IL DIALOGO INTERRELIGIOSO: pensieri di un Metropolita Ortodosso

ημερομηνία: 03-03-2017 - Ὁμιλία Σεβ. Μητροπολίτου

San Marino - II Forum del Dialogo




IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Metropolita Gennadios

Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

 

 

Sono lieto di poter essere assieme a tutti voi, in un incontro e un impegno comune, per affrontare l’importantissimo tema del “Dialogo Interreligioso”, tra persone appartenenti a differenti “Chiese, Religioni, Confessioni, Culture e diversità Sociali” per una coesistenza e una relazione di mutuo rispetto.

Desidero anzitutto esprimere la mia gioia nel trovarmi oggi qui, in questo FORUM, ricco d’iniziative intente a rafforzare i fondamenti morali e spirituali della società e a promuovere l’incontro pacifico delle Culture, Civiltà, Religioni e delle diversità Sociali.

È verità indiscutibile che il Dialogo Interreligioso è diventato sempre la via maestra per cercare e garantire la libertà religiosa, anzi per assicurare all’umanità una prospettiva di convivenza sociale e pacifica.

Particolarmente, in questi tempi, nei quali viviamo sotto condizioni terribili, le situazioni richiedono da tutti un ancora lungo cammino nel Dialogo Interreligioso, anzi deve essere allargato a tutti i popoli e a tutti i continenti.

È noto che le Chiese sono tornate a parlarsi. Camminano insieme, hanno aperto strade di Dialogo e hanno messo in comune il patrimonio di valori spirituali. Dall’altra parte, mai come in quest’ora del mondo, credenti e responsabili di tutte le religioni hanno sentito il dovere di lavorare insieme per il bene comune dell’umanità.

“L’offesa dell’uomo è in definitiva offesa a Dio”.

Papa Giovanni Paolo II ha affermato: “… Non sono guerre, come le altre, perché esse - ne abbiamo … sono in genere frutto dell’odio, del malcontento, delle rivalità, d’interessi personali o collettivi … è frutto anche di forze del Male, delle tenebre…”.

È giusto e degno da sottolineare che “le religioni devono tirare dal profondo di sé le loro forze spirituali per aiutare l’umanità e portarla alla solidarietà e alla pace, alla fraterna convivenza e alla vera prosperità. È un’esperienza del Dialogo che può fornire una chiave per una convivenza pacifica, per vivere come vuole il nostro Dio e Creatore dell’universo.

Sottolineamo il famoso tema della libertà religiosa, delle sue limitazioni e negazioni che si moltiplicano in tante parti del mondo e, di recente, “provocano patimenti e angosce anche per le nuove e terribili persecuzioni di cui sono vittime Cristiani e persone di diversa fede e idealità”, dichiara il Segretario di Stato Vaticano Cardinale Pietro Parolin, a un Convegno presso il Senato della  Repubblica Italiana.

Siamo, però, inquieti, perché questa tragica situazione, che fa soffrire il mondo, tocca tutti noi; e ciò perché tutti noi sulla terra dobbiamo essere - diventare un’unica grande famiglia. Ma chi ha indicato e portato questa verità?

È stato Gesù Cristo; ha pregato così prima di morire: “Padre, che tutti siano una cosa sola” (Giov. 17,21). Egli ha rivelato che Dio è Padre e che gli uomini, per questo, sono tutti fratelli; ha introdotto l’idea -la fede- della fraternità universale e con ciò ha abbattuto le mura che separavano gli “schiavi” dai “Signori”, gli “uguali” dai “diversi”, gli “amici” dai “nemici”.

Si osserva, in questo mondo che viviamo di fronte al crollo degli ideali, e alla perdita della nostra fede, e speranza e il nostro amore al prossimo, di doverci aggrappare a qualcosa che non passa e che nessuna bomba potesse distruggere.

La divina parola “Amore”, “Amare” il prossimo; “amare” i fratelli. È la sola, l’unica realtà che può fare dell’umanità una famiglia.

I Santi Padri dell’Oriente Ortodosso, pieni di amore, fede e speranza, non hanno mai avuto paura del Dialogo: “L’alternativa sarebbe, senza dubbio, violenza, guerra, catastrofe”, come ha confermato anche il Papa Francesco.

Con questo caritatevole e potente modo, il Dialogo, si sono comportati i Padri della Chiesa Ortodossa anche con i filosofi e le altre personalità dell’ambiente pagano. Secondo il Patriarca Ecumenico Bartolomeo: “Il Dialogo è conoscenza reciproca e interconfessione”.

Sono diversi i ponti che possiamo costruire per avere una viale potente, stabile, sicura e illuminata che arriverà fino alla vera fraterna convivenza, lontano dai problemi e dalle oscurità, lontano dagli ostacoli e dalla distruzione.

Davanti alle azioni tragici, alla crisi mondiale, anzi davanti alla situazione di conflitto, il Dialogo, attraverso i grandi ponti di amore, di giustizia, del perdono, della verità, del rispetto e della preghiera, possiamo camminare nel viale dell’amicizia e della fratellanza, nel viale della gioia e della prosperità.

Se noi approfondiamo la conoscenza della nostra Chiesa o Religione, capiremo che il meraviglioso Dialogo non è una realtà che possiamo realizzare soltanto alcuni gruppi o poche persone, i cosiddetti “Esperti”, ma il Dialogo è l’unica forza di fratellanza, di amore e di pace che può rinunciare ad atteggiamenti di dubbio, sospetto, fanatismo, inimicizia e polemica.

Il Dialogo tra le Chiese, Religioni, Culture e le diversità Sociali, non è un segno di debolezza, ma è un potente dono di Dio che aiuta e protegge l’uomo, e dà la libertà, il tempo di collaborazione, d’impegnarsi con gli altri, di stare tutti vicino, l’uno davanti all’altro, e dialogare le Chiese con le grandi Religioni, con le Culture e le diversità Sociali.

L’Incontro ad Assisi, nel 1986, ha avuto una risonanza degna di essere ricordata per sempre: Abbiamo un incontro storico con la Chiesa verso le religioni non Cristiane (Paolo VI, nell’Enciclica “Ecclesiam Suam”, Concilio Vaticano II, Dichiarazione Nostra aetate).

Le Encicliche del Patriarcato Ecumenico, come anche quella del 1952, sotto il Pontificato del Grande Patriarca Ecumenico Atenagoras, di gloriosa memoria, sottolineano l’impegno della Chiesa di Costantinopoli per il Dialogo Ecumenico e Interreligioso, anzi sottolinea esso come dovere proprio di tutte le Chiese e Confessioni Cristiane.

Abbiamo quasi la stessa linea anche nella Chiesa Cattolica Romana con la lettera Enciclica “Ecclesiam Suam” del 6 agosto 1964, che, nella parte III dell’Enciclica, Terzo cerchio, considera come diritto – dovere comportarsi in questo modo.

“Non temere il dialogo”: il dialogo è il meraviglioso dono –via- di Dio, indispensabile per la salvaguardia, la sicurezza della vita umana”.

Purtroppo, dilettissimi fratelli in Cristo e carissimi partecipanti al celebre Forum di San Marino, non è possibile che gli uomini, solo, perché sono diversi tra loro, siano nemici: Di solito, quando vediamo un profugo o incontriamo un migrante, in sostanza è uno straniero. Questa persona è considerata dagli abitanti della città come un migrante e si considera come nemico pericoloso che può distruggere e corrompere. Ciò non è giusto, non è vero. Certamente, non convince. Non credo che sia necessario che, quando uno ha costumi diversi, diversa lingua o religione, se ha altre tradizioni e viene da altra nazione, questa persona non significa che può necessariamente avere tali sentimenti e compiere tali azioni malvage.

Continuiamo con serietà e prudenza per finire il nostro pensiero, questo punto umano: pensare così, si creano divisioni, situazioni tristi, di contrasto e di inimicizia, anzi viene sviluppato lo spirito che, certamente, è una specie di violenza; è una violenza silenziosa che distrugge l’uomo che, spiritualmente e socialmente, è debole. L’uomo, pieno di problemi e difficoltà, lo impediscono di realizzare con giustizia e umanità.

L’attualità delle situazioni mondane e delle condizioni disumani che fanno soffrire l’uomo, perché l’indifferenza di esso è incredibile, così grande come il suo egoismo incontrolabile, immenso, e il suo amore inesistente per il suo prossimo, diverso, strano, incomprensibile, inutile, perché è senza Dio che è indispensabile per il bene e la felicità dell’uomo.

Ecco il vero amore che Dio dona all’uomo per essere donato all’uomo, al nostro prossimo, che è “icona di Dio”.

L’amore non conosce discriminazione: è il vero amore verso tutti gli uomini della terra.

Questo amore chiede impegno: impegnarsi a vivere sempre il reciproco amore, a portare la pace, a suscitare la fratellanza, occorre saper patire, accettare la sofferenza, la fatica, anche la croce. È la via dell’amore divino, la via del Vangelo che annuncia: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo loro” (Mat. 7,12).

Per via di questa Spiritualità evangelica e mistica di vivere, sono aperti, come è noto, nel Patriarcato Ecumenico, i Dialoghi fra le Chiese, Religioni, Culture e diversità Sociali.

Il Patriarca Bartolomeo, di cui la vita è ricchissima di esperienze profonde e piena di continui sacrifici per salvare ogni cosa sacra, utile, importante, morale, spirituale e culturale, per la prosperità umana ed educativa dell’uomo, in generale, con maestria e saggezza, proclama: “possiamo preservare la pace e salvaguardare il nostro pianeta attraverso la cultura del Dialogo”.

Lo storico incontro tra Papa Francesco, il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronimos con i profughi nell’isola greca di Lesbo dimostra la loro vicinanza, ma anche il loro grido di speranza: “non siete soli” dice il Papa, “non temiamo” dice il Patriarca “Dio è per noi rifugio e forza , aiuto sempre vicino nelle angosce” (Salmo 45,2-3), prega il Salmista.

Questa esperienza con il Patriarca Bartolomeo, il Papa Francesco e l’Arcivescovo Ieronimos (sull’isola di Lesbo 16 aprile 2016) era anche una risposta concreta delle Chiese d’Oriente e di Occidente a una crisi umanitaria internazionale, con conseguenze distruttive. Era, pure, una positiva risposta e una “forte riaffermazione di come l’Ecumenismo ( le relazioni delle Chiese, Confessioni e Religioni, e con ogni uomo di buona volontà) possa favorire la pace e i diritti umani” - come afferma il Patriarca Bartolomeo.

Sarebbe una fortissima mancanza se noi non mettevamo in evidenza la grandiosa opera per la pace, la convivenza dei popoli, la comunione dei beni e l’unità dei Cristiani della Beata Chiara Lubich, chiamata dal Grande Patriarca Atenagoras Thecla, prima discepola di San Paolo e prima martire dell’Europa. La sua eccellente Spiritualità, che è il centro – il cuore il Movimento dei Focolari, fondato dalla Beata Chiara Lubich, ha influenzato migliaia, e milioni di uomini, perché è un movimento, possiamo dire, con entusiasmo e gioia immensa, certamente, secondo la mia umile opinione, evangelico e missionario, patristico e mistico, caritatevole e umano; è un movimento di Dio, con particolare missione di amare tutti, parlare a tutti, incontrare ogni uomo, creatura di Dio, unirsi con tutti e portargli nel Regno dei Cieli.

L’insegnamento della Spiritualità del Movimento “mettere in pratica il vero amore degli altri, espresso da una formula semplice, fatta di due sole parole: “farsi uno”. “Farsi uno” con gli altri significa “far propri i loro pesi, i loro pensieri, le loro sofferenze e le loro gioie; il “farsi uno” vale anzitutto nel Dialogo Interreligioso”. Così, “conoscere la religione dell’altro implica entrare nella pelle dell’altro, vedere il mondo come l’altro lo vede, penetrare nel senso che ha per l’altro…”; questo “vivere l’altro” abbraccia tutti gli aspetti della vita”.

È veramente grande cosa amare per primi, insegna meravigliosamente la Spiritualità del Movimento; non aspettare che l’altro faccia il primo passo; di essere i primi a muoversi, a prendere iniziativa.

Questo amore è “amare a immagine di Dio; dall’altra parte anche “l’uomo è Icona di Dio”, secondo i Padri Cappadoci; cioè sviluppare questa potenza, questo dono di amore, che Dio ha messo nei nostri cuori; come sappiamo, Lui non ha aspettato di essere amato da noi, ma da sempre ha dimostrato che Lui ci ama per primo. Ecco le maestose parole di Gesù Cristo: il nostro Salvatore, ha detto: “Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per gli altri”. (Giov. 15,13). E i santissimi Padri del quarto secolo, particolarmente San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, e lo ripete con gioia il Movimento dei Focolari: “L’amore è vicendevole”, principio e fondamento sicuro della pace e dell’unità del mondo”, dice e conferma anche la nostra Chiara, una vera discepola e martire dell’amore, figlia in Gesù Cristo del Patriarca Atenagoras.

Non voglio dilungarmi oltre, però, con il vostro permesso, con gratitudine a tutti voi, aggiungo anche questo: L’uomo aspetta con pazienza e speranza quello Dialogo nel quale domina l’amore di Dio e la Sua carità; aspetta il Dialogo tra i popoli, le Chiese, le Religioni, le Culture e le diversità Sociali. Ne attende il buon successo, dal quale avremo preziosissimi beni; come la solidarietà, la pace, l’amore, la fratellanza, l’unità e la convivenza tra tutti. Il buon successo del Dialogo promuoverà la Cultura del Dialogo per “ricostruire il tessuto della Società”.

Il Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa, convocato a Creta (isola greca), il 19 giugno 2016, e promosso dal Patriarca Bartolomeo, dopo tanti secoli, avvenimento storico per tutta la Cristianità e per ogni uomo di buona volontà, ha dichiarato: “un sobrio dialogo interreligioso aiuta a promuovere la fiducia reciproca, la pace e la riconciliazione”.

Perché dia frutti è necessario che il dialogo, abbia come interlocutori uomini di Dio, cioè carismatici, illuminati e potenti dalla Luce e dalla Grazia di Dio; devono essere uomini di amore e di preghiera. Quest’uomo dev’essere un esempio e simbolo, un uomo che ama, umile e paziente; un uomo estraneo alle teorie e la vanità.

È profondissimo e mistagogico, degno da sottolineare, il pensiero dell’illustrissimo Professore Massimo Cacciari, filosofo e intellettuale, di grande fama, per i suoi pensieri e messaggi: “… Ma Lui è venuto a salvare gli uni e gli altri, a “eliminare” nessuno. Questo Lui dice: che periranno entrambi se entrambi non cambiano mente. Periranno entrambi se non sapranno perdonarsi. Per chi ha fede, metanoia (μετάνοια) si traduce in conversio, che significa soprattutto fare ritorno al Padre misericordioso e sempre fedele nel suo attendersi. Per i non credenti significherà soltanto comprendere, comprendere razionalmente, che senza far cessare le ragioni dell’odio e della vendetta, ne rimarremo prigionieri fino a soffocarsi e perire”.

Non dimenticare e finirò il mio umile discorso con questa affermazione: Dialogo significa: “comunicare con Dio (“comunione con Dio”); Dialogo è “Parlare con Dio e a Dio”; Dialogo, dono soprannaturale, è “Pregare Dio”; Dialogo, presenza divina, significa “amare Dio”. Questo messaggio, questa realtà, è la mia speranza per la buona convivenza dei popoli, per la pace, per la vera prosperità dell’umanità che aspetta con ansia. DIO È GRANDE!

 


 

Ὁ Μητροπολίτης Ἰταλίας καί Μελίτης
Γεννάδιος



Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

ΑΓΙΟΙ ΤΗΣ ΗΜΕΡΑΣ

i santi di oggi 13-08-2020

La traslazione delle reliquie di san Massimo il Confessore; San Serido di Gaza; San Doroteo di Gaza; San Dositeo; Santa Eudocia, imperatrice; Santa Irene (Xenia), imperatrice e fondatrice del monastero di Pantokrator; San Coronato, martire; Santi Pamfilo e Capitone, martiri; Santi Sergio e Stefano.

i santi di domani 14-08-2020

San Michea, profeta; San Marcello, vescovo di Apamea, ieromartire; San Ursicio, martire; San Lucio, il soldato, martire; San Simeone di Trebisonda, neomartire.

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