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GIUDICI

 

a cura dell'Archimandrita Antonio Scordino




 

I           E avvenne che dopo la fine di Iisù, i figli d’Israele interrogarono il Signore, dicendo: “Chi per noi salirà contro i Chananei, mettendosi alla guida della guerra contro di loro?” 2E il Signore disse: “Salirà Iudha; ecco: ho dato la terra in mano sua”. 3E Iudha disse a Simeòn, suo fratello: “Sali con me, nella mia parte, e ci schiereremo in battaglia contro i Chananei; e anch’io avanzerò con te, con la tua parte”. 4Iudha salì, e il Signore consegnò nelle loro mani il Chananeo e il Ferezeo, e lo fecero a pezzi in Vezèk: diecimila uomini. 5E in Vezèk trovarono Adhonivezèk e si schierarono in battaglia contro di lui, e fecero a pezzi il Chananeo e il Ferezeo. 6Adhonivezèk fuggì: si lanciarono dietro di lui, lo presero, e gli tagliarono le estremità delle sue mani e le estremità dei suoi piedi. 7E Adhonivezèk disse: “Settanta re, con le estremità delle loro mani e le estremità dei loro piedi tagliate, stavano a raccattare quel che era sotto la mia tavola; come io ho fatto, così Dio ha reso a me!” Lo portarono in Gerusalemme, e lì morì. 8E i figli di Iudha fecero guerra contro Gerusalemme, la presero, la colpirono in punta di spada e incendiarono la città. 9Dopo di che, i figli di Iudha scesero in battaglia contro il Chananeo che abitava sull’altopiano, a sud, e nella valle. 10E avanzò Iudha contro il Chananeo che abitava in Chevròn, e Chevròn uscì incontro. Prima, il nome di Chevròn era Kariatharvoksefèr, e aveva battuto Sessì, Achinaàn e Tholmì, generati da Enàk. 11Di là, salì contro gli abitanti di Dhavìr: prima, il nome di Dhavìr era Kariathsefàr, Città-delle-lettere. 12E Chàlev disse: “A chi batterà Città-delle-lettere e per primo la prenderà, gli darò Aschà, mia figlia, in moglie”. 13E per primo la prese Gothoniìl, figlio di Kenèz fratello di Chàlev, il minore, e Chàlev gli diede Aschà sua figlia in moglie. 14E avvenne che al suo ingresso, Gothoniìl la spinse a chiedere a suo padre un campo. Già sulla cavalcatura, borbottò e strepitò: “Tu mi hai data alla terra del sud!” Chàlev le disse: “Che hai?”, 15e Aschà gli disse: “Dammi dunque una benedizione; poiché mi hai data alla terra del sud, dammi in compenso dell’acqua!” E Chàlev, secondo il suo cuore, le diede come compenso la sorgente in alto e quella sorgente in basso. 16E i figli di Iothòr il Kinèo, suocero di Mosè, insieme ai figli di Iudha, salirono da Città-delle-palme verso il deserto che è a sud di Iudha, che è sulla discesa d’Aràdh, e vi dimorarono con il popolo. 17E Iudha avanzò con Simeòn suo fratello, e fece a pezzi il Chananeo che abitava in Sefèk, lo sterminò e chiamò Anàthema il nome della città. 18Ma Iudha non prese possesso di Gaza né dei suoi confini, e neppure di Azoto o dei suoi pascoli, 19e il Signore era con Iudha, e questi prese possesso della montagna, poiché non gli era stato possibile disperdere gli abitanti della vallata: infatti, Richàv lo aveva prescritto. 20Ed egli a Chàlev donò Chevròn, come aveva detto Mosè, e in seguito prese possesso delle tre città dei figli di Enàk. 21I figli di Veniamìn non presero possesso del  Ghevusèo che dimorava in Gerusalemme, e il Ghevusèo dimorò insieme ai figli di Veniamìn in Gerusalemme, sino a questo giorno. 22E i figli di Iosìf salirono anch’essi a Vethìl, e il Signore era con loro; 23si accamparono e sorvegliarono Vethìl: un tempo, il nome della città era Luzà. 24Le guardie videro, ed ecco un uomo uscire dalla città; lo catturarono e gli dissero: “Mostraci l’entrata della città, e ti faremo misericordia”. 25E mostrò loro l’entrata della città: colpirono la città in punta di spada, ma rilasciarono quell’uomo e la sua parentela. 26E quell’uomo andò in terra di Chettìn, costruì lì una città e la chiamò col nome di Luzà: questo il suo nome sino a questo giorno. 27E Manassì non prese Vethsàn (cioè Città-degli-Skithi) né le sue figlie o i suoi dintorni, neppure Thanàk o le sue figlie, neppure gli abitanti in Dhor o le sue figlie, neppure gli abitanti in Valàk o le sue figlie, neppure gli abitanti in Maghedhò o i suoi dintorni e le sue figlie, neppure gli abitanti in Ievlaàm o i suoi dintorni e le sue figlie, e il Chananeo iniziò a dimorare in quella terra. 28E avvenne che quando Israele diventò forte, impose al Chananeo il tributo ma, in quanto a cacciarlo, non lo cacciò. 29Efrèm non cacciò il Chananeo che abitava in Gazèr, e il Chananeo dimorò con lui in Gazèr e fu sottoposto a tributo. 30Zavulòn non cacciò gli abitanti di Kedhron né gli abitanti di Dhomanà, e il Chananeo dimorò con loro in Gazèr e furono sottoposti a tributo. 31Asìr non cacciò gli abitanti di Akchò, che furono sottoposti a tributo, come gli abitanti di Dhor, gli abitanti di Sidone, gli abitanti di Aalàf, e Aschazì, Chelvà, Naì ed Ereò. 32E Asìr abitò con il Chananeo che abitava la terra, poiché non gli fu possibile cacciarlo. 33Nefthalì non cacciò gli abitanti di Vethasamìs e gli abitanti di Vethanàth, e abitò Nefthalì con il Chananeo che abitava la terra, ma agli abitanti di Vethasamìs e di Vethanàth fu imposto loro il tributo. 34Ma l’Amorreo respinse i figli di Dhan verso la montagna, perché non lo lasciò scendere a valle, 35e l’Amorreo cominciò ad abitare sulla montagna a forma di conchiglia, dove ci sono orsi e volpi, a Mirsinone e Thalavìn. Fu pesante la mano della casa di Giuseppe sull’Amorreo, e gli fu imposto il tributo. 36Il confine dell’Amorreo: dalla salita d’Akravìn, dopo Petra, in sopra.

II          E l’angelo del Signore salì da Galgàl sino a Piangenti, a Vethìl e alla casa d’Israele, e disse loro: “Così dice il Signore: Vi ho fatto salire dall’Egitto e vi ho introdotto nella terra che ho giurato ai vostri padri, dicendo: Non straccerò la mia alleanza con voi, in eterno, 2e voi non contratterete alleanze con gli abitanti di questa terra, né adorerete i loro dei, anzi stritolerete le loro statue, abbatterete i loro altari. Ma voi non avete dato ascolto alla mia voce, poiché avete fatto questo. 3E io ho detto: Non li scaccerò dal vostro volto, ed essi saranno per voi motivo d’oppressione, e i loro dei saranno per voi pietra d’inciampo”. 4E avvenne che, come parlò l’angelo del Signore queste parole a tutti i figli d’Israele, il popolo alzò la voce e pianse, 5e Piangenti fu detto il nome di quel posto, e lì sacrificarono al Signore. 6E Iisù rimandò il popolo, e ciascuno venne nel suo possesso, per prendere possesso della terra. 7E il popolo prestò servizio al Signore per tutti i giorni di Iisù e per tutti i giorni degli anziani, tutti quelli che erano invecchiati con Iisù, tutti quelli che avevano conosciuto tutta la grande opera del Signore, che egli aveva fatto in Israele. 8E giunse alla fine Iisù, figlio di Navì, servo del Signore, figlio di centodieci anni. 9E lo seppellirono nel terreno del suo possesso, a Thamnatharès, sul monte di Efrèm, a nord del monte di Gaàs. 10E tutta quella generazione fu aggiunta ai loro padri, e sorse un’altra generazione dopo di loro, che non conosceva il Signore e l’opera che aveva fatto in Israele. 11E i figli di Israele fecero malvagità agli occhi del Signore e resero culto ai Vaalìm. 12E abbandonarono il Signore Dio dei loro padri, che li aveva tratti fuori dalla terra d’Egitto, e andarono dietro divinità straniere, tra le divinità dei popoli che erano loro intorno: vi si prostrarono innanzi e mossero a collera il Signore; 13lo abbandonarono e prestarono culto al Vaàl e alle Astarti. 14E s’adirò d’ira il Signore verso Israele, e li consegnò nelle mani di saccheggiatori che li saccheggiarono; li abbandonò in mano dei nemici loro intorno e non ebbero più la forza di resistere innanzi ai loro nemici. 15In ogni cosa che affrontavano, la mano del Signore era su di loro per il male, come aveva detto il Signore e come aveva loro giurato il Signore, e li afflisse assai. 16Ma il Signore suscitò i giudici, e il Signore li salvò dalle mani dei loro saccheggiatori. Eppure non obbedirono ai giudici; 17si prostituirono infatti a divinità straniere e a loro si prosternarono; deviarono rapidamente dalla strada sulla quale avevano camminato i loro padri per ascoltare la parola del Signore: essi non fecero così. 18Poiché il Signore suscitò per loro giudici, e il Signore era con il giudice, e li salvò dalle mani dei loro nemici per tutti i giorni del giudice, quando il Signore si lasciò piegare dal loro gemito innanzi a chi li assediava e maltrattava. 19E avvenne che quando il giudice morì, essi tornarono indietro e nuovamente furono corrotti, più dei loro padri, con l’andare dietro a divinità straniere e con l’adorarle: non abbandonarono le loro costumanze e la loro pessima strada. 20E s’adirò d’ira il Signore contro Israele e disse: “Poiché questa nazione ha abbandonato la mia alleanza, che avevo stabilito con i loro padri, e non hanno dato ascolto alla mia voce, 21anche io non continuerò a cacciare dal loro volto alcun uomo delle nazioni che Iisù figlio di Navì ha risparmiato sulla terra 22e lasciato per mettere alla prova, con loro, Israele: se avessero conservato la via del Signore, per camminare in essa, come la conservarono i loro padri, oppure no”. 23E il Signore lasciò quelle nazioni, per non cacciarle di colpo, e non le consegnò nelle mani di Iisù.

III         Queste sono quelle nazioni che il Signore lasciò, per mettere alla prova Israele per mezzo di loro, quanti non avevano conosciuto tutte le guerre di Chanaàn, 2soltanto perché nelle generazioni dei figli d’Israele insegnassero la guerra, almeno a quelli che prima di loro non l’avevano conosciuta: 3le cinque satrapie degli Stranieri, tutte quelle del Chananeo, del Sidhonio, dell’Eveo che abitava nel Libano, dal monte dell’Ermòn sino a Lavoemàth. 4E avvenne perché con loro fosse messo alla prova Israele, per conoscere se ascoltavano i comandamenti del Signore, che aveva comandato ai loro padri per mano di Mosè. 5E i figli di Israele abitarono in mezzo al Chananeo, al Chitteo, all’Amorreo, al Ferezeo, all’Eveo e al Ghevuseo, 6e si presero le loro figlie come mogli e ai figli d’essi diedero le proprie figlie, e prestarono culto alle loro divinità. 7E i figli d’Israele fecero il male davanti al Signore, dimenticarono il Signore loro Dio e prestarono culto ai Vaalìm e ai boschi [sacri]. 8E si adirò d’ira il Signore verso Israele e li consegnò in mano di Chusarsathèm, re della Siria dei fiumi, e i figli d’Israele furono schiavi di Chusarsathèm per otto anni. 9E i figli d’Israele gridarono al Signore, e il Signore suscitò un salvatore per Israele, che li salvò: Gothoniìl, figlio di Kenèz, fratello di Chàlev, più giovane di lui. 10E lo spirito del Signore fu su di lui e giudicò Israele, e uscì in guerra contro Chusarsathèm, e il Signore diede in mano sua Chusarsathèm, re della Siria dei fiumi, e rese potente la sua mano sul Chusarsathèm. 11E la terra fu tranquilla per quaranta anni: e morì Gothoniìl figlio di Kenèz. 12E ricominciarono i figli d’Israele a fare il male agli occhi di Dio, e il Signore rafforzò Eglòm, re di Moàv, contro Israele, poiché avevano fatto il male innanzi al Signore. 13E raccolse contro di loro tutti i figli di Ammòn e d’Amalìk, avanzò, colpì Israele e s’impossessò di Città-delle-palme. 14E i figli d’Israele furono schiavi d’Eglòm, re di Moàv, per diciotto anni. 15E gridarono i figli d’Israele al Signore, e il Signore suscitò loro un salvatore: Aòdh figlio di Ghirà figlio di Iemenì, un uomo ambidestro, e i figli d’Israele per mano sua mandarono doni a Eglòm, re di Moàv. 16E Aòdh si fece un coltello a due tagli, lungo una spanna e, sotto il mantello, se lo legò sulla coscia destra. 17Andò e presentò i doni a Eglòm, re di Moàv: Eglòm era un uomo assai pasciuto. 18Avvenne che quando ebbe ricevuto Aòdh che portava i doni, mandò via quanti avevano portato i doni, 19ma quello tornò indietro dalle Statue che sono presso la Galgàl. E Aòdh disse: “Ho per te un discorso segreto, o re!” Ed Eglòm gli disse: “Silenzio!”, e si allontanarono da lui tutti quelli che erano davanti a lui. 20E Aòdh entrò presso di lui, ed egli si sedette nella sua camera superiore, l’estiva, assolutamente da solo, e Aòdh disse: “Ho per te un discorso di Dio, o re!” Eglòm si alzò dal trono e gli si avvicinò. 21E appena quello s’alzò, Aòdh allungò la sua mano sinistra e afferrò il coltello che era sulla sua coscia destra e glielo ficcò nella pancia. 22E conficcò la lama sino al manico, e il grasso si richiuse sul manico, tanto che il coltello non si toglieva dalla pancia. 23Aòdh uscì dalla latrina, evitò le sentinelle, richiuse le porte della stanza di sopra dietro di sé e le sbarrò. 24Uscì, ed entrarono i servi e videro: ecco, le porte della stanza di sopra erano sbarrate. E dissero: “Forse si sta coprendo i piedi nella cassa estiva!”. 25Aspettarono, finché si vergognarono ed ecco: non c’era chi aprisse la porta della stanza di sopra. Presero la chiave e aprirono ed ecco il loro signore: caduto a terra, morto. 26Aòdh si mise in salvo, mentre erano turbati e non c’era chi pensasse a lui; passò dalle Statue e si mise in salvo a Setirothà. 27E avvenne che quando Aòdh venne in terra d’Israele, suonò il corno dal monte d’Efrèm. Scesero con lui i figli d’Israele dal monte, ed egli innanzi a loro, 28e disse loro: “Scendete dietro di me, perché il Signore Dio ha consegnato nelle nostre mani i nostri nemici, Moàv”. E scesero dietro a lui e occuparono i passi del Giordano di Moàv, e non lasciarono passare uomo. 29E in quel giorno batterono Moàv, circa diecimila uomini, tutti ben pasciuti e tutti uomini forzuti, e non scampò uomo. 30E fu umiliato Moàv in quel giorno per mano d’Israele, e la terra fu tranquilla per ottanta anni, e Aòdh li giudicò finché morì. 31E dopo di lui sorse Samegàr, figlio di Dhinàch, e batté gli Stranieri (sino a seicento uomini) con un pungolo da buoi, e anche lui salvò Israele.

IV         E ricominciarono i figli d’Israele a fare il male agli occhi del Signore, e Aòdh morì. 2E il Signore diede i figli d’Israele in mano a Iavìn re di Chanaàn, che regnò in Asòr. Sìsara il capo del suo esercito, e questi abitava in Arisòth delle nazioni, 3e i figli d’Israele gridarono al Signore, poiché egli aveva novecento carri ferrati e ed egli afflisse Israele con forza, per venti anni. 4E Dhevvòra, donna, profetessa, donna di Lafidòth, lei stessa giudicò Israele in quel tempo. 5E lei stessa sedeva presso le palme di Dhevvòra, tra Ramà e Vethìl, sul monte Efrèm, e a lei salivano per il giudizio i figli d’Israele. 6E Dhevvòra mandò e chiamò Varàk figlio di Avineèm, di Kadhìs di Nefthalì, e gli disse: “Il Signore Dio d’Israele non ti ha ordinato di partire per il monte Thavòr e di prendere con te diecimila uomini tra i figli di Nefthalì e tra i figli di Zavulòn? 7Porterò verso di te, al torrente di Kisòn, il Sìsara, capo dell’esercito di Iavìn, i suoi carri e la sua moltitudine, e lo consegnerò nelle tue mani”. 8E Varàk le disse: “Se andrai con me, io andrò; se non andrai con me, io non andrò, perché non conosco il giorno in cui il Signore manderà l’angelo per accompagnarmi”. 9E rispose: “Andrò, andrò con te, ma sappi che sulla strada su cui andrai non sarà per te il vanto, poiché il Signore darà il Sìsara in mano di donna!” Dhevvòra sorse e andò con Varàk da Kàdhis. 10E Varàk convocò Zàvulon e Nefthalì da Kàdhis, e salirono con lui diecimila uomini a piedi, e Dhevvòra salì con lui. 11E Chavèr il Kinèo si separò da Kainà, dai figli di Iovàv suocero di Mosè, e piantò la sua tenda sino alla Quercia-degli-Ingordi, che sta presso Kedhès. 12Fu riferito a Sìsara che Varàk, figlio di Avineèm, era salito al monte Thavòr. 13E Sìsara chiamò tutti i suoi carri, ottocento carri ferrati: con lui tutto il popolo, da Arisòth delle nazioni, al torrente Kisòn. 14E Dhevvòra disse a Varàk: “Sorgi, perché questo è il giorno in cui il Signore ha consegnato Sìsara in mano tua, poiché il Signore uscirà innanzi a te”. E Varàk scese dal monte Thavòr, e diecimila uomini dietro di lui. 15E il Signore sconfisse Sìsara e tutti i suoi carri e tutto il suo schieramento, in punta di spada, sotto gli occhi di Varàk; e Sìsara smontò dal carro e fuggì a piedi. 16Varàk inseguiva dietro i carri e dietro lo schieramento, sino ad Arisòth delle nazioni, e tutto lo schieramento di Sìsara cadde in punta di spada: neppure uno fu risparmiato. 17E Sìsara se ne fuggì a piedi, alla tenda di Iaìl moglie di Chavèr, compagno del Kinèo, poiché c’era pace tra Iavìn re di Asòr e la casa di Chavèr il Kinèo. 18E uscì Iaìl incontro a Sìsara e gli disse: “Fermati, signore mio, fermati da me; non aver paura!”. E si fermò da lei, nella tenda, e lo avvolse in una pelle di bue. 19E Sìsara le disse: “Dammi da bere un po’ d’acqua, perché sono assetato”. Aprì la fiasca del latte, lo fece bere, e lo ricoprì. 20E Sìsara le disse: “Stai all’ingresso della tenda, e se qualcuno viene da te e ti interroga dicendo: Forse c’è qui un uomo?, rispondi: Non c’è”. 21Iaìl, moglie di Chavèr, prese il picchetto della tenda, si mise in mano il martello, di nascosto gli si avvicinò e nella tempia gli conficcò il picchetto, che uscì sino a terra. E quello si contorse, si ottenebrò e morì. 22Ed ecco Varàch inseguiva Sìsara, e Iaìl uscì per incontrarlo e gli disse: “Vieni, e ti mostrerò l’uomo che cerchi”. Venne da lei, ed ecco Sìsara a terra, morto, con il picchetto nella tempia. 23Dio in quel giorno capovolse Iavìn re di Chanaàn, innanzi ai figli di Israele, e la mano dei figli d’Israele passò, passò indurendosi, su Iavìn re di Chanaàn, finché sterminarono Iavìn re di Chanaàn.

V          Dhevvòra e Varàk figlio di Avineèm in quel giorno cantarono dicendo: 2“E’ stato svelato un velo in Israele, con il volontario arruolamento in Israele: benedite il Signore! 3Ascoltate, o re, e prestate attenzione, o satrapi: proprio io, per il Signore, proprio io canterò, salmeggerò al Signore Dio d’Israele. 4Signore, quando tu sei uscito in Siìr, quando tu sei partito dal campo di Edhòm, la terra sussultò, il cielo sudò rugiada, le nubi stillarono acqua. 5I monti furono scossi innanzi al volto del Signore Eloì; quello del Sinai, innanzi al volto del Signore Dio d’Israele. 6Nei giorni di Samegàr figlio d’Anàth, nei giorni di Iaìl, hanno abbandonato le strade e sono andati per sentieri perversi: 7mancarono i potenti in Israele, mancarono, sin quando non sorse Dhevvòra, fin quando non sorse una madre in Israele. 8Hanno eletto divinità nuove; allora hanno combattuto le città dei principi: magari si vedesse uno scudo e una lancia tra i quarantamila d’Israele! 9Il mio cuore, agli ordini d’Israele: voi, arruolati volontariamente tra il popolo, lodate il Signore! 10Voi che siete montati su una femmina d’asino, a mezzogiorno, voi seduti in tribunale, voi che camminate sulla strada delle adunanze, per la strada, 11raccontate con la voce degli araldi, per mezzo dei fornitori d’acqua: là daranno gli atti di giustizia al Signore, esalteranno gli atti di giustizia in Israele. Allora scenderà nelle città il popolo del Signore. 12Destati, destati, Dhevvòra! Destati, destati, pronuncia un canto! Sorgi, Varàch; imprigiona i tuoi prigionieri, figlio di Avineèm! 13Allora i riservisti scesero per i forti; il popolo d’Israele è sceso per lui tra i potenti; 14venendo da Efrèm li hanno sradicati in Amalik; dietro di te, Veniamìn, in mezzo al tuo popolo. Da Machìr sono scesi gli esploratori, e da Zavulòn quelli che hanno il bastone dei conti degli scribi, 15e comandanti in Issàchar con Dhevvòra e Varàk; così Varàk mandò nella valle, sui suoi passi, dalle parti di Ruvìn, grandi scrutatori di cuori. 16Perché si son seduti sul doppio basto per ascoltare il sussurro degli inviati? Alla spartizione di Ruvin, grandi esami del cuore! 17Galaàdh ha messo le tende al di là del Giordano; e Dhan, perché vive sulle navi? Asìr risiede sulla sponda dei mari, è accampato alle sue frontiere. 18Zavulòn: popolo che ha rischiato la sua anima sino alla morte, e Nefthalìm sulle alture del campo. 19Vennero i re, si sono schierati; allora hanno fatto guerra i re di Chanaàn in Thanaàch, presso l’acqua di Magheddò, ma donativo d’argento non presero. 20Dal cielo si sono schierate le stelle; dalle loro orbite si sono schierate contro Sìsara. 21Il torrente Kisòn li ha travolti, il torrente dei tempi antichi; il torrente Kisòn tu lo calpesterai, anima mia potente. 22Allora gli zoccoli dei cavalli scalpitarono; i suoi forti fuggirono in fretta. 23Maledite Miròz, ha detto l’angelo del Signore, maledite; sia maledetto chiunque vi abiti, perché non sono venuti in aiuto del Signore, in aiuto tra i forti. 24Sia benedetta tra le donne Iaìl, la donna di Chavèr il Kinèo; sia benedetta dalle donne sotto le tende. 25Acqua aveva chiesto: diede latte, e nel vassoio dei principi pose burro; 26la sua mano sinistra si tese al picchetto e la sua destra al martello del fabbro; ha picconato Sìsara, gli ha aperto la testa, ha colpito e gli ha aperto il cranio. 27Ai suoi piedi si è piegato, e caduto e si addormì, ai suoi piedi è caduto e s’è disteso: lì dove si è piegato è caduto ed è morto. 28Alla finestra si affacciò la madre di Sìsara, da dietro la grata. Perché il suo carro è svergognato? perché tarda il passo dei suoi carri?, 29le chiesero le sue sagge dame. Lei rivolse a se stessa le loro parole: 30Non l’hanno forse trovato mentre spartisce il bottino, compatendo di compassione la testa d’ogni uomo? Per Sìsara, bottino di stoffe tinte di porpora, bottino di ricamate stoffe tinte di porpora, bottino sul suo collo. 31Siano così dispersi tutti i tuoi nemici, Signore, ma quelli che lo amano siano come il sole quando esce con tutta la sua forza”. La terra fu tranquilla per quaranta anni.

VI         E i figli d’Israele fecero il male innanzi al Signore, e il Signore li consegnò nelle mani di Madhiàm per sette anni. 2La mano di Madhiàm fu potente su Israele, e i figli d’Israele – per sottrarsi a Madhiàm – si fecero i trafori che sono sulle montagne, le grotte e i rifugi sospesi in alto. 3E avvenne che quando i figli d’Israele seminavano, Madhiàm e Amalìk salivano contro di loro (anche i figli d’oriente salivano insieme), si accampavano davanti a loro 4e devastavano i loro frutti – sino ad arrivare a Gaza – senza lasciare l’indispensabile alla vita in terra d’Israele, e nelle mandrie né bue né asino. 5Essi infatti salivano con le loro bestie; arrivavano le loro tende come una moltitudine di cavallette; essi e i loro cammelli, senza numero, venivano nella terra d’Israele e la devastavano. 6Israele s’impoverì assai rispetto a Madhiàm; 7i figli d’Israele gridarono al Signore contro Madhiàm, 8e il Signore mandò ai figli d’Israele un uomo, un profeta, che disse loro: “Questo dice il Signore Dio d’Israele: Io sono colui che vi ha portato su dalla terra d’Egitto, vi ha fatto uscire dalla casa della vostra schiavitù, 9vi ha riscattato dalla mano dell’Egitto e dalla mano di tutti i vostri oppressori; li ho scacciati davanti a voi, vi ho dato la loro terra, 10e vi ho detto: Io, il Signore Dio vostro! Non abbiate paura delle divinità dell’Amorreo, per il fatto che risiedete nella loro terra. Ma voi non avete ascoltato la mia voce”. 11E un angelo del Signore venne e si assise sotto il terebinto che è in Efrathà di Ioàs, padre di Esdhrì: Ghedheòn – suo figlio – batteva il grano nel frantoio, per sfuggire alla vista di Madhiàm. 12Gli apparve l’angelo del Signore e gli disse: “Il Signore sia con te, forte tra i potenti!” 13E Ghedheòn: “Permetti, signor mio! Se il Signore è con noi, perché sono venuti a trovarci questi mali? Dove sono tutti i suoi prodigi, di cui ci hanno raccontato i nostri padri, dicendo: Il Signore non ci ha forse portati su dall’Egitto? Ma adesso ci ha rigettato e ci ha dato nella mano di Madhiàm!” 14E l’angelo del Signore si rivolse a lui e disse: “Va’ avanti con questa tua forza, e salverai Israele dalla mano di Madhiàm; ecco, ti ho inviato!” 15E Ghedheòn gli disse: “Permetti, signor mio: con che cosa salverò Israele? Il mio contingente in Manassì si è indebolito, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”. 16E gli disse l’angelo del Signore: “Il Signore è con te, e tu batterai Madhiàm come un sol uomo”. 17E gli disse Ghedeòn: “Se ho trovato misericordia ai tuoi occhi; se oggi farai per me tutto quel che mi hai detto, 18non allontanarti da qua fin quando non verrò a te: porterò un’offerta per sacrificarla innanzi a te”. Disse: “Io sono e resterò seduto sino al tuo ritorno”. 19Ghedheòn andò e preparò un capretto, di capra, un ifi di fior di farina, pani azzimi; pose la carne in un canestro - il brodo lo mise nella pentola – e queste cose le portò a quello che stava sotto il terebinto e offrì. 20E l’angelo di Dio gli disse: “Prendi la carne e i pani azzimi; metti su quella pietra e versa sopra il brodo”. Fece così, 21e l’angelo del Signore stese la punta del bastone che aveva nella sua mano, e toccò le carni e i pani azzimi. Un fuoco salì dalla pietra e divorò la carne e i pani azzimi, e l’angelo del Signore andò via dai suoi occhi. 22Ghedheòn vide che quegli era l’angelo del Signore, e Ghedheòn disse: “Ahi! Ahi!, Signore! Signore mio!, perché ho visto l’angelo del Signore, faccia a faccia!” 23E il Signore gli disse: “Pace a te! Non temere: non morirai!” 24E lì Ghedheòn innalzò un altare al Signore e lo chiamò Pace-del-Signore. Fino a questo giorno esiste ancora in Efrathà, padre di Esdhrì. 25E avvenne in quella notte che il Signore gli disse: “Prendi il vitello - il toro che è di tuo padre - e un secondo vitello di sette anni; distruggi l’altare di Vaàl – che è di tuo padre – e distruggi il bosco intorno: 26e innalza un altare al Signore tuo Dio sulla cima di questo Mauèk, sul fronte di battaglia; prendi il secondo vitello e offrilo in olocausto con la legna del bosco che avrai distrutto”. 27E Ghedheòn prese dieci uomini tra i suoi servi e fece come gli aveva detto il Signore, ma avvenne che – per la casa di suo padre e per gli uomini della città - ebbe paura di farlo di giorno, e lo fece di notte. 28Gli uomini della città si destarono al mattino, ed ecco: l’altare di Vaàl demolito e distrutto il bosco intorno. E videro il secondo vitello ch’era stato fatto salire sull’altare edificato. 29E ogni uomo disse al suo vicino: “Chi ha fatto questo?” Chiesero, cercarono, e vennero a sapere che l’aveva fatto Ghedheòn figlio di Ioàs. 30E gli uomini della città dissero a Ioàs: “Fai uscire tuo figlio e sia messo a morte, perché ha demolito l’altare di Vaàl e perché ha distrutto il bosco intorno”. 31E Ghedheòn, figlio di Ioàs, a tutti gli uomini che erano insorti contro di lui, disse: “Sarete forse voi a fare giustizia al posto di Vaàl? O forse lo salverete voi? Se egli condanna qualcuno, questi muoia appena si fa giorno; se egli è Dio, si farà da sé giustizia di chi ha demolito il suo altare”. 32Perciò in quel giorno egli fu chiamato Ierovaàl, avendo detto: “Vaàl stesso processi chi ha abbattuto il suo altare”. 33E tutto Madhiàm, Amalìk, e tutti i figli dell’Oriente si riunirono in uno stesso posto e si accamparono nella valle di Iezraèl. 34E lo Spirito del Signore diede forza a Ghedheòn: suonò il corno, ma dietro di lui Avièzer ebbe paura. 35Allora mandò messaggeri a tutto Manassì, in Asìr, in Zavulòn e in Nefthalìm, e salì incontro a loro. 36E Ghedheòn disse a Dio: “Se salverai Israele per mano mia, come hai detto, 37ecco, io porrò il vello di lana sull’aia; se la rugiada ci sarà soltanto sul vello - e su tutta la terra l’asciutto – saprò che tu salverai Israele per mano mia, come hai detto”. 38E fu così: si alzò presto l’indomani, ritorse il vello e colò la rugiada dal vello: una conca piena d’acqua. 39E Ghedheòn disse a Dio: “Non s’adiri la tua collera contro di me! Ti dirò ancora una cosa sola; farò ancora una sola prova con il vello: che ci sia asciutto soltanto sul vello e ci sia rugiada su tutta la terra”. 40E così fece Dio in quella notte: ci fu asciutto soltanto sul vello, e su tutta la terra ci fu rugiada.

VII        E Ierovaàl (cioè Ghedheòn) si alzò di buon mattino, e tutto il popolo con lui, e andarono ad accamparsi presso la sorgente Aràdh: l’accampamento di Madhiàm, rispetto a lui, era a nord, da Gavaàth Amorà, nella valle. 2E il Signore disse a Ghedheòn: “Il popolo con te è troppo perché io dia Madhiàm nelle sue mani; non sia mai che Israele si vanti davanti a me, dicendo: La mia mano mi ha salvato! 3Pertanto, ora parla alle orecchie del popolo e dici: Chi ha paura o trema, torni indietro e si allontani dal monte Galaàdh”. E dal popolo se ne volsero indietro ventiduemila; diecimila rimasero. 4E il Signore disse a Ghedheòn: “Il popolo è ancora troppo; falli scendere all’acqua e lì ti farò la loro epurazione, e sarà che quando ti dirò: Questo verrà con te, costui verrà con te; di chiunque io ti dirò: Questo non verrà con te, costui non verrà con te”. 5E il popolo scese all’acqua. Il Signore disse a Ghedheòn: “Chiunque leccherà l’acqua con la sua lingua, come quando lecca il cane, tu lo metterai da parte, e così chiunque piegherà le sue ginocchia per bere”. 6Il numero di quelli che con la loro mano portarono l’acqua alla bocca per leccarla fu di trecento uomini; tutto il resto del popolo piegò le sue ginocchia per bere l’acqua. 7Il Signore disse a Ghedheòn: “Con questi trecento uomini che hanno leccato l’acqua, io vi salverò e darò in mano tua il Madhiàm, e tutto il popolo tornerà ognuno a casa sua”. 8Essi presero nelle loro mani le provviste del popolo e i loro corni, ed egli rimandò ogni uomo d’Israele alla propria tenda, ma trattenne quei trecento uomini. L’accampamento di Madhiàm era sotto di lui, nella valle. 9E in quella notte avvenne che il Signore gli disse: “Sorgi e scendi all’accampamento, poiché l’ho dato in mano tua; 10se hai paura di scendere da solo, scendi in campo tu con Farà, il tuo servetto, 11e ascolta quello che dicono: dopo di che, si rafforzeranno le tue mani, e tu scenderai in campo”. Egli scese con il suo servetto Farà fino al principio dei cinquanta che erano [di guardia]  nell’accampamento. 12Madhiàm, Amalìk e tutti i figli d’Oriente erano sparsi nella valle come una moltitudine di cavallette, e i loro cammelli erano senza numero: erano come la sabbia al bordo del mare, una moltitudine. 13Ghedheòn venne, ed ecco un uomo raccontava al suo vicino un sogno, dicendo: “Ecco, ho sognato un sogno; ecco, un tondo di pane d’orzo, che rotolava verso l’accampamento di Madhiàm, e arrivò sino alla tenda, la colpì, la rovesciò sottosopra, e la tenda è caduta”. 14Il suo vicino rispose e disse: “Essa non è forse la spada di Ghedheòn figlio di Ioàs, uomo d’Israele? Dio ha dato in mano sua Madhiàm e tutto l’accampamento!” 15E avvenne che appena Ghedheòn sentì il racconto del sogno e la sua interpretazione, si prosternò davanti al Signore. Ritornò all’accampamento d’Israele e disse: “Sorgete! Il Signore ha dato in mano nostra l’accampamento di Madhiàm”. 16Divise i trecento uomini in tre schiere; diede in mano a ciascuno i corni e brocche vuote, con torce nelle brocche, 17e disse loro: “Guardate verso di me e fate così: ecco, io avanzo all’inizio dell’accampamento e come faccio io, così fate voi; 18io suonerò nel corno, e tutti con me suonerete nei corni attorno a tutto l’accampamento, dicendo: Per il Signore e per Ghedheòn!” 19Ghedheòn e i cento uomini con lui arrivarono all’inizio dell’accampamento – cominciando la guardia della mezzanotte: stavano svegliandosi le guardie – e suonarono nei corni mentre spezzavano le brocche che tenevano in mano. 20Le tre schiere suonarono nei corni, ruppero le brocche, afferrarono nella loro mano sinistra le torce – nella loro mano destra i corni per suonare – e gridarono: “Spada per il Signore e per Ghedheòn!” 21Ogni uomo restò al suo posto intorno all’accampamento, e tutto l’accampamento si affrettò a dare l’allarme per la fuga. 22I trecento corni suonavano, e il Signore in tutto l’accampamento mise la spada di ognuno contro il suo vicino; 23l’accampamento fuggì sino a Bithseedhtà Garagathà, sino alla riva di Avomeulà, presso Tavàth. E gli uomini d’Israele - da Nefthalì, da Asìr, da tutto Manassì – chiamarono a raccolta e si diedero alla caccia dietro  Madhìam. 24E Ghedheòn mandò messaggeri su tutta la montagna di Efrèm, a dire: “Scendete all’incontro di Madhiàm e impadronitevi dell’acqua sino a Vethirà e al Giordano”. Ogni uomo di Efrèm chiamò a raccolta e s’impadronirono dell’acqua sino a Vethirà e al Giordano, 25e catturarono i principi di Madhiàm, Orìv e Ziv; uccisero Orìv a Sur e Ziv lo uccisero a Iakefsif; inseguirono Madhiàm. La testa di Orìv e di Ziv la portarono a Ghedheòn, che veniva al di là del Giordano.

VIII       E gli uomini di Efrèm chiesero a Ghedheòn: “Perché ci hai fatto questo, di non chiamarci quando sei uscito in battaglia contro Madhiàm?” E discussero fortemente con lui. 2Disse loro: “Che ho fatto ora io, in confronto a voi? Forse che un grappolo di Efrèm non vale più della vendemmia di Avièzer? 3Il Signore ha dato nelle vostre mani i principi di Madhiàm, Orìv e Ziv: cosa avrei potuto fare io, al paragone di voi?” Allora svanì la loro animosità contro di lui, quando egli disse questo discorso. 4E Ghedheòn venne al Giordano, e lo attraversò, lui e i trecento uomini con lui – affamati - continuando l’inseguimento, 5e disse agli uomini di Sokchòth: “Via, date del pane in cibo a questo popolo che è sui miei passi, perché è stanco, ed ecco io sono all’inseguimento, dietro Zeveè e Selmanà, re di Madhiàm”. 6E i principi di Sokchòth dissero: “Forse che la mano di Zeveè e di Selmanà ora è in mano tua? Non daremo pane a quelli dei quali ti fai forte!” 7E Ghedheòn disse: “Per questo, quando il Signore mi darà in mano Zeveè e Selmanà, io carderò le vostre carni con le spine del deserto e con i cardi!” 8Da lì, salì a Fanuìl e parlò loro allo stesso modo; gli uomini di Fanuìl gli risposero come avevano risposto gli uomini di Sokchòth, 9e Ghedheòn disse agli uomini di Fanuìl: “Al mio ritorno in pace, distruggerò questa torre”. 10Zeveè e Selmanà erano a Karkàr, e il loro accampamento, con loro, era di circa quindicimila: tutti superstiti dell’intero schieramento degli Stranieri; i caduti erano stati centoventimila uomini portatori di spada. 11Ghedheòn salì per la via di quelli che abitano sotto tende, a oriente di Navè e Ieghevàl, e colpì lo schieramento: lo schieramento si credeva al sicuro. 12Zeveè e Selmanà fuggirono, ma egli li inseguì, catturò i due re di Madhiàm – Zeveè e Selmanà – e sbaragliò tutto lo schieramento. 13Ghedheòn, figlio di Ioàs, ritornò dalla battaglia per la salita di Arès, 14prese un servetto degli uomini di Sokchòth, lo interrogò e questi gli scrisse i nomi dei principi di Sokchòth e dei suoi anziani: settantasette uomini. 15E Ghedheòn si fece avanti ai principi di Sokchòth e disse: “Ecco Zeveè e Selmanà, per i quali mi avete insultato dicendo: Forse che la mano di Zeveè e Selmanà ora è nelle tue mani, sì da dover noi dare del pane ai tuoi uomini sfiniti?” 16E mise gli anziani della città sulle spine del deserto e sui cardi; con essi scarnificò gli uomini della città; 17demolì la torre di Fanuìl e uccise gli uomini della città. 18Poi disse a Zeveè e a Selmanà: “Come erano gli uomini che avete ucciso sul Thavòr?”. Dissero: “Come te, così loro: a somiglianza d’un figlio di re”. 19E Ghedheòn disse: “Erano miei fratelli, figli di mia madre! Viva il Signore! Se voi li avreste lasciati in vita, io non vi avrei ucciso”. 20E disse a Iethèr, suo primogenito: “Levati, uccidili!”, ma il giovane non sguainò la spada, perché si spaventò, perché era ragazzo. 21Zeveè e Salmonà dissero: “Alzati tu e vieni incontro a noi, perché la tua è forza di uomo!” Ghedheòn si levò, uccise Zeveè e Selmanà e prese i pendagli che erano al collo dei loro cammelli. 22E gli uomini d’Israele dissero a Ghedheòn: “Signore, mettiti al nostro comando, tu e il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, poiché tu ci hai salvato dalle mani di Madhiàm!” 23E Ghedheòn disse loro: “Non comanderò io, né tra voi comanderà mio figlio: il Signore comanderà su voi”. 24Ghedheòn disse loro: “Vi chiedo una sola richiesta: mi dia ognuno un orecchino dalla sua preda”; poiché avevano orecchini d’oro, erano infatti Ismailiti. 25Dissero: “Daremo! Diamo!” Egli stese il suo mantello e ognuno vi mise un orecchino dalla sua preda: 26il peso degli orecchini d’oro, che aveva chiesto, fu di millesettecento aurei, oltre ai pendagli, i collari, i mantelli e le stoffe di porpora che erano sui re di Madhiàm, oltre agli ornamenti che erano al collo dei loro cammelli. 27Ghedheòn ne fece un efòdh e lo pose nella sua città, Efrathà: a esso colà si prostituì tutto Israele, e ciò fu una spina per Ghedheòn e per la sua casa. 28Madhiàm fu umiliato innanzi ai figli d’Israele, mai più rialzarono la testa, e la terra fu quieta per quaranta anni, ai giorni di Ghedheòn. 29E Ierovàal, figlio di Ioàs, andò a stabilirsi a casa sua, 30e furono a Ghedheòn settanta figli usciti dal suo membro, poiché aveva molte mogli. 31E aveva una ragazzotta in Sichèm: anche essa gli partorì un figlio, e gli pose il nome Avimèlek. 32Ghedheòn, figlio di Ioàs, morì nella sua città e fu sepolto nel sepolcro di Ioàs suo padre, in Efrathà Aviesdhrì. 33E avvenne che quando morì Ghedheòn, i figli d’Israele tornarono a prostituirsi appresso ai Vaalìm, e si stabilirono un patto con Vaàl, per essere come loro dio, 34e i figli d’Israele non si ricordarono del Signore Dio che li aveva liberati dalle mani di tutti i loro oppressori intorno; 35non ebbero misericordia della casa di Ierovàal (cioè Ghedheòn) per tutto il bene che aveva fatto a Israele.

IX         E Avimèlek, figlio di Ierovàal, andò a Sichèm, dai fratelli di sua madre. A loro, e a tutta la parentela della casa paterna di sua madre, disse: 2“Parlate alle orecchie di tutti gli uomini di Sichèm: Cosa è meglio per voi, avere come vostri signori settanta uomini – tutti i figli di Ierovàal – oppure avere come signore un uomo solo? Ricordate che io sono vostro osso e vostra carne”. 3I fratelli di sua madre parlarono di lui alle orecchie di tutti gli uomini di Sichèm: tutte queste parole, e il loro cuore s’inclinò verso Avimelèk – dissero infatti: “E’ fratello nostro!” – 4e gli diedero settanta pezzi d’argento dalla casa di Vaalverìth. Avimelèk si assoldò uomini disperati e spregevoli, che gli andarono dietro, 5ed entrò nella casa di suo padre in Efrathà; uccise i suoi fratelli, figli di Ierovàal: settanta uomini, su una sola pietra; scampò Ioàtham – il figlio più piccolo di Ierovàal – perché si nascose. 6Si riunirono tutti gli uomini di Sikìm e tutta la casata di Vithmaalòn, andarono e fecero re Avimelèk presso la quercia che si trova presso la stele che è a Sikìm. 7Lo riferirono a Ioàtham, che andò e si fermò sulla cima del monte Garizìn; alzò la sua voce; pianse e disse loro: “Ascoltatemi, uomini di Sikìm, e vi ascolti Dio! 8Andando andarono gli alberi per ungere chi regnasse su di loro, e dissero all’ulivo: Regna su di noi! 9L’ulivo rispose: Rinuncerò mai alla mia produzione, con cui gli uomini danno gloria a Dio, per andare ad agitarmi sopra gli alberi? 10E gli alberi dissero al fico: Vieni, regna su di noi! 11Disse loro il fico: Rinuncerò mai alla mia dolcezza e i miei buoni frutti, per andare ad agitarmi sopra gli alberi? 12E gli alberi dissero alla vite: Vieni, regna su di noi! 13Disse loro la vite: Rinuncerò mai al mio vino, che rallegra Dio e gli uomini, per andare ad agitarmi sopra gli alberi? 14E tutti gli alberi dissero a un cespuglio: Vieni, e regna su di noi! 15Disse loro il cespuglio: Se in verità voi mi volete ungere per regnare su di voi, venite e state sotto la mia ombra; se no, fuoco esca da me e divori i cedri del Libano! 16Allora: se avete fatto con verità e rettitudine, proclamando re Avimelèk; se avete fatto bene con Ierovàal e la sua casa; se avete fatto a lui in ricompensa delle sue mani 17(mio padre ha combattuto per voi, ha gettato innanzi a sé l’anima sua, vi ha redento dalla mano di Madhiàm: 18eppure voi oggi siete insorti contro la casa di mio padre, avete ucciso i suoi figli – settanta uomini su una sola pietra – e avete fatto regnare sugli uomini di Sikìm Avimelèk, figlio d’una sua servetta, perché è fratello vostro); 19se in questo giorno avete fatto con verità e rettitudine nei confronti di Avimelèk e nei confronti della sua casa, rallegratevi per Avimelèk ed egli si rallegri in voi; 20altrimenti, fuoco esca da Avimelèk e divori gli uomini di Sikìm e la casa di Vithmaalòn; fuoco esca dagli uomini di Sikìm e dalla casa di Vithmaalòn, e divori Avimèlek”. 21E Ioàtham scappò, fuggì velocemente, si diresse sino a Veìr e lì dimorò, fuori dalla vista di Avimèlek suo fratello. 22Avimelèk dominò su Israele per tre anni, 23e il Signore inviò uno spirito malvagio tra Avimèlek e gli uomini di Sikìm tradirono il loro impegno con la casa di Avimèlek: 24per addossargli l’iniquità commessa contro i settanta figli di Ierovàal; per fare ricadere il loro sangue su Avimèlek – loro fratello, che li aveva uccisi – e sugli uomini di Sikìm che avevano rafforzato la mano nell’uccidere i suoi fratelli. 25Gli uomini di Sikìm gli tesero imboscate sulle sommità delle montagne, e rapinavano tutti quanti passavano per la strada davanti a loro. Fu riferito al re Avimèlek. 26E venne Gaàl, figlio di Iovìl, con i suoi fratelli; passarono da Sikìm, e gli uomini di Sikìm sperarono in lui. 27Uscirono nella campagna, vendemmiarono le loro vigne, torchiarono, fecero Ellulìm, e portarono nel tempio del loro dio, mangiando, bevendo e maledicendo Avimèlek. 28Gaàl, figlio di Iovìl, disse: “Chi è mai Avimèlek? Chi è mai un figlio di Sichèm? Perché mai noi dovremmo essere servi suoi? Non è forse figlio di Ierovàal, e Zevùl – suo ispettore – non è forse suo servo insieme agli uomini di Emmòr, padre di Sichèm? Perché mai noi dovremmo essere servi suoi? 29Chi mi darà in mano questo popolo? Deporrò Avimèlek e gli dirò: Aumenta pure la tua forza, ma vattene!” 30Zevùl, principe della città, sentì le parole di Gaàl figlio di Iovìl; egli s’adirò di collera 31e inviò messaggeri ad Avimèlek, di nascosto, a dire: “Ecco, Gaaàl – figlio di Iovèl – e i suoi fratelli vengono in Sichèm ed ecco: aizzano la città contro di te. 32Ora quindi levati di notte - tu e il popolo con te – e tendigli un’imboscata nella campagna; 33e avverrà al mattino, appena sorge il sole, che tu ti alzerai presto e assalirai la città; egli – e il popolo che è con lui uscirà contro di te, e tu gli farai tutto quel che troverà la tua mano”. 34Avimèlek – e tutto il popolo con lui – si levò di notte e tesero un’imboscata presso Sichèm, in quattro schiere. 35Gaàl, figlio di Iovìl, uscì e si pose all’entrata della porta della città; Avimèlek – e il popolo con lui – si levò dall’imboscata. 36Gaàl, figlio di Iovìl, vide il popolo e disse a Zevùl: “Ecco, un popolo scende dalle sommità dei monti!” Gli disse Zevùl: “Tu vedi come uomini l’ombra dei monti!” 37Gaàl riprese ancora a parlare, e disse: “Ecco, un popolo che dall’ombelico della terra scende verso il mare, e un’altra schiera  viene per la strada di Ilonmaonenìm!” 38Gli disse Zevùl: “Dov’è la tua bocca che diceva: Chi è Avimèlek, da doverlo servire? Questo non è forse il popolo che disprezzavi? Esci dunque ora, e combatti contro di lui!” 39Gaàl uscì davanti agli uomini di Sichèm, per combattere contro Avimèlek. 40Avimèlek lo inseguì, ed egli fuggì innanzi a lui, e molti caddero feriti, fino all’entrata della porta. 41Avimèlek entrò in Arimà, e Zevùl scacciò Gaàl e i suoi fratelli, perché non abitasse in Sichèm. 42E avvenne che il giorno dopo il popolo uscì nella campagna, e fu riferito a Avimèlek; 43egli prese il popolo, lo divise in tre schiere e si mise in agguato nella campagna. Guardò, ed ecco: il popolo uscì dalla città: si levò contro di loro e li battè. 44Avimèlek e i principi con lui si lanciarono ad appostarsi all’ingresso della porta della città, mentre due schiere si lanciarono addosso a quelli che erano nella campagna e li abbatterono. 45Avimèlek combatté tutto quel giorno contro la città; presa la città, uccise tutto il popolo che vi era, distrusse la città e la seminò di sale. 46All’udire ciò, tutti quelli che si trovavano nelle torri di Sichèm vennero a radunarsi in Vethilverìth. 47Fu riferito ad Avimèlek che tutti gli uomini delle torri di Sichèm si erano radunati, 48e Avimèlek salì sul monte Ermon – e tutto il suo popolo con lui – e Avimèlek prese nella sua mano le scuri, tagliò un ramo d’albero, lo sollevò, se lo mise sulle sue spalle, e disse al popolo che era con lui: “Come mi avete visto fare, presto, fate come me!” 49Tutti gli uomini tagliarono ciascuno un ramo, e andarono dietro ad Avimèlek, li deposero nel luogo del raduno, con essi diedero fuoco a tutto l’assembramento, e così morirono tutti gli uomini delle torri di Sichèm: circa mille uomini e donne. 50E Avimèlek partì da Vethilverìth, si accampò a Thivi e la prese. 51In mezzo alla città c’era un torre fortificata, e tutti gli uomini e donne della città vi si rifugiarono, chiusero all’esterno, e salirono sulla terrazza della torre. 52Avimèlek arrivò sino alla torre, la circondò e si accostò alla porta per mettervi fuoco. 53Ma una donna  lanciò in giù un pezzo d’una macina da mulino, sulla testa di Avimèlek, e gli fracassò il crano; 54ed egli gridò subito al giovane servo che portava le sue armature, dicendo: “Sfodera la mia spada e dammi la morte, perché non dicano: Lo ha ucciso una donna!”. Il suo giovane servo lo trafisse, e morì. 55Gli uomini d’Israele videro che Avimèlek era morto, e ognuno se ne tornò a casa sua. 56Dio fece ricadere su Avimèlek la malvagità che egli aveva fatto contro suo padre, uccidendo i suoi settanta fratelli; 57e tutta la malvagità degli uomini di Sichèm Dio la fece ricadere sulla loro testa, e su di loro scese la maledizione di Ioàtham, figlio di Ierovàal

X          Dopo Avimèlek, a salvare Israele si levò Tholà, figlio di Fuà, figlio dello zio paterno [di Avimèlek], un uomo d’Issàchar, il quale abitò in Samìr, sulla montagna d’Efrèm, 2e giudicò Israele per ventitre anni; morì e fu sepolto in Samìr. 3Dopo di lui si levò Iaìr di Galaàdh, giudicò Israele per ventidue anni, 4e a lui furono trentadue figli che cavalcavano trentadue puledri e possedevano trentadue città che sino al giorno d’oggi si chiamano Epàvlis Iaìr, in terra di Galaàdh. 5E Iaìr morì, e fu sepolto in Ramnòn. 6E i figli d’Israele ripresero a fare il male innanzi al Signore; prestarono servizio ai Vaalìm, agli Astaròth, alle divinità di Aràdh, alle divinità di Sidhone, alle divinità di Moàv, alle divinità dei figli di Ammòn e alle divinità dei Filistei: abbandonarono il Signore e a lui non prestarono servizio. 7Il Signore s’adirò d’ira contro Israele, e li diede in mano ai Filistei e in mano ai figli di Ammòn, 8che angariarono e infransero i figli d’Israele (da quel tempo, per diciotto anni), tutti i figli d’Israele che erano oltre il Giordano, nella terra di Amorrì, che è in Galaàdh. 9E i figli di Ammòn traversarono il Giordano, per far guerra a Iudha, Veniamìn ed Efrèm, e Israele fu afflitto assai. 10I figli d’Israele gridarono al Signore, dicendo: “Abbiamo peccato contro di te, perché abbiamo abbandonato Dio e abbiamo servito al Vaàlìm”. 11E il Signore disse ai figli d’Israele: “Dopo l’Egitto, dopo l’Amorreo, dopo i figli di Ammòn, dopo i Filistei, 12i Sidoni, Amalìk e Madhiàm, che vi hanno afflitto, voi avete gridato a me e vi ho salvato dalle loro mani. 13Ma voi mi avete abbandonato e avete prestato servizio ad altre divinità; perciò non continuerò più a salvarvi. 14Andate via, e gridate agli dei che vi siete scelti: essi vi salvino nel tempo delle vostre afflizioni!” 15E i figli d’Israele dissero al Signore: “Abbiamo peccato! Fa’ di noi quel che è gradito ai tuoi occhi; però in questo giorno liberaci!” 16Ed essi respinsero di mezzo a loro le divinità straniere e prestarono servizio unicamente al Signore, e la sua anima si ammorbidì sulla sofferenza d’Israele. 17E i figli di Ammòn salirono e si accamparono in Galaàdh, mentre i figli d’Israele s’adunarono e si accamparono di vedetta. 18E il popolo (i principi di Galaàdh), ogni uomo al suo vicino, disse: “Chi è quell’uomo che inizierà a combattere contro i figli di Ammòn? Sia egli a capo di tutti gli abitanti di Galaàdh”.

XI         Iefthae il Galaadhìta era vantato per la forza, ed era figlio di una donna prostituta, che a Galaàdh aveva generato Iefthae. 2Anche la moglie di Galaàdh gli partorì figli; i figli della moglie crebbero e cacciarono Iefthae, dicendogli:”Non avrai eredità nella casa di nostro padre, perché tu sei figlio dell’altra donna”. 3Iefthae fuggì dai suoi fratelli e dimorò in terra di Tov; intorno a Iefthae si raccolsero uomini nullafacenti, e con lui facevano delle sortite. 4E avvenne che quando i figli di Ammòn si schierarono in battaglia contro Israele, 5gli anziani di Galaàdh andarono a prendere Iefthae dalla terra di Tov, 6e dissero a Iefthae: “Vieni, e sarai nostro capo, e combatteremo contro i figli di Ammòn”. 7Iefthae disse ai figli di Galaàdh: “Forse non siete voi che mi avete odiato, mi avete cacciato dalla casa di mio padre, e mi ha avete mandato via da voi? Perché venite da me,  ora che avete bisogno?” 8Gli anziani di Galaàdh dissero a Iefthae: “Perciò ora ci siamo rivolti a te! Tu verrai con noi, combatterai contro i figli di Ammòn, e per noi sarai il capo di tutti gli abitanti di Galaàdh”. 9E Iefthae disse agli anziani di Galaàdh: “Se voi mi fate tornare per combattere contro i figli di Ammòn, e il Signore me li darà, io sarò il vostro capo”. 10Gli anziani di Galaàdh dissero a Iefthae: “Il Signore sia colui che ascolta tra noi: secondo la tua parola, noi agiremo”. 11E Iefthae andò con gli anziani di Galaàdh, e il popolo lo costituì suo capo e principe; Iefthae pronunciò tutte le sue parole davanti al Signore, in Massifà. 12E Iefthae inviò messaggeri al re dei figli di Ammòn, dicendo: “Che c’è tra me e te, perché tu venga a farmi guerra nella mia terra?” 13Il re dei figli di Ammòn disse ai messaggeri di Iefthae: “Perché Israele prese la mia terra - quando salì dall’Egitto – da Arnòn sino a Iavòk e sino al Giordano; restituisci ora pacificamente e io andrò via”. 14Iefthae tornò a mandare di nuovo messaggeri al re dei figli di Ammòn, 15e gli disse: “Così parla Iefthae: Israele non ha preso la terra di Moàv, né la terra dei figli di Ammòn, 16perché quando egli salì dall’Egitto, Israele avanzò nel deserto sino al mare di Sif e arrivò a Kàdhis. 17E Israele mandò messaggeri al re di Edhòm, dicendo: Dovrò passare per la tua terra, ma il re di Edhòm non diede ascolto. Mandò [messaggeri] anche al re di Moàv, e non acconsentì. Allora Israele sostò a Kàdhis. 18Poi proseguì per il deserto, aggirò la terra di Edhòm e la terra di Moàv, e giunse a oriente della terra di Moàv; si accampò oltre l’Arnòn, ma non oltrepassò i confini di Moàv: l’Arnòn infatti è il confine di Moàv. 19Israele mandò messaggeri a Siòn, re degli Amorrei, re di Esevòn, e Israele gli disse: Dovrò passare attraverso la tua terra, per arrivare alla nostra destinazione. 20Siòn non si fidò di far passare Israele entro i suoi confini; Siòn radunò tutto il suo popolo, si accamparono in Iasà e mossero guerra contro Israele. 21Ma il Signore Dio d’Israele diede Siòn e tutto il suo popolo in mano a Israele, che lo sconfisse. Così Israele ereditò tutta la terra dell’Amorreo, che abitava in quella terra, 22dall’Arnòn sino a Iavòk e dal deserto sino al Giordano. 23Ora che il Signore Dio d’Israele tolse l’Amorreo alla vista del suo popolo Israele, vorresti tu averne l’eredità? 24Tieniti l’eredità di quel che ti ha dato in eredità il tuo dio Chamòs, e tutto quel che davanti a noi ha tolto il Signore nostro Dio, sarà nostra eredità. 25Forse che tu sei meglio di Valàk, figlio di Sepfòr, re di Moàv? Forse che egli in battaglia ha battagliato con Israele o guerreggiato in guerra contro di lui? 26Sono trecento anni che egli abita in Esevòn e nella sua zona, in terra di Aroìr e nella sua zona, e in tutte le città lungo il Giordano: perché tu non le hai recuperate a quel tempo? 27Ora, non sono io ad aver peccato contro di te, ma sei tu a fare il male nei miei confronti, schierandoti contro di me. Il Signore che giudica, giudichi oggi tra i figli d’Israele e i figli di Ammòn”. 28Il re Ammòn non ascoltò le parole che gli aveva mandato Iefthàe. 29E su Iefthàe ci fu lo Spirito del Signore, ed egli passò per Galaàdh e Manassì, e passò per la vedetta di Galaàdh, di fronte ai figli di Ammòn. 30E Iefthàe indirizzò un voto al Signore, dicendo: “Se tu mi darai davvero, in mano mia, i figli di Ammòn, 31quello che verrà fuori dalla porta di casa mia, chiunque uscirà per venirmi incontro quando tornerò in pace dai figli di Ammòn, costui sarà del Signore e io l’offrirò in olocausto”. 32Iefthàe andò contro i figli di Ammòn, per combattere contro di loro; il Signore glieli diede in mano, 33e li sconfisse da Aroìr sino ad arrivare alla cima dell’Arnòn: un numero di venti città – una grande ferita sino a Evelcharmìm – e i figli di Ammòn furono umiliati innanzi ai figli d’Israele. 34E Iefthàe venne in Massifà, a casa sua, ed ecco: sua figlia usciva incontro, con timpani e danze, e questa era unigenita, poiché non aveva un altro figlio o figlia. 35E avvenne che quando lui la vide, si strappò le sue vesti e disse: “Ahi! Ahi, figlia mia! Nella rovina mi hai rovinato! e anche tu sei nella mia rovina! Contro di te ho aperto la mia bocca al Signore, e non posso tirarmi indietro!” 36E lei gli disse: “Padre mio, hai aperto la tua bocca al Signore! Fa’ di me come è uscito dalla tua bocca, poiché il Signore ha fatto per te giustizia dei tuoi nemici, dei figli di Ammòn”. 37Lei ancora disse a suo padre: “Mio padre adempia a questa parola: lasciami due mesi; andrò e scenderò tra i monti, e piangerò sulla mia verginità, io e le mie compagne”. 38Disse: “Vai!” e la mandò per due mesi. Andò lei e le sue compagne, e tra i monti pianse sulla sua verginità; 39e avvenne che alla fine dei due mesi ritornò da suo padre, ed egli compì in lei il voto che aveva fatto. Lei non aveva conosciuto uomo, e ci fu un decreto in Israele: 40di anno in anno le figlie d’Israele vanno a piangere la figlia di Iefthàe il Galaadhìte, per quattro giorni l’anno.

XII        E gli uomini di Efrèm gridarono, passarono a nord, e dissero a Iefthàe: “Perché sei andato a combattere contro i figli di Ammòn e non ci hai chiamati per venire con te? Daremo fuoco alla tua casa con te!” 2Iefthàe disse loro: “Io ero un uomo in guerra, insieme al mio popolo, e i figli di Ammòn erano assai; ho gridato a voi, ma non mi avete salvato dalle loro mani. 3Ho visto che non c’era un salvatore, e allora presi in mano la mia vita e andai contro i figli di Ammòn. Il Signore li diede in mano mia: perché proprio oggi salite da me per attaccarmi?” 4Iefthàe raccolse tutti gli uomini di Galaàdh, mosse guerra contro Efrèm e gli uomini di Galaàdh sconfissero Efrèm, perché avevano detto: “Voi siete stati scampati da Efrèm; Galaàdh è in mezzo a Efrèm e a Manassì!” 5Galaàdh chiuse a Efrèm i guadi del Giordano, e quando i fuggiaschi di Efrem dicevano loro: “Passiamo!”, gli uomini di Galaàdh chiedevano: “Sei Efremita?”. Rispondevano: “No!” 6Allora quelli dicevano: “Dici: Stàchis!”, ma essi non sapevano pronunciarlo a quel modo. Allora lo prendevano e lo sacrificavano presso i guadi del Giordano, e di Efrèm a quel tempo caddero quarantaduemila. 7Iefthàe giudicò Israele per sei anni; Iefthàe il Galaadhìta morì e fu sepolto in Galaàdh, la sua città. 8Dopo di lui, giudicò Israele Avissòn di Vethlèm: 9egli aveva trenta figli e trenta figlie che mandò fuori, mentre da fuori portò trenta ragazze per i suoi figli. Giudicò Israele per sette anni; 10poi Avessòn morì e fu sepolto in Vethlèm. 11Giudicò Israele, dopo di lui, Elòm il Zavulonìte per dieci anni. 12Elòm il Zavulonìte morì e fu sepolto in Elòm, in terra di Zavulòn. 13Giudicò Israele, dopo di lui, Avdhòn figlio di Ellìl il Farathonìte: 14egli aveva quaranta figli, e trenta figli dei figli, che cavalcavano settanta asini. Giudicò Israele per otto anni; 15Avdhòn figlio di Ellìl il Farathonìte morì e fu sepolto in Farathòn, in terra di Efrèm, sul monte Amalìk.

XIII       E i figli di Israele continuarono a fare il male innanzi al Signore, e il Signore li consegnò in mano ai Filistei per quaranta anni. 2C’era un uomo di Saraà, da un clan della parentela di Dhanì, Manoé il suo nome: sua moglie era sterile e non aveva partorito. 3L’angelo del Signore apparve alla donna e le disse: “Tu sei sterile e non hai partorito, ma concepirai un figlio; 4quindi ora guardati dal bere vino o bevanda fermentata, e dal mangiare nulla d’impuro, 5perché ecco: tu avrai nel ventre e partorirai un figlio; sopra la sua testa non passerà ferro, perché nazìr di Dio sarà il bambino sin dal seno, ed egli comincerà a salvare Israele dalla mano del Filisteo”. 6La donna andò e parlò a suo marito, dicendo: “Un uomo di Dio è venuto a me; il suo aspetto, come l’aspetto dell’angelo di Dio, assai terribile. Non gli ho chiesto di dove fosse, e lui non mi ha rivelato il suo nome. 7Mi ha detto: Ecco, tu avrai nel ventre e partorirai un figlio; ora, non bere vino o bevanda fermentata, e non mangiare nulla d’impuro, perché il bambino sarà santo di Dio, dal seno sino al giorno della sua morte”. 8Manoè pregò intensamente il Signore, e disse: “Ti prego, Signore Adhonaì, l’uomo di Dio che tu hai inviato venga ancora una volta a noi e ci insegni cosa dobbiamo fare del bambino che nascerà”. 9Dio ascoltò la voce di Manoè, e l’angelo di Dio venne ancora alla donna: lei stava assisa in campagna, e Manoè – suo marito – non era con lei. 10Si affrettò la donna a correre e riferì al suo uomo, dicendogli: “Ecco, mi è apparso l’uomo che è venuto a me di giorno”. 11Manoè si levò, andò dietro a sua moglie, giunse all’uomo e gli disse: “Sei tu l’uomo che ha parlato alla donna?”. L’angelo disse: “Io”. 12Manoè disse: “Ora che si realizza la tua parola, quale sarà il comportamento del bambino e i suoi fatti?” 13L’angelo del Signore disse a Manoè: “Da tutte le cose che ho detto alla donna, si guarderà; 14da tutto quel che viene dalla vigna da vino, non mangerà; non berrà vino o bevanda fermentata; non mangerà alcunché d’impuro; si guarderà da tutto quello che le ho ordinato”. 15Disse Manoè all’angelo del Signore: “Ti tratteniamo qua, e avanti a te prepariamo un capretto”. 16L’angelo del Signore disse a Manoè: “Anche se mi trattieni, non mangerò i tuoi pani; se farai un olocausto, lo innalzerai al Signore”, infatti Manoè non sapeva che egli era un angelo del Signore. 17Manoè disse all’angelo del Signore: “Qual è il tuo nome? Sia fatta la tua parola, e noi daremo a te gloria!” 18L’angelo del Signore gli disse: “Che è questo, che tu chiedi il mio nome? Esso è prodigioso!” 19Manoè prese il capretto e l’oblazione, e sulla pietra offrì al Signore; poi si allontanò da quel che aveva fatto. Manoè e sua moglie stavano a guardare, 20e avvenne che mentre da sopra l’altare saliva la fiamma sino al cielo, nella fiamma dell’altare salì anche l’angelo del Signore. Vedendo ciò, Manoè e sua moglie caddero faccia a terra. 21L’angelo del Signore non continuò più ad apparire a Manoè e a sua moglie, e allora Manoè riconobbe che quello era un angelo del Signore. 22Manoè disse a sua moglie: “Moriremo di morte certa, perché abbiamo visto Dio!” 23Gli disse sua moglie: “Se il Signore avesse voluto farci morire, non avrebbe preso dalle nostre mani l’olocausto e l’oblazione; non ci avrebbe indicato tutto questo e, allo stesso tempo, non ce lo avrebbe fatto ascoltare”. 24La donna partorì un figlio e chiamò il suo nome Sampsòn; il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. 25E lo Spirito del Signore cominciò a accompagnarlo nel campo di Dhàn, tra Saraà e Esthaòl.

XIV       E Sampsòn scese a Thamnathà e in Thamnathà vide una donna, tra le figlie degli Stranieri. 2Salì a riferirlo a suo padre e a sua madre, dicendo: “Ho visto una donna in Thamnathà, tra le figlie dei Filistei: ora prendetemela come moglie”. 3Disse suo padre e sua madre: “Forse che non c’è una donna tra le figlie dei tuoi fratelli e di tutto il mio popolo, sì che tu vada a prendere una moglie dagli Stranieri, che non sono circoncisi?” E Sampson disse a suo padre: “Prendimi questa, poiché essa ai miei occhi è gradita”. 4Suo padre e sua madre non avevano riconosciuto che ciò veniva dal Signore, perché egli cercava come vendicarsi degli Stranieri: infatti a quel tempo gli Stranieri signoreggiavano su Israele. 5Scese dunque Sampsòn a Thamnathà, con suo padre e sua madre, giunse al vigneto di Thamnathà, ed ecco un cucciolo di leone che ruggiva incontro a lui; 6allora lo Spirito del Signore si effuse su di lui, ed egli lo squartò come si squarta un capretto, senza riferire a suo padre e a sua madre quel che aveva fatto. 7E scesero, parlarono alla donna, che fu gradita agli occhi di Sampsòn, 8che dopo qualche giorno tornò a prenderla. Fece una deviazione per vedere la carcassa del leone, ed ecco: uno sciame d’api nella bocca del leone, e miele. 9Ne prese con la sua mano e, andando, andava e mangiava. Andò da suo padre e da sua madre, e ne diede loro: mangiarono, ma non riferì loro che aveva preso il miele dalla bocca del leone. 10Suo padre scese presso la donna, e lì Sampsòn offrì da bere per sette giorni, perché così fanno i giovanotti. 11E avvenne che, appena lo videro, presero trenta invitati perché stessero con lui. 12Sampsòn disse loro: “Vi propongo un problema, e se voi venite a darmi la sua soluzione entro i sette giorni del festino (se la troverete!), io vi darò trenta lenzuola e trenta mantelli. 13Se non potrete rispondermi, voi mi darete trenta pezze di lino e trenta cambi di vestito”. Gli risposero: “Proponi il problema: noi lo ascolteremo”. 14Disse loro: “Quale mangiare è uscito dal mangiatore, e dolce dal forte?”. Per tre giorni non fu loro possibile portare la soluzione; 15e avvenne che al quarto giorno dissero alla moglie di Sampsòn: “Seduci tuo marito, perché ti dia la soluzione del problema; altrimenti, bruceremo nel fuoco te e la casa di tuo padre! Ci avete forse invitati per buttarci fuori?” 16La moglie di Sampsòn si mise a piangergli e a dire: “Tu mi odi! Tu non mi ami! Il problema che hai proposto ai figli del mio popolo, perché non l’hai risolto a me?” Sampsòn le disse: “Non l’ho risolto a mio padre e a mia madre, e lo risolverò a te?” 17Lei gli pianse per sette giorni, per quanto durò il loro festino, e avvenne che nel settimo giorno glielo risolse - perché lo aveva più che molestato – e lei diede la soluzione ai figli del suo popolo. 18Al settimo giorno, prima del sorgere del sole, gli uomini della città dissero: “Cosa è più dolce del miele e più forte del leone?” Disse loro Sampsòn: “Se non avreste arato con la mia vacca, non avreste saputo il mio problema”. 19E lo Spirito del Signore si effuse su di lui, che scese in Askalòn e vi uccise trenta uomini; si prese i loro mantelli e diede gli abiti ai solutori del problema. Sampsòn s’adirò d’ira, e salì a casa di suo padre. 20La moglie di Sampsòn fu data a uno dei suoi amici, di cui era amico.

XV        E avvenne che dopo giorni, nei giorni della mietitura del frumento, Sampsòn andò a visitare sua moglie con un capretto, e disse: “Entrerò da mia moglie, in camera”, ma il padre di lei non lo lasciò entrare. 2Il padre di lei parlò, dicendo: “Ho detto che tu l’hai odiata con odio, e perciò l’ho data a uno dei tuoi amici. Forse più di lei ti piacerà la sua sorella minore: prenditela al suo posto!” 3Sampsòn disse loro: “Questa volta sono innocente riguardo agli Stranieri, se farò loro del male!” 4Sampsòn andò e catturò trecento volpi, prese delle torce, annodò coda a coda mettendo una torcia in mezzo alle due code, 5diede fuoco alle torce, e mandò [le volpi] in mezzo alle spighe degli Stranieri. Bruciarono il raccolto e le spighe ancora in piedi, sino alle vigne e agli oliveti. 6Dissero gli Stranieri: “Chi ha fatto questo?” Risposero: “Sampsòn, il genero di Thamnì, perché questi gli ha preso la moglie e l’ha data a uno dei suoi amici”. Gli Stranieri salirono e bruciarono nel fuoco lei e la casa di suo padre. 7Disse loro Sampsòn: “Anche se avete fatto questo, mi vendicherò di voi; infine mi darò pace”. 8Colpì loro braccia e gambe: un gran disastro; poi scese e si assise in una grotta della roccia d’Itàm. 9Gli Stranieri salirono e si accamparono in Iudha, ma furono respinti a Lechì. 10Gli uomini di Iudha chiesero: “Perché siete saliti contro di noi?” Gli Stranieri risposero: “Siamo venuti per legare Sampsòn e fare a lui come ha fatto a noi”. 11E tremila uomini di Iudha scesero alla grotta della roccia d’Itàm e dissero a Sampsòn: “Non hai visto che gli Stranieri ci signoreggiano? Che hai fatto loro?” Disse loro Sampsòn: “Come hanno fatto a me, così ho fatto a loro!” 12Gli dissero: “Siamo scesi a legarti per darti in mano agli Stranieri”. Disse loro Sampsòn: “Giuratemi che voi non verrete mai contro di me”. 13Gli risposero dicendo: “No: ti legheremo con una legatura e ti consegneremo nelle loro mani, ma noi non ti metteremo a morte”. Lo legarono con due corde nuove e lo tolsero da quella roccia. 14Giunsero sino a Mascella, e gli Stranieri urlando gli corsero incontro. Si effuse su di lui lo Spirito del Signore, e le corde sulle sue braccia diventarono come stoppa da bruciare, e dalle sue mani caddero i suoi legami; 15ed egli trovò gettata una mascella d’asino, la prese e con essa colpì mille uomini. 16Sampsòn disse: “Con una mascella d’asino li ho strigliati e ristrigliati; con una mascella d’asino ho colpito mille uomini!” 17E avvenne che quando smise di parlare, gettò via la mascella dalle sue mani; e chiamò quel luogo Distruzione-della-mascella. 18Ed ebbe assai sete; pianse al Signore e disse: “Per mano del tuo servo ti sei compiaciuto di questa grande salvezza, ma ora muoio di sete e cadrò nelle mano degli incirconcisi”. 19Allora Dio aprì una pozza vicino alla mascella, e vi uscì acqua: bevve, si riprese d’animo e visse; perciò il suo nome fu detto Fonte-del-supplice, che è a Mascella sino a questi giorni. 20Egli giudicò Israele per venti anni, nei giorni degli Stranieri.

XVI       E Sampsòn andò a Gaza, vide là una donna prostituta ed entrò da lei. 2Fu riferito a quelli di Gaza, col dire: “Sampsòn è arrivato qui”. Lo circondarono e stettero in agguato tutta la notte alla porta della città, e per tutta la notte restarono silenziosi, dicendo: “Appena rischiara l’alba lo ammazziamo”. 3Sampsòn dormì sino a mezzanotte; a metà della notte si levò, prese su i battenti della porta della città con i loro due stipiti, li sollevò insieme alla sbarra, se li mise sulle spalle, salì sulla cima del monte che è davanti a Chervòn e li depose là. 4Dopo questo, avvenne che si innamorò di una donna di Alsorich: il suo nome, Dhalidhà. 5I principi degli Stranieri salirono da lei e le dissero: “Seducilo, e vedi in cosa consiste la sua grande forza, e come possiamo sopraffarlo, per legarlo e umiliarlo. Noi ti daremo chi mille e chi cento pezzi d’argento!” 6Dhalidhà disse a Sampsòn: “Orsù, dimmi: in cosa consiste la tua grande forza e come potresti essere legato e umiliato?” 7Sampsòn le disse: “Se mi legassero con sette nerbi freschi, non deteriorati, diverrei debole e sarei come uno degli uomini”. 8I principi degli Stranieri le portarono sette nerbi freschi, non deteriorati, e con essi lei lo legò. 9L’imboscata che aveva approntata era in camera, e lei gi disse: “Sampsòn! Ti sono addosso gli Stranieri!” Ed egli ruppe le corde come si rompe un filo di stoppa quando sente il fuoco, e la sua forza restò sconosciuta. 10Dhalidhà disse a Sampsòn: “Ecco: mi hai ingannata e mi hai detto il falso! Ora rivelami con che cosa legarti”. 11Sampsòn le disse: “Se mi legassero con corde nuove, mai usate, diverrei debole e sarei come uno degli uomini”. 12Dhalidhà prese corde nuove e lo legò con esse. L’imboscata uscì dalla camera, e disse: “Sampsòn! Ti sono addosso gli Stranieri!” Ed egli ruppe le corde dalle sue braccia come un fuscello. 13Dhalidhà disse a Sampsòn: “Ecco: mi hai ingannata e mi hai detto il falso! Ora rivelami con che cosa legarti”. Le disse: “Se tu intrecci con filo le sette trecce del mio capo e le inchiodi al muro con un chiodo, sarei debole come uno degli uomini”. 14E avvenne che - mentre lui dormiva – Dhalidhà prese le sette trecce del suo capo, le intrecciò col filo, le fissò con un chiodo al muro e disse: “Sampsòn! Ti sono addosso gli Stranieri!” Egli si svegliò dal suo sonno, e staccò dal muro chiodo e intreccio. 15Dhalidhà disse a Sampsòn: “Come dici d’amarmi, se il tuo cuore non è con me? Per tre volte mi hai ingannata e non mi hai rivelato in cosa consiste la tua grande forza!” 16E avvenne che con queste parole lo afflisse ogni giorno, lo importunò, gli rovinò l’anima sino a morirne, 17così le svelò tutto il suo cuore e le disse: “Il ferro mai è passato sulla mia testa, poiché io sono santo di Dio sin dal seno di mia madre; se fossi rasato, da me si allontanerebbe la mia forza, diventerei debole e sarei come tutti gli uomini” 18Dhalidhà comprese che le aveva svelato tutto il suo cuore, e mandò a chiamare i principi degli Stranieri, dicendo: “Salite ancora una volta sola, perché mi ha svelato tutto il suo cuore” I principi degli Stranieri salirono da lei, portando l’argento in mano. 19Dhalidhà fece addormentare Sampsòn sulle sue ginocchia e chiamò un uomo che rase le sette trecce del suo capo: egli cominciò a fiaccarsi e la sua forza si allontanò da lui. 20Dhalidhà disse: “Sampsòn! Ti sono addosso gli Stranieri!” Egli si svegliò dal suo sonno e disse: “Ne uscirò come le altre volte; me la sbroglierò!” Ma lui non aveva compreso che il Signore si era allontanato da sopra a lui. 21Gli Stranieri lo afferrarono, strapparono i suoi occhi, lo condussero a Gaza e gli incatenarono i piedi con catene di bronzo. Lo avevano messo alla macina nella stabilimento della prigione, e 22cominciarono a crescere i capelli del suo capo, anche se era stato rasato. 23I principi degli Stranieri si riunirono per un sacrificare un gran sacrificio al loro dio Dhagòn; erano lieti e dicevano: “Il dio ha dato Sampsòn, il nostro nemico, in mano nostra!” 24Ciò vedendo, il popolo diede lode al loro dio: “Il nostro dio ha consegnato in mano nostra il nostro nemico, che aveva desolato la nostra terra e moltiplicato i nostri caduti!” 25E quando il loro cuore andò in gioia, dissero: “Chiamate Sampsòn dalla prigione perché sia un divertimento innanzi a noi!” Chiamarono Sampsòn dalla prigione e li fece divertire: lo prendevano a schiaffi, messo in mezzo ai pilastri. 26Sampsòn disse al ragazzo che lo teneva per mano: “Lasciami toccare i pilastri su cui regge la casa, per appoggiarmi”. 27La casa era piena d’uomini e donne: lì c’erano tutti i principi degli Stranieri, e in terrazza circa tremila uomini e donne che guardavano Sampsòn sbeffeggiato. 28Allora Sampsòn pianse al Signore e disse: “Adhonaì, Signore, ricordati di me e ancora per questa volta rendimi forte, o Dio, e io agli Stranieri farò pagare una sola paga per i due occhi miei!” 29Sampsòn afferrò i due pilastri della casa, su cui reggeva la casa, vi si appoggiò, afferrò uno con la sua destra e uno con la sua sinistra, 30e Sampsòn disse: “Perisca la mia vita con quella degli Stranieri!” Sollevò con forza, e la casa cadde addosso ai principi e a tutto il popolo in esso: i morti che fece morire Sampsòn nella sua morte, molti di più di quanti ne avesse ucciso durante la sua vita. 31I suoi fratelli e la casa di suo padre scesero e presero il suo corpo; poi salirono e lo seppellirono fra Saraà ed Esthaòl, nel sepolcro di Manoè, suo padre. Egli giudicò Israele per venti anni.

XVII      E ci fu un uomo della montagna di Efrèm: il suo nome, Michèa. 2Egli disse a sua madre: “I mille e cento [pezzi] d’argento che avevi preso per te (e che, maledicendomi, hai detto alle mie orecchie: Ecco, l’argento è con me), l’ho preso io!” Sua madre disse: “ Sia benedetto mio figlio dal Signore!” 3Ed egli restituì a sua madre i mille e cento [pezzi] d’argento. Sua madre disse: “Io ho santamente fatto santo al Signore questo argento, di mia mano, per il figlio mio, affinché ne sia fusa una scultura”. “Ora te lo rendo”, 4ed egli rese l’argento a sua madre. Sua madre prese duecento [pezzi] d’argento, lo diede all’argentiere e ne fece fondere una scultura, che fu [messa] nella casa di Michea; 5la casa di Michea fu la casa di quel dio: fece un efòdh e un therafìm, riempì la mano di uno dei figli, e fu per esso come sacerdote. 6In quei giorni non c’era un re in Israele, e ognuno faceva quel che gli pareva dritto. 7E ci fu un giovane di Vithleèm, della popolazione di Iudha; egli era levita, e lì abitava da forestiero. 8Questo uomo era partito da Vithleèm, città di Iudha, per stabilirsi come forestiero dove avrebbe trovato posto, e giunse sulla montagna di Efrèm, sino alla casa di Michea, per continuare il suo cammino. 9Michea gli disse: “Da dove vieni?” Gli disse: “Sono un levita di Vithleèm di Iudha, e io vado per stabilirmi da forestiero là dove troverò posto”. 10Michea gli disse: “Siediti da me, e sii per me padre e sacerdote; io ti darò dieci [pezzi] d’argento per i giorni [dell’anno], un vestito completo e di che vivere”. 11Il levita andò e cominciò a risiedere come forestiero presso quell’uomo: il giovane fu come uno dei suoi figli. 12Michea abilitò la mano del levita e fu per lui come sacerdote; egli fu nella casa di Michea. 13E Michea disse: “Ora so che il Signore mi beneficherà, perché il levita mi sarà da sacerdote”.

XVIII     In quei giorni non c’era re in Israele, e in quei giorni la tribù di Dhan cercava un possedimento per abitarvi, perché – tra le tribù dei figli di Israele – fino a quei giorni non era toccato alcun possedimento. 2I figli di Dhan, dalle loro popolazioni, mandarono cinque uomini, tra i potenti di Saraà e di Esthaòl, a esplorare la terra e a spiarla. Dissero loro: “Andate e spiate la terra”. Essi arrivarono sino alla montagna di Efrèm, sino alla casa di Michea, e passarono la notte lì, 3in casa di Michea. Essi riconobbero la voce del giovane levita, si rivolsero lì e gli dissero: “Chi ti ha portato qui? Cosa fai in questo posto? Qui, che te ne viene?” 4Disse loro: “Michea ha fatto per me questo e questo; lui mi paga e io gli faccio da sacerdote”. 5Gli dissero: “Consulta Dio, per sapere se riuscirà il viaggio che facciamo”. 6Il sacerdote disse loro: “Andate in pace! Il vostro viaggio, che voi fate, è sotto lo sguardo del Signore”. 7I cinque uomini andarono, giunsero a Lesà e videro che il popolo vi stava fiducioso e tranquillo - secondo lo statuto dei Sidhoni – senza che in quella terra vi fosse contrasto oppure opposizione, possedendo tesori, tenendosi lontano dai Sidhoni, senza avere questioni con qualcuno. 8I cinque uomini andarono dai loro fratelli in Saraà ed Esthaòl, e dissero ai loro fratelli: “Perché ve ne state fermi qui?”. 9Dissero anche: “Levatevi, e andiamo da quelli, poiché abbiamo visto la terra ed ecco: è buona assai. E ve ne state quieti? Non indugiate a partire per andare a prendere possesso della terra. 10Appena vi arriverete, entrerete tra un popolo fiducioso; la terra è vasta: Dio l’ha data in mano vostra; è un luogo dove non c’è mancanza d’alcun bene che esiste sulla terra”. 11Partirono da lì – dalle popolazioni di Dhan, da Saraà ed Esthaòl – seicento uomini, indossando equipaggiamento da guerra. 12Salirono, e si accamparono in Kariathiarìm di Iudha: perciò quel luogo dietro Kariathiarìm fu chiamato Campo-di-Dhan, sino a questi giorni. 13Da lì passarono alla montagna di Efrèm e vennero alla casa di Michea. 14I cinque uomini che erano andati a esplorare la terra di Lesà, presero la parola e dissero ai fratelli: “Avete saputo che in questa casa c’è un efòd, un therafìn e una scultura fusa; ora sapete cosa dovrete fare”. 15Andarono da quella parte ed entrarono nella casa del giovane levita (la casa di Michea), e chiesero per lui la pace. 16I seicento uomini dei figli di Dhan - che indossavano il loro equipaggiamento da guerra – si fermarono davanti all’ingresso della porta; 17i cinque uomini che erano andati a esplorare la terra salirono ed entrarono in casa di Michea. E mentre il sacerdote era presente, 18presero la scultura, l’efòdh, il therafìn, la fusione. Il sacerdote disse loro: “Che cosa fate?” 19Gli dissero: “Stai muto! Mettiti la mano sulla bocca e vieni con noi: sarai per noi come padre e sacerdote. E’ meglio per te essere sacerdote della casa di un solo uomo oppure diventare sacerdote d’una tribù e d’un casa della popolazione d’Israele?” 20Il cuore del sacerdote andò in gioia; prese l’efòdh, il therafìm, la scultura fusa, e andò in mezzo al popolo. 21Allora tornarono e partirono, ponendo avanti a loro i figli, le bestie e il carico. 22Essi si allontanarono dalla casa di Michea, ed ecco Michea e gli uomini che abitavano le case vicino alla casa di Michea gridarono e inseguirono i figli di Dhan. 23I figli di Dhan girarono lo sguardo verso di loro e dissero a Michea: “Che hai? perché gridi?”. 24Michea disse: “Perché avete preso la mia statua che avevo fatto, e il sacerdote, e ve ne siete andati! Che mi resta ancora? E mi dite: Perché gridi?”. 25I figli di Dhan gli dissero: “Non si oda la tua voce dietro di noi, ché non abbiano a sollevarsi tra noi uomini d’animo crudele, i quali procederanno contro l’anima tua e l’anima della tua casa!” 26E i figli di Dhan andarono per la loro strada; Michea capì che erano più forti di lui, e ritornò a casa sua. 27Così i figli di Dhan presero quel che aveva fatto Michea, e il sacerdote che egli aveva, e vennero in Lesà, dal popolo tranquillo e del tutto speranzoso: li colpirono in punta di spada e diedero al fuoco la città, 28e non ci fu chi soccorresse, perché era lontana dai Sidhoni, ed essi non avevano dialogo con uomo alcuno (era nella valle della casa di Raàv). Ricostruirono la città e si stabilirono in essa, 29e la città fu chiamata col nome di Dhan, in nome di Dhan loro padre, nato da Israele; all’inizio il nome della città era Ulamès. 30I figli di Dhan installarono per loro la statua; Ionàthan, figlio di Ghirsòn figlio di Manassì, lui e i suoi figli furono sacerdoti nella tribù di Dhan sino al giorno della deportazione dalla terra: per loro collocarono la statua che aveva fatto Michea, per tutti i giorni in cui la dimora di Dio fu in Silòm.

XIX       E avvenne, in quei giorni che non c’era re in Israele, avvenne che un uomo – un levita – che  come forestiero abitava a fianco della montagna di Efrèm, prese per sé come moglie una ragazza da Vithleèm di Iudha. 2La ragazza andò via da lui, a casa di suo padre in Vithleèm di Iudha, e restò lì per la durata di quattro mesi. 3Si levò il suo uomo e le andò dietro, per dire al cuore di lei che tornasse da lui; con lui c’era il suo garzone e un paio di asini. Arrivò alla casa del padre di lei; al vederlo, il padre della ragazza si rallegrò di incontrarlo. 4Il padre della ragazza accolse il genero e sedette con lui per tre giorni, mangiando, bevendo e passando lì la notte. 5E avvenne che al quarto giorno si svegliò di buon mattino e si alzò per partire, ma il padre della ragazza disse al suo genero: “Sostieni il tuo cuore con un pezzo di pane; dopo di che, parti”. 6I due sedettero insieme, mangiarono e bevvero. E il padre della ragazza disse all’uomo: “Orsù, passa la notte, e si rallegri il tuo cuore”. 7L’uomo si alzò per partire, ma il suo suocero lo forzò; egli allora sedette e passò la notte lì. 8Si svegliò di buon mattino - il quinto giorno - per partire, ma il padre della ragazza gli disse: “Sostieni il tuo cuore, e trattieniti sino al declinare del giorno”. I due mangiarono, 9e l’uomo si alzò per partire, lui, la sua ragazza e il suo servo, ma suo suocero – il padre della ragazza – gli disse: “Ecco: il giorno si spegne nella sera; passa la notte qui; il tuo cuore sarà nella gioia. Domani vi alzerete presto per il vostro viaggio e andrai al tuo alloggiamento”. 10L’uomo non volle pernottare; si alzò, partì e giunse sin davanti Ievùs (essa è Ierusalìm), avendo con sé un paio di asini carichi e con sé la sua ragazza. 11Giunsero a Ievùs che il giorno era molto inoltrato, e il garzone disse al suo signore: “Vieni, e deviamo verso la città di Ievùs per passarvi la notte”. 12Il suo signore gli disse: “Non devieremo verso una città straniera, dove non ci sono dei figli d’Israele; passeremo sino a Gavaà”. 13Poi disse al suo servo: “Vieni, avviciniamoci a uno di questi posti, e ci fermeremo per la notte a Gavaà oppure a Ramà”. 14Andarono e camminarono, e il sole tramontò mentre erano presso Gavaà, che appartiene a Veniamìn. 15Si diressero là, ed entrarono in Gavaà per passarvi la notte; entrarono, si fermarono nella piazza della città, ma non ci fu uomo che li accolse in casa per passare la notte. 16Ed ecco: un uomo, anziano, tornò a sera dai suoi lavori, dalla campagna: era un uomo della montagna di Efrèm, che da forestiero abitava in Gavaà, mentre gli uomini locali erano figli di Veniamìn. 17Alzò i suoi occhi, nella piazza della città vide l’uomo viandante, e l’uomo anziano disse: “Dove vai? Da dove vieni?” 18Gli disse: “Siamo di passaggio, da Vithleèm di Iudha al fianco della montagna di Efrèm: io sono di là; ero andato sino a Vithleèm di Iudha; ora io ritorno a casa mia, ma non c’è uomo che mi accolga in casa. 19Ho paglia e fieno per gli asini, pane e vino per me, per la mia ragazza e per il garzone insieme ai tuoi servi: non manca nulla”. 20L’uomo anziano disse: “Pace a te! Quel che ti manca sia a carico mio; non pernotterai in piazza!” 21Li fece entrare in casa sua, fece posto agli asini, si lavarono i piedi, mangiarono e bevvero. 22Mentre facevano gioire il loro cuore, ecco che uomini della città – figli d’iniquità – circondarono la casa e bussarono alla porta, e parlarono all’uomo, al signore della casa, all’anziano, dicendo: “Porta fuori l’uomo che è entrato in casa tua, per conoscerlo!” 23L’uomo anziano, il signore della casa, uscì verso di loro e disse: “Fratelli, no! Non fate del male a questo uomo che è entrato in casa mia! Non fate questa pazzia! 24Ecco mia figlia, vergine, e la ragazza di lui: porterò fuori loro; umiliatele e fate loro quel che piace agli occhi vostri; ma a questo uomo non farete quel fatto insensato!” 25Agli uomini non piacque ascoltarlo, allora l’uomo prese la sua ragazza e la portò loro, fuori, ed essi la conobbero e si spassarono con lei tutta la notte, sino al mattino; al levar del mattino la mandarono via. 26Verso l’aurora la donna venne e cadde, finché si fece chiaro, davanti alla porta della casa dove si trovava il suo uomo. 27Il suo uomo al mattino si levò, aprì la porta della casa, uscì per riprendere il suo cammino ed ecco: la sua giovane donna giaceva davanti la porta della casa; le sue mani erano sulla soglia. 28Le disse: “Levati, andiamo!” Ma non rispose, perché era morta. Così la caricò sull’asino e proseguì per la sua località. 29Prese la spada, sollevò la sua giovane e la fece a pezzi: dodici pezzi, che mandò in tutto il territorio d’Israele. 30E avvenne che chiunque vide, disse: “Niente di simile è mai avvenuto e mai si è visto, dai giorni della salita dei figli d’Israele dalla terra d’Egitto, sino a questo giorno! Tenete consiglio e pronunciatevi!”

XX        Tutti i figli d’Israele uscirono, e la comunità - da Dhan sino a Virsaveè e alla terra di Galaàdh - si riunì come un sol uomo presso il Signore, in Massifà; 2tutte le tribù d’Israele si presentarono innanzi al volto del Signore come assemblea del popolo di Dio: quattrocentomila fanti atti a maneggiare la spada. 3I figli di Veniamìn appresero che i figli d’Israele erano saliti a Massifà; al loro arrivo i figli d’Israele dissero: “Raccontate come è accaduta questa malvagità”. 4L’uomo - il levita, il marito della donna uccisa – disse: “Io ero giunto in Gavaà di Veniamìn con la mia ragazza per passarvi la notte. 5Si levarono contro di me gli uomini di Gavaà; contro di me hanno circondato di notte la casa, volendo uccidermi; hanno umiliato la mia ragazza, ed essa è morta. 6Ho preso la mia ragazza, l’ho spartita e mandata in tutto il territorio che è possesso dei figli d’Israele, poiché essi hanno fatto fermento e rovina in Israele. 7Ecco! Tutti voi, figli d’Israele, date qui la vostra parola e decisione” 8Tutto il popolo si levò come un sol uomo, dicendo: “Nessun uomo tornerà alla sua tenda; nessun uomo tornerà a casa sua! 9Ecco quel che sarà fatto a Gavaà: saliremo contro di essa dopo aver tirato a sorte; 10soltanto, da ogni tribù d’Israele prenderemo dieci uomini su cento, cento su mille, mille su diecimila, affinché portino le vettovaglie per sostenere quelli che andranno a Gavaà di Veniamìn e faranno a essa in tutto secondo la rovina che hanno commesso in Israele!” 11E tutti gli uomini d’Israele si riunirono contro la città come un sol uomo. 12Le tribù d’Israele mandarono uomini a tutte le tribù di Veniamìn, dicendo: “Cos’è questa malvagità che c’è stata tra voi? 13Ora consegnate gli uomini di Gavaà, figli d’iniquità; noi li metteremo a morte e purificheremo Israele dalla malvagità!” Ma ai figli di Veniamìn non piacque ascoltare la voce dei loro fratelli, figli d’Israele. 14I figli di Veniamìn dalle loro città si radunarono in Gavaà, per uscire in battaglia contro i figli d’Israele; 15in quel giorno i figli di Veniamìn venuti dalle città si contarono: ventitremila uomini atti a maneggiare la spada, oltre gli abitanti di Gavaà, che contarono settecento uomini 16scelti tra tutto il popolo, ambidestri, frombolieri capaci tutti di centrare con un sasso un capello senza mancarlo. 17Anche gli uomini d’Israele si contarono: tolti quelli di Veniamìn, quattrocentomila uomini atti a maneggiare la spada e tutti loro, uomini di guerra. 18Essi si levarono, salirono a Vethìl e consultarono Dio; i figli d’Israele dissero: “Chi tra noi salirà come capo in battaglia contro i figli di Veniamìn?” Il Signore disse: “Iudha per primo salirà alla guida”. 19Al mattino i figli d’Israele si levarono e si accamparono presso Gavaà. 20Ogni uomo d’Israele uscì il battaglia contro Veniamìn, per scontrarsi presso Gavaà. 21I figli di Veniamìn uscirono da Gavaà e in quel giorno fecero perire in terra ventiduemila uomini d’Israele. 22Gli uomini d’Israele ripresero forza e di nuovo si raccolsero in battaglia là dove si erano raccolti il primo giorno. 23I figli d’Israele salirono a piangere innanzi al Signore fino a sera e consultarono il Signore, dicendo: “Dobbiamo continuare a combattere contro i figli di Veniamìn, nostri fratelli?” Il Signore rispose: “Salite contro di loro”. 24Il secondo giorno i figli d’Israele avanzarono contro Veniamìn, 25e il secondo giorno i figli di Veniamìn uscirono da Gavaà al loro incontro e fecero perire a terra ancora diciottomila uomini, e tutti questi atti a usare la spada. 26Tutti i figli d’Israele e tutto il popolo salirono e vennero a Vethìl; piansero e sedettero là, innanzi al Signore, e quel giorno digiunarono fino a sera, presentando olocausti e sacrifici perfetti innanzi al Signore, 27poiché lì c’era l’arca dell’alleanza, 28e Fineès – figlio di Eleàzar, figlio di Aaròn – vi stava innanzi, in quei giorni. I figli d’Israele consultarono il Signore, dicendo: “Dobbiamo continuare ancora a uscire in battaglia contro i figli di Veniamìn, nostri fratelli, o dobbiamo astenerci?” E il Signore disse: “Salite, perché domani li darò in mano vostra”. 29I figli d’Israele posero un’imboscata intorno Gavaà, 30e il terzo giorno i figli d’Israele salirono contro i figli di Veniamìn e si schierarono in battaglia contro Gavaà come la prima e la seconda volta. 31Anche i figli di Veniamìn, svuotando la città, uscirono all’incontro del popolo, come la prima e la seconda volta, per le strade (una delle quali sale a Vethìl e una a Gavaà, per la campagna) e cominciarono a colpire il popolo di vittime: trenta uomini d’Israele. 32I figli di Veniamìn dissero: “Cadono innanzi a noi come la prima volta”, e i figli d’Israele dissero: “Fuggiamo e facciamo che abbandonino la città, per inseguirci”. 33Ogni uomo si levò dalla propria postazione e si schierarono in Vaalthamàr, mentre l’imboscata d’Israele uscì dalla sua postazione di Maoragavè. 34Contro Gavaà vennero diecimila uomini scelti da tutto Israele: battaglia grave, ma quelli non si rendevano conto che il male avanzava veloce su loro. 35Il Signore calpestò Veniamìn al cospetto dei figli d’Israele, e in quel giorno i figli d’Israele fecero perire venticinquemila e cento uomini di Veniamìn, tutti atti alla spada. 36I figli di Veniamìn videro d’essere stati battuti, e Israele cedette terreno a Beniamino, sperando nell’imboscata che avevano posizionato presso Gavaà: 37mentre quelli si allontanavano, l’imboscata si era mossa, si era lanciata su Gavaà, e l’imboscata si era dispiegata e aveva colpito in punta di spada la città. 38Tra i figli d’Israele e l’imboscata in lotta c’era un segnale convenuto: far salire dalla città un segnale di fumo. 39Così i figli d’Israele videro che l’imboscata s’era impadronita di Gavaà e cessarono di combattere, mentre Veniamìn cominciò a colpire, facendo vittime tra gli uomini d’Israele – circa trenta uomini – poiché diceva: “Di nuovo cadono colpiti innanzi a noi, come nella prima battaglia”. 40Il segnale convenuto salì nettamente dalla città, come una colonna di fumo: Veniamìn guardò dietro ed ecco la fine totale della città salire sino al cielo. 41Gli uomini d’Israele contrattaccarono, e gli uomini di Veniamìn si diedero alla fuga, poiché videro il male arrivato su di loro; 42innanzi ai figli d’Israele volsero lo sguardo alla via del deserto e fuggirono, ma la battaglia piombò loro addosso, perché quelli delle città li massacrarono in mezzo a loro. 43Fecero a pezzi Veniamìn e lo inseguirono da Novà, standogli alle calcagna, fin davanti Gavaà, dalla parte del sorgere del sole: 44di Veniamìn caddero diciottomila uomini, tutti uomini di forza. 45I superstiti videro e fuggirono nel deserto, alla roccia di Remmòn: i figli d’Israele ne falciarono cinquemila uomini; i figli d’Israele scesero dietro a loro fino a Ghedàn e ne abbatterono duemila uomini. 46Così avvenne che in quel giorno tutti i caduti di Veniamìn furono venticinquemila uomini atti a portare la spada, tutti uomini di forza. 47I rimasti videro e fuggirono nel deserto, fino alla roccia di Remmòn: seicento uomini, e si fermarono alla roccia di Remmòn per quattro mesi. 48I figli d’Israele tornarono contro i figli di Veniamìn e li colpirono in punta di spada: dalla città di Methlà sino agli animali e a tutto quel che vi era in tutte le città; diedero fuoco alle città che trovarono.

XXI       I figli d’Israele avevano giurato in Massifàth, dicendo: “Nessun uomo tra noi darà in moglie sua figlia a Veniamìn”. 2Il popolo venne a Vethìl si assise lì, innanzi a Dio, fino a sera, e alzando la loro voce piansero un pianto grande e dissero: 3“Perché mai, Signore Dio d’Israele, è accaduto questo, che oggi a Israele manchi una tribù?” 4Il giorno seguente avvenne che il popolo si levò di buon mattino, innalzò lì un altare e presentarono olocausti e sacrifici perfetti. 5I figli d’Israele dissero: “Perché non sono saliti in assemblea da tutte le tribù d’Israele, innanzi al Signore?” C’era infatti un grande giuramento contro chi non sarebbe salito al Signore in Massifàth, dicendo: “Di morte sarà fatto morire”. 6I figli d’Israele furono commossi per Veniamìn, loro fratello, e dissero: “Oggi è stata tagliata una tribù da Israele! 7Come faremo a dar delle mogli a quelli che son rimasti, ai superstiti, se noi nel Signore abbiamo giurato di non dar loro in moglie le nostre figlie?” 8Dissero: “C’è qualcuno, dalle tribù d’Israele, che non è salito al Signore in Massifàth?” Ed ecco: all’accampamento, all’assemblea, non era venuto alcun uomo da Iavìs Galaàdh. 9Fu controllato il popolo, e non c’era alcuno degli abitanti di Iavìs Galaàdh. 10L’adunanza mandò lì dodicimila uomini, tra i figli dei forti, e fu dato loro un ordine, dicendo: “Andate e colpite in punta di spada tutti gli abitanti di Iavìs Galaàdh! 11Farete questo: eliminate tutti gli uomini e tutte le donne che sono andate a letto con un uomo, ma risparmiate le vergini”. E questo fecero. 12Tra gli abitanti di Iavìs Galaàdh trovarono quattrocento giovani vergini che non avevano conosciuto uomo in letto d’uomo, e le portarono all’accampamento in Silòm, in terra di Chanaàn. 13Tutta l’adunanza mandò a parlare ai figli di Veniamìn – ch’erano alla roccia di Remmòn – e li chiamarono alla pace. 14In quel tempo Veniamìn ritornò ai figli d’Israele, e i figli d’Israele diedero loro le donne lasciate in vita tra le figlie di Iavìs Galaàdh. E questo a loro piacque. 15Il popolo era commosso per Veniamìn, perché il Signore aveva fatto una frattura tra le tribù d’Israele. 16Gli anziani dell’adunanza dissero: “Cosa faremo per gli altri che non ebbero donna? Ogni donna è sparita da Veniamìn!” 17Dissero: “Un’eredità per quelli di Veniamìn che si sono salvati!”, e: “La tribù non sarà cancellata da Israele! 18Ma noi non possiamo dar loro in moglie le nostre figlie, perché tra i figli d’Israele abbiamo giurato dicendo: Maledetto chi dà moglie a Veniamin!” 19Allora dissero: “Ecco, ogni anno c’è la festa per il Signore in Silòm”, che è a nord di Vethìl, verso il sorgere del sole, sulla via che da Vethìl sale a Sichèm, a sud di Levonà. 20Essi diedero un ordine ai figli di Veniamìn, dicendo: “Andate, e imboscatevi tra le vigne; 21guardate, ed ecco: quando le figlie degli abitanti in Silom verranno per danzare in coro, uscite dalle vigne e ogni uomo rapisca per sé una moglie tra le figlie di Silòm, e andatevene nella terra di Veniamìn. 22E sarà che quando verranno i loro padri e i loro padri per fare questione con noi, risponderemo loro: Fatene grazia a noi, poiché in guerra nessuno di noi s’è presa una donna, né siete stati voi a darla loro, nel qual caso avreste avuto colpa!” 23I figli di Veniamìn fecero questo e presero donne dalle danzatrici, rapite secondo il loro numero; poi partirono e tornarono ai loro possedimenti, ricostruirono le città e vi si insediarono. 24In quel tempo anche i figli d’Israele se ne andarono da lì, ognuno alla propria tribù e alla propria famiglia: ognuno partì da lì per il proprio possedimento. 25In quei giorni non esisteva un re in Israele, e ognuno faceva che gli pareva meglio.

 


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