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Madre mia, perché mi hai generato, se mi hai generato pieno di affanni?

 

di San Gregorio il Teologo (di Nazianzo)




 

Madre mia, perché mi hai generato, se mi hai generato pieno di affanni?

Perché mai mi hai consegnato a questa vita che produce spine?

Se tu l’avessi trascorsa senza afflizioni, come se fossi priva di corpo,

ciò sarebbe un motivo di grande meraviglia, ma se le sei stata sottomessa, allora è anche vero che non mi hai generato con amore.

Un uomo percorre, nella vita, una via diversa da quella di un altro:

questi è possessore di terra, un altro, invece, solca il mare;

uno è cacciatore, un altro arma di lancia la sua mano;

questi è abile nel canto, un altro riporta premi nelle gare.

Ma la mia sorte è Dio, e molti dolori

e l’essere estenuato, qui, da una terribile malattia.

Divorami, divorami, o perfida! Per quanto tempo ancora? Lieto, infatti,

ti abbandonerò subito, insieme alle penose sciagure.

Madre mia, perché mi hai generato, se non posso né conoscere Dio

né manifestarlo come desidero?

Un piccolo splendore della celeste Trinità,

che possiede un eguale fulgore, ha illuminato gli occhi della mia mente,

ma la maggior parte sfuggì – e ne ho dolore –, come un lampo che veloce vola via,

prima che esso possa saziarmi di luce.

Ma se posso afferrarti di là, o amata Trinità,

non rimprovererò più i fianchi di mia madre. Sono stato, infatti, generato per il bene.

Salvami, dunque, salvami, o Logos di Dio, e dopo avermi tratto fuori

dall’amaro fango, conducimi verso un’altra vita, dove la mente pura,

può danzare intorno a te, nel pieno del tuo splendore,

non più coperta da una nube oscura.

 


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