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LA MORTE DI CRISTO È FONTE DI VITA

 

di San Leone, papa di Roma




 

Leone Magno:     "Discorsi", disc. 71 sulla resurrezione del Signore, 1-2.

da "L'Ora dell'Ascolto", 1997 Ed. PIEMME - Casale Monferrato (Al)

p. 526-527.

 

 

LA MORTE DI CRISTO È FONTE DI VITA

di san Leone Magno al quarto secolo.

 

        

 

         Non senza motivo, carissimi, vi abbiamo esortato a partecipare alla passione di Cristo, affinché la vita dei credenti attui in se stessa il mistero pasquale, e ciò che è venerato nella festa, venga celebrato dalla vita.

            Quanto poi ciò sia utile, lo avete esperimentato voi stessi, avete imparato dalla vostra pietà quanto giovino alle anime e ai corpi i prolungati digiuni, la preghiera insistente e le generose elemosine. Non vi è quasi nessuno che abbia progredito in questi esercizi e non racchiuda nel segreto della sua coscienza qualcosa di cui possa giustamente rallegrarsi.

            Se dunque vogliamo impegnarci in questa osservanza di quaranta giorni, così da sperimentare qualcosa del mistero della croce nel tempo della passione del Signore, dobbiamo anche sforzarci di esser trovati partecipi della risurrezione di Cristo, passando così dalla morte alla vita mentre siamo ancora in questo corpo.

            Per chiunque passi da un modo di vivere a un altro, qualunque sia la sua trasformazione, lo scopo non è di rimanere ciò che era, ma di rinascere quale che non era.

            Ma è fondamentale conoscere per chi si vive o si muore : perché vi è una morte che è fonte di vita, e una vita che è causa di morte. E solo nel tempo presente si può scegliere l'una o l'altra : dalla natura delle azioni compiute in questa vita che passa, dipende una differente retribuzione per l'eternità.

            Si deve perciò morire al diavolo e vivere per Dio ; venir meno al male per risorgere alla giustizia. E poiché, come dice la stessa Verità, "nessuno può servire a due padroni" (Mt 6, 24), il Signore non sia per noi colui che abbatte i superbi, ma piuttosto colui che esalta gli umili alla gloria.

 


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