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«Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?»

 

di san Gregorio il Teologo (di Nazianzo)




 

Discorsi 45, 23-24 ; PG 36, 654 C - 655 D

(In l' Ora dell'Ascolto p. 449)

 

«Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?»

Di San Gregorio Nazianzeno

 

 

         Saremo partecipi della Pasqua, presentemente ancora in figura, certo più chiara di quella dell’antica Legge, immagine più oscura della realtà figurata...         

Diveniamo partecipi della Legge in maniera non puramente materiale, ma evangelica, in modo completo e non limitato e imperfetto, in forma duratura e non precaria e temporanea. Facciamo nostra capitale adottiva non la Gerusalemme terrena, ma la metropoli celeste, non quella che viene calpestata dagli eserciti, ma quella acclamata dagli angeli. Sacrifichiamo non giovenchi né agnelli con corna e unghie, che appartengono più alla morte che alla vita, mancando d’intelligenza. Offriamo a Dio un sacrificio di lode sull’altare celeste insieme ai cori degli angeli. Otrepassiamo il primo velo del tempio,  accostiamoci al secondo e penetriamo nel “Santo dei santi”. E più ancora, offriamo ogni giorno a Dio noi stessi e tutte le nostre attività. Facciamo come le parole stesse ci suggeriscono. Con le nostre sofferenze imitiamo le sofferenze di Cristo, cioè la sua passione. Saliamo anche noi di buon animo sulla sua croce. Dolci sono infatti i suoi chiodi, benché duri. Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane.

         Se sei Simone di Cirene, prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro appeso alla croce, fa’ come il buon ladrone e riconosci onestamente il tuo Dio... Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo. Se sei Nicodemo, il notturne adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito. E se sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fa’ di vedere per prima la pietra rovesciata, va’ incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.

 


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