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Ammonizione a un figlio spirituale

 

di Pseudo-Basilio




 

Pseudo-Basilio

Ammonizione ad un figlio spirituale

(Titolo della Patrologia Latina, vol. 103:

“San Basilio Vescovo di Cesarea in Cappadocia

Ammonizione ad un figlio spirituale”)

 

Prologo

Ascolta, figlio, l'ammonizione di tuo padre e inclina il tuo orecchio alle mie parole, rivolgimi volentieri il tuo udito e ascolta tutte le cose dette con un cuore fiducioso. Desidero insegnarti che cosa sia la milizia spirituale ed in che modo tu debba combattere per il tuo re. Tendi all’ascolto più intensamente la tua mente e la tua anima non sia appesantita dal sonno. Stimola invece la tua anima alla vigilanza ed ad impegnarsi nella comprensione delle mie parole. Queste parole non provengono da me, ma derivano da origini divine. Infatti non ti sto istruendo in una nuova dottrina, ma in quella che ho imparato dai miei padri. Se, dunque, infonderai queste cose nel tuo cuore, dirigerai i tuoi passi sulla via della pace, nessun male ti potrà colpire e tutte le avversità dello spirito si allontaneranno da te.

Capitolo 1

La milizia spirituale

Pertanto, figlio, se desideri combattere per il Signore, combatti solo per lui. Così come chi lotta per un re terreno obbedisce a tutti i suoi ordini, altrettanto coloro che lottano per il Re celeste devono custodire i suoi celesti precetti.  Un soldato terreno, in qualunque luogo sia inviato, è preparato e pronto, e non oserà scusare se stesso per amore di una moglie o dei figli, quanto più un soldato di Cristo deve obbedire al comando del suo re senza alcun impedimento. Un soldato terreno va in guerra contro un nemico visibile; invece un nemico invisibile non cessa ogni giorno di combattere contro di te. Quelli combattono contro carne e sangue; tu invece devi lottare contro i vizi spirituali nell’armata celeste. Quelli usano armi mondane contro un nemico mondano; tu invece hai bisogno di armi spirituali contro un nemico spirituale. Quello durante la battaglia tiene in testa un elmo di ferro, ma il tuo elmo è Cristo che è la tua testa. Quello si è cinto di una corazza, così che non può essere ferito, ma tu cingiti dalla corazza della fede in Cristo. Quello getta lancia e frecce contro il suo avversario, tu getta contro l’avversario le parole divine, colpendolo con le parole dei profeti e dicendo: " Il Signore è il mio aiuto, ed io guarderò dall’alto i miei nemici". (Salmo 118 (117),7)

Quello, finché conduce la lotta, non butta via le armi per timore che possa essere ferito da un avversario, così anche tu non dovresti rimanere disarmato perché il tuo nemico è più furbo del suo. Il suo nemico combatte per un certo tempo; invece il tuo nemico, finché stai in piedi nel corso di questa vita, non cessa di combattere contro di te. Le sue armi sono faticose e pesanti da portare; invece le tue armi sono leggere e piacevoli da trasportare, per chi desidera portarle. Egli, quando ha sconfitto il suo avversario, torna a casa dalla moglie e dai figli. Tu invece, sconfitto il nemico, entrerai nel Regno dei cieli con tutti i santi. Quello accetta una ricompensa mondana per un lavoro mondano; tu, invece, ricevi una ricompensa spirituale per un impegno spirituale. Il monaco, soldato di Dio, si aspetta una ricompensa celeste, rigettando da sé le azioni terrene e non implicandosi negli affari secolari. Per questo è difficile servire due padroni, né c'è qualcuno che possa portare armi spirituali servendo mammona. Costui, infatti, rifiuta e getta lontano da se il giogo di Cristo che è soave e leggero (Mt 11,30) e tutto ciò che è pesante ed oneroso per la sua anima gli sembra soave e leggero. Un uomo così è ferito dalle sue proprie armi e, perché ama il pericolo, finisce nella morte.

Considera per quale re hai scelto di combattere. Quanto è superiore il potere celeste al re terrestre, tanto è più eccellente la posizione del tuo esercito rispetto all'esercito terrestre. Se tu pensi di costruire una torre alta prepara le spese per la struttura in modo che, dopo aver iniziato la costruzione, tu possa condurla alla perfezione, per timore che quelli che passano ti deridano e che i nemici gioiscano di te (Lc 14,28–30). Questa torre non è costruita di pietre, ma dalla virtù dell'anima, né la spesa richiede oro o argento, ma un atteggiamento di fede. Infatti le ricchezze terrene impediscono molto la sua costruzione.

Capitolo 2

Le virtù dell'anima

Cerca solo di riuscire in questo, figlio: se desideri servire l'unico Signore, non devi cercare di piacere a nessuno nella tua vita, se non a lui solo.  Non occupare la tua mente in cose diverse. Allontana da te l'amore carnale, affinché questo non ti allontani dal timore di Dio. Espelli tutti i vizi dalla tua anima, così che tu possa conquistare le virtù dell’anima. Ascolta quindi quali sono le virtù dell’anima e quale grande beneficio le conferiscono.

È una virtù dell'anima amare Dio ed odiare ciò che Dio non ama.

È una virtù dell'anima perseguire la pazienza ed evitare l’impazienza.

È una virtù dell'anima mantenere la purezza del corpo, così come quella dell'anima.

È una virtù dell'anima disprezzare la vanagloria e considerare spregevoli tutti i beni mondani.

È una virtù dell'anima perseguire l’umiltà e detestare l'arroganza dell’orgoglio.

È una virtù dell'anima abbracciare la verità e fuggire tutte le menzogne.

È una virtù dell'anima frenare l’ira e reprimere il furore.

È una virtù dell'anima amare la pace ed aborrire l’invidia.

È una virtù dell'anima allontanarsi da ogni stoltezza ed abbracciare la Sapienza divina.

È una virtù dell'anima sottomettere ogni desiderio carnale all'anima.

È una virtù dell'anima disprezzare l’avarizia ed abbracciare volentieri la povertà.

Pertanto sarai in grado di ottenere facilmente queste virtù se avrai trascurato le preoccupazioni terrene e se avrai preferito le cose celesti alle cose terrene e transitorie e se la tua volontà si occuperà delle lodi di Dio e se tu avrai meditato intensamente le sue sentenze giorno e notte. Sarai come un albero piantato lungo corsi d’acqua (Sal 1,3); nasceranno da te tutti i benefici spirituali, e, da servo, sarai chiamato amico di Dio.

Capitolo 3

L'amore di Dio

Di tutte le virtù, ama Dio in modo che tu gli sia gradito in tutte le tue azioni. Infatti, se un uomo unito in matrimonio si affretta a compiacere sua moglie, molto di più un monaco deve compiacere Cristo in tutti i modi. Chi ama Dio osserva i suoi comandamenti (1 Gv 2,3). Dio, infatti, non desidera essere amato soltanto con parole, ma con un cuore puro e con opere di giustizia. Poiché chi dice: "Io amo Dio", ma non ascolta i suoi comandamenti, è un bugiardo (1 Gv 2,4). Questo genere di uomo inganna se stesso e conduce se stesso fuori strada. Dio infatti è un osservatore del cuore, non delle parole ed ama coloro che lo servono con semplicità di cuore. Se amiamo i nostri genitori terreni con tale affetto, che per un breve periodo hanno sopportato sofferenze per noi, il nostro Padre celeste non deve forse essere amato da noi molto di più? Anche il fatto che ci hanno amato è stata una benedizione di Cristo, che è il miglior dispensatore di tutte le cose. Ancor prima di nascere in questo mondo, Lui, dalla sua provvidenza, ci ha preparato dei genitori dal cui amore saremmo stati nutriti.

Ma, non appena il bambino nasce, il seno della madre si riempie di latte per volontà di Dio. Quindi, amiamo Dio più di ogni cosa, lui che ha modellato noi ed i nostri genitori con le proprie mani ed al cui favore attribuiamo tutti i beni che ci vengono concessi quotidianamente. Amiamo dunque i nostri genitori come fossero nostri figli, se essi non ci impediscono di entrare al servizio di Cristo; se invece cercano di impedirlo, da parte nostra non dobbiamo neanche dare loro sepoltura. Cristo deve essere amato sopra i genitori, perché i genitori non ci concedono ciò che Cristo ci dona. E chi può raccontare correttamente i suoi favori? e quanto ci ha donato e non cessa di concederci i suoi favori ogni giorno? Infatti, vedendoci,  sopraffatti dai numerosi peccati, Dio non ci ha abbandonato, ma ha perdonato le nostre trasgressioni. Né, allontanandoci da lui, quando abbiamo vagato in diversi errori Dio non ci condotto nel precipizio della morte, ma ci ha richiamati alla vita eterna. E quando, ingrati per i suoi favori, ci siamo allontanati da lui, egli ci ha cercati come Padre clementissimo e, pur stando seduto sul trono celeste, per amor nostro scese sulla terra e venne in tale umiltà da assumere la forma umana. Colui che tiene il mondo nel suo pugno è stato avvolto in fasce in una mangiatoia e colui che misura il cielo con il palmo della mano non aveva nessun luogo dove posare il capo. Anche se era ricco, è diventato povero perché noi diventassimo ricchi grazie a lui. E chi arriverà tra le nuvole a giudicare i vivi ed i morti ha subito il giudizio degli uomini. Lui che è la fontana della vita eterna per tutti coloro che hanno sete, quando ebbe sete ha dovuto chiedere l’acqua ad una donna samaritana. Lui, che ha soddisfatto la nostra fame con la propria carne, soffrì la fame quando fu tentato nel deserto. Lui, che insieme al Padre è servito dagli angeli in cielo, si è degnato di servire gli uomini sulla terra. La mano, attraverso la quale sono stati eseguiti tanti atti virtuosi, era inchiodata sulla croce per la nostra redenzione. Alla sua bocca, con la quale egli annunciò la sua dottrina della salvezza, offrirono fiele al posto di cibo. Lui che non ha nociuto né fatto del male ad alcuno, è stato picchiato ed ha subito oltraggi. E colui al cui comando risorgono tutti i morti, ha sofferto la morte di croce di sua volontà. Quindi sopportò tutte queste cose affinché egli ci potesse concedere la vita eterna. Anche se egli ci ha donato immensi benefici, non ci ha richiesto nulla, se non che custodissimo il nostro tempio senza macchia per lui, in modo che egli possa sempre dimorare in noi e noi possiamo rimanere in lui. Cristo non esige oro o argento da noi, né nulla di simile. Se avessimo di queste cose, egli ci imporrebbe di distribuirle ai bisognosi. Egli cerca proprio noi, ci desidera, vuole riposare in noi.

Capitolo 4

L'amore per il prossimo

Allora avviciniamoci a lui e uniamoci alla sua tenerezza, per amare noi stessi ed il nostro prossimo. E, ripeto, chi ama il suo prossimo è chiamato figlio di Dio. Ma chi al contrario odia il suo prossimo è chiamato figlio del diavolo. Chi ama suo fratello ha un cuore pacifico; chi invece odia suo fratello è circondato da una grande tempesta. L’uomo buono, anche se subisce un torto, lo ritiene di nessun conto, ma l’uomo malvagio considera un’offesa qualunque comportamento del suo prossimo. Chi è pieno di amore0 procede con un volto molto sereno, mentre un uomo pieno di odio cammina con animo collerico. Anche tu, figlio, persegui la bontà nella tua vita e considera il tuo prossimo come fosse un tuo membro. Ogni uomo ritienilo come tuo fratello. Ricorda che un unico e veritiero creatore ci ha creati. Non recare scandalo a nessuno nella tua vita; e non fare ciò che è utile a te, ma ciò che avvantaggia il tuo prossimo. Ciò che non vuoi accada a te, non desiderare che accada al tuo prossimo. Se lo vedi impegnato in buone azioni, congratulati con lui ed esprimi la tua gioia per lui. Se egli soffrisse di qualche avversità, condividi la sua sofferenza e considera tua la sua tristezza. Espelli ogni malizia dalla tua anima e non lasciare che le fiamme dell'odio brucino il tuo cuore. Non scatenare l'ira contro i deboli e coloro che ti sono sottoposti, ma sempre considerali membri della tua famiglia. Non amare tuo fratello con cuore bugiardo e non tramare insidie contro di lui mentre lo baci con le labbra. Un uomo disonesto proferisce pacate parole dalla sua bocca, mentre segretamente nella mente pianifica di ingannare il suo prossimo. Pertanto con queste azioni Dio è provocato all'ira. Infatti per la purezza del cuore siamo posti alla presenza di Dio ed egli rigetta tutto ciò che è prodotto da un cuore falso.

Capitolo 5

La ricerca della pace

Inoltre allontana da te ogni falsità e non desiderare di far cadere il tuo prossimo, né di ferire o dilaniare un tuo membro.  E quando ti sarai arrabbiato, come succede agli uomini, non rimanere adirato fino al tramonto del sole, ma procurati la pace e allontana ogni furore dalla tua anima. Chi infatti abbraccia la pace nella dimora del suo cuore, prepara un dimora a Cristo, perché Cristo è pace e desidera riposare in pace. Un uomo invidioso è maledetto in molti modi. Un uomo tranquillo è sempre in uno stato di tranquillità; un uomo invidioso è come una nave quando è sconvolta dalle onde del mare. Un uomo di pace possiede una mente senza preoccupazioni: invece un uomo invidioso è sempre confuso. Chi segue la pace è al sicuro e protetto ovunque.  Un uomo invidioso si infuria inutilmente come un lupo insaziabile. Un uomo di pace è come una bella vite carica di abbondanti frutti: invece l’uomo invidioso è soggetto al peso dell’indigenza e della miseria. Tanto quanto l'uomo di pace è lieto ed esulta nel Signore, così l'uomo invidioso si logora e si riduce a nulla. Mentre un uomo tranquillo è riconosciuto dalla sua abbondanza di gioia, un uomo invidioso lo si riconosce dal suo aspetto sciupato e dal volto piena di rabbia. Un uomo di pace merita la compagnia degli angeli, mentre l'uomo invidioso è degno solo di essere il compagno di demoni: e come la pace illumina i segreti del cuore, così l'invidia acceca le interiorità del cuore. La pace infatti mette in fuga e ostacola ogni discordia, mentre l’invidia raccoglie ira. Dallo splendore della pace vengono dissipate tutte le tenebre e dove si è insediata l’invidia ci sono oscurità e tenebre esteriori. Pertanto, o figlio, segui il desiderabile nome di pace affinché tu possa acquisire i frutti della pace ed evita l’invidia, per non essere riempito di frutti malvagi. Dio ti ha creato come un animale dotato di ragione per poter distinguere tra bene e male, così che tu possa scegliere il meglio ed evitare ciò che è inutile e per poter esaminare tutto, mantenendo ciò che è buono ed evitando ogni genere di male.

Capitolo 6

La pazienza

Figlio, apprendi la pazienza che è la più grande virtù dell'anima, in modo che tu possa salire velocemente al culmine della perfezione. Non cercare la ricompensa della pazienza dagli uomini, affinché tu possa in futuro ricevere la ricompensa eterna dal Signore eterno. La pazienza è il grande rimedio per l'anima; invece l’impazienza provoca la distruzione del cuore. Con la pazienza, infatti, si aspetta la speranza dei beni futuri e si abbraccia ciò che non si vede, quasi come lo si vedesse.

Capitolo 7

La continenza e la castità

Figlio, mantieniti puro in tutte le cose, così che tu possa vedere Dio stabilito nella gloria. Il tuo cuore sia puro da ogni macchia, affinché non sia consentito al nemico di entrare. Volgi i tuoi occhi da visioni abominevoli e non essere attratto dai volti di belle donne, per timore che attraverso tale attrazione tu paghi con la punizione eterna. Ricorda a chi hai dedicato le tue membra e non congiungerle alle prostitute. Allontana quindi il tuo amore dall’amore di una donna, per timore che il suo amore ti escluda dall'amore di Dio. Non trascurare le minime cose, per non cadere a poco a poco nel male. Non fingere di andare nelle case delle vergini in modo ingenuo e non trascorrere del tempo con loro in chiacchere lunghe e futili, per timore che attraverso questo gran parlare le vostre menti vengano contaminate. Figlio, non considerare pesanti le mie parole e non considerare insensato il mio discorso, ma credimi e accogli di buon grado le mie parole. Se un prete o un monaco entrano in modo inopportuno nella casa delle donne ed in questo modo acconsentono che una vergine si avvicini a loro, costoro perdono subito la loro primitiva reputazione e, di propria volontà, ciò che hanno promesso a Dio. Né certamente potranno in questo modo preparare una dimora per il Signore dentro di sé, ma saranno abbandonati come un legno secco. Forse che il Signore estorce la verginità contro la volontà? Questo dono è infatti offerto a Cristo volontariamente di propria volontà. Non è consentito profanare nulla di ciò che è stato promesso a Dio. Non peccherai, o uomo, se non hai promesso un voto. Se, tuttavia, hai promesso un voto, non esitare a compierlo, perché il Signore lo richiederà a te come cosa sua; lui non vuole che le tue membra, che già sono offerte a lui, siano profanate. Vedi dunque che un bel corpo non ti seduca e che tu perda la bellezza della tua anima. Non fissare la figura di una donna con un occhio impudico, per timore che la morte entri attraverso queste occasioni che tu le offri. Non ascoltare le loro parole, affinché tu non desideri intensamente malvagità nella tua anima. Non desiderare di toccare la carne di una donna, per timore che toccandola si infiammi il tuo cuore e con il tuo spirito affondi nella perdizione. Come il fieno che è posto vicino al fuoco brucia, così colui che tocca la carne di una donna non può sfuggire dalla dannazione della propria anima; ed anche se riesce a sfuggire puro di corpo, tuttavia se ne va corrotto nella mente e nel cuore.

Capitolo 8

Fuggire l'amore di questo mondo

Dimmi figlio, ti prego, quale profitto può ricevere l'anima dall’amore della bellezza mondana? Non è forse come il fieno che, colpito dal calore dell'estate, si secca e, poco a poco, perde la sua primitiva eleganza? L'aspetto della natura umana è simile. Con l'avvento della vecchiaia, ogni primitiva bellezza è distrutta e ciò che hai amato prima, ora lo trovi odioso. Infatti, quando la morte arriva, allora sarà totalmente distrutta tutta la bellezza e tu riconoscerai che ciò che prima hai amato invano era solo un'illusione. Quando vedrai tutto il corpo trasformato in gonfiore e fetore, non sarai colpito da un grande orrore? Forse che non chiuderai il tuo naso, non essendo in grado di sopportare quell'odore fortissimo? Dopo sarà poi tutta quella gioia? Vedi se c'è ancora qualcosa della bellezza originale. Dove è la dolcezza del lusso e l’opulenza dei banchetti? Dove sono le parole lusinghiere che addolcivano i cuori ingenui? Dove sono le dolci parole che infondevano amarezza agli amanti? Dove sono le risate smodate e futili? Dov'è la gioia sfrenata ed inutile? Sono scomparse come un flusso di acqua corrente. Questa è la fine del bel corpo che tu amavi: questa è la fine dei piaceri corporei. Allontana dunque l'anima da questi osceni amori e volgi tutto l’amore alla più splendida bellezza di Cristo, in modo che i raggi del suo splendore possano illuminare il tuo cuore e tutte le tenebre possono essere allontanate da te. Questa bellezza deve essere amata, figlio, poiché solitamente infonde gioia spirituale alle anime. Questa bellezza deve essere abbracciata in tutti i modi, poiché da lì acquisiamo serenità e tranquillità. Evitiamo le bellezze distruttive, affinché non ci infliggano ogni tipo di male. Molti, infatti, ammirando l'aspetto delle donne hanno fatto naufragio dal cammino della rettitudine. Molti, affascinanti dai loro ornamenti, hanno subito la distruzione della loro anima e, dall'altezza della perfezione, sono stati gettati nelle profondità dell'inferno. Figlio, fai attenzione alle cose che, come capisci, hanno fatto perire molti uomini. Ti imploro di non bere la bevanda che, come hai visto, ha fatto morire molti: non prendere il cibo che ha causato la rovina di altri. Non mettere piede sulla strada dove molti altri hanno naufragato. Evita le insidie nelle quali sono caduti gli altri, come hai visto. Chiedi al Signore un cuore prudente ed una mente vigile affinché tu riconosca gli inganni e l’astuzia del nemico ed il piede non finisca nella sua rete. Un uomo saggio non desidera la bellezza del corpo, ma dell'anima; un uomo sciocco si affeziona agli ornamenti del corpo. Un uomo saggio rifiuta una donna elegante, invece un uomo sciocco, desiderandola, è gettato a terra in modo miserabile. Un uomo prudente distoglie il suo sguardo da una donna imprudente, mentre un uomo lussurioso, nel guardarla, si scioglie come la cera vicino al fuoco. Tu, invece, stai attento alle attrazioni malvagie ed alla falsa bellezza in tutti i modi, poiché l'anima sarà disonorata se presterà attenzione alla loro avvenenza. Cristo non si rallegra della bellezza del corpo, ma della bellezza dell'anima. Perciò, figlio, ama quelle bellezze in cui si rallegra Cristo.

Capitolo 9

La fuga dall’avarizia

Distogli il tuo cuore da ogni avarizia per non diventare schiavo dell’amore del denaro, affinché tu non sia condannato come un adultero ed un adoratore di idoli. Non amare le ricchezze per non offendere colui a cui sono ugualmente dedicati il tuo corpo e la mente. Non desiderare le cose che ti allontanano e ti separano da Dio. Non amare le ricchezze terrene, per non perdere le ricchezze del cielo. Molti, desiderosi dei beni altrui, sono stati privati dei propri beni. Le ricchezze di questo mondo ci sono estranee, noi invece possediamo il Regno dei cieli. Non cercare i beni degli altri, perché tu non diventi un estraneo ai tuoi. Sii contento di avere un sufficiente vitto quotidiano: allontana da te tutto ciò che è in eccesso, come fosse un ostacolo al tuo scopo di vita. Non desiderare di diventare ricco, per non cadere in tentazione e nelle insidie del diavolo. Guardati dall'avarizia, perché l'avidità è stata chiamata dall'Apostolo la radice di ogni male (1 Tm 6,10). Un uomo avido di denaro ha già un'anima venale: se infatti egli trova il tempo, per un nonnulla commette un omicidio; e come chi versa acqua sul terreno, così lui versa il sangue del suo prossimo. Molti colpiti dalla passione dell'avarizia sono caduti in pericolo di morte. A causa dell'avarizia, Acan fu lapidato con tutti i membri della sua famiglia (Gs 7,24-25). A causa dell'avarizia, Saul fu allontanato dal Signore, fu infine espulso dalle dimore reali e ucciso dai suoi nemici (1 Sam 15,10-11). Acab, a causa dell'avarizia, usurpò la vigna di Nabot (1 Re 21,1-16) e per questo atto peccaminoso, egli fu ferito in battaglia e morì. Il nostro Signore e Salvatore ha voluto espellere l'amore del denaro dal cuore dei Farisei: ma perché erano troppo avidi, hanno deriso i suoi salutari avvertimenti. Infatti l’avarizia non permise di entrare nel regno dei cieli al ricco, anche se il Signore lo chiamò ordinandogli di vendere le sue ricchezze, (Mt 19,21–24). E la mente di Giuda bruciò per la passione dell'avarizia, così che consegnò il Signore, che gli aveva concesso tutti i beni, nelle mani dei malvagi (Mt 26,14). Un uomo avaro è simile all’inferno. L’inferno, insomma, per quanti ne possa divorare, non dice mai di essere soddisfatto: e così, anche se tutti i tesori della terra confluissero all’avaro, egli non sarà soddisfatto. Figlio, aliena te stesso da questo vizio e accogli con piacere una volontaria povertà. Non essere inattivo e pigro, ma lavora con le tue mani in modo che tu abbia da dare ai bisognosi. Dai con moderazione secondo la tua capacità: infatti tanto ti è stato affidato, quanto ti verrà chiesto. Nessuno si aspetta da te quello che non possiedi assolutamente. È un abominio davanti a Cristo l’acquisire elemosina ingiustamente, ma l’elemosina acquisita con fede è gradita a lui. Figlio, il bene della misericordia non ammette questi inganni. Ci sono alcuni che, derubando altri, fingono di fare l’elemosina e, quando opprimono gli altri, fanno finta di sentirsi dispiaciuti per loro: ma Dio non si compiace delle loro opere e maledice e aborrisce il loro cuore insincero. Invece tu, figlio, puoi dare un po' dei tuoi lavori e questo sarà gradito e accetto al Signore. Non vantarti quando fai l'elemosina ai bisognosi e non considerarti migliore di colui a cui hai donato; ma in tutte le tue opere, umilia te stesso davanti a Dio perché ciò che è fatto con orgoglio non sarà gradito a Dio; invece ciò che è fatto con umiltà gli è gradito.

Capitolo 10

La ricerca dell’umiltà

Figlio, persegui l'umiltà prima di tutto che è la più elevata di tutte le virtù, in modo che tu possa salire alla vetta della perfezione: dal momento che i giusti insegnamenti non possono essere adempiuti se non attraverso l'umiltà e le fatiche a lungo compiute sono considerate di nessun conto a causa dell'orgoglio. Un uomo umile è simile a Dio e lo porta nel tempio del suo animo. L'uomo orgoglioso, invece, poiché è odioso a Dio è simile al diavolo. L'uomo umile, anche se sembra più vile in apparenza, è glorioso nelle sue virtù. L'uomo orgoglioso, anche se sembra dignitoso ed elegante nell'aspetto, pur tuttavia, dalle sue opere, mostra di essere inutile; si riconosce la sua superbia dalla bocca e dai suoi movimenti e la sua superficialità è resa manifesta dalle sue parole. Egli desidera sempre essere lodato dagli uomini e desidera essere lodato per le sue virtù, che gli sono estranee. Egli non sopporta di essere subordinato a chiunque, ma desidera sempre essere primo e tenta di affermarsi in una posizione più alta. Ma perché non può ottenerla dai suoi propri meriti, egli si affretta ad ottenerla con inganni, camminando sempre gonfio d’orgoglio, come un otre vuoto e inutile. E come una nave senza un timoniere è sconvolta dalle onde, così egli, volubile ed incostante, è portato in giro in tutte le sue azioni. Al contrario, un uomo umile rifiuta tutti gli onori terreni e si considera l’ultimo di tutti gli uomini. Sebbene egli appare insignificante nell'aspetto, è considerato eminente presso il Signore. Quando ha svolto tutti i comandi di Dio egli dichiara di non aver compiuto niente e si affretta a nascondere tutte le virtù della sua anima. Ma il Signore rende note tutte le sue opere, rivela e glorifica le sue imprese. Dio lo esalterà, lo evidenzierà e, quando egli pregherà, Dio provvederà a ciò che egli chiede.

Capitolo 11

La preghiera

Inoltre, figlio, quando ti avvicini al Signore per pregare, prostrati umilmente al suo cospetto per timore che tu richieda qualcosa come se fosse in grazia dei tuoi meriti. E se hai consapevolezza di qualche buona opera, nascondila, in modo che, con il tuo silenzio, Dio te la restituisca moltiplicata. Rivela subito i tuoi peccati, così che Dio possa distruggerli non appena li hai confessati. Non volerti giustificare quando ti avvicini alla preghiera, affinché tu non esca condannato come il fariseo. Ricordati del pubblicano ed in che modo pregasse per sé (Lc 18,9-14), imitalo affinché tu possa ricevere un perdono per i tuoi peccati. Non pregare Dio ad alta voce, lui che conosce tutte le cose nascoste, ma lascia che il grido del tuo cuore colpisca le sue orecchie. Non moltiplicare le parole davanti a lui, perché il Signore non si rende propizio con le tante parole, ma con il cuore puro. Nel tempo dell’orazione scaccia ogni malizia dal tuo cuore e, se hai qualcosa contro il tuo prossimo, dimenticala. C'è un certo tipo di serpente che quando va a bere acqua, prima di avvicinarsi alla fonte, vomita tutto il suo veleno: perciò imita l'astuzia di questo serpente e scaccia dalla tua anima tutto il più ripugnante veleno. Condona al tuo compagno di servitù i cento denari, perché ti possa essere condonato il debito di diecimila talenti; e, così come desideri che Dio faccia con te, allo stesso modo comportati con il tuo compagno. Qualunque lavoro tu abbia iniziato a fare, in primo luogo invoca il Signore e, quando hai finito, non dimenticare di rendere grazie.

Capitolo 12

Le veglie

Cerca Dio e lo troverai: non lasciarlo quando l’avrai trovato in modo che il tuo cuore sia riempito con il suo amore. Persegui questo obiettivo nella tua vita, affinché tu possa offrire a Dio una preghiera pura. Pensieri superflui non sconvolgano il tuo cuore, perché il tuo spirito non sia conquistato da luoghi od occupazioni diverse. Dunque, o figlio, ricordati che stai alla presenza del Signore che vede i segreti del cuore e conosce i luoghi nascosti della mente. Sii vigile al cospetto di Dio durante il tempo della preghiera e della salmodia. Non lasciare che il sonno opprima la tua anima; la disposizione d'animo e la voce non siano discordanti, bensì in armonia tra di loro. Le tue parole riflettano entrambi. Come non è possibile servire due padroni, (Mt 6,24) così non è possibile che una preghiera divisa possa ascendere al Signore. Figlio, non trascorrere del tempo in ozio o inattivo; tanto di giorno che di notte ti conviene stare all'erta affinché tu possa facilmente fuggire la tentazione che ti minaccia. Infatti, se pensieri volgari turbano il tuo cuore e ti costringono a fare ciò che è vietato, saranno scacciati dalla tua anima con le preghiere e le veglie. La preghiera è la grande protezione dell'anima. Attraverso le preghiere più pure, tutte quelle cose che ci sono più utili ci sono concesse da Dio e, senza dubbio, tutte le cose nocive sono scacciate lontano da noi. Durante la salmodia, figlio, salmeggia con sapienza e canta attentamente i cantici spirituali davanti al Signore, affinché tu possa notare più facilmente la virtù dei Salmi. Infatti, ogni durezza di cuore sarà ammorbidita dalla loro dolcezza. Allora avrai una voce dolce e con gioia canterai: Quanto sono dolci al mio palato le tue parole, più del miele del favo per la mia bocca (Sal 119 (118),103). Ma non sarai in grado di sentire questa dolcezza, a meno che tu non canti con la massima vigilanza e saggezza.  Infatti la bocca gusta il cibo, mentre il pensiero riconosce le parole. Come si dice che la carne è nutrita dal cibo carnale, così l'uomo interiore è alimentato e nutrito dalla parole divine. Ma avrai bisogno di tutte queste sante veglie, figlio.  In verità ci sono veglie inutili, che feriscono e fanno deperire l'anima, se si veglia con pensieri scandalosi, sia pensando di fare del male a qualcuno che preparando delle azioni malvage. Ma tu evita tali veglie, così che tu possa aspirare ad essere santo. Ti conviene vigilare in tutti i tuoi atti e comportamenti, per timore che, sopraffatto dal sonno, tu non desideri ardentemente piacere agli uomini. Non devi tentare di piacere a nessuno, tranne al solo Dio. In tutte le opere che tu pensi di fare, considera in primo luogo Dio, esamina diligentemente se quello che pensi è secondo Dio e se è giusto davanti a Dio il realizzarla. Se invece scoprirai che è contro di lui, strappala dalla tua anima. Esamina i tuoi atti ogni giorno in modo accurato e, se ti senti carico di peccati, ricorri immediatamente alla penitenza. Non voglio che tu trascini il tuo peccato di giorno in giorno ma, se hai pensato qualcosa di male, ricorri alla penitenza di Dio e strappalo velocemente dal tuo cuore. Non pretendere di dire: non è un grande peccato ciò che ho solo pensando perché, di fronte al Signore, tutto è manifesto e chiaro. Non consentire che i cattivi pensieri crescano in te come spine e triboli e non trascurarli come se fossero insignificanti: chi disprezza le piccole cose cadrà a poco a poco (Sir 19,1). Non sottovalutare il morso del serpente, per timore che il suo veleno cosparga il tuo cuore. Taglia i rovi di spine dal campo del tuo cuore, per timore che si sviluppino in te radici profonde. Sappi che il tuo cuore è il campo del Signore, coltivalo con le discipline spirituali e non consentire alle zizzanie di attecchire nel campo del Signore. In conclusione, se sarai stato vigile su queste cose, potrai raggiungere facilmente la perfezione.

Capitolo 13

Il digiuno

Durante le veglie il digiuno è di grande giovamento. Come, infatti, un soldato gravato da un grande peso è ostacolato, così il monaco si intorpidisce durante le veglie a causa del troppo cibo. Poiché non possiamo vegliare col nostro ventre pieno di cibo: infatti, sopraffatti dal sonno, noi perdiamo tutti i vantaggi delle veglie ed otteniamo un grande danno per la nostra anima. Unisci, dunque, il digiuno con le veglie affinché tu possa essere colmo di tutte le virtù dell’anima e la tua carne sia sottomessa alla tua anima, proprio come una serva è soggetta alla sua padrona. Non dare forza al tuo corpo, in modo che non faccia la guerra contro il tuo spirito, ma sottoponi sempre la carne allo spirito e ubbidisca ai suoi ordini. Non ingrassare la serva, per timore che disprezzi la sua padrona e fa’ che in tutte le sue azioni sia sottomessa a lei. Come, infatti, imponiamo le briglie ai cavalli, così mettiamo la briglia del digiuno al nostro corpo. Poiché, come un auriga, se allenta le briglie ai cavalli, verrà trascinato con loro in un precipizio con una velocissima andatura, così anche l'anima, se non ha posto una briglia al suo corpo, farà precipitare ambedue nell’abisso dell'inferno. Pertanto, sii un auriga abilissimo per il tuo corpo, in modo che tu possa avanzare sulla retta via. Il cibo eccessivo non solo danneggia l'anima, ma danneggia soprattutto il nostro corpo. Spesso, infatti, lo stomaco è indebolito dal desiderio per il cibo; così pure noi sopportiamo un'abbondanza di sangue e molte sofferenze della bile a causa del cibo eccessivo. Come è vero che il cibo eccessivo è dannoso per il corpo e l’anima, così i digiuni moderati forniscono un rimedio ad entrambi. Per quanto ci è possibile fuggiamo i piaceri del mondo e l'opulenza dei cibi, per timore che, tormentati nelle fiamme dell'inferno, noi chiederemo una goccia d'acqua e non otterremo alcun sollievo (Lc 16,24).

Capitolo 14

L'ubriachezza è da bandire

Sfuggiamo l'ubriachezza, per non incorrere nel peccato della lussuria. Dio, infatti, ha creato il vino non per inebriarci, ma per la gioia del cuore; non bere quanto esige la gola, ma quanto richiede la debolezza della natura. Anche l'Apostolo [Paolo] ha esortato Timoteo ad utilizzare il vino con moderazione; e ciò per il mal di stomaco e per i suoi frequenti disturbi (1 Tm 5,23). Non ascriviamo, dunque, a nostro danno ciò che ci è stato accordato per guarire il nostro corpo. Molti, infatti, contrassero gravi malattie a causa del vino, né poterono mantenere la loro originale salute perché prima non furono in grado di temperare la fiamma della loro gola. Molti commisero un omicidio a causa del vino e non respinsero nemmeno la loro morte. Altri sono stati catturati dai demoni tramite il vino, poiché l’ubriachezza non è altro che un chiarissimo demone. L'ubriaco pensa di fare qualcosa di buono, mentre è gettato a capofitto nel precipizio. Attraverso l’ubriachezza la bocca si arma di maledizioni ed insulti contro il prossimo, la mente è rovinata e la lingua balbetta. Ti chiedo, dobbiamo considerare l'ubriachezza qualcosa meno rispetto ai demoni? Un uomo di questo genere, quando pensa di bere, viene bevuto. Considera un pesce che si affretta con avide fauci a mangiare il cibo e si trova improvvisamente in bocca un amo; oppure un uccello quando è catturato in una rete con l’esca del cibo. Come il pesce e l'uccello, un uomo che è ubriaco accoglie dentro di sé, attraverso il vino, un nemico che, dimorando dentro di lui, lo incita a commettere gli atti più detestabili. L’uomo razionale viene espugnato come un animale irrazionale. Tu presentati sobrio in tutte le cose, così che la sobrietà ti presenti virtuoso in tutto quello che fai.

 

Capitolo 15

Guardiamoci dall'orgoglio

Ma, attenzione a questo, figlio, che l'astinenza dal cibo non sfoci in orgoglio e che tu non ti inorgoglisca nei confronti di quelli che non riescono a raggiungere la misura del tuo digiuno: per timore che mentre tu sembri astenerti dai cibi carnali, il tuo cuore si riempia di vizi. E’ infatti grande la confusione dell'anima se, pur avendo il controllo del corpo, è lei stessa sotto il controllo dei vizi. A cosa serve separare il ventre dal cibo e sopraffare l'anima con le passioni! Oppure vincere l'amore della carne e tramare nel cuore gli stimoli dell'invidia! Un uomo puro evita le passioni del corpo così come quelle dell'anima, perché l’uomo risulta essere costituito da entrambi le sostanze. Non c'è, infatti, nessuna perfezione spirituale se una parte è sublime e l'altra è abbattuta; e neppure se un uomo risplende in una parte e in un'altra parte è colto dal buio dei vizi. Chi desidera avere un corpo virtuoso deve perseverare nella purezza dello spirito, perché non serve a nulla essere puri nel corpo ed avere lo spirito corrotto. Se una città è stata fortificata su un lato, ma demolita su un altro, offre al nemico l'opportunità di entrare. E se una nave è solida con strutture forti, ma ha una sola tavola forata, si riempirà d’acqua e le onde l’affonderanno. Un uomo sobrio respinge tutte le cose che sono vane e non persegue nessuna gloria mondana; egli sopprime il furore dell’ira e detesta l’invidia, sopporta le sofferenze piuttosto che sciogliere il vincolo dell'amore, non critica in fretta il suo prossimo, né ascolta volentieri i calunniatori. Egli desidera sempre evitare i vizi ed esorta se stesso a coltivare la virtù dell'anima.

Capitolo 16

La moderazione del linguaggio

Tu, figlio, mostrati in questo modo: quando desideri digiunare e quando ti astieni dal cibo, astieni anche la tua lingua da parole illecite. Allontana da te ogni bestemmia, per timore che parole superflue escano dalla tua bocca poiché, delle nostre oziose parole, dovremo rendere conto a Dio nel giorno del giudizio (Mt 12,36). Non prendere l'abitudine di usare la lingua, che è stata creata per benedire e lodare Dio, per calunniare chiunque. Non parlare con altri di cose che non conosci, ma escano da te parole opportune quando sarà il momento opportuno, affinché possano giovare a tutti coloro che sono in ascolto. Frena la tua lingua da ogni vana chiacchera, per timore che coloro che ti sentono, inorriditi, si turino le loro orecchie e tu sia mortificato davanti a tutti loro. Non discutere con asprezza riguardo a chi non ti ha inflitto molestia e non abituarti a cattive consuetudini, perché occorre una non piccola fatica per evitare un’abitudine consolidata da tempo.

Capitolo 17

La vuota gioia è da respingere

Non ridere con labbra sregolate: è infatti una follia ridere fragorosamente, rivela invece la gioia dello spirito solo sorridendo.  Non voler scherzare come un bambino continuamente, perché non conviene scherzare come un bambino a chi sta cercando di raggiungere la perfezione. Sii un bambino quanto ad astuzia ed un uomo perfetto nel pensiero. In certe cose mostrati come un vecchio ed in altre mostrati come un bambino. Giocare è caratteristico del bambino, dolersi è caratteristico di un uomo perfetto, ma il dolore presente genera la gioia eterna. Invece il gioco invita l'anima a rilassarsi ed a trascurare i precetti di Dio e neanche può ricordarsi dei suoi errori; anzi, dimenticandoli, non si stimola a fare penitenza e, poco a poco, è priva di tutti i beni. Dove si ride e si scherza in modo smodato, non avrà nessun posto la compunzione del cuore. Dove invece vi sono lacrime, lì è acceso il fuoco spirituale che illumina i segreti della mente e distrugge tutti i vizi. Allora l’anima, bramosa del desiderio celeste, entra con entusiasmo nell'amore di Cristo e mentre vive sulla terra pensa alle cose celesti. Essa disprezza i piaceri mondani e si concentra sui premi futuri, nessun pensiero mondano la allontana dall’amore di Cristo; la si vede invece comportarsi tra gli uomini come una specie di visione e tutta la sua condotta la si comprende alla luce delle cose celesti. Quando le si presenta la morte, essa le è dolce come la vita stessa; desidera lasciare questa vita per essere con Cristo che, mentre viveva nella carne, l’aveva portata nel suo tempio (Fil 1,23). Vedi dunque quanto beneficio portano il pianto e le lacrime e quanto danno portano il riso ed il gioco. Chi, infatti, si diletta a ridere in questo mondo piangerà amaramente in seguito; chi invece in questo mondo ha voluto piangere, si rallegrerà nel mondo a venire (Mt 5,4). Infatti il nostro Salvatore chiama beati coloro che piangono e dice che coloro che si rallegrano ora piangeranno nel giorno del giudizio. Non ti rallegri, dunque, il gioco o il riso puerile, ma il canto delle letture spirituali. Non ti abbandonare al riso con vuote parole, ma ti conducano ad un riso di gioia le virtù degli uomini perfetti, affinché possano servire come specchio per la tua vita ed il tuo modo di fare. E’ infatti chiamato perfetto non chi è perfetto in età, ma chi è perfetto nella disposizione d’animo. Un'età infantile non ti ostacola se sei stato perfetto nello spirito, né un'età avanzata giova alla maturità se sei un bambino nella disposizione d’animo. Quando Davide era un ragazzo e aveva un cuore perfetto nel Signore, fu eletto re, mentre Saul, pur essendo perfetto in età, fu privato del sommo della regalità perché era perfetto nella malvagità. Gli anziani che hanno cercato di violare Susanna erano già anziani, ma Daniele, ancora bambino, rilevò il loro crimine e li condannò (Dn 13). E nostro Signore, mentre entrava a Gerusalemme, è stato lodato dai bambini. Anche un albero, pur avendo molti anni, se è infruttuoso viene tagliato: se, tuttavia, da giovane è fertile, è coltivato in modo che possa produrre più frutti.

Capitolo 18

Occorre evitare la compagnia dei malvagi

Rallegrati della compagnia di uomini perfetti, si diletti la tua anima dell’amicizia di uomini sobri e non distogliere il tuo orecchio dalle loro conversazioni: le loro parole sono, infatti, parole di vita e saranno la salvezza dell’anima per coloro che li ascolteranno volentieri. Proprio come il sole nascente dissipa l'oscurità, così la dottrina di questi santi uomini espelle le tenebre dai tuoi pensieri. Ti prego, non evitare la compagnia di tali uomini affinché la mente si elevi al cielo grazie alle loro ammonizioni e tu possa disprezzare la gloria insignificante di questo mondo e le virtù dell'anima penetrino nel tuo pensiero. Evita quegli uomini che vedi trascurare i comandamenti di Dio, che sono morti alle virtù e sembrano vivere per le loro passioni, poiché gioiscono nei loro propositi e si privano della gioia divina. Non mescolarti con uomini di questo genere e non voler discorrere assiduamente con loro, a meno che non pensi che sia possibile richiamarli dalla strada dell'errore. Al contrario, se non sei in grado di farlo, evitali come un nemico pubblico. Poiché spesso l'intero gregge è contaminato da una pecora malata ed una piccola quantità di fiele converte una grande dolcezza in amarezza ed un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta (1 Cor 5,6). Il Signore ti ha ordinato di prestare attenzione a tale lievito (Mt 16,6). Questo lievito è inteso come la dottrina di uomini molto malvagi: infatti, anche se tali uomini possono sembrare distinti e nobili in apparenza e possono offrirti dolci parole in maniera elegante, la finzione dei loro cuori falsi si rivela dalle loro azioni successive: un uomo viene ritenuto retto non dalle sue parole, ma dalle sue azioni. Insomma, moltissimi si affrettano a nascondere astutamente i loro vizi ed ad alcuni sembrano persone straordinarie, ma si rivelano come un frutto in decomposizione. Poiché in realtà hanno portato un serpente nel loro seno per lungo tempo, colpiti dal suo morso, si gonfiano e diventano noti a tutti perché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato (Mt 10,26).

Capitolo 19

Occorre reprimere l’ira e non rimandare la penitenza

Se qualcuno ha commesso azioni malvagie contro di te, non essere arrabbiato con lui, né cerca di punirlo, anche se ti fosse possibile, ma piuttosto soffri per lui perché il Signore si arrabbierà con lui. Chi ha sopportato pazientemente le offese riceverà una corona celeste in futuro; chi tuttavia ha inflitto del male sarà condannato come reo nel giorno del giudizio (o “nel giorno della sventura”, Sal 41 (40),2; “nel giorno cattivo”, Ef 6,13). La tua anima non sia turbata da danni carnali, né cose transitorie svigoriscano il vigore della tua pazienza, ma temi piuttosto il danno se ritardi a compire quanto ti eri proposto. E quando ti senti carico di colpa dei peccati, non devi turbarti a rivolgere la mente alla penitenza: chi, infatti, si è pentito in questa vita non si pentirà nel giorno del giudizio, poiché il Signore accoglie con clemenza chi ricorre alla penitenza. Non aggiungere peccati ai peccati, confidando nella misericordia del Signore e non voler dire: finché sono nel mio vigore giovanile, indulgerò nei piaceri della carne ed in seguito, nella vecchiaia, mi pentirò delle mie azioni malvage: il Signore, infatti, è pietoso e molto misericordioso e non si ricorderà più dei miei peccati. Non pensare in tal modo, figlio, perché è il colmo della stoltezza concepire questi pensieri nel cuore alla presenza del Signore, dal momento che è cosa empia attendersi da Dio una qualunque licenza di questo genere.  Ti ripeto, non voler pensare così, poiché non conosci il giorno in cui morirai. Quale uomo, infatti, conosce il momento della sua fine? Non tutti saranno privati di questa luce nella vecchiaia, ma lasceranno questo mondo in differenti età: e nell’età in cui l’uomo sarà chiamato, dovrà rendere conto delle sue azioni. Nessuno, infatti, all'inferno si confesserà al Signore, ma tu non esitare a convertirti alla penitenza.

Capitolo 20

Occorre pensare alla morte

Davanti ai tuoi occhi sia sempre presente l'ultimo giorno. Quando ti alzi all'alba, non essere sicuro di arrivare alla sera; e quando andrai a letto per riposare, non contare sull'arrivo del mattino, così che sarai in grado di trattenerti più facilmente da tutti i vizi. Il tuo cuore mediti sempre sulle promesse celesti, così che queste possano indirizzarti sulla strada della virtù. Sii ora tale nelle opere buone, quale vuoi essere poi nel futuro. Tutti i beni terreni che hai, trasferiscili in dimore celesti in modo che, quando vi giungerai, potrai godere dei beni celesti. Preparati il necessario in buone opere per il viaggio così che, quando sarai chiamato, ti dirigerai volentieri e senza indugio verso il Signore. Poi, subito dopo che la tua anima sarà liberata dalla sua prigione di carne, un coro di angeli accorrerà verso di te, ti abbraccerà un intero esercito di santi e tutti insieme ti condurranno ad onorare il vero giudice. Poi ti circonderà la pace e la massima sicurezza e non temerai i dardi infuocati del diavolo. La ferocia dei barbari non ti riempirà di terrore, non avrai più paura dei tuoi nemici più feroci che desiderano uccidere le anime, né del corpo, né del ferro, né del fuoco, né del volto crudele del torturatore, né della fame, né della sete, né di qualsiasi malattia della carne. Non temerai l'invidia degli uomini, né le insidie dei malvagi, né le parole incantate delle prostitute, né la carne contrasterà il tuo spirito. Non temerai il pericolo del mare o qualsiasi tipo di disgrazia, ma tutte queste paure cesseranno. Quando la tua anima deporrà il suo fardello di carne, allora lo Spirito Santo, per il quale avevi prima preparato una dimora all'interno del tuo corpo, ti concederà una dimora celeste. E nella gioia e nella letizia attenderai il futuro giorno del giudizio, in cui tutte le anime riceveranno i premi per le loro opere. Ma quel giorno i peccatori e gli empi cercheranno invano penitenza, i fornicatori e gli adulteri gemeranno e non saranno in grado di trovare nessun riposo. I ladri e gli avari piangeranno amaramente, ma non riceveranno il perdono per la loro malvagità. Tutti coloro che hanno seguito la volontà della loro carne saranno grandemente afflitti. Coloro che erano schiavi di vizi e passioni saranno in un grande dolore e pianto per l'eternità. E, mentre tutti costoro saranno schiavi nelle fiamme dell'inferno per i loro crimini, ai giusti sarà data dal Signore l'eterna ricompensa: quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano (1 Cor 2,9).

 


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Santi di oggi

i santi di oggi 14-10-2019

Santi Nazario, Gervasio, Protasio, e Celsio, martiri; San Cosmas, l'innografo, vescovo di Maiuma; San Silvano e compagni, martiri; San Pietro Apselamo, martire; Santa Parascheva la giovane; San Ignazio Agallianos, metropolita di Mithymna.

i santi di domani 15-10-2019

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