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ECCLESIASTE (Qoelet)

 

a cura dell'Archimandrita Antonio Scordino




 

I           Parole dell’ecclesiaste[a], figlio di David, re d’Israele in Gerusalemme. 2Vanità[b] delle vanità, dice l’ecclesiaste, vanità delle vanità; tutto è vanità. 3Quale vantaggio ha l’uomo in tutta la sua fatica, con cui fatica sotto il sole? 4Una generazione va e una generazione viene, ma la terra rimane nei secoli. 5Il sole sorge, il sole tramonta, ritorna al suo luogo: 6da lì lo stesso sorge, s’avanza verso mezzogiorno e poi gira verso settentrione. Il vento gira e rigira, e sopra i suoi giri torna. 7Tutti i fiumi vanno al mare e il mare non è mai pieno; dal luogo dove vanno i fiumi, di là riprendono il loro cammino. 8Tutti i discorsi sono faticosi; l’uomo non può parlare; non si sazia l’occhio di vedere né mai è sazio l’orecchio di udire. 9Cosa è avvenuto? Quel che avverrà. Cosa è stato fatto? Quel che si farà: non vi è nulla di nuovo sotto il sole. 10Chi potrà parlare e dire: “Vedi, questo è nuovo”? Ora, questo è già stato nei secoli che furono prima di noi. 11Non c’è memoria né degli antichi, né dei posteri. Di ciò che fu, non vi sarà memoria tra quelli che verranno dopo. 12Io, l’ecclesiaste, sono stato re sopra Israele, in Gerusalemme; 13ho posto nel mio cuore di cercare e indagare per mezzo della sapienza su tutto ciò che si fa sotto il cielo, perché questo duro compito Dio diede ai figli degli uomini, perché vi si dedicassero. 14Osservai tutte le cose che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e affanno dello spirito[c]. 15Ciò che è storto non si può raddrizzare e ciò che manca non si può contare. 16Io dissi parlando in cuor mio: “Ecco, io sono cresciuto e ho acquistato molta più sapienza di quanti furono prima di me in Gerusalemme, e ho dato il mio cuore  di conoscere sapienza e conoscenza. 17Il mio cuore ha visto molte cose: sapienza e conoscenza; parabole e scienza io ho conosciuto, perché tutto questo è affanno dello spirito. 2Poiché dov’è molta sapienza v’è molta conoscenza; ma chi accumula conoscenza, accumula sofferenza.

 

II          Io dissi al mio cuore: “Orsù, voglio farti provare la gioia e godere il bene[d]”. Ma anche questo è vanità. 2Al riso ho detto: “E’ una beffa?” e alla gioia: “Cosa è questo che fai?” 3In cuor mio pensai di allietare nel vino la mia carne, e applicai la mia mente alla sapienza per procurarmi la gioia, finché non avessi visto quel’è il bene che i figli degli uomini devono fare quaggiù, sotto il sole, nei giorni contati della loro vita. 4Ho ingrandito i miei lavori; mi fabbricai case; mi piantai vigne; 5mi feci orti e paradisi[e] e vi piantai alberi d’ogni sorta di frutta; 6mi costruii vasche d’acqua per innaffiare con esse un bosco fecondo d’alberi; 7comprai servi e serve ed ebbi famiglie. Ancora: bestiame, armenti e molte greggi, più di tutti quelli che furono prima di me in Gerusalemme. 8Accumulai pure argento e oro, tesori di re e di province; mi procurai cantori e cantanti, e tutti i godimenti dei figli degli uomini, coppieri e coppiere. 9Diventai grande e superai tutti quelli che erano stati prima di me in Gerusalemme, conservando però anche la mia sapienza. 10E tutto quanto mi domandavano i miei occhi, non lo negavo loro. Non ho privato il mio cuore di alcuna gioia, perché il mio cuore godeva d’ogni mia fatica, e questo fu il mio premio per ogni mia fatica. 11Ma quando io guardai a tutte le opere operate dalle mie mani e alla fatica faticata per compierle, ecco che tutto è vanità e affanno dello spirito, e non c’è profitto sotto il sole. 12Mi volsi poi a misurare la sapienza, la stoltezza e l’ignoranza, perché qual è l’uomo che muta consiglio su ciò che egli ha già fatto? 13Vidi che il vantaggio della sapienza sull’ignoranza è uguale al vantaggio che ha la luce sulla tenebre: 14il saggio ha gli occhi in fronte e lo stolto cammina al buio, ma io so pure che tutti e due vanno incontro alla stessa sorte. 15E dissi in cuor mio: “La sorte dello stolto toccherà anche a me; perché allora farmi saggio?” Maggiormente conclusi in cuor mio che lo stolto parla per un di più e che anche questo è vanità. 16Perché del saggio, al pari dello stolto, non resta memoria nei secoli, poiché il tempo che viene infine distrugge tutto. Non muore forse il saggio al pari dello stolto? 17Presi in odio quindi la vita, perché per me è male tutto quel che si fa sotto il sole, perché tutto è vanità e affanno dello spirito. 18Presi in odio anche ogni fatica da me patita sotto il sole, perché devo lasciare a chi verrà dopo di me: 19e chi può sapere se egli sarà saggio o stolto? Eppure egli si impossesserà d’ogni mia fatica che ho faticato e studiato sotto il sole. Anche questo è vanità. 20Allora in cuor mio tornai a scoraggiarmi per tutta la fatica che ho faticato sotto il sole, 21poiché l’uomo fa la sua fatica con sapienza, conoscenza e coraggio, ma poi deve lasciarla – come sua parte – a un uomo che non vi ha faticato. Anche questa è vanità e male grande. 22Che rimane all’uomo di tutta la sua fatica, e di tutte le preoccupazioni del suo cuore, che ha faticato sotto il sole? 23Tutti i suoi giorni non sono che dolore, e l’angoscia è la sua occupazione; neanche di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità. 24Non c’è bene per l’uomo: che mangi, che beva o che dia all’anima sua qualcosa di buono per la sua fatica. Anche questo vidi che viene dalle mani di Dio: 25chi può infatti mangiare e bere senza di Lui? 26Egli infatti, all’uomo che innanzi al suo volto è buono ha dato la sapienza, la conoscenza e la felicità, mentre al peccatore dà il male di raccogliere e ammassare, per darlo poi a chi è buono innanzi al volto di Dio. Anche questo è vanità e affanno dello spirito.

 

III         A tutto c’è un tempo; c’è un momento per tutte le cose sotto il cielo. 2Tempo di nascere e tempo di morire; tempo di piantare e tempo di sradicare il piantato; 3tempo d’ammazzare e tempo di sanare; tempo di abbattere e tempo di costruire; 4tempo di piangere e tempo di ridere; tempo di battersi il petto e tempo di ballare; 5tempo di gettare pietre e tempo di ammucchiare pietre; tempo di abbracciare e tempo di star lontano dagli abbracci; 6tempo di cercare e tempo di lasciar perdere; tempo di conservare e tempo di buttare; 7tempo di strappare e tempo di cucire; tempo di tacere e tempo di parlare; 8tempo di amare e tempo di odiare; tempo di guerra e tempo di pace. 9Che vantaggio trae chi si affatica in quel che fa? 10Ho visto tutte le occupazioni che Dio ha assegnato ai figli degli uomini per occuparsi in esse: 11l’universo, creato bello a suo tempo, con l’eternità ha posto nel cuore dell’uomo, finché l’uomo non scopra la creazione che Dio ha creato, dal principio alla fine.[f] 12Riconobbi che non vi è altro bene per essi che stare allegri e far del bene in vita loro. 13Eppure, che ogni uomo mangi o beva o veda il bene, è dono di Dio. 14Riconobbi che quanto Dio ha fatto, resta in eterno: nulla gli si può aggiungere e nulla togliere; affinché si abbia timore del suo volto. 15Ciò che è stato, io so che è; quel che sarà, io so che è già stato: Dio insegue chi sfugge. 16Ho visto ancora che, sotto il sole, al posto del giudizio, lì è l’empio; al posto del giusto, sta l’empio. 17E io dissi in cuor mio: Dio giudicherà il giusto insieme all’empio, perché c’è un tempo per ogni azione e per ogni fatto. 18Parlai al mio cuore delle parlate dei figli degli uomini, poiché Dio le ha separate per mostrare che essi sono animali; 19per quanto riguarda la condizione dei figli degli uomini e la condizione degli animali, è la stessa condizione. La morte degli uni è come la morte degli altri. In tutti c’è il respiro: che vantaggio ha l’uomo sull’animale? Nessuno, perché tutto è vanità. 20Tutto è nello stesso posto: tutto fu dalla polvere e tutto tornerà in polvere. 21Chi sa se lo spirito dei figli dell’uomo sale in alto e se lo spirito dell’animale scende giù, sotto terra? 22E conclusi che non c’è bene, se non che l’uomo gioisca del suo lavoro, perché questa è la sua sorte. Chi gli potrà far conoscere ciò che sarà dopo di lui?

 

IV         Tornai in me e compresi tutte le calunnie che si fanno sotto il sole: ecco il pianto dei calunniati - non c’è chi li difenda – e la violenza per mano dei calunniatori, e non c’è chi difenda. 2Io stimai il defunto, che è già morto, più del vivo, che è ancora vivo: 3tra i due, meglio quello che ancora non c’è, perché ancora non ha visto – insieme al creato – il male che si compie sotto il sole. 4Ogni fatica e ogni impegno nel lavoro è invidia del proprio compagno; anche questo è vanità e affanno dello spirito. 5Lo stolto incrocia le sue braccia e si rode le proprie carni. 6Meglio una manciata di riposo che due manciate di fatica e affanno dello spirito. 7Tornai in me e vidi la vanità sotto il sole. 8Un tale è solo, senza altri; non ha figli né fratello, ma non finisce mai in tutta la sua fatica; il suo occhio non è mai sazio di ricchezze. Ma per chi io fatico e privo l’anima mia del benessere? Questo è vanità e maligna tentazione. 9Meglio due di uno solo, perché migliore è il compenso della loro fatica: 10se cadono, uno può rialzare il compagno, ma guai a chi è solo quando cade, perché non c’è un altro che lo rialzi. 11Se due dormono assieme, si fanno caldo; ma uno solo come può scaldarsi? 12Se uno è aggredito, in due gli tengono testa; lo spago a tre fili non si strappa presto. 13Meglio un servo povero ma savio, che un re anziano ma stolto, che non sa più stare attento. 13Quegli è uscito dalla casa delle catene per diventare re; l’altro, da re è diventato povero. 14Ho notato che tutti i viventi che camminano sotto il solo, stanno con il servo – con il primo – che prende il posto dell’altro: 15non aveva fine la folla di tutto il popolo, di tutti coloro cui stava alla testa, e non ne era lieto chi era stato superato. Ma anche questo è vanità e affanno dello spirito. 16Bada ai tuoi passi quando ti rechi alla dimora di Dio; avvicinati per ascoltare, poiché il tuo sacrificio vale più delle offerte degli stolti, che non sanno di fare il male.

 

V          Non aver fretta in bocca, e non correre a far discorsi innanzi al volto di Dio, perché Dio è in cielo, in alto, e tu sulla terra: siano perciò le tue parole poche. 2Da molte tentazioni vengono gli incubi, e la voce sciocca dalle molte parole. 3Quando prometti un voto a Dio, non tardare a compierlo, poiché non c’è compiacimento nell’imprudenza[g]: come hai promesso, mantieni. 4E’ meglio non promettere che promettere e non mantenere. 5Non permettere alla tua bocca di far peccare la tua carne, e non dire in faccia a Dio che non sapevi, perché non s’adiri Dio alla tua voce e distrugga l’opera delle tue mani. 6Anziché molti sogni, vanità e parole, abbi timor di Dio. 7Quando in paese vedi l’oppressione del povero e la violazione del diritto e della giustizia, non ti meravigliare di questa realtà, perché sopra un uomo in alto veglia uno più in alto, e sopra loro l’Altissimo. 8Vantaggio per la terra è, in ogni caso, un re che lavori nei campi. 9Chi ama l’argento, non si riempie d’argento: chi ama le ricchezze non ne trae profitto, e anche questo è vanità. 10Quando crescono i beni, crescono anche i consumatori, e che ne vantaggio se ne ricava, se non stare a guardali con gli occhi? 11Dolce è il sonno del servo, mangi poco o molto; a chi si riempie di ricchezze non è concesso di dormire. 12C’è una malattia, che io vidi sotto il sole: la ricchezza conservata dal padrone, a proprio danno; 13perde questa ricchezza per qualche affare andato a male, gli nasce poi un figlio e non si trova niente in mano. 14Quegli, come uscì nudo dal seno di sua madre, così tornerà, e se ne andrà come era venuto, e dalla sua fatica niente prenderà in mano, da portare via. 15Anche questa è una malattia maligna: come è venuto, così se ne andrà; che vantaggio ne ha avuto dal faticare al vento? 16Tutti i suoi giorni, al buio, nel dolore, tra timori grandi, malanni e travasi di bile. 17Ecco, io ho visto una cosa buona e bella: mangiare, bere, godersi i beni di tutte le proprie fatiche, che ognuno ha faticato sotto il sole, contando i giorni della propria vita - che Dio gli ha dato – perché questo è il suo destino. 18Se qualcuno ha ricevuto da Dio ricchezze e sostanze, con la possibilità di gustarne, di prendere la sua parte e di rallegrarsi della sua fatica, tutto questo è dono di Dio, 19perché così non si ricorderà a lungo dei giorni della sua vita: Dio infatti coprirà di gioia il suo cuore.

 

VI         C’è un male, che io ho visto sotto il sole, molto grave sull’uomo: 2l’uomo al quale Dio ha dato ricchezza, sostanze e gloria, a cui nulla manca di tutto quel che possa desiderare la sua anima. Ma Dio non gli permette di saziarsene: questo è vanità e male maligno. 3Un uomo fa cento figli, campa molti anni, abbondanti sono i giorni dei suoi anni, ma la sua anima non abbonda di bene, e non trova sepoltura: io dico che l’aborto è meglio di lui, 4perché invano è venuto e nella tenebra va via, la tenebra ricopre il suo nome, 5non ha visto né conosciuto il sole, ma riposa più dell’altro. 6E chi campa mille anni per gamba[h] ma non vede beni… forse che tutto non va nello stesso posto? 7Tutta la fatica dell’uomo gli finisce in bocca, ma la sua anima non si ricolma: 8che vantaggio ha il savio sullo stolto? Che il povero sa come procedere di fronte alla vita. 9Un bene visto con gli occhi vale più di uno sospirato dall’anima, ma anche questo è vanità e affanno dello spirito. 10Di chi deve nascere, già si pronuncia il nome, e si sa che egli è un uomo che non può contendere con chi è più forte di lui. 11Dove ci sono molte parole, aumentano le vanità: che vantaggio ne ha l’uomo? 12Chi sa cosa è meglio per l’uomo nella vita, nel numero dei giorni della sua vita vana? Ha lavorato nell’ombra; chi annuncerà all’uomo cosa sarà – dopo di lui – sotto il sole?

 

VII        Un buon nome è preferibile all’olio buono, e il giorno della morte al giorno della nascita. 2Meglio andare in una casa in lutto che in una casa dove si beve, perché è quella la fine d’ogni uomo, e il vivente porrà il bene nel suo cuore. 3Meglio la collera che il riso, perché con una faccia brutta il cuore cresce nel bene. 4Il cuore del savio è nella casa in lutto; il cuore sta nella casa allegra. 5Per l’uomo è meglio ascoltare il rimprovero d’un savio che il canto degli stolti: 6come voce di spini sotto la pentola, così la risata degli stolti[i]. Ma anche questo è vanità. 7La calunnia sconvolge il savio e abbatte la forza del suo cuore. 8Meglio il finale dei discorsi che il principio; meglio essere grande di cuore che superbo di spirito. 9Non affrettarti all’ira nel tuo spirito, perché l’ira cova in seno allo stolto. 10Non dire: Cosa è successo, ché i giorni antichi erano meglio dei presenti? Non è da savi fare tale domanda. 11E’ meglio la sapienza – con eredità e abbondanza – che chi guarda il sole 12perché, alla sua ombra, la sapienza è come l’ombra del denaro, e l’abbondanza di conoscenza della sapienza dà vita a chi la possiede. 13Quarda le creature di Dio: chi potrebbe raddrizzare ciò che Dio ha piegato? 14Nel giorno del benessere, vivi nel bene, e nel giorno del male rifletti, poiché questo come quello li ha fatti Dio, di modo che l’uomo non trovi nulla da dire su ciò che sarà dopo. 15Ho visto di tutto nei miei giorni vani: c’è il giusto che scompare con la sua giustizia, e c’è l’empio che resta con le sue brutture. 16Non diventare troppo giusto e non essere assai sapiente, perché tu non finisca male. 17Non essere molto empio né rigido, per non morire prima del tuo tempo. 18E’ bene applicarti a questo e che tu non allontani la mano da quello, perché chi teme riesce in tutto. 19La sapienza aiuta il sapiente più di dieci potenti che governano la città. 20Non c’è uomo giusto sulla terra che faccia il bene senza sbagliare. 21Non piegare il tuo cuore a tutte le parole che parlano gli empi, perché non abbia ad ascoltare il tuo servo che ti sparla; 22spesso infatti tu stesso sei stato cattivo e molte volte hai fatto cose brutte nel tuo cuore e degli altri hai sparlato. 23Tutto questo io l’ho esaminato con sapienza - dissi: “Diverrò sapiente!” – 24ma essa si è allontanata da me più di quanto già fosse: fondo è il profondo, chi lo scoprirà? 25Andai in giro – io e il mio cuore – per conoscere, esplorare e cercare sapienza e ragione; per conoscere dell’empio la stoltezza, la malvagità, la follia. 26Ho scoperto, e lo dico, che più amara della morte è la donna, che ha come laccio e rete il suo cuore, e catene in mano. E’ bene innanzi a Dio liberarsi di lei: il peccatore ne rimane avvinto. 27Ecco, questo ho trovato – disse l’ecclesiaste – paragonando una cosa con l’altra, per trovarne la ragione, 28ma ciò che ancora l’anima mia non ha trovato: ho trovato un uomo tra mille, ma - tra tante – una donna non l’ho trovata. 29Vedi: solo questo ho trovato, che Dio ha creato gli uomini onesti, ma poi essi hanno ricercato molti cavilli.

 

VIII       Chi ha conosciuto sapienti? Chi ha trovato la soluzione dell’indovinello? La sapienza dell’uomo illumina il suo volto, ma detesta l’impudenza del suo volto. 2Guardati dalla bocca del re, e non discutere del giuramento da lui fatto a Dio; 3quando ti allontani dalla sua presenza, non fermarti a parlar male, perché può fare quel che vuole. 4Il re infatti comanda, e chi può dirgli: Che fai? 5Chi osserva il comandamento, non conosce parole cattive, e il cuore del sapiente conosce il tempo del giudizio. 6Perché per ogni cosa c’è un tempo e un giudizio, e la conoscenza dell’uomo è grave su di lui, 7poiché non gli è dato conoscere il futuro, e chi mai glielo annuncerà? 8All’uomo non è dato comandare allo spirito – per trattenere lo spirito – e non ha potere sul giorno della morte, non ha congedo nel giorno della guerra, e l’iniquità non può salvare chi ne è avvinto. 9Vidi tutto questo, e applicai il mio cuore a tutto quel che si compie sotto il sole, su tutto quel che l’uomo ha il potere di fare all’uomo, per fargli male. 10Vidi allora gli empi accompagnati alla sepoltura: partivano dal Santuario e nella città erano elogiati per le cose fatte. Anche questo è vanità. 11Poiché non si eseguisce subito la sentenza contro chi opera il male, il cuore dei figli degli uomini è colmo dalla voglia di fare il male. 12Chi pecca, fa il male, da quel momento e a lungo, ma io so che il bene è per chi teme Dio. 13Non c’è bene per l’empio, né allungherà come ombra i suoi giorni, perché non ha timore del volto di Dio. 14Sulla terra una vanità accade: che i giusti siano trattati come roba da empi, e gli empi siano trattati come roba da giusti. E io dico che anche questo è vanità. 15Io elogio quindi l’allegria, poiché non c’è altro bene per l’uomo, sotto il sole, che mangiare, bere e stare allegri: questo si guadagna dalla sua fatica, nei giorni della vita sua, datagli sotto il sole. 16Applicai il mio cuore a conoscere la sapienza e a capire l’affannarsi che si fa sulla terra, come giorno e notte gli occhi non vedono sonno. 17E studiai tutta la creazione di Dio: perché l’uomo non possa scoprire tutto ciò che si fa sotto il sole, perché – per quanto fatichi l’uomo nel cercare – non riesca a scoprire, e non possa scoprire anche se il sapiente dice di sapere.

 

IX         Tutto questo posi nel mio cuore, e il mio cuore vide tutto: come i giusti e i sapienti – e le loro opere – sono nella mano di Dio, e come l’uomo non sappia vedere l’amore e l’odio. Tutto è innanzi al loro volto, ma tutto è vanità. 2Una stessa sorte c’è per il giusto e per l’empio, per il buono e il cattivo, per il puro e l’impuro, per chi compie sacrifici e per chi non compie sacrifici. Come è il buono, così è il peccatore; chi giura è come chi teme di giurare. 3Questo male è in tutto quel che si fa sotto il sole, perché una sola è la sorte per tutti. Il cuore dei figli dell’uomo è colmo di malvagità, e hanno stoltezza in cuore finché sono in vita: dopo, essi vanno verso i morti. 4Perché ci si accomuna a tutti gli altri viventi? E’ la speranza che un cane vivo sia meglio d’un leone morto! 5I vivi infatti sanno di morire, ma i morti niente sanno, né più hanno guadagno, poiché è svanita la loro memoria. 6Il loro amore, il loro odio, il loro zelo sono finiti e per loro non c’è più parte in tutto ciò che si fa sotto il sole: per sempre. 7Orsù, mangia nell’allegrezza il tuo pane; bevi di buon cuore il tuo vino, perché Dio si è già compiaciuto delle tue opere. 8In ogni tempo siano bianche le tue vesti, né manchi mai olio sul tuo capo. 9Vivi la vita con la donna che ami, per tutti della tua vita vana - che a te è stata data sotto il sole – e della tua fatica, che tu fatichi sotto il sole. 10Tutto quanto trovi da fare la tua mano, fallo come puoi, perché nell’ade – dove andrai – non c’è lavoro, né pensiero, né conoscenza o sapienza. 11Tornai in me, e vidi sotto il sole che agli svelti non appartiene la strada, o ai potenti la guerra, o ai sapienti il pane, o agli accorti la ricchezza, o agli intelligenti la grazia, perché per tutti loro tutto dipende dal tempo e dal caso. 12L’uomo non conosce il suo tempo: come i pesci catturati da una brutta rete, come gli uccelli catturati in una trappola, così i figli dell’uomo nel maligno tempo son presi da un laccio che all’improvviso cade su loro. 13Questa sapienza vidi sotto il sole, e fu per me grande: 14una piccola città, con pochi uomini. Contro di lei venne un gran re, la circondò e contro di lei costruì grandi palizzate. 15In lei si trovò un uomo povero ma sapiente, che salvò la città con la sua sapienza; eppure nessuno si ricordò di quel pover’uomo! 16E io dissi: la sapienza è migliore della forza, ma la sapienza del povero è disprezzata; le sue parole non sono ascoltate. 17Le parole del sapiente si odono nella quiete, più che le grida dei potenti tra gli stolti. 18Meglio sapienza che attrezzi bellici: il peccatore dissolve un grande bene.

 

X          Le mosche morte guastano la mistura d’olio ed essenze; un po’ di sapienza vale più della fama di grande stoltezza. 2Il cuore del sapiente è alla sua destra; il cuore dello stolto, alla sua sinistra. 3Quando lo stolto va per la via, il suo cuore resta indietro, e tutto quel che dice è stoltezza. 4Se lo spirito d’un potente insorge contro di te, non abbandonare il tuo posto, perché la calma placa grandi peccati. 5C’è un male che vidi sotto il sole, una decisione uscita da chi ha il potere: 6dare allo stolto posti alti, elevati, e ai ricchi di sedere in luoghi umili. 7Vidi servi a cavallo, e principi andare come servi, per terra. 8Chi scava una fossa vi cade dentro, e chi pulisce una siepe è morso dalla serpe. 9Chi smuove pietre si fa male e chi spacca legna ne ha pericolo; 10quando la scure perde il filo e non la si affila, bisogna che si raddoppi la forza: maggiore sarà la sapienza dell’uomo forte. 11Se il serpente morde prima dell’incantesimo, non c’è scampo per l’incantatore. 12Le parole della bocca del sapiente sono una grazia, ma le labbra dello stolto lo distruggono: 13il principio delle parola della sua bocca sono stoltezza, e l’ultima dalla sua bocca, follia malvagia. 14Lo stolto moltiplica i discorsi, anche se l’uomo non conosce cosa avverrà, e chi gli annuncerà quel che sarà dopo di lui? 15La fatica degli stolti li stanca: non sanno come si cammina in città. 16Guai a te, o città, poiché il tuo re è un ragazzo e i tuoi principi mangiano sin dal mattino! 17Beata te, o terra, poiché il tuo re è figlio di uomini liberi e i tuoi principi mangiano a tempo opportuno, per farsi forza e senza arrossire. 18Con la pigrizia il soffitto s’abbassa; quando le mani non lavorano, piove in casa. 19Col sorriso si fa il pane, il vino e l’olio, per rallegrare i viventi; tutto obbedisce al vile denaro. 20Non giudicare male il re - neppure col pensiero - e non dir male del ricco - neanche nelle tue più interne stanze da letto – perché un uccello del cielo ne porta la voce, e chi ha le ali proclama la tua parola.

 

XI         Getta il tuo pane in faccia alle onde, perché dopo molti giorni lo troverai; 2fanne sette, otto parti, perché non sai quale male sarà sulla terra. 3Quando le nubi son piene di pioggia, la riversano sulla terra; se l’albero cade verso sud o verso nord, resta nello stesso luogo dove l’albero è caduto. 4Chi bada al vento, non semina, e chi guarda alle nuvole non miete. 5Come non ti è dato di conoscere la via dello spirito - come va alle ossa nel ventre dell’incinta - così non conosci le opere di Dio, che ha fatto tutte le cose. 6Dal mattino semina la tua semente, e sino a sera non fermare la mano, perché non sai quale riuscirà, se questa o quella, o se entrambe saranno ugualmente buone. 7Dolce è la luce, e un bene per gli occhi vedere il sole: 8se l’uomo vivrà molti anni, per tutto questo gioirà e ricorderà che i giorni del buio sono molti. Tutto quel verrà è vanità. 9Sta’ allegro, o giovane, nella tua giovinezza, e abbia bene il tuo cuore nei giorni della tua giovinezza; cammina con purezza sulle strade del cuore, non alla vista dei tuoi occhi[j], ma sappi che per tutto Dio ti citerà in giudizio; 10scaccia dal tuo cuore la tristezza e tieni lontano il male dalla tua carne, perché la tua spensierata giovinezza è vanità.

 

XII        Nei giorni della tua giovinezza, ricordati di chi ti ha creato, finché non vengano i giorni brutti e giungano gli anni in cui dirai: “Di questo non ho voglia”; 2prima che si oscuri il sole, la luce, la luna, le stelle, e tornino le nubi dopo la pioggia; 3prima dei giorni in cui traballano i guardiani della casa e si curvano gli uomini in forze, le macinatrici smettono di lavorare perché poche, si oscurano quelli che guardano dalle finestre, 4si chiudono le porte sulla piazza, si indebolisce la voce della macina, ci si leva alla voce del passero, si affievoliscono tutte le figlie del canto, 5si guarda dall’alto e si vedono orrori nelle strade, fiorisce il mandorlo e s’ingrassa la locusta, si distende il cappero, quando l’uomo si avvia alla sua dimora eterna e in piazza vanno in giro quelli che si battono il petto; 6prima che si spezzi il cordone d’argento e si rompa il fiorellino d’oro, si rompa il vaso alla fonte e la ruota s’impantani nel fosso, 7la polvere torni alla terra quale era, e lo spirito ritorni a Dio che lo ha dato. 8Vanità delle vanità! - disse l’ecclesiaste – Tutto è vanità. 9E l’ecclesiaste diventò ancor più sapiente; insegnò la conoscenza al popolo; andò all’ascolto di convenienti parabole. 10L’ecclesiaste cercò molto per trovare parole invoglianti e scrivere piacevolmente parole di verità. 11Le parole del sapiente sono come pungoli e chiodi confitti: le sentenze raccolte sono date da un solo pastore. 12Figlio mio, guardati però dal farne molti libri: non c’è limite e il troppo studio stanca la carne. 13Fine del discorso, di tutte le cose udite. Temi Dio e custodisci i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l’uomo. 14Dio citerà in giudizio tutto il creato a proposito d’ogni cosa occulta, buona o malvagia.



[a] Ecclesiaste: colui che parla alla chiesa, all’assemblea.

[b] Intendasi sempre: inutilità.

[c] Il greco pnevma è qui sempre tradotto spirito, ma – secondo i casi - può voler dire alito, fiato, respiro, soffio, soffio vitale (e quindi anima), animo (ardore, coraggio) oppure vento, come anche indicare uno “spirito” (angelico o demoniaco).

[d] Bene a volte può essere usato in senso morale (contrario di male), a volte può anche significare sostanze, benessere.

[e] Giardini.

[f] In Genesi, Dio crea l’uomo perché sia padrone del creato; qui, perché ne sia lo “scopritore”: dominatore quindi dell’universo e scienziato.

[g] Dio non si compiace di voti fatti insensatamente.

[h] Mille anni per gamba: due volte mille anni.

[i] La risata degli stolti è come una vampata di sterpi, che non ha alcuna utilità.

[j] Fatti guidare più dal cuore che dalla ragione.

 


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