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IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA (METANOIA/CONFESSIONE): CHI CELEBRA IL SACRAMENTO, LA PARTE VISIBILE E LA SUA POTENZA E ENERGIA INVISIBILE DEL SACRAMENTO

 IX Incontro del Clero Diocesano
Bologna 30 maggio – 2 giugno 2016

Protopresbitero del Trono Ecumenico Serafino Corallo




 

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA (METANOIA/CONFESSIONE): CHI CELEBRA IL SACRAMENTO, LA PARTE VISIBILE E LA SUA POTENZA E ENERGIA INVISIBILE DEL SACRAMENTO.
† Protopresbitero del Trono Ecumenico Serafino Corallo

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Eminenza Reverendissima, cari fratelli e sorelle in Cristo ben ritrovati.
 
La penitenza è "cammino di guarigione". Se è importante chiarire che «l'inizio della salvezza sta nel pentimento» e che «Dio dona al peccatore la luce per vedere il proprio peccato», ugualmente fondamentale è ribadire che «l'ascolto della coscienza dev'essere fedele e attento, senza giochi interiori». Vi è un rapporto essenziale tra purezza di cuore e una visione più accurata del proprio peccato: rimane costante nella tradizione   la consapevolezza che «la conoscenza del proprio peccato è un particolare dono di Dio». Quando il cuore percepisce nella luce della grazia la realtà del proprio peccato, nascono la "contrizione" e il "dolore". Un segno particolare del dolore suscitato dalla nuova consapevolezza è dato dalle "lacrime", secondo Simeone il Nuovo Teologo.
Dalla serietà della contrizione nasce il cambiamento della vita, il volgere le spalle al male e l'orientarsi decisamente al bene. In questo sta essenzialmente la "conversione" che segna l'inizio di una vita nuova e che trova la sua forza nell'amore di Dio. Giovanni Crisostomo  fa riferimento, quando si parla di conversione, all'immersione nelle "acque" dell'amore di Dio: il riferimento alla" piscina" (Simeone il Nuovo Teologo, Catechesi) ha un preciso senso battesimale e vuole indicare che la penitenza richiesta si configura come un "secondo battesimo".
 
Nella parte visibile del sacramento, il confessore, è visto prima di tutto come "padre spirituale": questa paternità spirituale deve recare i segni della paternità divina, fatta di amore e di tenerezza. Inoltre, questa paternità ha anche una forma che i teologi ortodossi definiscono "paternità di discernimento", che può essere ottenuta  «attraverso molta ascesi e preghiera, una coscienza senza macchia e una percezione interiore pura». Altre proprietà del confessore sono quelle di "giudice" e "maestro : a questo proposito è celebre il richiamo al confessore di S. Giovanni Crisostomo: «Correggi, ma non come un avversario e nemmeno come un nemico che chiede giustizia, ma come un medico che appresta farmaci».

A proposito del carattere terapeutico e pedagogico delle penitenze,  esse non costituiscono elementi costitutivi indispensabili della penitenza. in quanto esse sono totalmente incluse nella dimensione terapeutica del sacramento e subordinate ad esso. Il confessore pertanto impone le penitenze in ordine alla "guarigione spirituale" del penitente e «darà l'assoluzione prima o dopo l'assolvimento di esse secondo la valutazione che darà della condizione del peccatore». In ogni caso esse vanno amministrate con sapienza: questa amministrazione "sapiente" e "terapeutica" delle penitenze costituisce un caso particolare di applicazione dell'"economia ecclesiastica". Secondo la teologia orientale «l'"economia" è un'attitudine di "flessibilità pastorale", che si estende ai vari ambiti della vita ecclesiale ortodossa e che si configura come assunzione da parte della chiesa della pazienza di Dio"; essa è esercitata dai pastori e tende a coniugare costantemente l'elevatezza dell'ideale e l'attenzione alle concrete possibilità dell'uomo, perché l'ideale non diventi semplice e impietosa condanna dell'uomo e del suo limite».

È chiaro il fondamentale significato terapeutico della prassi penitenziale, che segna in modo decisivo il rapporto tra confessione e penitente. La malattia è costituita dal peccato e la vita "secondo la salute" è costituita dalla vita "virtuosa", animata dallo Spirito e dalla luce della risurrezione; la terapia coincide anche con il discernimento spirituale da parte del confessore, che deve dunque essere un uomo formato dallo Spirito.

La parte invisibile del sacramento penitenziale è l'azione di Cristo, "buon samaritano" e unico "medico" dell'uomo, che continua nel tempo attraverso la "locanda" che è la chiesa. con la sua azione sacramentale e con quella dei suoi ministri. Se i sacramenti sono i segni potenti attraverso i quali il Risorto opera con il suo Spirito la "guarigione" dell'uomo, il sacramento della penitenza in particolare costituisce «la via attraverso la quale il Signore rimette i peccati, sana le ferite dell'uomo colpito sulla strada di Gerico». La fede ortodossa ha la consapevolezza che la chiesa ha ricevuto e riceve continuamente dal Signore la potestà di guarire l'uomo dai suoi peccati.

 Per chiudere questo mio breve intervento voglio farlo con le parole finali dell’omelia del nostro amato Metropolita sulla confessione durante il IV incontro del clero diocesano  
   “La Confessione è Sacramento di amore e libertà, di pace e speranza, di unità e salvezza. Nel corso della Confessione il penitente, esponendo con pentimento i propri peccati riceve l’amore e la pace da parte del Padre Spirituale e, conseguentemente, la Grazia Divina. E’ liberato dalla schiavitù del peccato per conseguire la remissione, la salvezza e, quindi, la speranza di essere membro del Regno dei Cieli.
    In questo modo, per mezzo del Sacramento della Confessione, l’uomo incontra se stesso (autocoscienza), incontra l’altro (conoscenza dell’altro) ed incontra lo stesso Dio (conoscenza di Dio).
    La particolarità del Sacramento della Confessione consiste nel fatto che il Padre Spirituale, come Cristo, ha il potere di sciogliere e legare i peccati, possiede il carisma, e Trasmetterà questo deposito e questa eredità spirituale e liturgica integra e priva di macchia solo se vivrà secondo l’insegnamento di San Paolo Apostolo:” “non sono io che vivo, ma Cristo vive in me”.
 

 


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