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La Divina Eucarestia

data: 08-09-2011 - Discorso di Sua Em.nza il Metropolita

Intervento al Congresso Eucaristico di Ancona




    L’Eucarestia è, secondo Sant’Ignazio d’Antiochia, «φάρμακον ἀθανασίας» “farmaco d’immortalità”. E’ il Corpo ed il Sangue di Cristo; è amore, è l’inesauribile fonte della Grazia Divina. L’Eucarestia è il più prezioso dono della Chiesa e della società umana.
    Essa è la “mistica mensa” (ἡ μυστική Τράπεζα) di Gesù Cristo ed i fedeli sono i «συνδαιτυμόνες» (“commensali”) benedetti, che, nutrendosi, vivono in comunione con Lui.
    “Μετὰ φόβου Θεοῦ, πίστεως καὶ ἀγάπης προσέλθετε.”
    “Con timore di Dio, con fede e amore avvicinatevi” invita il sacerdote ed i Divini Doni sono offerti a tutti i fedeli.
    “Μελίζεται καὶ διαμερίζεται ὁ Ἀμνὸς τοῦ Θεοῦ, ὁ μελιζόμενος καὶ μὴ διαιρούμενος· ὁ πάντοτε ἐσθιόμενος καὶ μηδέποτε δαπανώμενος ἀλλὰ τοὺς μετέχοντας ἁγιάζων.”
    “Si spezza e si spartisce l’Agnello di Dio: Egli è spezzato e non si divide, è sempre mangiato e mai si consuma, ma santifica coloro che ne partecipano”, medita il sacerdote durante la Liturgia di San Giovanni Crisostomo, dopo la consacrazione («Μετουσίωσις») dei Divini Doni.
    Rispondiamo “sì” a questa altissima offerta divina di salvezza; rispondiamo “sì” ai Divini Doni, con la nostra partecipazione alla comunione, anzi diventiamo partecipi della Cena Eucaristica e troviamo il Regno di Dio; vale a dire, diventiamo partecipi della vita incorruttibile ed eterna, diventiamo realmente “σύσσωμοι Χριστοῦ” (“incorporati in Cristo”).
    Conosciamo molto bene che Gesù Cristo sulla croce ha offerto il proprio sangue, la propria vita per noi e per la nostra salvezza: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).
    Comunicando con il Corpo e Sangue di Cristo, “nostro Signore e nostro Dio”, secondo l’espressione apostolica di San Tommaso “εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν καὶ εἰς ζωὴν αἰώνιον”, “per la remissione dei peccati e per la vita eterna” dal “comune calice”, che accettiamo personalmente e liberamente, e grazie a cui partecipiamo al Sacramento della Divina Eucarestia, si realizza la nostra unione con il Corpo di Cristo.
    Questa unione è offerta divina; è dono della Grazia di Dio. Aggiungiamo ancora che questi Doni Divini non sono una “ἀνταμοιβή” (“ricompensa”), ma costituiscono il vero cibo, l’autentico nutrimento per ogni uomo che ha fame e sete, senza il quale egli morirà.
    E’ il più potente farmaco per l’immortalità, l’antidoto contro la morte.
    E’ l’esultante e inesauribile comunione d’amore, è la Solennità della Resurrezione. La Divina Eucarestia è dono e offerta “certamente di un altro mondo”: del Regno dei Cieli.
    Solitamente la Divina Eucarestia è celebrata in chiesa e il nostro ingresso in essa è ingresso nella casa paterna, secondo lo spirito dei Santi Padri del Mondo Ortodosso. Durante la sua celebrazione la chiesa è inondata di luce divina ed è circondata dallo splendore e dalla bellezza divina. E ciò perché in tal modo essa dimostra il proprio carattere escatologico, proteso verso il futuro, nel Regno di Dio.
    Nella Chiesa non viviamo come individui, non siamo soli, ma come persone; siamo “icona (immagine) di Dio” e ricapitoliamo “τό προαιώνιον μυστήριον” (“il mistero prima di tutti i secoli”).
    Dobbiamo, dunque, essere vicini alla Chiesa del nostro Salvatore Gesù Cristo, la quale ci dona i Sacramenti della nostra salvezza, ci dona, anzi, “il Sacramento dei Sacramenti”, la Divina Eucarestia. Dobbiamo abbandonare il “vecchio uomo” e rivestirci del “nuovo uomo”, per camminare degnamente secondo la volontà di Dio.
    Non si discute assolutamente che il culto, durante la celebrazione della Divina Liturgia, sia anche una manifestazione sociale: Da una prospettiva “verticale” influenza anche la vita sociale, mentre da quello “orizzontale” il comune riferimento lega i fedeli tra loro stessi. D’altro canto i fedeli scoprono il Regno dei Cieli tra di loro, ma anche in essi stessi; mentre si disvela loro il Regno dei Cieli, essi avvertono la gioia di aver trovato “τόν πολύτιμον κεκρυμμένον θησαυρόν” (“il prezioso tesoro nascosto”). Infatti, con l’accettazione di questa comunione personale con la Divina ed Increata Grazia per mezzo della Divina eucarestia, si realizza questo legame con vincoli più saldi di quelli umani, con legami soprannaturali (metafisici).
    E’ quella “Σύναξις” (“Sinassi”), ove incontriamo il nostro Signore risorto, costituiamo certamente Chiesa tutti quanti siamo stati accettati nella Vita Eucaristica di Cristo. Aggiungiamo, inoltre, che l’Eucarestia, come “Sinassi” del popolo intorno al vescovo ed ai presbiteri, salva, come scrive Sua Eminenza il Metropolita Giovanni di Pergamo, ed esprime nella storia l’immagine di un mondo che supererà il mortale “ἀποσπασπασματικότητα” “distaccamento” (“drappello”) e la sua corruzione, grazie all’unione ed alla incorporazione in Colui, che con la Croce e la Resurrezione, secondo la testimonianza degli Apostoli, ha unito “τά διεστῶτα” ha raccolto “in una sola cosa, il suo mondo” ed ha stabilito “così, il proprio Regno” (Metropolita Giovanni di Pergamo, p. 207)
    Chi partecipa alla Divina Eucarestia riesce ad avere il proprio progresso morale e spirituale, ma consegue anche un risveglio sociale, anzi, secondo la Parola di Dio, ripresa dai Santi Padri, per mezzo della Grazia del nostro Redentore Gesù Cristo, ogni uomo è chiamato a diventare “icona (immagine) e figlio di Dio” (Rm 8,29).
    Possiamo ora ricordare la sapienza dei Padri del Oriente Ortodosso, secondo i quali “ὅ ἣνωται τῷ Θεῷ, τοῦτο καί σώζεται” “Chi si unisce a Dio, esso si salva”. La “κενωτικὴ ἐνέργεια τῆς Θείας ἀγάπης” (“La forza che deriva dallo svuotamento dell’Amore di Dio paga” l’esistenza umana con la vita di Dio, vale a dire che Dio diventa povero e l’uomo diventa ricco, pensiero importantissimo della Τeologia e Spiritualità Ortodossa, che il fedele osserva anche nell’Eucarestia.
    Rigenerato per una “viva speranza” (1 Pt 1,3) “ἐλπίδα ζῶσαν” pieno di amore divino verso il prossimo e cooperando, con la propria fede, ad una strettissima connessione tra la Divina Eucaristia e la Vita Quotidiana (famiglia, lavoro, salute ed altro), si interesserà del proprio vicino, abbraccerà i suoi problemi, lo consiglierà al meglio e farà di tutto per pacificarlo, aiutandolo a trovare il Regno dei Cieli, per realizzare in tal modo una nuova società (“νέα κοινωνία”) veramente guidata da Gesù Cristo Risorto per la nostra eternità.
    Non c’è bene più dolce, più bello e più prezioso dell’Amore, il Figlio di Dio, che “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8).
    Avendo davanti ai nostri occhi questo significativo passo, l’Eucarestia è incomprensibile senza l’amore. Certamente, l’amore è la cosa più importante, ma il suo valore non è solo morale, è un tesoro divino, è lo stesso Dio.
    La Divina Eucarestia ci fa subito rammentare anche tante piccole cose quotidiane, i nostri doveri, i nostri impegni, le nostre difficoltà, i nostri problemi, che angustiano la nostra vita senza l’Amore che è la Divina Eucarestia e viceversa.
    Noi, dunque, che apparteniamo al clero, dobbiamo avvertire la necessità e l’importanza di insistere sul rapporto dell’Eucarestia con la Vita Quotidiana, e ciò perché molti fedeli non conoscono e non intendono l’importanza della relazione della Divina Eucaristia, elemento essenziale della nostra esistenza, con la vita quotidiana.
    Il quarto Incontro del clero dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, che si terrà prossimamente avrà per tema “Ὅπου Ἐπίσκοπος ἐκεῖ καὶ ἡ Καθολικὴ Ἐκκλησία” “Dov’è il Vescovo li è tutta la Chiesa” approfondirà in modo particolare il tema della “Divina Eucarestia” e della “Confessione”, in quanto il nostro Clero, continuando la sua eccellente opera spirituale in favore dei fratelli Ortodossi per assisterli nella propria fede, conservando le proprie tradizioni, costumi ed in generale la propria Spiritualità, li aiuterà a diventare uomini portatori di amore, di pace, di fratellanza, cittadini pieni di speranza e di rispetto nei confronti delle leggi, del popolo e del paese; continuerà a sostenere i fedeli affinché diventino uomini degni e capaci e così coinvolgere l’Arcidiocesi Ortodossa ad approfondire con la preghiera, con la fede e con la fiducia questo aspetto della Vita Quotidiana in modo che la Chiesa sia “presente”, illumini con la sua luce eterna, risplenda anche al di fuori dei proprio ambito religioso con la propria forza spirituale, morale e sociale, con le proprie opere ed iniziative, con i propri sforzi ed altro per il bene degli Ortodossi, ma anche per il bene di ogni uomo di buona volontà, per cui Gesù Cristo è nato, è stato crocefisso ed è risorto.
    La Divina Eucaristia, diventando “Vita” di ogni Ortodosso nella quotidianità, diventa unica realtà per creare una “nuova generazione”, una nuova società, con una mentalità, con pensieri e iniziative, con un popolo nuovo, attivo e pieno di speranza in Dio, con fiducia nel suo vescovo, che ne è la guida spirituale, il “Τύπος Χριστοῦ” (“Tipo di Cristo”), come scrive Sant’Ignazio d’Antiochia il Teoforo.
    “Γεύσασθε καὶ ἴδετε ὅτι Χριστὸς ὁ Κύριος” “Gustate e vedete che Cristo è il Signore” esclama San Gregorio Magno, Papa di Roma, nella sua Liturgia dei Presantificati “Προηγιασμένων”, ma anche i cori della Chiesa Ortodossa alla Vigilia del Santo Natale cantano “Ξενίας Δεσποτικῆς καὶ ἀθανάτου Τραπέζης” (“Ospitalità del Signore ed immortale, Mensa … venite a gustare il Verbo incarnato”) (Mattutino, Ode 9).
    Infatti, Gesù Cristo non è per noi una persona di cui speriamo la venuta, ma è una persona della storia e del Vangelo, fondatore della Chiesa anzi è “il sacrificio” e “il Santificatore” in ogni Divina Liturgia.
    “Πάλιν καὶ πολλάκις…” “Nuovamente e spesso…”, scrive San Giovanni Crisostomo nella sua Divina Liturgia, si preparerà l’Agnello di Dio (“Ἀμνός”) perché si offra continuamente il “Santo” (“Ὁ Ἅγιος”) “ai Santi” (“τοῖς Ἅγίοις”), affinché il fedele ortodosso diventi Santo, Cristoforo, Pneumatoforo, “dimora”, “luogo” dell’ (“Ἀχωρήτου”), della Santissima Trinità.
    Con questi sentimenti il fedele Οrtodosso canterà insieme al Padre Innografo della propria Chiesa Ortodossa “ἐν τῇ προτέρᾳ σου Χριστὲ παρουσίᾳ ἔσωσας τὸν Ἀδάμ, ἀλλὰ ἐν τῇ Δευτέρᾳ τοὺς τιμῶντας τὴν Γέννησιν τὴν σὴν σῶζε” (“Nella tua prima apparizione hai salvato Adamo, con la tua seconda, però, salva coloro che venerano la tua Nascita”) (Vigilia di Natale, Ode 9).
    
 “Ἐν εἰρήνῃ προέλθωμεν” (“Procediamo in pace”), esclama con dolcezza ed esultanza San Giovanni Crisostomo verso la fine della Divina Liturgia. Procediamo verso il mondo e professiamo con cuore buono e libero che “abbiamo visto la vera luce, abbiamo avuto lo Spirito Celeste, abbiamo trovato la vera fede, adoriamo la Trinità Indivisa, in verità essa ci ha salvato”.
    La nostra vita dopo la Divina Eucarestia è veramente nelle mani di Dio e costituisce per noi da un lato la gioia, la pace, la forza, la fiducia e la vita, dall’altro, essendo in noi, ci invita ad essere autentici testimoni del Sacramento che abbiamo vissuto e della Grazia che abbiamo ricevuto.
    La Divina Eucarestia, nonostante sia alla fine del (percorso) della Divina Liturgia, diventa nuovamente l’inizio e le nostre debolezze si rivelano potenti, secondo la parola evangelica del nostro Salvatore Gesù Cristo (“Τὰ ἀδύνατα παρ’ ἀνθρώποις, δυνατὰ παρὰ τῷ Θεῷ”) “Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio”.
    Dopo la Divina Eucarestia, lasciando la chiesa, con la benedizione ricevuta da Dio e la grazia della Santissima Τrinità, dobbiamo diventare apostoli ed evangelizzatori con lo scopo di continuare, con sentimenti di amore, pace, fratellanza e speranza, la nostra missione “fuori dei confini”, nella nostra casa, nella nostra famiglia, tra gli amici, nel nostro posto di lavoro.
    La liturgia, dopo la Liturgia, lottiamo, “pieni di amore e Grazia di Dio”, per la “progressiva trasfigurazione dell’uomo, chiamato per Grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio” (Rm 8,29)
    Sarebbe una grave mancanza omettere di sottolineare che innanzitutto l’Eucarestia ci invita a non abbandonare il luogo ed il tempo, in quanto sono accettabili alla trasfigurazione (trasformazione) ed, inoltre, che il Regno di Dio non è un qualcosa che sposterà la creazione materiale, ma, al contrario, la trasfigurerà (trasformerà) e purificherà dagli elementi che provocano la corruzione e la morte. Essa ci rivela ancora che l’intera creazione alla fine sarà liberata (“ἀπαλλαγῆ”) dalla corruzione e dalla morte per vivere “nei secoli dei secoli”, in quanto la materia è sacra e degna di ogni onore e venerazione dal momento che si è incarnato il Figlio di Dio. (Cfr. Migne, P.G. 94,1245). Anche San Giovanni Damasceno parla con maestria: “Le sante immagini” “e non smetto di venerare la materia, per mezzo della quale si è compiuta la mia salvezza”.
    Con tali comportamenti sinceri, graditi a Dio, ritorniamo alla vita quotidiana, ritorniamo alla lotta quotidiana, sotto gli occhi dell’Altissimo Dio, incontrando i nostri vicini come amici e fratelli, abbracciandoli e comunicando loro la gioia, la pace, l’amore e la speranza di Dio: (“Τὶς Θεὸς μέγας ὡς ὁ Θεὸς ἡμῶν, σῦ εἶ ὁ Θεὸς ἡμῶν, ὁ ποιῶν θαυμάσια μόνος”) “Quale Dio è grande come il nostro Dio, l’Unico che compie meraviglie?”
    Così evangelizza la ricchissima mistica innografia della Chiesa Ortodossa. E’ evidentemente impossibile che Dio possa abbandonare l’uomo, in quanto ha offerto se stesso come sacrificio (“θυσία”) , perché scopo della Divina Eucarestia non è tanto che l’uomo diventi perfetto, quanto piuttosto veda la Luce di Dio, il suo divino e paterno amore per gli uomini.
    Ogni incontro ecclesiastico, ogni convegno teologico riguardante la Divina Eucarestia costituisce un fortissimo richiamo all’unità, non solo tra le parrocchie di una diocesi, ma anche tra i cristiani.
    Quest’incontro è una felice occasione per sensibilizzare maggiormente tutti i fedeli Οrtodossi sull’importante tema della relazione tra la loro vita e la Divina Eucarestia, che, essendo indispensabile per la vita quotidiana del fedele, ci condurrà alla necessaria connessione tra essa e la carità vissuta.
    In conclusione dobbiamo sottolineare ancora una volta che il carattere dell’Εucaristia è “sociale” e “cattolico” (universale), è “Sinassi” (“Σύναξις”), allo stesso luogo, tutta la Chiesa locale, perché il Regno di Dio è una “Sinassi”, con struttura e modo corretto, che ha come centro e corpo Gesù Cristo, circondato dai Santissimi Apostoli. Questa struttura, che si manifesta nella Divina Eucarestia e viene manifestata nella struttura stessa della Chiesa come unità del Popolo di Dio intorno al Vescovo, ha le sue radici nell’immagine (“εἰκονισμὸν”) eucaristica del Regno di Dio (Metropolita Giovanni di Pergamo, p. 221)
    Gesù Cristo è realmente “ὁ προσφέρων καί προσφερόμενος”, (“Colui che offre ed è offerto”), il vero ministro, anzi Cristo Risorto che verrà, “ἐν τῇ ἐσχάτῃ ἡμέρᾳ” “nell’ultimo giorno”, nella sua gloria ed essi (i sacerdoti) che celebrano la Liturgia sono “icona” (“immagini”) del Cristo Escatologico “ἡ τιμὴ τῆς εἰκόνος ἐπὶ τὸ πρωτότυπον διαβαίνει” “l’onore e la venerazione appartiene al Prototipo” secondo l’insegnamento della Chiesa Οrtodossa.



 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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