira, ma perché crea relazione sia con Dio e con gli altri. Non viviamo per respirare, ma per creare relazioni, cioè viviamo per amare ed essere amati. La relazione, secondo il suo vero significato religioso, crea la vera vita e non il respiro o qualsiasi altra funzione biologica del nostro corpo. Si può essere come vivo senza vita, chi vive senza essere relazionato, senza amore, senza comunicazione in unità ed armonia con il suo prossimo indipendentemente dalla sua razza, colore di pelle oppure fede.

Questo tipo di relazione si chiama amore – secondo l’interpretazione dell’amore dei greci antichi -, che in seguito diventerà biblico. L’esatto opposto è la negazione e la separazione, cioè l’eliminazione di qualsiasi relazione, l’assenza dell’amore, la mancanza della relazione interpersonale e sociale, l’eliminazione di comunicazione e di apertura verso il prossimo, il diverso, lo sconosciuto. Se manca tutto ciò, automaticamente nasce l’ignoranza, che provoca paura. In questo caso l’anima perde la sua energia vitale, la morte e la paura dominano, non soltanto l’uomo, ma anche qualsiasi religione, minacciando la stessa società.

Carissimi, in sintesi, viviamo nel nostro Vecchio Continente all’inizio del 21° secolo, evoluzioni storiche epocali.

L’Europa unita comprende ora quasi 30 paesi e domani forse tutti i suoi cittadini supereranno i 500 milioni. In questa Europa, anche noi abbiamo enormi responsabilità. Sebbene la maggior parte dei popoli d’Europa abbia accettato la tradizione e il patrimonio cristiano, una parte, invece, tenta d’imporre l’ateismo ufficiale nella famiglia europea, emarginando le Chiese. Inoltre, alcuni movimenti ideologici, sociali, scientifici e politici stanno cercando di razionalizzare la vita e di trasformarla in una semplice funzione di ossa e carne. Questa trasformazione dell’uomo in un essere razionale senza futuro, senza fede e senza speranza, è un incubo, che schiaccia le anime delle persone. In questa situazione le varie religioni dovrebbero avere voce ed offrire, comunque, amore, rispetto e speranza al loro prossimo. Questo evento, a cui stiamo partecipando, offre già uno spunto importante, per la comprensione reciproca, diventando un faro nella nebbia.

Il Signore ci ha benedetto di poter vivere ora, in cui l’Europa, per la prima volta nella storia, unisce l’Oriente all’Occidente. In questo particolare momento, tutti noi cristiani siamo invitati ad insegnare con il nostro esempio l’amore sacrificante, la compassione, la tolleranza e la solidarietà, il rispetto verso il prossimo, mantenendo la propria identità. Dialogare non vuol dire eliminare le diversità e le differenze, ma comprenderle e capirle.

Nonostante le condizioni difficilissime in cui tutti noi stiamo vivendo, vi è necessità primaria di avvicinarsi di più a comprendere l’uno l’altro ed insieme poter creare relazione, convivendo. Nel mondo abbondano la filosofia, l’ideologia, la scienza, le informazioni e le conoscenze. Quello che ci manca è l’amore verso Dio e il prossimo, l’umana, onesta e calda comunicazione tra noi. Ogni rapporto, senza questi presupposti è destinato a fallire miseramente. Perciò, ciascuno di noi, prima degli altri, deve accettare nel suo cuore di vedere l’altro come fratello. Il passo successivo è condividere tutto ciò con il prossimo. E qui comincia il dialogo.                 

   

 


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