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Preghiera Ecumenica nella Cattedrale di Palermo

data: 20-01-2009 - Discorso di Sua Em.nza il Metropolita

(Riflessioni di un Metropolita Ortodosso)





Uniti nella preghiera, ringraziamo il Salvatore Gesù Cristo, nostro Signore e Dio, secondo l’espressione di fede di San Tommaso Apostolo.
I versetti di San Paolo appena letti sono veramente meravigliosi.
Dio dà sempre alla sua prima creatura, l’uomo, la grande forza della speranza e con essa vincerà le sofferenze. Però la vera gioia e l’esultanza spirituale che Dio ci donerà, sarà senza dubbio più grande, dolcissima realtà per tutte le fasi del percorso dell’uomo, la sua predestinazione divina, la sua immortalità e la sua divinizzazione.
Dio non abbandona il Suo popolo, anzi lo raduna nella propria terra.
Tramite il suo inviato, il Santo Profeta Ezechiele, rivela i suoi piani di salvezza e ravviva la speranza nel suo popolo, radunandolo nella propria terra. Dio tramite i suoi inviati (come il Santo Profeta Ezechiele), rivela i suoi piani di salvezza e ravviva la speranza del suo popolo.
Emerge una visione di libertà, un rinnovamento, una pacificazione, una comunione, perché in mezzo a loro sarà la dimora di Dio.
Dice San Paolo:“Li liberò da tutte le ribellioni con cui ha peccato, li purificherò e saranno il mio popolo ed io sarò il loro Dio”.
La settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani nel rinnovare la fiducia dei cristiani in Cristo, che è venuto al mondo, per morire sulla croce, per radunare i suoi figli dispersi ed unire tutti nel suo nome santissimo.
Nella visione profetica il Signore chiede ad Ezechiele di prendere due bastoni. In uno scriverà il nome di Giuda e delle tribù unite a lui, mentre nell’altro scriverà il nome di Giuseppe e di tutte le altre tribù d’Israele.
Vediamo con attenzione e forza l’ordine di Dio: “Accostali l’uno all’altro in modo da fare un legno solo, che formino una cosa sola nella tua mano” (Ez. 37,17). Ezechiele trasmette ciò che il Signore gli ha detto: “Ecco, io prendo il legno di Giuseppe e lo metto sul legno di Giuda per fare un legno solo; diventeranno una cosa sola in mano mia” (Ez. 37). La spiegazione del Signore è chiara: Vediamo, carissimi fratelli in Cristo, la dispersione e la riunione. Il Signore nel Vecchio Testamento chiama e conduce all’unità. Lo stesso fa anche il nostro Signore del Nuovo Testamento, Gesù Cristo, nostro Salvatore.
Così succede anche nei nostri tempi, per il movimento Ecumenico.
Dio chiama e conduce all’unità; dona la speranza. È di grande importanza la speranza del Patriarca Athenagoras e di Paolo VI, di gloriosa memoria, fondatori del Dialogo della Carità, e del Papa Benedetto XVI e del Patriarca Bartolomeo, i quali, spinti da questo preziosissimo dono divino, ci insegnano la strada da percorrere.
Dobbiamo anche noi, benedetti da questo preziosissimo carisma, “accostare l’uno all’altro” in modo da fare “un legno solo”, cioè da formare “una cosa sola” (Ez. 37,17).
Dobbiamo, come veri cristiani, seguaci fedeli e pieni del suo spirito, proclamare la speranza cristiana in un mondo di separazione.
Nel nostro mondo e nel nostro tempo segnalato da separazioni e conflitti, noi cristiani abbiamo l’indispensabile compito di proclamare la speranza cristiana che il testo di Ezechiele propone e pieno di fiducia, ricordando che il Signore assicura: “Li libererò”, “Li purificherò”, “Li unirò”, “Stabilirò il mio Santuario in mezzo a loro per sempre”.
La libertà di amare Dio, la purificazione dell’uomo e l’unità del fedele devono essere spiritualmente e realmente legate con la speranza, perché quello che non vediamo ancora, lo aspettiamo con pazienza e con la grazia di Dio perché diventi realtà e vita nella nostra esistenza.


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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