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I CRISTIANI PARTECIPANO ALLA MORTE E ALLA RISURREZIONE DI CRISTO

 

di San Leone, papa di Roma




 

I CRISTIANI PARTECIPANO ALLA MORTE E ALLA RISURREZIONE DI CRISTO

 

La natura umana è stata assunta dal Figlio di Dio con una unione così perfetta, che non soltanto in quest'uomo che è il primogenito di ogni creatura (Col. 1,15), ma anche in tutti i suoi santi, Cristo è uno e identico. E come il capo non può essere separato dalle membra, così le membra non possono venire divise dal capo...
Tutto quello che il Figlio di Dio ha fatto e insegnato per operare la riconciliazione del mondo, lo conosciamo dalla storia degli avvenimenti passati, e lo sperimentiamo anche nella potenza delle presenti azioni sacre. Nato da una madre vergine per opera dello Spirito Santo, egli feconda la sua Chiesa immacolata effondendo su di lei quello stesso Spirito, perché possa venire alla luce, mediante il parto del battesimo, l'immensa moltitudine dei figli di Dio. Di essi la Scrittura dice che non da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma da Dio sono nati (Gv. 1,13). In Cristo è benedetta, nell'adozione di tutto il mondo, la discendenza di P\bramo e il patriarca diviene padre di popoli, ora che gli nascono figli, non dalla carne, ma dalla sua fede nella promessa. E' Cristo che senza eccettuare nessuna razza, forma un unico gregge santo di tutte le nazioni che sono sotto il cielo. Ogni giorno adempie così ciò che aveva promesso: Ho altre pecore che non sono di questo ovile, anche quelle devo condurre, e ascolteranno la mia voce e ci sarà un solo gregge e un solo pastore (Gv. 10,16). Sebbene abbia detto soltanto a Pietro: Pasci le mie pecore (Gv. 21,17), tuttavia l'opera apostolica di tutti i pastori è sorretta unicamente dal Signore; egli nutre con la gioia dei suoi freschi pascoli coloro che si accostano a lui, che è la pietra. Per questo ci sono tante pecore che, fortificate dalla sovrabbondanza del suo amore, non esitano a morire per il loro pastore, come il buon Pastore si è degnato di dare la vita per le sue pecore. Insieme a lui soffre non solo la gloriosa fortezza dei martiri, ma anche la fede di coloro che rinascono nel travaglio della rigenerazione. Quando infatti si rinuncia al diavolo e si crede in Dio, quando il vecchio uomo passa a novità di vita, quando si depone l'immagine dell'uomo terreno per rivestire l'immagine celeste, si compie una specie di morte e una specie di risurrezione. Ricevuto da Cristo e ricevendo Cristo, il cristiano dopo il battesimo non è più quello di prima: i'l suo corpo diventa carne del crocifisso...
Per questo la Pasqua del Signore è celebrata secondo la legge con gli azzimi della purezza e della verità (I Cor. 5,8): infatti, rigettato il fermento dell'antica malizia, la nuova creatura si inebria e si nutre del Signore stesso. La partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non è ordinata ad altro che a trasformarci in ciò che prendiamo come cibo, rendendoci così portatori integrali, nel nostro spirito e nella nostra carne, di colui nel quale e col quale siamo morti, sepolti e risuscitati.

Sermo XII - De Passione Domini, VI-VII: P.L. 54, 355-357.

 


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