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La Divina Eucaristia come sacrificio e la sua relazione con il Sacrificio sulla Croce

 IX Incontro del Clero Diocesano
Bologna 30 maggio – 2 giugno 2016

Protopresbitero Dmitrii Doleanschii




 

La Divina Eucaristia come sacrificio

e la sua relazione con il Sacrificio sulla Croce

 

  L’eucaristia nella sua essenza non è solo sacramento nel quale si dona al gregge della Chiesa di Cristo il cibo salvifico, ma anche sacrificio a Dio Padre - cioè di lode e di ringraziamento per tutti i doni che ci ha donato tramite Gesù Cristo, e allo stesso tempo un sacrificio di carità che si offre per tutti i fedeli vivi e defunti - per la loro salvezza e perdono dei peccati.

Se il Salvatore si è offerto come sacrificio sul Gòlgota per i peccati di tutta l’umanità, allora sicuramente anche il suo Corpo e Sangue è sacrificio che si offre da Lui stesso, che è l’eterno sommo sacerdote nel sacramento dell’eucaristia.

 All’ultima cena Cristo facendo vedere il pane e il calice dice: “Prendete mangiate…è bevetene tutti…”. Dal testo è chiaro che solo un sacrificio poteva essere offerto per gli apostoli e per molti altri che erano assenti, e ancora di più solo un sacrificio poteva essere offerto per “la remissione dei peccati “. 

Quel che Cristo aveva fatto nell’ultima cena era, a prima vista, certamente un rito, che mentre era in stretto rapporto con la Pasqua antica, la superava, perché la riempiva di un contenuto nuovo: era infatti ormai il rito che si riferiva alla liberazione di tutti gli uomini e alla loro alleanza con Dio in forza del personale sacrificio di Cristo. E in verità la Chiesa ha imparato dall’ultima cena di Cristo il rito, che essa chiamerà “cena del Signore” e “eucaristia”, perché in essa vi è del pane e del vino da mangiare e bere, e vi è una preghiera, detta appunto “eucaristia”.

La Pasqua del Antico Testamento non era solo un banchetto di gioia, ma anche sacrificio, perche l’agnello pasquale si è offerto come sacrificio a Dio: Questo è il sacrificio pasquale per Dio, che è passato acanto dalle case dei israeliti in Egitto - eco che spiegazione dovevano dare i padri ai loro figli quando mangiavano l’agnello, spiegazione per il sangue del architrave e degli stipiti della casa nella notte che gli ebrei sono usciti dal Egitto (esodo 12:22).

Dunque, se l’agnello pasquale era veramente un sacrificio per Dio, che aveva il suo potere e significato tramite il suo legame prefigurativo con l’Agnello di Dio che si è sacrificato per i peccati del mondo, allora anche il sacrificio eucaristico che essenzialmente è legato al sacrificio di Dio-Uomo sulla croce, è un reale e vero sacrificio, e questo significato lo deve avere per tutti i tempi, finché Lui arriverà di nuovo.

“L’eucaristia costituita in commemorazione della morte di Cristo sulla croce coincide con il sacrificio del Gòlgota, perché ambedue hanno Gesù Cristo come offerente e offerta, come sacrificatore e sacrificio, con la differenza che nell’Eucaristia Cristo sacrifica sé stesso per mezzo del sacerdote “in modo incruento e misterioso”; sul Gòlgota invece “ha offerto se stesso con il Suo sangue sacrificando la sua vita corporale”. Cosi con il sacrificio della croce “il Signore ha compiuto la redenzione di tutto il genere umano, riconciliando l’uomo con Dio; Il sacrificio invece nell’Eucaristia ha come scopo anche la personale incorporazione e la comunione dei beni della Croce”. (“Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa” Metropolita Gennadios, pag. 112)

 Il valore unico del sacrificio eucaristico col sacrificio sulla croce danno la possibilità di vedere anche altri momenti simili in tutti e due sacrifici. Il sacrificio eucaristico è un sacrificio di lode e ringraziamento. Con questo spirito l’eucaristia è stata sigillata sin dalla sua istituzione, perché anche Gesù all’ultima cena prendendo il pane e il calice – ha lodato e ha ringraziato, come dice nel Vangelo: “Dopo aver cantato l’inno uscirono verso il monte degli ulivi” (Mt. 26:30).

Nel primo momento l’azione di Cristo è tutta rivolta al Padre: egli loda e ringrazia il Padre per tutto quello che Egli, in vista di Lui e per mezzo di Lui, ha fatto e farà agli uomini. La sua preghiera di lode-ringraziamento s’indirizza al Padre, soprattutto per l’amore che egli ha portato agli uomini, dando loro Lui stesso, il suo Figlio-fatto uomo, affinché realizzando in sé quell’ubbidienza al Padre, che è la vocazione a cui ogni uomo è chiamato, salvasse tutti gli uomini. Per essi infatti egli ha liberamente accettato nella sua umanità di vivere nella totale e fedele ubbidienza al Padre; anzi per essi egli è diventato in tutta la sua persona, vita e attività, un “sacrificio spirituale” al Padre.  

In un secondo momento l’attenzione del Signore è rivolta ai discepoli. Affinché comprendessero che la sua Passione-morte, che appariva come la conclusione di un complotto politico-religioso aiutato da un tradimento, era invece l’espressione di una sua libera volontà di accettazione, ne anticipa la presenza in forma sacramentale nel pane e nel vino diventati simboli reali del suo corpo, che presenta come “dato per loro” (in sacrificio), e del suo sangue, che dichiara “versato per il sacrificio della nuova alleanza”. Ordinato poi loro di “prendere e mangiare quel pane e bere quel vino”, comanda che anche in futuro, “ogni volta che egli mangeranno e ne berranno, lo facciano in memoria di lui”. 

  Il carattere di lode e ringraziamento del sacrificio eucaristico non è composto solo dalle preghiere e dagli inni liturgici. Anche solo il sacrificio incruente, che davanti a Dio ha un particolare valore e significato, è un altissimo ringraziamento a Dio, è anche per questo il sacramento si chiama Eucaristia, che significa ringraziamento. L’eucaristia è sacrificio di carità per i vivi e i morti. Ed è cosi, perché secondo la sua natura è la stessa e indivisibile con il sacrificio offerto sul Gòlgota. Perciò in tutte le liturgie, nelle preghiere, dopo la santificazione dei doni con il potere dello Spirito Santo, si esprime che il sacrificio eucaristico si offre per molti che non assaggiano dal esso e che non possono assaggiare. In modo particolare si offre per la Chiesa lottatrice, per i governanti ecclesiastici e civili, per la città dove abitiamo e per ogni città e paese, e per chi con fede abitano in essi, per i naviganti, per i viandanti, malati, sofferenti, prigionieri e per la loro salvezza. Si ricorda anche di coloro che prestano offerte e si adoperano per il bene della chiesa di Cristo e in genere per il popolo credente.

Se l’eucaristia è un sacrificio di carità, che ha il potere di attrare verso di noi la pietà di Dio, allora diventa logico che tramite essa noi possiamo chiedere al Signore dei vari beni. Per questo l’eucaristia si può chiamare anche sacrificio di richiesta. Perciò la Santa Chiesa quando celebra il sacrificio incruente, sempre chiede dei vari beni spirituali e materiali.

Nonostante il sacrificio eucaristico è legato in tutto con quello del Gòlgota, comunque ci sono anche delle differenze: il sacrificio del Gòlgota è fondamentale e fa nascere il sacrificio eucaristico. Sulla croce Gesù Cristo si è sacrificato una sola volta e ha acquistato l’eterna liberazione per tutta l’umanità, invece tramite il sacrificio incruente si assume il frutto del sacrificio della croce, per i membri della chiesa di Cristo terrestre e celeste, per quali si offre questo mistico sacrificio e per chi è in grado di assorbire i doni della Sua Grazia.

“Ritengo utile ripotare qui la seguente spiegazione del Metropolita di Mosca, Macario, che afferma cosi:   Confrontando in genere il sacrificio sulla croce con il sacrificio incruento possiamo dire che il primo è utile come il seme o la radice, invece il secondo come l’albero, il quale ha germogliato da quel seme, si appoggia interamente su questa radice, si nutre dei suoi vitali succhi e in questo modo produce i salutari frutti della vita; affinché ambedue i sacrifici siano indivisi fra di loro e si distinguano fra di loro. Sono una sola cosa e lo stesso albero della vita, piantato da una parte da Dio sul Gòlgota, riempiendo dal altra parte tutta la Chiesa di Dio dei suoi misteriosi frutti e nutrendo con questi frutti di salvezza tutti quelli che chiedono la vita eterna.” (“Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa” Metropolita Gennadios, pag. 113)

 

Perciò il sacrificio sul Gòlgota è stato offerto una volta, ma il sacrificio eucaristico dal momento dell’istituzione e fin ora si celebra nella Chiesa di Cristo in tutto il mondo, su innumerevoli altari, e si celebrerà fino alla seconda venuta di Cristo.

Sul Gòlgota Gesù Cristo si è offerto con il Suo corpo e sangue umano, ma nell’Eucaristia Lui offre nel sacrificio il suo vero corpo e il suo vero sangue per l’opera dello Spirito Santo che sono esposti nel pane e vino, e in questo modo rimangono. Per questo il sacrificio eucaristico si chiama sacrificio incruente e senza passione anche se si offre nel ricordo della Passione e di morte di Cristo.

Il sacrificio sanguinoso e stato offerto esclusivamente da Gesù Cristo nei giorni della Sua passione come uomo, con il versamento del sangue e la morte del corpo. Il sacrificio eucaristico comunque è offerto da Gesù Cristo ma come risorto dai morti e che sta a destra del Padre, tramite i presbiteri della chiesa per l’opera dello Spirito Santo.

“Dio non cessa di amare l’uomo e volgere il suo sguardo su di esso; cosi continua a visitarlo, ad ascoltarlo e ad incontrarlo; il suo dono più meraviglioso è l’eterna Eucaristia, la quale è “medicina di immortalità” e “antidoto per non morire”. ” (“Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa” Metropolita Gennadios, pag. 117)

 

 


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