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LA NOSTRA PASQUA È CRISTO

 

Di san Melitone di Sardi




 

LA NOSTRA PASQUA È CRISTO

      Di san Melitone di Sardi *

Il mistero della Pasqua è nuovo e antico, senza tempo e nel tempo, corruttibile e incorruttibile, mortale e immortale. Antico secondo la legge, ma nuovo secondo la Parola; nel tempo secondo la figura, eterno secondo la grazia. Corruttibile per l'uccisione dell'agnello, incorruttibile per la vita del Signore; mortale per la sepoltura nella terra, immortale per 'la risurrezione dai morti. Antica è la legge, ma nuova è la Parola; nel tempo è la figura, eterna è la grazia. Corruttibile è l'agnello, incorruttibile èil Signore: immolato come agnello, risorto come Dio. Perché come una pecora è stato condotto al macello (Is. 53, 7; Atti 8,32), ma non era una pecora; come un agnello senza voce (ibid.), ma non era un agnello. Il simbolo è passato e la realtà si è svelata. AI posto di un agnello, è venuto Dio, al posto di una pecora un uomo: e in quest'uomo, Cristo, che contiene tutto in sé. E dunque, il sacrificio dell'agnello e la celebrazione della Pasqua e la lettera della Legge sono contenute nel Cristo Gesù, attraverso il quale sono accadute tutte le cose, nella Legge antica e più ancora nella Parola nuova...
Infatti la salvezza del Signore e la verità sono state prefigurate nel popolo di Israele e le affermazioni del Vangelo preannunciate dalla Legge. Il popolo di Israele era dunque l'abbozzo di un disegno e la Legge la lettera di una parabola. Il Vangelo invece è spiegazione e pienezza della Legge, e la Chiesa il luogo che contiene la verità. L'immagine era dunque preziosa prima della realizzazione, e la parabola mirabile prima dell'interpretazione. In altre parole: il popolo d'Israele aveva un valore prima che la Chiesa sorgesse, e la Legge era mirabile prima che il Vangelo diffondesse la sua luce. Ma quando sorse la Chiesa e fu annunziato il Vangelo, l'immagine divenne vana, perché trasmise la sua forza alla realtà; la Legge ebbe compimento, perché trasmise la sua forza al Vangelo...
Il Signore si era rivestito dell'uomo. Aveva sofferto per chi soffriva, era stato legato per chi era tenuto prigioniero, condannato per chi era colpevole, sepolto per chi era nella tomba. E ora è risorto dai morti e ha gridato a gran voce: «Chi potrà citarmi in giudizio? Si faccia pure avanti! Sono io che ho scelto il condannato, io che ho ridato al morto la vita, io che ho risuscitato il sepolto. Chi mi può contraddire? Io - dice - sono il Cristo; io sono colui che ha distrutto la morte, trionfato sul nemico, calpestato l'inferno; io ho incatenato il potente e sollevato l'uomo verso l'alto dei cieli. lo - dice - sono il Cristo.
Venite dunque voi tutte, famiglie degli uomini impastate di peccato, e ricevete il perdono dei peccati. Perché sono io il vostro perdono, io la Pasqua della salvezza, io l'agnello immolato per voi. Sono io il vostro riscatto, la vostra vita, la vostra risurrezione. lo la vostra luce, la vostra salvezza, il vostro re. lo vi conduco nell'alto dei cieli, io vi mostrerò il Padre immortale, io vi farò risorgere con la mia destra».

* peri pascha, 2-6, 39-40, 100-103. Sources Chrétiennes 123, Le Cerf, Parigi 1966 - pp. 60-64, 80-82, 120-122.

 

 


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