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PENSIERI DI UNA DONNA ORTODOSSA CIRCA IL MATRIMONIO CIVILE

 IX Incontro del Clero Diocesano
Bologna 30 maggio – 2 giugno 2016

Dott.sa Elisabeta Fimiani Calampouka




 

“PENSIERI DI UNA DONNA ORTODOSSA CIRCA IL MATRIMONIO CIVILE”

       Eminenza Reverendissima,
       Reverendi Padri e Madri,
       Cari Fratelli e Sorelle,
       porgo il saluto ancora col Χριστὸς ἀνέστη.    
 
   Desidero ringraziare Sua Eminenza Gennadios per l’invito e della disponibilità che gli ha permesso di trovare nel suo cuore e nel programma di questo incontro del Clero, uno spazio per una laica per trattare un argomento così coinvolgente e complesso nella società di oggi.
Quando sono stata invitata ad esprimere il mio pensiero di laica circa il Matrimonio Civile, non avevo mai preso in considerazione questo tipo di matrimonio, perché per me da quando sono nata, vivendo in un ambiente dove il 97%, se non di più della popolazione, era ortodossa, e crescendo con i principi cristiani, non vi era nessun altro matrimonio se non quello religioso. Mi sembrava, e mi sembra ancora oggi, impossibile considerare il giorno matrimoniale come un mero atto burocratico svolto innanzi ad un funzionario.
   Mi sono venute alla mente le nozze di Cana che indicano la sacralità delle nozze e la festosità   dell’avvenimento. A Cana Gesù era stato invitato con la Madre inserito nel clima festoso e nell’allegria del momento, che non appariva un baccanale, ma il coronamento dell’amore che univa i due sposi condiviso dai parenti e dagli amici e dove Gesù stava per uscire dalla quotidianità ed iniziare il suo percorso di miracoli, predicazione, salvazione, guida, svolgendo sull’invito della fiduciosa Madre il suo primo miracolo.
   Questo avvenimento ha ispirato numerosi pittori. Al Louvre di Parigi una intera parete è occupata dal notissimo quadro “Le Nozze di Cana” del Veronese.
   Nell’intrattenerci sull’argomento mi preme sottolineare fin dall’inizio che sono ancora convinta fermamente del matrimonio religioso. Pur esistendo da prima le scelte verso il Matrimonio Civile, per le cause più disparate, compare oggi però una maggiore esigenza dovuta anche al movimento dei popoli di diverse Religioni o anche ateismo ed altri motivi. Comunque religioso o civile che sia, il matrimonio in definitiva è l’unione esclusivamente tra un uomo ed una donna, unione basata sull’amore dei due che si donano l’un l’altra per la vita, destinato alla formazione della famiglia.
   L’attrazione, l’ammirazione, la riconoscenza, il trasporto, il feeling, la serenità, e chissà quanti altri parametri, portano a quel misterioso risultato che è l’amore.
Ma indipendentemente da esso il matrimonio è una unione, addirittura un vero e proprio contratto. Ha delle sue regole, automatiche e spontanee, o accettate, imposte, sopportate o disattese.
   Queste regole sono “regolate” da una normativa dettate dalla legge, a cui i coniugi devono attenersi, inserendosi -  in coppia – in un consorzio civile, normativa che giunge anche a regolare i rapporti tra di loro, il loro patrimonio, alcune loro scelte, nonché la responsabilità nei riguardi dei figli.

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Altre regole, o suggerimenti o indicazioni o inviti, vengono dal credo religioso dei due sposi, più o meno rigido o tollerante a seconda della loro religione.
   L’argomento è abbastanza complesso, ma quello che emerge con certezza è che il “matrimonio”, civile o religioso che sia, costituisce come abbiamo detto l’unione tra un uomo ed una donna, pronti ad essere anche un padre ed una madre per i figli ai quali offrono il dono della vita, e che costituiscono a loro volta un dono anche per loro.
   Per noi questo contratto, o meglio questa unione, è elevata alla dignità di sacramento, ma aveva sin dagli albori del Cristianesimo effetti civili. Si può ricordare in proposito che la stessa sacra coppia di Giuseppe e Maria dovette recarsi a Betlemme per il censimento. Ci sono poi le tradizioni e le diverse liturgie, che da un lontano passato si sono trasportate, o in parte cambiate fino ai nostri giorni.
È lo stesso Stato del resto che fornisce le condizioni perché il cittadino possa comportarsi liberamente, con qualunque religione o senza.
Il diritto alla libertà religiosa a proposito dell’Editto di Costantino stabilisce i limiti dei poteri dello Stato e dei poteri civili, negando loro una competenza diretta sulle scelte in materia religiosa.
Ma al di là degli scritti e delle norme vale, come per tanti aspetti della vita, l’etica, la morale, la coscienza, l’educazione, che guidano il comportamento e che indirizzano il percorso – a volte anche faticoso, non nascondiamocelo – per l’andamento di un buon matrimonio. Si affrontano certamente anche dei sacrifici, ma se dettati dall’amore, non appaiono neanche più tali.
Ma riprendendo il discorso della religiosità del matrimonio ricordiamo che il matrimonio cristiano è benedetto da Dio. Questo lo conferma lo stesso Cristo. Si riferisce al matrimonio che ha istituito Dio nel Vecchio Testamento: “L'uomo non separi ciò che Dio ha unito”.
   Il Cristianesimo non ha istituito il matrimonio, ma l’istituzione e il vincolo già esistente, lo ha santificato ed elevato nell’ordine dei sacramenti e il rapporto di uomo e donna lo ha visto come tipo e immagine del  rapporto Cristo-Chiesa.
   Gesù non accettava semplicemente l’intera gioia del matrimonio, non ha benedetto solo l’intera realtà del matrimonio, ma da quel momento ha simboleggiato l’Eucaristia, il cambiamento del vino nel suo Sangue e del pane nel suo Corpo, l’ assunzione e la trasformazione del vincolo coniugale dentro lo stesso corpo della Chiesa che è il suo Corpo.
   S. Giovanni Crisostomo dice che i coniugi col matrimonio non sembrano più come una cosa terrena ma come immagine dello stesso Dio. In altro punto caratterizza il matrimonio come una piccola Chiesa.
   Un teologo contemporaneo dice che nel matrimonio cristiano “si sposano” tre, i coniugi tra loro e con Cristo.
   Col matrimonio civile si distrugge lo splendore etico di questa istituzione fondamentale della famiglia e della società. In realtà ha come conseguenza l’annullamento della sacralità e con questo modo l’influenza della Chiesa in questioni matrimoniali e di divorzio.
   Il matrimonio è un sacramento. Dopo il Battesimo, che apre alla vita cristiana, la Cresima, la Confessione e l’Eucaristia, pilastri sacramentali che già bastano per trascorrere cristianamente la propria vita, breve o lunga che il Signore decide, si profila col tempo anche un bivio, con l’Ordine Sacro il “Sacerdozio” o il matrimonio. Il matrimonio, si ribadisce ancora, quindi è un vero e proprio sacramento.
Per il matrimonio c’è libertà di scelta, anche se pure qui c’è un’altra importante ed indispensabile figura, il partner.
 
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Dal punto di vista cristiano non è tanto il matrimonio, quanto la vita ad essere impostata in modo religioso, anche se è evidente che il matrimonio religioso è una tappa fondamentale. È importante l’etica cristiana, lo stile di vita, anche se la fragilità umana possa portare a momenti di raffreddamento spirituale o addirittura al peccato.
Il cristiano che commette peccato, anche grave, rimane sempre membro della Chiesa, anche malato, ma membro però non osservante, che con la sua ammissione o la sua azione non rispetta i dogmi della Chiesa e non fa niente altro che dichiarare la sua volontà di rinunciare a quella.
Con la sua firma al Municipio si allontana e scioglie i nodi spirituali (ma la porta della metanoia è sempre aperta). Lo Stato oltre la pena che dà per i reati (prigione, ecc.), per cose più gravi (come l’alto tradimento) toglie la cittadinanza, come anche ordini professionali espellono i membri indegni. La Chiesa non deve fare lo stesso per le persone che non accettano o rifiutano i suoi dogmi?
 Lo Stato abbassa il matrimonio ad un semplice scambio civile, anche se per la legge mette in evidenza il carattere istituzionale per l a società.
L’evidenza per legge del matrimonio anche come sacramento ha lo scopo di rafforzare il carattere istituzionale del matrimonio, per questo si fa non semplicemente avanti al sacerdote col consenso degli sposi, ma con l’ierologia (rituale del matrimonio) religioso da parte del sacerdote del rapporto coniugale degli sposi.
Anche se celebra il matrimonio in chiesa quando una persona non crede in Dio, non riceve nulla dalla Chiesa, perché è noto che la divina grazia non si trasmette a quelli che coscientemente vi rinunciano e la respingono.
La Chiesa ha il dovere di confrontarsi con spirito di Filantropia con i diritti costituzionali anche dei cittadini che sono si allontanati dal suo corpo o di quelli che non fanno parte di nessuna religione.
   Quando una persona si reca in chiesa, o si accosta all’Altare o ad una icona, il sacerdote non sa o non può controllare la situazione della persona stessa. È tutto affidato alla coscienza del singolo. Quando ci sono atti ufficiali che lo impegnano, il sacerdote può richiedere documenti che attestino l’avvenuta ottemperanza ai canoni, o può lui stesso rilasciare certificati e attestazioni.
Il rifiuto, o l’impedimento, al matrimonio religioso e la scelta per quello solo civile, comporta però alcune ripercussioni in campo spirituale o religioso. Se non lo si voglia considerare una trasgressione o un rinnegamento della propria religione, ne costituisce comunque un allontanamento.
 La propria vita spirituale può risultarne alquanto compromessa, o anche subire delle limitazioni ufficiali. Si può ricordare il divieto a svolgere l’importante ruolo di padrino o madrina, in quanto verrebbe meno il compito di guida spirituale accanto ai genitori, da parte di chi abbia scelto di rifiutare un sacramento.
I problemi che comporta il matrimonio civile, oltre che nei rapporti con la coppia, riguardano anche i figli, perché potrebbero finire col non venire battezzati e magari non capire successivamente i motivi della loro situazione. Trovandosi in una comunità ove si svolgono diversi sacramenti, emergono tutte le difficoltà. Ad esempio dei bambini si sentono esclusi rispetto ai loro compagni che possono fare la Comunione perché battezzati.
Comunque, quando un matrimonio religioso viene svolto solo per la solennità o altro, solo per la facciata, in fondo non c’è tanta differenza rispetto a quello civile.   

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   Concludendo, mi piacerebbe ricordare le parole del grande politico Eleftherios Venizelos quando nel lontano 1930 si discuteva del matrimonio civile. Lui non lo escludeva, anzi sosteneva che deve costituire un elemento sostanziale per tutti i cittadini e commentava con queste parole: “Può uno essere cristiano e non voler celebrare il matrimonio in chiesa, ma non può essere ortodosso, perché la Chiesa Ortodossa considera il matrimonio come sacramento. Non puoi dire sono cristiano ortodosso il momento in cui non accetti i dogmi della Chiesa Ortodossa. Non è che sei obbligato di far dichiarazione all’anagrafe che sei ortodosso, ma dal momento che confessi tu stesso che lo sei, sei obbligato di realizzare il sacramento del matrimonio perché se no, non fai parte del gregge della Chiesa Ortodossa. Vuoi la libertà della tua coscienza, ce l’hai, però non mi dire che sei cristiano dal momento che non riconosci i dogmi e i sacramenti della Chiesa”.
Il matrimonio del resto costituisce un argomento così importante, per i suoi diversi aspetti e problematiche, che il prossimo Santo e Grande Sinodo delle Chiese Ortodosse lo ha inserito tra le sue tematiche.
Per arrivare però al dunque, si può dire che il matrimonio civile, sempre ovviamente tra uomo e donna, è talvolta una necessità per diversi motivi cui si è già accennato. Ma per coloro che non solo si professano cristiani ma rispettano il loro credo, esiste solo un matrimonio, quello in Chiesa.      

                                                                                                  Dottoressa
                                                                                Elisabetta Kalampouka Fimiani

 


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