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Ai membri della Seconda Conferenza Paneuropea Ecumenica

data: 23-06-1997 - Messaggio di S.S. il Patriarca Ecumenico

Graz, Austria



“La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi” (Rom. 16,20).

Vi mando questa salute apostolica, da tutta la nostra cuore, del’ rappresentante e vi dichiaro dal inizio che la mia assenza da tutti voi è per me un sacrificio doloroso.
Esprimiamo, inoltre, la nostra gioia, dato che lo spirito della calma e della riconciliazione, per la prevalenza di qui tra gli uomini fatichiamo molto, concentra molti degli carissimi prossimi a questa riunione.
Ma come per tutte le virtù, anche per la virtù del calma esistono diversi gradi del’ appropriazione e del’ esperienza vissuta. Sino a questo punto siamo andati avanti alla prima fase della riconciliazione esterna e della collaborazione, che compone il condizione per la nostra salita alla fase successiva.
Questa fase successiva è l’ esperienza vissuta nel Cristo della unione, come elemento della esistenza, che caratterizza il fondamento personale di ciascuno di noi. Il vissuto di questa unione non è solo un senso semplice di comunità di vantaggi o di aspirazioni. Anche lo non è solo un senso semplice della comunità della fede per alcune cose. Lo è tutti questi sensi insieme collo della comunità della vita e della comunità del futuro, che significa comunità dei estremi. Questo senso è l’ informazione, nel Cristo, della nostra cuore che nessuno non può salvarsi senza la salvezza del altro, e anche quindi  il smarrimento del altro è il nostro smarrimento e la salvezza del altro è la nostra salvezza. Lo è il rigetto della inabilitazione giudiziaria per la redenzione e la salvezza individuale e l’ assunzione della in Cristo inabilitazione per la volontà che “tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (A Timot. 2,4). La volontà di diventare la volontà di Dio da tutti gli uomini, secondo la preghiera del Signore, per mezzo della questa, secondo il santo Crisostomo, il Signore “ha ordinato a tutti noi che preghiamo che dobbiamo assumere la previdenza della ecumene. Perché non ha detto (il Signore) Sia la tua volontà in me o in … ma in tutta la terra, collo scopo di sradicare la pialla e conficcare la verità, di allontanare ogni male e di ritornare la virtù” (J. Crisostomo, Al Vangelo secondo Matteo, Omelia XIX, PG., 57,280).
Questo senso della comunità del futuro, che non basta alla volontà della salvezza personale e che mira alla calma e alla salvezza dei tutti, è l’ esperienza vissuta dai Santi, dei quei l’ Apostole dei Nazioni Paolo, l’ ha dichiarato, colla molto conosciuta maestosa frase, cosi: “Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne” (Rom. 9,3). Dunque aspiriamo la calma no come un utile per noi stessi, ma come diaconato che ha lo scopo la salvezza di tutti gli uomini nel Cristo, senza la quale non possiamo vivere la nostra salvezza.
Solo con questa calma e la sicurezza esistenziale per il comune fine, aboliscono l’ espirazione personale, che sono le cause ai scontri degli uomini, che possono sostituire dai nuovi pali nel Cristo per comune mire con comune prospettiva, una cosa che di sicuro  costituisce il scopo più profondo dei tutti i movimenti ecumenici.
Pero, invitiamo tutti alla profonda esperienza vissuta della calma e auguro per tutti. Amen.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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