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22.05: Memoria del santo SECONDO CONCILIO ECUMENICO, riunito a Costantinopoli nel 381.

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

Memoria del santo SECONDO CONCILIO ECUMENICO, riunito a Costantinopoli nel 381.

Questo santo e grande Concilio, convocato dall’imperatore Teodosio il Grande alla sua entrata a Costantinopoli, riunì tra il mese di maggio e di luglio 381, 150 vescovi d’Oriente [1], sotto la presidenza di san Melezio d’Antiochia ( + 12 febbraio), il grande campione dell’Ortodossia, che l’imperatore onorò in special modo. Dopo la sua morte inaspettata, sopraggiunta qualche giorno dopo l’apertura delle sessioni e i suoi grandiosi funerali, a cui parteciparono l’imperatore e tutti i Padri, si scelse san Gregorio il Teologo, che veniva ad essere intronizzato arcivescovo di Costantinopoli, per presiedere ai lavori. Ma i vescovi non riuscivano a mettersi d’accordo sulla secessione di san Melezio al seggio d’Antiochia, essendo stato Gregorio accusato di essere stato trasferito a Costantinpoli violando i santi Canoni, per cui quest’ultimo si ritirò (+ 25 genn.). Si elesse allora san Nectario (+ 11 ott.) come successore, tanto sul seggio patriarcale che alla presidenza del sinodo.
Tra i santi Padri che brillarono durante questo Concilio, si trovavano: san Cirillo di Gerusalemme (+ 18 giugno), san Amfilochio d’Iconio (+ 23 nov.) e i due fratelli di san Basilio, san Pietro di Sebaste e soprattutto san Gregorio di Nissa (+ 10 genn.) costui fu il vero ispiratore dei dibattiti e poté far trionfare il programma preparato al prezzo di lunghi e ingrati combattimenti da suo fratello (+ 1° genn.), cosicché è possibile dire, attraverso l’intermediazione dei suoi fratelli e dei suoi discepoli, san Basilio, morto due anni prima, era veramente presente in spirito a questo concilio che segnava il coronamento dei suoi lavori, tanto sul piano teologico che a livello d’organizzazione ecclesiastica. Illuminati dal Santo Spirito, che proclamarono veramente della stessa Natura del Padre e del Figlio, i santi Padri misero fine alle discordie dell’Arianesimo, che divideva crudelmente l’Oriente da più di cinquanta anni. Essi gettarono l’anatema sui partigiani di Macedonio, i Pneumatomachi, che avevano trasferito sulla Persona del Santo Spirito le blasfemie di Ario sulla divinità del Figlio e rifiutarono tutti gli altri eretici: Sabellio, Marcello d’Ancyra, Fotino di Sirmio, Eunomio, Aezio, Paolo di Samosata, Apollinare.
Essi confermarono così senza equivoco la fede nella Santa indivisibile Trinità: Padre, Figlio e Santo Spirito, tre Persone divine, consustanziali e distinte, e nell’Incarnazione del Figlio di Dio, definito dai Padri del Primo Concilio Ecumenico, poi completarono e suggellarono definitivamente il Simbolo di Fede (Credo), che trasmisero alla Chiesa come perfetta definizione del mistero di Salvezza. Questa sobria e maestosa espressione della dottrina cristiana fu confermata da tutti i Concili Ecumenici ulteriori considerato come il criterio infallibile della fede ortodossa, immutabile nel seguito dei secoli. Recitato da ogni giorno dai fedeli [2], questo << Inno divino della pietà ortodossa, suggellato dalla grazia del Santo Spirito >>, li rende partecipi della fede dei Santi Padri, eredi degli Apostoli e mantiene tutta la Chiesa nell’unità e nella Concordia.
Prima di separarsi, i Padri promulgarono i Sette Canoni enuncianti importanti regole disciplinari per le relazioni delle Chiese locali e dichiarando in particolare che il vescovo di Costantinopoli, la Nuova Roma e il seggio dell’amministrazione imperiale, avrebbe avuto il primato d’onore dopo il vescovo di Roma (Canone 3).
Il 30 luglio 381, l’imperatore Teodosio pubblicò un editto che ratificava l’opera del Concilio, prescriveva di considerare come ortodossi soltanto coloro che erano in comunione con i Padri e imponeva di restituire agli ortodossi le Chiese occupate dagli eretici.

Note:

1) Benché avesse riunito solo dei rappresentanti della Chiesa d’Oriente, questo concilio ricevette una ricezione universale durante il Concilio di Calcedonia (451). Ciò mostra chiaramente che l’Ecumenicità dei Concili non è una nozione geografica ma dottrinale, avendo riuniti altri concili più rappresentanti, d’Oriente e d’Occidente, per pronunciarsi in favore di questa o quella variante dell’arianesimo. È dunque la verità della dottrina, confermata attraverso i frutti della santità, che ha donato ai Sette Concili Ecumenici il loro valore veramente universale. 
2) La recitazione del Credo fu introdotta nella Divina Liturgia al VI sec. E viene anche letta all’ufficio del Mattutino e della Compieta onde santificare le << porte del mattino e della sera >> attraverso la confessione della vera fede.

 


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