Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




SAPIENZA DI SOLOMONE (Sapienza)

 

a cura dell'Archimandrita Antonio Scordino




 

Sapienza di Solomone

 

 

I    Amate la Sapienza, o voi che giudicate[a] la terra; pensate al Signore con bontà e cercatelo in semplicità di cuore, 2poiché lo scopre chi non lo mette alla prova, e si manifesta a chi non gli è infedele.

3I pensieri tortuosi allontanano da Dio, ma la Potenza, messa alla prova, condanna gli stolti. 4La Sapienza non entra in un’anima malformata, né dimora in un corpo fatto schiavo del peccato. 5Santo è infatti lo spirito educatore: rifugge l’inganno; viene contrastato dai pensieri insensati e lottato dall’ingiustizia che sopravviene. 6Lo spirito della Sapienza è filantropo, e non fa innocente chi è di labbra blasfeme: dei suoi reni è infatti testimone Dio, sorvegliante del suo cuore e ascoltatore della sua lingua; 7lo Spirito del Signore colma l’ecumene; egli che tutto tiene insieme, ha conoscenza della voce. 8Perciò chi pronuncia ingiustizia non mancherà, non scamperà alla giustizia che lo indaga. 9Perché le diavolerie dell’empio saranno esaminate, e il suono delle sue parole è giunto al Signore, a denuncia delle sue iniquità. 10Un orecchio geloso ascolta tutto, e neppure l’eco di un mormorio resterà nascosto. 11Guardatevi dall’inutile mormorio, e trattenete la lingua dalla maldicenza; neanche un suono nascosto andrà a vuoto, e la bocca menzognera uccide l’anima. 12Non ricerchiate con zelo la morte, con gli errori della vostra vita, né attiratevi addosso la rovina, con le opere delle vostre mani.

13Dio non ha fatto la morte, né esulta per la perdizione dei viventi. 14Tutto ha stabilito per l’esistenza; salvifica è la genesi del mondo; in essa non c’è veleno di morte, né il regno dell’ade sulla terra (15immortale è infatti la giustizia): 16esso è stato portato dalle mani e dai pensieri degli empi, che se ne son fatti amici e spasimanti, hanno contratto alleanze, e perciò sono degni d’esserne parte.[b]

 

II   Dicono tra sé, non rettamente ragionando: Breve e penosa è la nostra vita; non c’è guarigione alla fine dell’uomo, né si conosce alcuno che si sia liberato dall’ade[c]. 2Noi siamo nati per caso e dopo saremo come se mai fossimo stati; un fumo è il respiro nelle nostre narici e la parola è una scintilla al battito del nostro cuore: 3appena si spegne, in cenere se ne va il nostro corpo e lo spirito si dissolve come un soffio d’aria; 4il nostro nome sarà dimenticato nel tempo, e nessuno ricorderà le nostre opere. Passerà la nostra vita come traccia di una nuvola, dileguerà come si disperde la nebbia scacciata dai raggi del sole, gravata dal suo calore. 5Ombra sfuggente è la nostra vita e non c’è ritorno dalla nostra fine: si mette un sigillo, e nessuno torna indietro. 6Venite, gustiamo i beni presenti; profittiamo in fretta del creato, come da giovani; 7riempiamoci di vino pregiato e di profumi, e non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera. 8Coroniamoci con boccioli di rosa, prima che appassiscano; 9nessuno di noi manchi ai nostri raduni; dappertutto lasciamo i segni della nostra allegria: questa è la nostra parte; è questa la nostra eredità. 10Opprimiamo il povero giusto; non risparmiamo la vedova né rispettiamo i capelli bianchi dell’anziano dai molti anni. 11La forza sia per noi norma di giustizia; sia ritenuto inutile chi è debole.

12Perseguitiamo il giusto[d], perché c’è d’impaccio: si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera i peccati contro la legge e ci rinfaccia i peccati del nostro comportamento; 13proclama d’avere la conoscenza di Dio e si dà il nome di Figlio del Signore. 14Si è fatto controllore dei nostri pensieri: per noi è pesante anche solo a vederlo, 15perché la sua vita non è come gli altri e i suoi sentieri sono diversi. 16Da lui siamo considerati come scoria, e si tiene lontano dalle nostre vie come da impurità: dice beata la fine dei giusti e si vanta di avere Dio come padre. 17Vediamo se le sue parole sono vere e facciamo la prova di quel che avverrà alla sua dipartita: 18se il giusto è Figlio di Dio, gli verrà in aiuto e lo riscatterà dalla mano degli avversari. 19Con ingiurie e tormenti mettiamolo alla prova, per conoscere la sua pazienza e provare la sua innocenza. 20Condanniamolo a una morte vergognosa: secondo le sue parole, ci sarà per lui la visita [di Dio].

21Così hanno ragionato, ma si sono ingannati, perché la loro malvagità li ha accecati; 22non hanno riconosciuti i misteri di Dio, non hanno sperato il salario della santità, né hanno creduto nella ricompensa delle anime pure.

23Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità; lo ha fatto come icona della sua stessa natura[e]; 24per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo: ne faranno esperienza quelli che di lui fanno parte.

 

III  Le anime dei giusti sono nella mano di Dio, e nessun tormento le toccherà. 2Agli occhi degli stolti parvero morire, il loro esodo fu considerato un male, 3e una rovina la loro dipartita, ma essi sono nella pace. 4Se infatti alla vista degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena d’immortalità. 5Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. 6Li ha saggiati come oro nel crogiolo e li ha graditi come vittime d’olocausto. 7Nel giorno della visita [divina] a loro, splenderanno e si rincorreranno come scintille nella stoppia. 8Giudicheranno le nazioni e avranno in pugno i popoli, e su loro il Signore regnerà in eterno: 9quelli che avranno confidato in lui intenderanno la verità, e i credenti nell’amore dimoreranno con lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi santi, e visita [divina] per i suoi eletti. 10Gli empi invece avranno la punizione dei loro ragionamenti, poiché hanno disprezzato il giusto e si sono allontanati dal Signore.

11Infelice chi disprezza sapienza e disciplina; vana è la loro speranza e inutili le loro opere, 12le loro mogli stolte e malvagi i loro figli: stramaledetta la loro discendenza. 13Beata la sterile, non contaminata, che non ha conosciuto letto di trasgressione: alla visita delle anime avrà il frutto, 14come l’eunuco che non ha commesso iniquità con le sue mani e non pensò male del Signore, poiché gli sarà data la grazia eletta della fede e parte onorevole nel tempio del Signore. 15Glorioso è il frutto delle buone opere, imperitura la radice della saggezza. 16I figli degli adulteri non verranno a compimento, e si disperderà nel letto il seme degli iniqui. 17Anche se diventassero di lunga vita, per niente saranno stimati e senza onore infine la loro vecchiaia; 18se poi finiranno presto, non avranno speranza né conforto nel giorno dell’esame. Dura è la fine di una stirpe iniqua.

 

IV  Conviene essere sterili ma con virtù; la memoria d’essa [virtù] è immortale, poiché è conosciuta da Dio e dagli uomini: 2presente, la imitano; assente, la desiderano; nell’eternità trionfa cinta di corone, poiché ha vinto la battaglia degli atleti senza macchia. 3La numerosa prole degli empi serve a nulla, perché le piante trapiantate non spingono le radici a fondo né poggiano su base sicura. 4Anche se per qualche tempo sui rami spuntano germogli, avendo debole sostegno saranno scosse dal vento e sradicate dalla violento dei venti; 5si romperanno i rami non ben formati e il loro frutto sarà inutile, immaturo a mangiare, buono a nulla. 6I figli di letto illegittimo diventano testimoni del male fatto dai genitori, quando saranno interrogati.

7Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo, 8poiché vecchiaia veneranda non è quella di un lungo tempo, né si misura col numero degli anni. 9I capelli bianchi sono per gli uomini saggezza; età avanzata è una vita senza macchia. 10Divenuto gradito a Dio, fu amato, e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. 11E’ stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima, 12poiché il cattivo fascino del male oscura il bene, e il vortice della passione guasta la mente innocente. 13Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo tempo, 14la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo: 15che grazia e misericordia sono con i suoi eletti, ed egli visita i suoi santi. 16Il giusto, anche morto, condanna gli empi ancora vivi, e una giovinezza che sveltamente è giunta a perfezione condanna l’annosa vecchiaia dell’iniquo. 17Vedranno la fine del sapiente e non capiranno cosa abbia deciso il Signore per lui, e perché lo abbia protetto; 18vedranno, ma non ne terranno conto, e perciò il Signore riderà di loro. 19Dopo di che diventeranno come un cadavere senza onore, una ignominia tra i morti per sempre, perché li scaglierà, muti, a capofitto e li schianterà dalle fondamenta; sino alla fine patiranno estrema rovina, saranno tra i gemiti e sparirà la loro memoria. 20Tremanti verranno a dar conto dei loro peccati, e le loro iniquità si leveranno contro di essi per accusarli.

 

V   Allora il giusto con molta fiducia starà di fronte a quanti lo avevano afflitto, disprezzando le sue fatiche. 2Vedendo, saranno agitati da terribile spavento, e saranno stupiti per la meraviglia della salvezza. 3Diranno tra sé, pentiti e gemendo per l’affanno dello spirito, diranno: 4Costui è quello che noi un tempo abbiamo avuto a scherno e – stolti! – come esempio da deridere; la sua vita abbiamo ritenuto una follia, e la sua fine disonorata. 5Come mai è annoverato tra i figli di Dio, e la sua parte è tra i santi? 6Dunque, noi abbiamo deviato dalla via della verità; la luce della giustizia non ha brillato per noi: 7abbiamo percorso i sentieri dell’iniquità e della perdizione, abbiamo traversato deserti impraticabili, non abbiamo conosciuto la strada del Signore. 8Che ci ha giovato la superbia? E che abbiamo messo insieme da ricchezza e sfarzo? 9Tutto quanto s’è dileguato come un’ombra, come notizia che corre, 10come nave che traversa l’acqua agitata (che al passaggio non puoi vederne traccia, né solco della sua carena tra le onde), 11o come uccello che vola per l’aria e non si trova segno del suo passaggio (perché batte il vento leggero, lo colpisce con la forza d’un sibilo, si apre un varco col moto delle ali, e dietro non si trova segno del suo passaggio), 12o come freccia scagliata al bersaglio (squarcia l’aria, che subito ritorna al suo stato, sicché non se ne riconosce il passaggio). 13Così anche noi, appena nati, scompariamo e non ci è dato di lasciare un segno della virtù, mentre siamo consumati nella nostra malvagità. 14Perché la speranza dell’empio è come paglia portata dal vento, come brina spinta dalla tempesta, come fumo disperso dal vento, come ricordo lasciato dall’ospite d’un giorno.

15I giusti invece vivono in eterno, e la loro ricompensa è nel Signore: di essi ha cura l’Altissimo, 16perciò riceveranno il regno della gloria, il diadema della bellezza dalla mano del Signore che li coprirà con la sua destra e con il suo braccio farà loro da scudo. 17Prenderà l’armatura della sua gelosia e armerà il creato per difendersi dai nemici, 18indosserà la corazza della giustizia e cingerà l’elmo del giudizio senza inganni; 19prenderà lo scudo invincibile della santità, 20affilerà l’inflessibile ira come spada, e l’universo con lui combatterà contro gli insensati. 21Scoccheranno gli infallibili dardi delle folgori: dalle nubi, come da arco ben teso, colpiranno il bersaglio. 22La fionda tesa dallo sdegno lancerà grandine; infurierà contro di loro l’acqua del mare e i fiumi li sommergeranno con durezza. 23Insorgerà contro di loro lo spirito della Potenza, e come una tempesta li travolgerà; l’iniquità renderà deserta tutta la terra e il malfare rovescerà i troni dei potenti.

 

VI  Udite dunque, o re, e riflettete; imparate, potenti dei confini della terra! 2State accorti, voi che avete in mano le moltitudini e vantate delle folle delle nazioni. 3Il vostro potere vi è stato dal Signore, e la sovranità dall’Altissimo che esaminerà le vostre opere e indagherà sulle vostre intenzioni. 4Essendo ministri del suo regno, voi non avete giudicato con rettitudine, non avete osservato la legge né siete andati avanti secondo la volontà di Dio. 5Con terrore, rapidamente, egli vi sorprenderà, perché ci sarà un severo giudizio contro coloro che stanno in alto. 6Il più piccolo sarà meritevole di pietà, ma i forti con forza saranno trattati, 7poiché il Signore di tutti non teme nessuno né ha riguardo per la grandezza: piccolo e grande, li ha fatti lui e ha ugualmente cura di tutti, 8ma ai potenti un potente controllo sarà fatto. 9A voi, che avete pieni poteri[f], le mie parole, perché impariate la Sapienza e non abbiate a cadere. 10Perché quelli che santamente osservano le cose sante saranno santificati, e quelli che le apprendono troveranno difesa. 11Abbiate dunque desiderio delle mie parole, bramatele e ne sarete istruiti.

12Splendida e incorruttibile è la Sapienza; facilmente la vede chi la ama e la trova chi la cerca: 13previene coloro che bramano conoscerla. 14Chi al primo mattino la cerca, non si affatica, poiché la troverà seduta alle sue porte. 15Pensare a lei è intelligenza perfetta, e chi per lei veglia, presto è senza affanni: 16essa stessa va a cercare chi è degno di lei, volentieri si manifesta loro per i sentieri e con ogni premura va loro incontro. 17Principio di essa è il più vero desiderio d’istruzione; la cura dell’istruzione è amore; 18l’amore è osservanza delle sue leggi; l’attenzione alle sue leggi è garanzia d’incorruttibilità; 19l’incorruttibilità fa stare vicino a Dio. 20Il desiderio della Sapienza quindi conduce al Regno: 21se dunque a voi, che avete pieni poteri sui popoli, piacciono troni e scettri, onorate la Sapienza, perché regniate in eterno.

22Cos'è la Sapienza e com'è nata, lo annuncerò e non vi terrò nascosti i misteri, ma la spiegherò dal principio della creazione, metterò in chiaro la sua conoscenza e non devierò dalla verità; 23non andrò avanti con l’invidia che brucia, perché questa non ha comunione con la Sapienza. 24Abbondanza di sapienti è salvezza per il mondo, e un re savio è saldezza della cittadinanza; 25lasciatevi perciò ammaestrare dai miei discorsi e ne avrete vantaggio.

 

VII Anche io sono un uomo mortale, come tutti gli altri, discendente dal primo dalla terra plasmato; nel ventre materno fui formato di carne, 2nel tempo di dieci mesi[g] fui consolidato nel sangue, dal seme dell’uomo e dal piacere che giunge con il sonno. 3Anche io appena nato respirai l’aria comune e sono caduto sulla terra delle stesse sofferenze, e come tutti ho pianto la stessa prima voce[h]. 4Fui allevato nelle fasce e con cura; 5nessun re infatti ebbe diverso il principio della nascita: 6una sola è per tutti l’entrata nella vita, e anche l’uscita. 7Perciò ho pregato, e mi fu data la saggezza; ho supplicato, e venne a me lo spirito della Sapienza. 8L’ho preferita a scettri e troni, e la ricchezza stimai un nulla al suo confronto. 9Non la somigliai a pietra inestimabile, perché tutto l’oro – al suo confronto – è un po’ di sabbia, e innanzi a lei l’argento si apprezza come fango. 10L’ho amata più che la salute e la prestanza, l’ho preferita alla luce, perché il suo splendore non si spegne mai. 11Venne a me ogni bene insieme a lei, con in mano ricchezza incalcolabile; 12ho gioito di tutti i beni, perché la Sapienza li guida, e ignoravo che essa ne è la madre. 13Senza inganno ho appreso e senza invidia la comunico, la sua ricchezza non tengo nascosta. 14Essa è per gli uomini un tesoro inesauribile; quanti se la procurano, fanno amicizia con Dio, sostenuti dai doni dell’istruzione. 15Mi doni Dio di parlarne con cognizione e di considerare in modo degno i doni, perché egli è guida della Sapienza e correttore dei sapienti, 16nelle sue mani siamo noi e i nostri pensieri, ogni intelligenza e scienza dell’operare.

17Egli infatti a me diede la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del cosmo e l’energia degli elementi, 18il principio, la fine e il mezzo dei tempi, il cambio dei solstizi e i mutamenti delle stagioni, 19i cicli degli anni e la posizione degli astri, 20le nature dei viventi e gli istinti delle bestie, la violenza degli spiriti e i ragionamenti degli uomini, la varietà delle piante e le forze delle radici. 21Ogni cosa, segreta o palese, ho conosciuto, perché mi ha istruito l’artefice di tutto: la Sapienza.

22In lei è infatti uno spirito razionale, santo, unigenito, molteplice, lieve, agile, penetrante, immacolato, preciso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, 23filantropo, certo, sicuro, senza affanni, che tutto può, che tutto sorveglia, che pervade tutti gli spiriti razionali, puri e più lievi. 24La Sapienza infatti si muove più d’ogni moto, e per la sua purezza penetra e pervade da per tutto, 25poiché essa è esalazione della potenza di Dio, limpida emanazione della gloria dell’Onnipotente; perciò in lei niente di contaminato può infiltrarsi. 26E’ infatti il riflesso della luce eterna[i], specchio senza ombra dell’atto divino e icona della sua bontà. 27Pur essendo una sola, tutto può; in sé immota, tutto rinnova, e passando per le generazioni tra le anime dei santi, forma amici di Dio e profeti.

28Dio ama niente altro che colui il quale è familiare della Sapienza, 29perché questa è più luminosa del sole e d’ogni costellazione di stelle; paragonata alla luce, si scopre che è prima: 30a quella infatti succede la notte, mentre sulla Sapienza non prevale il male.

 

VIII       Essa si estende gagliarda da un capo all’altro [del mondo] e con bontà[j] tutto governa. 2Questa ho abbracciata e ricercata sin dal mia giovinezza; ho cercato di prendermela in sposa: mi sono innamorato della sua bellezza. 3Essa si gloria di nobiltà, poiché convive con Dio, e il Sovrano di tutto la ha amata: 4è infatti iniziata alla scienza di Dio e incline alle opere sue. 5Se la ricchezza è un bene desiderato nella vita, cos’è più ricca della Sapienza che opera tutto? 6L’intelligenza opera: chi tra gli esseri è più artefice di lei? 7Se qualcuno ama la giustizia, le sue fatiche sono virtù, poiché essa insegna temperanza e prudenza, giustizia e coraggio, delle quali niente nella vita è più utile agli uomini. 8Se qualcuno desidera una grande esperienza, essa conosce ciò che è dal principio e intravede il futuro, presiede allo svolgimento dei discorsi e alla soluzione degli enigmi; conosce in anticipo i segni, i prodigi, l’andamento delle stagioni e dei tempi.

9Decisi dunque di portarla a convivere, vedendo che mi sarebbe consigliera di beni, conforto nelle preoccupazioni e nel dolore. 10Per lei io avrò gloria tra le folle e, benché giovane, onore dagli anziani: 11mi troveranno acuto nel giudicare e sarò ammirato agli occhi dei potenti; 12se tacerò, staranno in attesa; se declamerò, staranno attenti; se parlerò a lungo, si porranno la mano sulla bocca[k]. 13Per essa otterrò l’immortalità e lascerò ai posteri memoria eterna. 14Governerò popoli, e nazioni saranno a me soggette; 15sentendomi, tremeranno tremendi tiranni; tra la moltitudine mi mostrerò buono, e in guerra coraggioso. 16Entrando in casa mia, andrò a riposare accanto a lei, poiché non ha amaro la sua compagnia né dolore la sua convivenza, ma allegria e gioia.

17Queste cose tra me stesso io ho ragionato, e nel mio cuore ho considerato che nell’unione con la Sapienza è l’immortalità, 18nella sua amicizia grande godimento, nel lavoro delle sue mani ricchezza inesauribile, nell’allenarsi ai suoi discorsi prudenza, e onore nella comunione alle sue parole. Andavo cercando come prendermela: 19ero un ragazzo nobile, cui era toccata un’anima buona 20o, piuttosto, essendo buono, ero entrato in un corpo illibato, ma sapevo che non avrei potuto possederla se non mi fosse stata data da Dio (ed era dell’intelligenza sapere da chi fosse tale grazia); mi rivolsi perciò al Signore e lo pregai, e con tutto il mio cuore dissi:

 

IX  Dio dei padri, Signore di misericordia, tutto hai creato con la tua Parola 2e con la tua Sapienza hai formato l’uomo, perché fosse il sovrano delle creature da te fatte; 3tu governi il mondo con santità e giustizia, e con rettitudine d’animo sentenzi in giudizio. 4Donami la Sapienza che con te è assisa sul tuo trono, e non mi escludere dal computo dei tuoi figli, 5poiché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, uomo debole, di pochi anni, scarso nell’intelligenza del diritto e delle leggi. 6Anche se tra i figli degli uomini ve ne fosse qualcuno perfetto ma privo della Sapienza che viene da te, un niente sarebbe valutato. 7Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo e giudice dei tuoi figli e figlie; 8mi hai detto di costruire il tempio sul tuo monte santo e un altare nella città dove tu sei attendato, a imitazione della tenda santa che dal principio tu hai preordinato. 9Con te sta la Sapienza, che conosce le tue opere ed era presente quando creavi il mondo, esperta di ciò che è gradito ai tuoi occhi e retto secondo i tuoi voleri: 10mandala dai cieli santi; inviala dal trono della tua gloria, perché mi sia presente e operi, perché io conosca ciò che innanzi a te è gradito. 11Essa tutto conosce e intende, e mi guiderà saggiamente nelle mie imprese; mi custodirà nella sua gloria. 12Ti saranno così accette le mie opere; governerò il tuo popolo con giustizia e sarò degno del trono di mio padre.

13Quale uomo potrà infatti conoscere il volere di Dio? Chi potrà intendere cosa voglia il Signore? 14Miseri sono i ragionamenti dei mortali e incerte le nostre riflessioni, 15perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e una tenda d’argilla grava la mente dai molti pensieri. 16A stento indoviniamo le cose terrene e a fatica troviamo quelle che abbiamo in mano: quel che è nei cieli, chi può indagarlo? 17Chi avrebbe conosciuto il tuo consiglio, se tu non gli avessi dato la Sapienza e dall’altissimo [cielo] tu non avessi inviato il tuo Santo Spirito? 18Così furono raddrizzati i sentieri di quanti sono sulla terra; gli uomini appresero ciò che a te è gradito, e nella Sapienza furono salvi.

 

X   Essa ha protetto il primo-formato padre del cosmo, creato solo; lo ha tratto fuori dalla sua caduta 2e gli ha dato il potere di reggere ogni cosa. 3Ma l’ingiusto[l] che si allontanò da lei, nel suo furore fratricida di se stesso fu vittima, 4e quando per la stessa causa la terra subì il diluvio, nuovamente la salvò la Sapienza, pilotando il giusto[m] su d’un misero legno. 5Quando le nazioni - in concordia di malvagità - furono confuse[n], essa riconobbe il giusto[o], lo conservò irreprensibile per Dio, e lo serbò forte nonostante l’amore sviscerato per il figlio.

6Essa, tra lo sterminio degli empi, salvò il giusto[p] in fuga dal fuoco caduto sulla Pentapoli, 7dove, a testimonianza della malvagità, ancora rimane una terra arida, fumigante, piante che danno frutti immaturi, e una stele di sale, in memoria di un’anima incredula. 8Infatti, discostandosi dalla Sapienza, hanno avuto il danno di non conoscere bene, e hanno anche lasciato ai viventi il memoriale della loro stoltezza, sicché non potessero restare occulti i loro errori. 9La Sapienza invece ha liberato dalle sofferenza quanti la servono.

10Essa condusse per retti sentieri il giusto[q] in fuga dall’ira del fratello; gli indicò il regno di Dio; gli diede la conoscenza dei santi [angeli]; lo rese prospero nelle fatiche e moltiplicò il frutto del suo lavoro. 11Contro l’ingordigia dei suoi oppressori lo ha assistito e arricchito, 12lo difese dai nemici, lo ha premunito dagli insidiatori, lo rese vincitore in una dura lotta, perché conoscesse che su tutto trionfa la pietà.

13Essa non ha abbandonato il giusto ch’era stato venduto, anzi lo ha preservato dal peccato; 14scese con lui nel profondo, e non lo lasciò in catene, finché gli diede lo scettro del regno e il potere sopra i suoi tiranni; dimostrò bugiardi i suoi denigratori e gli ha dato una gloria eterna[r].

15Essa liberò il popolo santo, il seme senza macchia, dalla nazione degli oppressori: 16entrò nell’anima del servo di Dio[s] e con prodigi e segni affrontò re terribili. 17Ai santi diede la ricompensa delle loro fatiche, li guidò per una via prodigiosa e fu per loro riparo di giorno e fiammeggiare di stelle nella notte; 18fece loro attraversare il Mar Rosso, e li guidò attraverso grandi acque, 19ma sommerse i loro nemici, e poi li rigettò dal profondo abisso. 20Così i giusti hanno spogliato gli empi, inneggiando al tuo nome santo, Signore, e a una voce hanno reso lode alla tua mano protettrice, 21perché la Sapienza aprì la bocca dei muti e sciolse la lingua dei fanciulli.

 

XI  Essa rese prospere le loro opere per mano del santo profeta: 2hanno attraversato il deserto disabitato; hanno posto le tende in luoghi impraticabili; 3affrontarono guerrieri, hanno respinto i nemici. 4Hanno avuto sete e ti hanno invocato, e a loro fu data acqua dalla cima della rupe, e ristoro alla sete dalla dura pietra: 5ciò che era servito a punire i loro nemici, nell’angustia divenne per essi un beneficio. 6Invece della fonte del fiume perenne[t] intorbidata da impuro sangue 7(come pena del decreto infanticida), tu hai dato loro abbondanza d’acqua insperata, 8indicando con la sete di allora, in qual modo tu avessi punito gli avversari. 9Infatti, messi allora alla prova, anzi corretti con misericordia, hanno appreso quanto avevano sofferto gli empi, giudicati con ira; 10poiché questi hai messo alla prova come un padre che ammonisce, quelli li hai torturati come un re severo condanna. 11Assenti e presenti furono tribolati allo stesso modo; 12li prese un doppio dolore e un pianto al ricordo del passato. 13Quando intesero come le proprie pene si erano trasformate per gli altri in benedizioni, sentirono [l’intervento] del Signore, 14e colui che avevano cacciato e ributtato con scherno, alla fine degli eventi lo dovettero ammirare, avendo essi sofferto una sete diversa da quella dei giusti. 15Come pena dei loro insensati pensieri della loro iniquità, ingannandosi avevano prestato culto a rettili privi di ragione e a mostri spregevoli: perciò tu mandasti loro, come punizione, una moltitudine di animali irragionevoli, 16affinché capissero che si viene puniti con quella stessa cosa per cui si pecca. 17La tua mano onnipotente, che da informe materia ha creato il cosmo, non avrebbe avuto difficoltà a mandare contro di loro una moltitudine di orsi o di leoni feroci, 18oppure belve furiose – mai viste e create apposta – che soffiassero fuoco diffondendo fumo asfissiante o folgoranti con terribili scintille dagli occhi, 19tali che non solo i morsi avrebbe potuto sterminare, ma anche la sola vista avrebbe fatto morire dal terrore. 20Anche senza nulla di questo, con un soffio si sarebbero potuti abbattere, scacciati dalla tua giustizia e dispersi dallo spirito della tua potenza; però tutto tu hai ordinato a misura, numero e peso.

21La grande forza ti è sempre presente: chi può resistere al potere del tuo braccio? 22Come un piatto della bilancia è tutto il mondo davanti a te; come una stilla di rugiada che al mattino scende sulla terra. 23Di tutti tu hai pietà, perché tutto puoi, e non guardi il peccato degli uomini, perché si convertano; 24tutti gli esseri tu ami e nulla di quanto hai creato disprezzi: 25come potrebbe durare, qualcosa, se tu non volessi, o conservarsi, se non l’avessi chiamata? 26Tutto tu risparmi, perché è tuo, Signore amico delle anime.

 

XII Il tuo Spirito incorruttibile è in tutte le cose, 2perciò i traviati li castighi poco per volta e - ricordando loro in cosa hanno peccato – li ammonisci perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.

3Tu hai odiato gli antichi abitatori della tua santa terra, 4a causa delle cose ripugnanti che commettevano, con venefici e riti sacrileghi: 5senza pietà uccidevano i propri figli; mangiavano le viscere di carni umane, in festini di sangue, tra gli iniziati del tiaso[u]. 6Questi genitori - assassini di anime prive d’aiuto - tu li avresti voluto uccidere per mano dei nostri padri, 7affinché la terra a te più cara di tutte offrisse una degna abitazione ai figli di Dio. 8Però anche a loro hai perdonato, perché erano uomini, e come precursori del tuo esercito hai mandato le vespe, affinché li distruggessero a poco a poco. 9Non era impossibile dare gli empi in mano dei giusti in battaglia, o sterminarli con bestie feroci o, di colpo, con un ordine inesorabile, 10ma – facendo giustizia a poco a poco – hai dato loro modo di convertirsi, anche se non ignoravi che la loro stirpe è malvagia, che la loro cattiveria è naturale, tanto che giammai cambierebbero i loro pensieri, 11seme maledetto fin dal principio! Se davi loro licenza di peccare, non lo facevi per rispetto di qualcuno; 12chi infatti può dire: Che hai fatto? o chi si opporrebbe al tuo giudizio? chi ti citerebbe (in giudizio) per l’eliminazione di nazioni da te create? chi potrebbe opporsi a te, in difesa di uomini iniqui? 13Non c’è infatti un Dio – fuor di te – che abbia cura di tutte le cose, sicché tu debba dimostrare come tu non giudichi ingiustamente, 14né un re o un tiranno che ti possa guardare in faccia a proposito di quelli che hai punito. 15Tu, giusto, con giustizia tutto regoli, e il condannare chi non merita castigo, lo ritieni estraneo alla tua potenza. 16La tua forza è principio di giustizia, e il tuo essere sovrano di tutto, ti fa essere indulgente con tutti. 17Tu dimostri la tua forza contro quelli che non credono alla perfezione della potenza, ma reprimi l’insolenza di quelli che la conoscono; 18poiché tu sei sovrano della forza, tu giudichi con mitezza e con molta indulgenza ci governi, infatti – quando vuoi - ti è presente il potere.

19Con quegli atti tu hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve essere filantropo, e hai fatto per i tuoi figli la bella speranza che tu concedi la conversione, dopo il peccato. 20Se tu infatti i nemici dei tuoi figli, meritevoli di morte, li hai puniti con tanto riguardo e mitezza, dando tempo e modo per ravvedersi dalla malvagità, 21con quanta precisione giudicherai i tuoi figli, avendo giurato ai loro padri alleanze di buone promesse? 22Tu correggi noi, ma ai nostri nemici impartisci una miriade di colpi, per ricordarci della tua bontà quando giudichiamo e per attendere misericordia quando siamo giudicati. 23Perciò quanti vissero ingiustamente, nella stoltezza, tu li ha colpiti con i loro stessi abomini. 24Essi infatti erano andati errando lontano, sulla via dell’errore, prendendo come divinità quegli animali abietti per i nemici, ingannandosi come bambini senza ragione. 25Come a bimbetti irragionevoli, hai mandato su loro un castigo da gioco; 26ma chi non intende punizione per gioco, proverà una degna punizione di Dio. 27Infatti, soffrendo a causa di quegli [animali], si esasperarono, perché puniti da quelli che consideravano dei, e riconobbero come vero Dio colui che prima rifiutavano di conoscere, e così su di loro si abbatté la finale condanna.

 

XIII       Stolti sono per natura tutti quegli uomini avvolti nell’ignoranza di Dio, che dai beni visibili non furono capaci dì intendere Colui che è, e dalla considerazione delle opere non riconobbero l’artefice: 2il fuoco, lo spirito, l’aria fuggente, il cerchio degli astri[v], l’acqua impetuosa, i luminari del cielo, i reggitori del mondo, stabilirono come dei. 3Se li hanno presi come dei, perché rapiti dalla bellezza, riconoscano quanto migliore è il Sovrano di tali cose, create dal primo generatore della bellezza; 4se sono colpiti dalla loro forza ed energia, da esse pensino quanto sia più forte chi li ha fabbricati: 5più che la magnifica bellezza delle creature, si contempli - a ragione - l’operatore della loro nascita.

6Tuttavia per costoro il rimprovero è minore: perché essi forse errano, ma cercando Dio e volendo trovarlo 7e, indagando e scrutando le sue opere, si fanno sedurre dall’apparenza, perché bello è quel che si vede. 8Però neppure essi sono scusabili: 9perché, se furono capaci di conoscere tanto da poter esplorare l’eternità, perché non hanno velocemente trovato il loro Sovrano?

10Infelici quelli che ripongono le loro speranze nei morti, che chiamarono ‘dei’ le opere delle mani degli uomini: oro e argento lavorati con arte, copie di animali o un inservibile sasso, opera di un'antica mano. 11Un esperto boscaiolo, segata una pianta flessibile, ne raschia con diligenza tutta la buccia e - lavorando con la necessaria abilità – ne fa un utensile utile ai bisogni della vita, 12e gli avanzi del lavoro li usa per preparare il cibo e sfamarsi. 13Quanto poi ancora avanza, buono a nulla, (un legno storto e pieno di nodi), lo prende e lo sgrossa per occupare il tempo libero, e con l’arte sua lo fa come un uomo 14o come un vile animale. Poi lo spalma col minio, col belletto tinge di rosso la scorza e copre di vernice tutte le sue magagne. 15Quindi gli fa un’acconcia casetta e l’appende al muro, assicurandolo con un ferro: 16provvede a che non caschi; infatti sa che non può aiutarsi da sé; è un simulacro che ha bisogno d’aiuto. 17Però lo prega per i suoi poderi, per le sue nozze, per i figli, e non si vergogna di rivolgersi a qualcosa senz’anima. Per la salute, supplica il malato; 18per la vita, si raccomanda al morto; come difesa invoca chi non può muoversi e per un viaggio chi non può usare i piedi; 19per acquisti, lavoro e fortuna nelle mani chiede abilità al più inabile di mano.

 

XIV       Ecco che un tale, mentre è in mare, disponendosi a traversare onde selvagge, invoca un legno più fragile dell’imbarcazione che lo porta. 2Essa l’ha progettata il desiderio del guadagno e l’ha fabbricata con sapienza l’artigiano, 3ma la tua provvidenza, o Padre, la governa: tu infatti hai aperto una strada anche nel mare, e un sentiero sicuro tra le onde, 4mostrando che da tutto tu puoi salvare, e che può imbarcarsi anche chi non è esperto. 5Tu vuoi che le opere della tua sapienza non siano inutili, perciò a un fragile legno affidano gli uomini l’anima, traversano i marosi con una barca e si salvano. 6Così, in principio, perirono i superbi giganti, ma la speranza del mondo si rifugiò in una barca governata dalla tua mano e trasmise nel tempo il seme della genesi.

7Benedetto quel legno, per mezzo del quale viene la giustizia[w], 8ma sia maledetto il manufatto e chi l’ha fatto: questi, perché lo ha lavorato, e quello perché, corruttibile, è chiamato divinità; 9Dio infatti odia parimenti l’empio e l’empietà, 10e l’opera sarà punita insieme all’operaio. 11Anche per gli idoli delle nazioni ci sarà una visita [divina] perché nel creato di Dio son divenuti un abominio, scandalo per le anime degli uomini, laccio ai piedi degli stolti.

12Principio della prostituzione fu l’invenzione degli idoli; la loro scoperta, corruzione della vita. 13Essi infatti non c’erano dal principio, né saranno in eterno: 14per vanità degli uomini entrarono nel mondo, e per questo una rapida fine è stata decretata per loro.

15Un padre, consumato da un lutto prematuro, si è fatto un ritratto del figlio così presto rapitogli, e quell’uomo già morto ora ha iniziato a onorare come dio, e ai suoi dipendenti ha dato riti misterici e d’iniziazione. 16Rafforzandosi nel tempo, questo empio uso fu osservato come legge, e per ordine dei tiranni si adorarono le statue. 17E poiché gli uomini che abitavano lontano non potevano onorarli di presenza, riprodotte con arte le sembianze lontane, furono fatte visibili ritratti dei re da onorare, per adulare con zelo l’assente, come fosse presente. 18Al diffondersi di questa religione tra gli ignoranti ha provveduto l’ambizione dell’artista 19che - volendo piacere al potente - si sforzò con l’arte di renderne al meglio la somiglianza, 20e la folla (attratta dalla leggiadria del lavoro) colui che poco prima rispettavano come uomo, ora ritennero come oggetto di culto. 21Ciò divenne per i viventi un tranello, poiché gli uomini – schiavi per sventura o per tirannide – conferirono a pietre e legni il Nome incomunicabile. 22Non bastò l’errore circa la conoscenza di Dio: vivendo in una grande guerra dell’ignoranza, diedero a tanti mali il nome di ‘pace’, 23celebrando uccisioni d’infanti, iniziazioni e misteri segreti, e orge di esotici riti bacchici. 24Non hanno conservato a lungo pura la vita né le nozze, e uno uccide l’altro a tradimento o l’oltraggia con l’adulterio. 25Dappertutto, senza eccezioni, c’è sangue, assassinio, furto, frode, corruzione, infedeltà, tumulto, spergiuro, persecuzione dei buoni, 26dimenticanza della gratitudine, contagio delle anime, inversione della generazione[x], disordine nei matrimoni, adulterio e dissolutezza.

27La religione degli idoli innominabili è principio, causa e fine del male: 28o delirano nelle orge, o fanno false profezie, o vivono da iniqui, o son lesti a giurare il falso; 29poiché confidano in idoli inanimati, non si aspettano castigo per aver male giurato. 30Per l’uno e l’altro motivo saranno giustamente puniti: perché ebbero una brutta idea di Dio, rivolgendosi agli idoli, e perché ingiustamente giurarono con dolo, disprezzando la santità. 31Infatti non la potenza di coloro per i quali si giura, ma la pena che spetta ai peccatori sempre persegue la prevaricazione degli iniqui.

 

XV Tu, nostro Dio, sei buono[y] e veritiero, lento all’ira, e tutto regoli con misericordia. 2Anche quando pecchiamo, siamo tuoi, poiché riconosciamo il tuo dominio; ma noi non peccheremo, sappiamo che siamo tenuti per tuoi. 3Conoscerti, infatti, è giustizia perfetta, e riconoscere il tuo dominio è radice d’immortalità. 4Non ci ha fatti errare la perversa arte dell’invenzione umana, né l’infruttuosa fatica di chi traccia ombre, una parvenza imbrattata con vari colori. 5La loro vista provoca negli stolti il desiderio, l’appetito per una forma inanimata d’una figura morta: 6amanti delle brutture e degni di simili speranze son quanti le fanno, desiderano e venerano.

7Ecco un vasaio: impastando la molle terra, con molta fatica ne forma vasi, ciascuno a nostro uso, ma dallo stesso fango modella i vasi che servono per usi puliti e quelli per usi contrari, sempre allo stesso modo. Di essi, l’impiego è a discrezione del vasaio. 8Dallo stesso fango, con pessimo lavoro, plasma anche un dio inutile, che poco prima fatto dalla terra e poco dopo tornerà lì dove fu tratto, quando dovrà dare conto dell’anima. 9Egli non pensa alla fatica che soffre e alla brevità della sua vita, ma gareggia con orafi e argentieri, imita i fonditori, e si copre di gloria sol perché impasta falsità. 10Cenere è il suo cuore; più meschina della polvere la sua speranza; più spregevole del fango la sua vita 11perché disconosce Colui che lo ha formato e gli ha insufflato un’anima operante, e gli ha infuso uno spirito di vita. 12Egli stima che la nostra vita è un gioco e il nostro vivere una festa di cui profittare: egli dice che da tutto, anche dal male, si deve trarre guadagno. 13Egli sa, più di tutti, che pecca quando fabbrica, con materia terrestre, fragili vasi e statue.

14Ma stoltissimi tra tutti, miserabili più di un’anima infantile, sono i nemici del tuo popolo, che lo hanno sottoposto a dominio, 15perché hanno ritenuto divinità tutti gli idoli delle nazioni, i quali non hanno l’uso degli occhi per vedere, né narici per aspirare l’aria, né orecchi per udire, né dita delle mani per toccare, e i loro piedi sono incapaci di camminare. 16Li ha fatti l’uomo; li plasmati uno che ha avuto lo spirito in prestito. Ogni uomo può plasmare niente altro che un dio a lui simile: 17essendo mortale, con mani empie fa una cosa morta; eppure egli vale più degli oggetti che venera. Egli infatti vive; quelle cose, giammai. 18Alcuni onorano gli animali più ripugnanti che, confronto agli altri, in quanto a mancanza di ragione sono ancora peggio: 20non hanno niente di bello a vedersi, che attragga come hanno altri animali, e perciò furono esclusi dalla approvazione e benedizione di Dio.

 

XVI       Con tali - giustamente – furono puniti e tormentati da una moltitudine di mostri. 2Anziché castigo, tu sei stato benefattore del tuo popolo: a rimprovero per aver desiderato gusti esotici, tu hai preparato come nutrimento le quaglie; 3e così gli uni – pur avidi di cibo – a causa dell’aspetto ripugnante delle bestie contro loro mandate, persero l’indispensabile appetito, mentre gli altri – dopo una lieve privazione – furono partecipi d’insolite squisitezze. 4Bisognava che sui tiranni arrivasse inesorabile la carestia; agli altri che fosse soltanto mostrato come venivano tormentati i loro nemici. 5Quando infatti per quelli venne il terrore delle belve e perirono per i morsi dei tortuosi serpenti, la tua ira non durò sino all’estremo. 6Per correzione furono spaventati solo un po’, avendo il simbolo della salvezza[z] in memoriale del comandamento della tua legge: 7chi si volgeva a guardarlo, era salvato, non da quel che vedeva ma da te, salvatore di tutti. 8Anche in questo hai mostrato ai nostri nemici che tu sei il liberatore da ogni male.

9Furono uccisi dai morsi di cavallette e mosche, e non si trovò rimedio per l’anima loro, perché meritavano d’essere puniti con tali mezzi. 10Invece contro i tuoi figli neppure i denti di velenosi serpenti prevalsero, perché la tua misericordia venne in loro soccorso e li guarì. 11Perché ricordassero le tue parole, erano colpiti dai morsi e [all’istante] sanati, affinché – caduti in coma profondo – non fossero distolti dalla tua beneficenza. 12Non li guarì infatti un’erba o una pomata, ma la tua Parola, Signore, che tutto risana[aa].

13Tu hai potere di vita e di morte, fai scendere sino alle porte dell’ade e ne riconduci; 14l’uomo nella sua cattiveria uccide, ma non riporta lo spirito che è uscito né può sciogliere l’anima fatta prigioniera. 15Alla tua mano è impossibile sfuggire, 16perciò gli empi che rifiutavano di conoscerti furono flagellati con la potenza del tuo braccio e perseguitati da straordinarie piogge, grandini e tempeste inesorabili, o consumati dal fuoco. 17Cosa ancora più meravigliosa, con l’acqua – che tutto spegne - il fuoco era più attivo, poiché il cosmo è difensore dei giusti. 18A volte infatti la fiamma si placava, per non bruciare gli esseri mandati contro gli empi, e perché questi, vedendo, riconoscessero ch’erano incalzati dal giudizio di Dio. 19Altre volte, anche in mezzo all’acqua il fuoco ardeva con più vigore, per distruggere i prodotti della terra iniqua.

20Tu invece hai nutrito il tuo popolo con il cibo degli angeli e gli hai mandato il pane dal cielo, già fatto, senza fatica, capace d’ogni delizia e adatto a ogni gusto: 21questo tuo alimento manifestava la tua dolcezza verso i figli, e per soddisfare al desiderio dei servi, si trasformava in ciò che ognuno voleva. 22Anche la neve e il ghiaccio resistevano al fuoco senza squagliarsi, affinché capissero come il fuoco distruggeva i prodotti dei nemici, ardendo tra la grandine e lampeggiando tra le piogge, 23ma, per nutrire i giusti, dimenticava il proprio potere. 24La creazione infatti è al servizio di te, creatore, e si tende per castigare gli iniqui ma s’allenta a beneficio di chi in te confida; 25quindi, anche allora - adattandosi a tutto - era al servizio della tua grazia che tutti alimenta, secondo il desiderio di chi chiedeva; 26affinché i tuoi figli – che tu ami, Signore - imparassero che non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma è la tua parola a conservare chi crede in te. 27Ciò che infatti non era distrutto dal fuoco, si scioglieva appena scaldato da un breve raggio di sole, 28affinché fosse noto che bisogna prevenire il sole per l’azione di grazie[bb] e per incontrarti al sorgere della luce. 29Poiché la speranza dell’ingrato si scioglierà come brina invernale e sarà buttata come acqua che non si può usare.

 

XVII      Grandi sono i tuoi giudizi e difficili da spiegare, perciò anime ignoranti furono tratte in errore. 2Gli iniqui che dominavano la nazione santa, sono stati catturati dalle tenebre e imprigionati in una lunga notte, rinchiusi sotto i tetti giacquero esclusi dall’eterna provvidenza. 3Pensavano di restare nascosti nei loro segreti peccati – sotto il fitto velo dell’oblio – ma furono dispersi, colti da terribile terrore e tormentati da fantasmi. 4Neppure il nascondiglio in cui si trovavano li preservò dalla paura, ma suoni spaventosi rimbombavano attorno a loro e apparivano lugubri fantasmi dalla faccia triste. 5Il fuoco non aveva alcuna forza per fare luce, né i raggi spendenti degli astri riuscivano a rischiarare quella cupa notte, 6ma apparivano loro soltanto fuochi, che da soli s’accendevano, spaventosi; atterriti da quella incomprensibile vista, s’immaginavano ancora peggiori le cose viste. 7Stavano inerti le illusioni delle tecniche magiche e la loro sfrontata pretesa di scienza: 8promettevano di cacciare le paure e le inquietudini dell’anima malata, e proprio essi s’ammalavano d’un ridicolo timore. 9Nulla di spaventoso li atterriva, eppure, al passare delle bestie e ai sibili dei serpenti morivano di paura, rifiutando persino di guardare l’aria a cui nessuno può sottrarsi. 10La malvagità infatti, si condanna con sua propria testimonianza, è vile: oppressa dalla coscienza, pensa sempre al peggio. 11La paura è niente altro che rinuncia agli aiuti della ragione, 12e quanto meno nell’intimo ci si aspetta da essi, tanto più grave si stima l’ignoranza della causa che produce il tormento. 13Essi però, in quella notte davvero impotente, venuta dall’impenetrabile abisso dell’impotente ade, dormendo lo stesso sogno, 14ora erano agitati da orrendi fantasmi, ora paralizzati per l’abbattimento dell’anima, poiché su di loro si era riversato un terrore improvviso, inatteso, 15e perciò chiunque, cadendo là dove si trovava, era sorvegliato chiuso in una prigione senza catene. 16Chiunque fosse (contadino, pastore, operaio impegnato in lavori in luoghi solitari), sorpreso cadeva sotto quella inevitabile necessità, 17perché tutti erano avvinti da una sola catena di tenebra. Il sibilare del vento, il melodioso suono degli uccelli tra i rami frondosi, l’acqua che scorre con forza, il cupo rumore di massi che rotolano, 18l’invisibile passaggio di animali saltellanti, le urla di crudeli belve feroci, l’eco ripercossa delle cavità dei monti, li paralizzava nel terrore. 19Tutto il mondo era illuminato di luce splendente e senza impaccio continuava a lavorare: 20soltanto per essi si stendeva una pesante notte, immagine della tenebra che li avrebbe avvolti, ed erano a se stessi più gravosi delle tenebre.

 

XVIII     Per i tuoi santi, invece, c’era una grande luce, e chi ne udiva la voce – senza vederne l’aspetto – li proclamava beati, perché non avevano sofferto come loro, 2e li ringraziava perché, offesi per primi, non rendevano il male, e imploravano perdono d’essere stati nemici. 3Ai tuoi hai dato una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto, come sole innocuo nel glorioso migrare. 4Erano ben meritevoli quelli d’essere privati della luce, e imprigionati nelle tenebre: essi, che avevano fatto prigionieri i tuoi figli, per mezzo dei quali all’eternità sarebbe stata data l’incorruttibile luce della legge. 5Avevano deliberato d’uccidere i bambini dei santi, e uno solo dei bambini esposti si è salvato; come punizione, tu hai tolto la moltitudine dei loro figli e li hai fatti perire tutti insieme in acque tempestose. 6Quella notte fu preannunziata ai nostri padri affinché fossero rassicurati, sapendo certo il giuramento in cui avevano creduto. 7Il tuo popolo già aspettava la salvezza dei giusti e lo sterminio dei nemici 8poiché, come tu hai punito gli avversari, così ci hai glorificato chiamandoci a te. 9Di nascosto i santi, figli dei beni, offrivano il sacrificio e d’accordo s’imponevano questa legge divina: che i santi avrebbero preso parte agli stessi beni e agli stessi pericoli, intonando prima i canti di lode dei padri. 10Vi faceva eco il discorde grido dei nemici, e si diffondeva il lugubre lamento di quanti piangevano i figli. 11Con la stessa pena furono colpiti il servo e il padrone; lo stesso patirono il cittadino e il re: 12tutti insieme, al sole nome di Morte!, ebbero morti senza numero. I vivi non bastavano a dare sepoltura, perché in un solo istante il meglio della loro generazione fu distrutto. 13Non credevano a nulla, a causa dei loro venefici, ma allo sterminio dei primogeniti professarono che il popolo era figlio di Dio.

14Mentre un quieto silenzio avvolgeva ogni cosa, e la notte era giunta a metà del suo corso, la tua onnipotente Parola dai cieli, dai troni regali, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, 16recando la spada acuta, il tuo ordine inesorabile; ristette e tutto colmò di morte; toccava il cielo e camminava sulla terra[cc].

17Allora improvvisi fantasmi di orribili sogni li atterrivano e su di loro piombarono terrori impensati; 18buttati qua e là, mezzo morti, si palesò la causa della morte: 19i sogni, riempiendoli di terrore, questo avevano preavvertito, affinché non sparissero senza conoscere perché pativano male.

20La prova della morte toccò anche ai giusti, e nel deserto ci fu strage di molti, anche se l’ira non restò a lungo; 21infatti, un uomo irreprensibile[dd] accorse a combattere, brandendo le armi della sua stessa sacra azione[ee]: la preghiera e l’incenso di propiziazione. Egli si oppose alla collera e pose fine alla sciagura, dimostrando di essere tuo servo. 22Così vinse la moltitudine[ff] non con la forza del corpo o l’azione delle armi, ma con la parola disarmò colui che castigava, rammentando i giuramenti e le alleanze fatte con i padri. 23Già i morti si ammucchiavano gli uni sugli altri, ma egli – stando in mezzo – spezzò la collera, tagliandole la strada verso i viventi. 24Sulla veste talare c’era tutto il cosmo, e le glorie dei padri in quattro linee incise sulla pietra, e la tua magnificenza sul diadema del suo capo: 25di fronte a questo indietreggiò lo sterminatore e queste cose intimorirono; era infatti bastante un solo assaggio dell’ira.

 

XIX       Sugli empi invece cadde sino alla fine un’ira senza misericordia, in previsione del loro futuro, 2perché essi, dopo aver permesso a quelli d’andarsene, e dopo averli fatti partire in fretta, se ne sarebbero pentiti e sarebbero andati al loro inseguimento.

3Avevano ancora tra le mani il lutto, ancora piangevano sulle tombe dei morti, quando presero un’altra stolta decisione, e inseguirono come fuggitivi quelli che prima avevano supplicato d’andarsene. 4Li spingeva a questo estremo un meritato destino, che li portò a dimenticare il passato, perché colmassero il castigo che mancava ai loro tormenti, 5e mentre il tuo popolo avrebbe compiuto uno stupendo viaggio, gli altri invece avrebbero trovato una straordinaria morte.

6Tutta la creazione, nel suo stesso genere, nuovamente veniva disposta dall’alto al servizio dei tuoi comandi, affinché i tuoi figli fossero conservati illesi. 7La nube ombreggiò l’accampamento; si vide l’emergere di terra asciutta lì dove l’acqua era fonda; nel Mare rosso si aprì una strada senza impedimenti e tra i gorghi violenti una valle verdeggiante 8per dove passò tutta la nazione, coperta dalla tua mano e contemplando stupendi prodigi. 9Scalpitando come cavalli, saltando come agnelli, diedero lode a te, Signore, che li salvavi. 10Ricordavano ancora i fatti del loro esilio, dove - anziché generare animali – la terra dava zanzare e il fiume – anziché pesci – faceva scaturire gran quantità di rospi. 11Più tardi videro un nuovo genere di uccelli, quando – spinti dall’ingordigia – avevano chiesto cibi squisiti, 12e come conforto salì per loro dal mare la quaglia. 13Sui peccatori invece caddero castighi, non senza segni premonitori (fulmini con violenza), perché giustamente così pativano la loro stessa malvagità, avendo nutrito un così profondo odio verso lo straniero. 14Mentre alcuni non accolsero gli sconosciuti che si erano presentati, questi fecero schiavi gli stranieri che facevano il bene.[gg] 15Ma non solo: per gli uni, ci sarà una visita [divina] – perché accolsero ostili i forestieri – 16ma questi prima li accolsero festanti e, dopo aver partecipato loro gli stessi diritti, li maltrattarono con aspre fatiche. 17Perciò ebbero la piaga della cecità, come quelli alle porte del giusto[hh], quando – avvolti tra tenebre fitte – ognuno cercava l’ingresso delle proprie porte. 18Pertanto gli elementi si accordarono tra loro (come nel salterio gli intervalli di battuta mutano l’espressione, conservando sempre la tonalità), come si può dedurre osservando attentamente a ciò che è accaduto. 19Gli animali terrestri si trasformavano infatti in acquatici, e quelli che nuotano passavano sulla terra; 20nell’acqua, il fuoco potenziava la propria forza, e l’acqua dimenticava la forza di spegnere. 21E nuovamente: le fiamme non consumavano le carni dei fragili esseri viventi che vi camminavano dentro, né scioglievano quel cibo d’ambrosia[ii] che si scioglieva come il ghiaccio. 22In tutto, Signore hai magnificato il tuo popolo e non lo hai trascurato, assistendo in ogni tempo e luogo.



[a] Giudicare ha anche il senso di governare.

[b] E’ qui confutata la filosofia agostiniana a proposito di un “peccato originale”: vedi anche II, 23-24.

[c] Solo Cristo - per primo - ha spezzato le catene dell’ade.

[d] I versetti 12-20 sono profezia della passione di Cristo.

[e] Letteralmente: della propria natura-propria.

[f] Spesso traduciamo così tiranni.

[g] Dieci cicli lunari corrispondono ai nove mesi di gestazione.

[h] Il primo vagito.

[i] La Sapienza è quindi una Energia divina, increata ed eterna, ma che non deve essere identificata con il Figlio né con lo Spirito.

[j] Bontà traduce qui christòs.

[k] Come dire: resteranno a bocca aperta (che perciò educatamente dovranno coprire).

[l] Kaino.

[m] Noe.

[n] Nella pianura di Sennaar (Genesi 11, 1-9).

[o] Abramo: qui è ricordato l’episodio di Genesi 22 e nei versetti seguenti Genesi 19 e 28, 12.

[p] Lot: l’anima incredula del v 7 è la di lui moglie.

[q] Giacobbe.

[r] Ricordando la storia di Giuseppe venduto dai fratelli (Genesi 39-41), Solomone profetizza la discesa trionfale di Cristo nell’ade, per liberare Adamo dalle catene della morte.

[s] Mose.

[t] Il Nilo.

[u] Tiaso: associazione di adepti a culti orgiastici.

[v] Lo zodiaco.

[w] Profezia della Croce di Cristo.

[x] Ovvero: inversione sessuale.

[y] In greco suona così: Tu Dio nostro cristo e veritiero…

[z] Il serpente di bronzo che prefigurava la croce di Cristo.

[aa]il tuo Logos (Gesù Cristo) che tutto risana.

[bb] In greco è eucaristia.

[cc] La profezia si comprende traducendo correttamente: il tuo onnipotente Logos (Cristo) dai cieli, dai troni regali, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio (l’ade, egli che toccava il cielo e camminava sulla terra, che era il Diouomo).

[dd] Aaron (Aronne), figura di Cristo.

[ee] Sacra azione: in greco, liturghìa.

[ff] Il termine greco indica però i delinquenti che seguivano gli eserciti regolari, quanti noi chiamiamo “sciacalli”.

[gg] I Sodomiti non accolsero e non riconobbero la Trinità, e gli Egiziani schiavizzarono Israele.

[hh] Lot (Genesi 19, 10-11).

[ii] Ambrosia significa immortale, e così era chiamato uno sconosciuto alimento di cui si nutrivano gli dei per assicurarsi l’eternità. Qui si fa riferimento alla manna, prefigurazione del cibo degli angeli, del pane dal cielo (vedi 16, 20) che Cristo ci ha dato per la vita eterna.

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 19-05-2019

Domenica del paralitico; Santi Patrizio, vescovo, Acacio, Menandro e Polieno, martiri; San Acoluto, martire; Santa Domenica, martire; San Teotimo, martire; I Santi 13 Martiri di Kantara a Cipro.

i santi di domani 20-05-2019

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP