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Affila le armi della lotta spirituale con il digiuno

 

di San Giovanni Crisostomo




 

AFFILA LE ARMI DELLA LOTTA SPIRITUALE CON IL DIGIUNO

 

Come al finir dell’inverno torna la stagione estiva

e il navigante trascina in mare la nave,

il soldato ripulisce le armi e allena il cavallo per la lotta,

l’agricoltore affila la falce,

il viandante rinvigorito si accinge al lungo viaggio

e l’atleta depone le vesti e si prepara alle gare;

così anche noi, all’inizio di questo digiuno,

quasi al ritorno di una primavera spirituale

forbiamo le armi come i soldati,

affiliamo la falce come gli agricoltori

e, come nocchieri riassettiamo la nave del nostro spirito

per affrontare i flutti delle assurde passioni,

come viandanti riprendiamo il viaggio verso il cielo

e come atleti prepariamoci alla lotta

con lo spogliamento di tutto.

 

II fedele è agricoltore, nocchiere, soldato, atleta

e perciò viandante.

San Paolo dice:

«La nostra battaglia non è contro la carne e il sangue,

ma contro i Principati e le Potenze…

Prendete dunque l’armatura di Dio» (Ef 6,12-13).

 

Ecco l’atleta, ecco il soldato.

Se sei atleta, è necessario che ti presenti nudo alla lotta;

se sei soldato, devi entrare nei ranghi perfettamente armato.

Come è possibile?

Spoglio e non spoglio?

Vestito e non vestito?

Come?

 

Ecco: lascia gli affari terreni e sarai atleta,

rivesti gli abiti spirituali e sarai soldato.

Spogliati dalle preoccupazioni materiali;

ecco il momento della lotta.

Rivestiti delle armi spirituali.

Abbiamo ingaggiato una terribile guerra

contro i demoni, bisogna quindi essere spogli

per non dare alcun appiglio al nemico che ci combatte;

bisogna armarsi, d’altra parte, interamente,

e non esporsi a ferite mortali.

Coltiva la tua anima, strappa le spine,

semina la parola di Dio, pianta i germi della sana filosofia,

lavora con ogni diligenza ed eccoti agricoltore.

 

Ascolta ancora san Paolo:

«Il contadino, che lavora duramente,

dev’essere il primo a cogliere i frutti della terra» (2Tm 2,6).

Anch’egli trattava quest’arte,

tanto che scrivendo ai Corinti dice:

«lo ho piantato, Apollo ha irrigato,

ma era Dio che faceva crescere» (1Cor 3,6).

Affila la falce;

l’hai ammaccata con la voracità,

devi affilarla con il digiuno.

 

San Giovanni Crisostomo, Omelie al popolo antiocheno 3

 


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