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06.08 La Trasfigurazione del Signore

 

di San Leone, papa di Roma




 

Discorso sulla quaresima 51, 3-4,8

(In l' Ora dell'Ascolto p. 342)                 

 

 

La Trasfigurazione del Signore

San Leone Magno nel quinto secolo

 

         Gesù voleva armare i suoi discepoli con una grande forza d’animo e con una costanza che avrebbe permesso loro di prendere, senza timore, la propria croce, malgrado la sua rudezza. Voleva anche che loro non arrossissero del suo supplizio, che non ritenessero una vergogna la pazienza con la quale egli avrebbe dovuto sopportare una passione così crudele, pur senza perdere in nulla la gloria della sua potenza. Gesù “prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto”, e in quel momento manifestò loro lo splendore della sua gloria. Anche se essi avevano capito che la maestà divina dimorava in lui, ignoravano ancora la potenza detenuta in quel corpo che velava la divinità...

         Il Signore manifesta la sua gloria alla presenza di molti testimoni e fa risplendere quel corpo, che gli è comune con tutti gli uomini, di tanto splendore, che “la sua faccia diventa simile al fulgore del sole e le sue vesti uguagliano il candore della neve”. Questa trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede... Ma, secondo un disegno non meno previdente, egli dava un fondamento solido alla speranza della santa Chiesa, perché tutto il Corpo di Cristo prendesse coscienza di quale trasformazione sarebbe stato oggetto, e perché anche le membra si ripromettessero la partecipazione a quella gloria, che era brillata nel Capo. Di questa gloria, lo stesso Signore parlando della maestà della sua seconda venuta, aveva detto: “Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro” (Mt 13,43). La stessa cosa affermava anche l’apostolo Paolo dicendo: “Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura, che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8,18)... In un altro passo dice ancora: “Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. Quando si manifesterà Cristo, vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria” (Col 3, 3-4).

 


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