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21.05: memoria dei santi imperatori, coronati di Dio e Eguali agli Apostoli, COSTANTINO il GRANDE e sua madre ELENA

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

╋ Il 21 di questo mese, celebriamo la memoria dei santi imperatori, coronati di Dio e Eguali agli Apostoli, COSTANTINO il GRANDE e sua madre ELENA.

Questa commemorazione di San Costantino ci offre l’occasione di ricordare che il Sinassario si piazza su un piano diverso da quello della storia politica. La venerazione di San Costantino il Grande, come tutti gli elementi “costantiniani” che sono stati conservati nel culto ortodosso servono alla edificazione della Chiesa e alla conferma della sua dimensione escatologica. La gloria dell’Impero non è altro che il simbolo e l’anticipazione della gloria del Regno di Dio. È così, e non come una nostalgia imperiale, che i fedeli venerano i santi imperatori e pregano ancora oggi in epoca di democrazie laicizzanti, per la conferma dell’Impero.

San Costatino il Grande, primo imperatore cristiano, divenuto per grazia di Dio “Apostolo del Signore tra i re” era figlio del brillante Costanzo Cloro e di Sant’Elena. Egli nacque a Nissa, verso il 280, e crebbe sui campi di battaglia, apprendendo da suo padre non solo l’arte della guerra, ma anche il saggio governo dei suoi sudditi e la clemenza verso i cristiani. Poco dopo la sua proclamazione (288), Diocleziano dovendo governare un impero troppo grande, minacciato da tutte le parti dai barbari e turbato da incessanti conflitti, affidò al suo amico Massimiliano il governo dell’Occidente, e, qualche anno più tardi (293) piazzò due cesari come ausiliari dei due augusti: Galeno Massimiano in Oriente e Costanzo Cloro in Occidente, con giurisdizione sulla gran Bretagna, la Gallia e la Spagna. Al fine di assicurarsi la fedeltà di quest’ultimo, l’obbligò a ripudiare Sant’Elena per sposare la figlia di Massimiano ed in più portò il giovane Costantino in ostaggio a Nicomedia, sua capitale.

Costantino trascorse dunque la sua adolescenza tra i costumi pagani, alla corte di Diocleziano e poi di Galerio dove si distinse per il suo stile maestoso e il suo valore nei combattimenti, ma soprattutto per la sua dirittura morale e la sua bontà, che gli attiravano tutta la simpatia di tutti coloro lo avvicinavano. Egli risplendeva per le virtù regali della castità e della mansuetudine, che lo elevavano al di sopra degli intrighi e delle bassezze consuetudinarie tra i migliori della corte. Ma queste qualità suscitarono ben presto la gelosia, in particolare dell’imperatore Galerio, che lo inviava costantemente nelle sue campagne più pericolose da cui Costantino usciva ogni volta vittorioso, portando un sovrappiù di gloria.

Dopo la dimissione di Diocleziano e Massimiano, i due cesari Galerio e Costanzo cloro, furono elevati alla dignità di augusti. Informato sui complotti contro suo figlio, Costanzo, ammalato e molto anziano, chiese che Costantino venisse a visitarlo. Sfuggendo agli uomini inviati per trattenerlo, Costantino si precipitò in Gran Bretagna, dove ebbe la gioia di rivedere suo padre che gli affidò la successione dell’impero d’Occidente e gli raccomandò di aiutare e proteggere i cristiani violentemente perseguitati dopo l’editto di Diocleziano. Costanzo Cloro trovò poco dopo la morte a York, e Costantino fu subito proclamato imperatore dalla sua armata (25 luglio 306). Ma, nel frattempo Galerio, che si considerava come l’unico imperatore, aveva designato due cesari: Massimino Daia per l’Oriente e Severo per l’Occidente, con Roma per capitale. Alla morte di Costanzo Cloro egli elevò quest’ultimo alla dignità d’augusto; ma Severo fu rovesciato da una rivolta popolare, suscitata dalla guardi pretoriana, e rimpiazzato da Massenzio, figlio di Massimiano che fece ben presto governare in Roma una tirannia sanguinaria e piena di corruzioni.
Massenzio concluse un accordo con Costantino, al quale lasciava il potere sulle regioni più occidentali, con Arles per capitale. Costantino, rispettando queste condizioni, governò la parte che gli era toccata con giustizia e bontà, egli era amato dal popolo e temuto dai Germani più delle tribù barbare. Ma questa situazione durò poco tempo perché Massenzio entrò ben presto in lite con suo padre che aveva associato al potere. Massimiano si rifugiò nel regno di Costantino, ma tentò subito di impadronirsi del potere grazie alla complicità di sua figlia Fausta, seconda sposa di Costantino, donna furba e intrigante, che sarà in seguito la causa di molti guai per il pio imperatore. Il complotto venne scoperto e Massimiano mise fine ai suoi giorni (310). Galerio, informato sugli avvenimenti che turbavano l’impero d’Occidente, e avido di accaparrarsi tutto il potere, designò allora Licinio come cesare d’Occidente e marciò verso Roma con una potente armata. Vinto da Massenzio egli batté in ritirata e ritornò contro Costantino. Ma quest’ultimo gli inflisse una disfatta completa e Galerio perì miserevolmente, dopo aver promulgato un editto moderante la persecuzione generale che faceva furore in Oriente, e Massenzio, restato solo a Roma, intraprese una campagna contro Costantino, in vista di arrogarsi la totalità dell’impero d’Occidente. Chiamato in soccorso dei Romani che soffrivano la tirannia di Massenzio, Costantino riunì le sue truppe, passò le Alpi (settembre 312) e, conquistando agevolmente le città del Nord Italia, arrivò fin nelle vicinanze di Roma dove Massenzio aveva concentrato delle forze ben più considerevoli.

Salito su un’altura Costantino considerava con perplessità la superiorità dei suoi avversari allorché, in pieno mezzogiorno, apparve nel cielo un’immensa croce, fatta di stelle, attorno alla quale era scritta questa frase in greco: << Con questo segno vincerai >>. La notte seguente, lo stesso Cristo apparve all’imperatore e gli comandò di fare una croce uguale a quella contemplata nella visione e di piazzarla come stendardo alla testa delle sue armate. Il segno della vittoria risplendette allora di nuovo in cielo, e Costantino credette con tutta la sa anima che Gesù Cristo è il solo vero Dio, il Creatore del Cielo e della Terra, che dona la vittoria ai re e guida tutte le cose verso la fine che Egli ha previsto già prima dell’origine del mondo. Verso il favor del giorno, fece preparare una grande croce in argento e diede ordine di sistemarla alla testa delle sue truppe, al posto delle bandiere imperiali, come <>. Da allora Costantino cominciò a farsi istruire sulla dottrina cristiana e si dedicò assiduamente alla lettura dei libri sacri. Al momento della battaglia decisiva al ponte Milvio, il 28 ottobre 312, fu la Croce che riportò la vittoria. Massenzio, prendendo la fuga salì sul ponte del battello che aveva fatto costruire, ma questo sprofondò al suo passaggio e il tiranno morì inghiottito con tutti i suoi ufficiali, come il faraone e i suoi cavalieri nel Mar Rosso. Rendendo grazie a Dio per questa vittoria che inaugurava una nuova era della storia umana, Costantino fece una entrata trionfale a Roma, che lo salutò come il suo liberatore, suo salvatore e benefattore. Egli fece subito alzare il simbolo della Croce sui principali monumenti della città ed eresse una statua dell’imperatore che teneva in mano una Croce, come seno di vittoria ed emblema della sua autorità ricevuta da Cristo [1].

Egli fece restituire tutti i beni confiscati da Massenzio, la religione cristiana, per tanto tempo odiata e perseguitata, poteva ormai uscire dall’ombra e gioire della protezione del sovrano. Rimanendo distinta dal potere politico la Chiesa era ormai in grado di ispirare i governanti e di trasformare radicalmente la vita degli uomini degli stati, per ispirare loro i principi evangelici.
Qualche mese dopo san Costantino incontrò Licinio a Milano (313) e i due imperatori, firmarono un editto che metteva fine alla persecuzione e permetteva ai cristiani di professare liberamente la loro religione in tutto l’impero.
Costantino fu allora proclamato AUGUSTO SUPREMO e venne celebrato il matrimonio tra Costanza, sua sorella, e Licinio.

Illuminato dalla grazia di Dio, il santo imperatore non accordò solo la libertà generale ma incoraggiò anche lo sviluppo del culto cristiano. Egli accordò sovvenzioni per costruire chiese e ornare degnamente le tombe dei martiri, restituì i beni dei confessori e dei martiri confiscati dallo Stato e li fece attribuire alla Chiesa qualora quest’ultimi non avessero lasciato eredi. Egli rendeva onore ai vescovi che riceveva alla sua tavole e assisteva ai concili locali per far regnare la pace e la concordia. Quando la luce della verità brillò così in Occidente, le tenebre dell’idolatria e della tirannia, continuarono a persistere in Oriente con Massimiano Daia, che dichiarò guerra a Licinio. Costui lo vinse in Tracia ( 30 aprile 313 ) e, divenuto capo dell’Impero d’Oriente, intensificò la persecuzione. Egli impose restrizioni ai vescovi [2] , chiuse delle Chiese, esiliò i cristiani molto in vista, confiscò i loro beni e fece crudelmente punire tutti coloro che davano aiuto ai detenuti. Egli impose ai dignitari di offrire sacrifici e fece regnare l’ingiustizia e la violenza in tutti i domini da lui amministrati. Apprendendo queste misure tiranniche prese in Oriente contro i cristiani, sollevò una potente armata, guidata dal segno della Croce vittoriosa e, col pretesto di una campagna contro i barbari in Pannonia, penetrò nel territorio di Licinio (322). Dopo una prima disfatta ad Adrianopoli, il tiranno ripiegò a Bisanzio poi fu definitivamente vinto nella battaglia di Crisopoli ( 18 settembre 324 ). Costantino trionfante, nel Nome di Cristo e della Verità, si impegnò da allora ad offrire l’Impero Romano riunificato in omaggio al Re dei re e, come un nuovo Apostolo fece proclamare fino alle estremità d’Oriente e d’Occidente, dalla Mesopotamia alla Gran Bretagna, la fede nel Dio unico e in Suo Figlio incarnato per la nostra salvezza.

Usando mansuetudine verso i prigionieri dell’armata nemica, fece subito applicare in Oriente le stesse misure in favore della Chiesa di quelle che aveva decretato in Occidente. In un editto proclamato in tutto l’Impero, egli dichiarò che Dio solo deve essere considerato la causa della sua vittoria e che era stato scelto dalla Provvidenza per mettersi al servizio del bene e della Verità. Egli piazzò dei nuovi magistrati nelle provincie, ai quali vietò di offrire sacrifici pagani e inviò a tutte le contrade sottomesse alla sua autorità delle lettere condannanti l’idolatria e esortanti alla conversione. Egli incitava tutti i sudditi a seguire il suo esempio ,a senza costringere nessuno. L’Impero, retto da un solo imperatore, presentava allora un’immagine del Regno di Dio già presente sulla Terra, dove tutti gli uomini riconciliati potevano gioire della pace e alzare verso Dio continui inni di rendimento di grazie.

A questo nuovo impero cristiano, che doveva durare mille anni ( fino alla presa di Costantinopoli dai turchi nel 1453 ) conveniva dare una capitale, piazzata geograficamente meglio di Roma ed esente dal ricordo dell’idolatria e della tirannia. Ispirato da un segno divino, il pio imperatore fissò la sua scelta sulla piccola città di Bisanzio che occupava una posizione cerniera tra Oriente e Occidente. Guidato da un Angelo, segnò egli stesso i limiti della nuova città e diede ordine al capo dei lavori, Eufrata, di non risparmiare alcuna spesa per dotarla di monumenti e pubbliche vie che superavano in gloria e magnificenza tutte le altre città del mondo. Al momento della fondazione della città, l’8 novembre 324, Bisanzio ricevette il nome di Costantinopoli e Nuova Roma, e fu in seguito dedicata alla Madre di Dio. Al centro del palazzo venne innalzata una gigantesca croce ornata di pietre preziose e sul Foro si piazzò sulla cima di una colonna di porpora la statua di Costantino, in cui si trovavano delle sante reliquie e si depose ai piedi della colonna il paniere che era servito al miracolo della moltiplicazione dei pani. I lavori furono eseguiti con grande rapidità e in occasione del 25° anniversario del regno dell’imperatore ( 11 agosto 330 ) si celebrò fastosamente l’inaugurazione della nuova capitale.
Subito dopo la sua vittoria su Licinio, la prima preoccupazione di san Costantino fu di ristabilire e confermare l’unità della Chiesa grandemente minacciata dall’eresia di Ario, che, dall’Egitto, si era sparsa dappertutto col favore di un decreto di Licinio che interdiceva la riunione dei Sinodi locali. Dopo aver inviato, tramite l’intermediazione di Osios di Cordova, delle lettere di esortazione all’arcivescovo d’Alessandria, Alessandro, e a Ario, in cui egli esprimeva la sua sofferenza di fronte alla divisione, l’imperatore convocò tutti i vescovi dell’ecumene a Nicea, per il primo grande e santo Concilio Ecumenico ( 325 ) [3]. (La memoria di questo Concilio è celebrata nella Domenica tra l’Ascensione e la Pentecoste).

Questa prima assemblea di vescovi venuti da tutte le parti del mondo era una perfetta espressione della pienezza della Chiesa e dell’unità dell’Impero cristiano. L’imperatore sedeva in mezzo ai vescovi, splendente in un vestito di brillanti. Egli aprì le sessioni indirizzando ringraziamento a Dio per questa riunione ed esortò i partecipanti alla pace e a risolvere le divisioni seminate del demone nella Chiesa di Dio. Egli partecipò ai dibattiti e con la sua dolcezza e la sua ponderazione riuscì a riconciliare gli opposti. Si procedette allora alla condanna di Ario e dei suoi partigiani e decise di celebrare la Pasqua dappertutto nella stessa data, in segno d’unità della fede. Per concludere le sessioni del Concilio, san Costantino convocò tutti i Padri in occasione del 20° anniversario del suo regno, ad un gran banchetto che fu una sontuosa prefigurazione del Regno di Dio, poi li inviò in pace nelle loro diocesi, muniti di ricchi doni.

L’anno successivo (326), l’imperatrice Elena, che era stata battezzata, fece un pellegrinaggio in Palestina, nel corso del quale scoprì il luogo del Calvario e, grazie ad una miracolosa rivelazione, trovò la Croce del Signore sotto terra ( + 14 settembre ) [4] . San Costantino ordinò allora di erigere in quel luogo una sontuosa basilica dedicata alla Resurrezione, che fu inaugurata nel 335, in occasione del 30° anniversario del suo regno. Sant’Elena visitò anche gli altri Luoghi Santi e fece costruire delle basiliche a Betlemme e al Monte degli Ulivi; ella liberò i prigionieri ed elargì larghe elemosine in tutto l’Oriente. Alla fine di questo pellegrinaggio rese piamente la sua anima a Dio, all’età di 60 anni ed i suoi funerali ebbero luogo a Costantinopoli mentre in seguito il suo corpo traslato a Roma ( si può vedere il suo sarcofago ai Musei Vaticani ).

Essendo stata garantita la sicurezza delle frontiere da un abile gioco di alleanze e avendo i barbari trasformato le loro spade in strumenti agricoli, il pio sovrano poté trascorrere in pace il resto della suo regno e occuparsi a rinforzare le fondamenta e le istituzioni del nuovo Impero cristiano. Egli incoraggiò in tutti i modi l’espansione dei Cristianesimo e trasformò completamente le leggi romane per sottometterle allo spirito di carità e di mansuetudine del Vangelo. Dalla sua salita al potere aveva stabilito la domenica come giorno non lavorativo in tutto l’Impero e aveva abolito la pena di morte per crocifissione, aveva vietato i combattimenti dei gladiatori e severamente punito i ladrocini e gli attentati al pudore. In seguito incoraggiò l’istituzione della famiglia come base dell’edificio sociale limitando il divorzio, condannando l’adulterio e legiferando sui diritti d’eredità. Egli fece anche levare le leggi promulgate contro quelli che restavano senza progenitura per incoraggiare il monachesimo che conosceva allora grande slancio e accordò larghi doni alle vergini consacrate che egli rispettava fino all’adorazione. Quando la sede amministrativa fu trasferita definitivamente a Costantinopoli (330), l’imperatore vietò la celebrazione della festa pagana e impedì l’accesso dei pagani alle cariche dello Stato. Considerandosi come << il vescovo delle case esteriori >> appariva nel suo governo come immagine vivente di Dio, che spande generosamente le sue beneficienze su tutti. Egli distribuiva abbondantemente le elemosine a tutti coloro che erano nel bisogno, cristiani e non, sosteneva le vedove e si faceva padre degli orfani. Egli proteggeva i poveri contro le sanzioni dei potenti e favorì la prosperità dei suoi sudditi alleggerendo di un quarto l’imposta annuale e utilizzando la valutazione delle proprietà per la ripartizione degli oneri fiscali.
Calmo, tranquillo e maestro delle passioni che tormentano in genere i potenti, egli si era fatto rappresentare sulle monete in piedi, lo sguardo rivolto verso il cielo, affermando così che il sovrano deve essere un uomo di preghiera e un intercessore per la pace e la concordia del suo Regno. Nel suo palazzo si era riservato una sala dove ogni giorno si isolava per pregare e meditare le Sante Scritture e passava soventi le notti a redigere i suoi discorsi nei quali esortava il popolo all’amore per la verità e le virtù.

Apprendendo un giorno che qualcuno aveva gettato una pietra su una delle sue effigi, l’imperatore, a cui era stato chiesto di punire il colpevole, si passò la mano sul viso sorridendo e disse:<< Io non sento alcuna ferita e sono in piena salute >> e lasciò l’uomo ripartire liberamente. Chiunque lo avvicinasse per ottenere una grazia era sicuro di essere esaudito e si poteva davvero credere a quel tempo che Dio regnasse tra gli uomini.

Poco dopo il 30° anniversario del regno, celebrato da grandiose feste (335), il re di Persia Saporo II, dichiarò una persecuzione contro i cristiani del suo regno, poi, rompendo la sua alleanza con Costantino, invase l’Armenia. Il pio imperatore preparò allora una potente armata per partire alla difesa dei cristiani e decise di partecipare di persona alla campagna. Ma cadde malato a Elenopoli e fu trasportato subito fin nei dintorni di Nicomedia, dove ricevette il Santo Battesimo, che per rispetto egli aveva ritardato di tanti anni.

Rifiutando di rivestire nuovamente la porpora imperiale, rese la sua anima al Re del Cielo e della Terra, il giorno di Pentecoste 337, ancora vestito della tunica dei neofiti. Dopo aver pronunciato una preghiera id rendimento di grazie, le sue ultime parole furono:<< Ecco ora so che sono veramente benemerito, ora so che sono divenuto degno della vita eterna, ora so che partecipo alla Luce divina >>.

Il suo corpo fu subito trasportato a Costantinopoli, dove dopo sontuosi funerali in presenza di tutto il popolo, fu deposto nella chiesa dei Santo Apostoli, tra i sarcofagi vuoi dei Dodici Discepoli del Signore. Colui che convertito da una rivelazione simile a quella di san Paolo, Apostolo delle Nazioni aveva sottomesso con la sua opera colossale l’Impero romano alla dottrina di Cristo, fu così glorificato al di sopra di tutti gli altri imperatori ed è a giusto titolo che è venerato da allora, come Eguale agli Apostoli (5).

Note:

1) Alcuni sinassari e l’officio liturgico di questo giorno affermano erroneamente che fu battezzato da San Silvestro al momento della sua entrata in Roma. In realtà l’imperatore rimase tutto il resto della sua vita catecumeno, come spesso succedeva, e fu battezzato prima di morire.

2) Fu allora che fu martirizzato San Basilio d’Amasea ( + 26 aprile ).

3) Purtroppo, dopo il sinodo, gli intrighi di Costanza, sorella di Costantino, riuscirono a richiamare l’ariano Eusebio di Nicomedia e deporre san Eustazio di Antiochia ed esiliare san Atanasio. L’arianesimo e le sue varianti continuarono a turbare la pace della Chiesa per molti anni, fino al II Concilio Ecumenico che segnò il trionfo definitivo dell’Ortodossia.

4) Sembra che sant’Elena compì questo pellegrinaggio in espiazione del doppio omicidio che offuscava il regno di suo figlio. Crispo, figlio della prima sposa di Costantino, era stato accusato di aver tramato un complotto contro suo padre. Poco dopo averlo condannato a morte, l’imperatore capì che si trattava di una accusa menzognera sollevata da Fausto, che desiderava così assicurare la successione e profitto dei suoi tre figli, e lo fece uccidere. Questi tragici avvenimento sono la ragione principale per cui gli storici dubitano della santità personale di Costantino. Ma bisogna porre questi atti all’epoca in cui avvennero, epoca in cui il monarca concentrava tutta l’autorità giudiziaria e aveva potere di vita e di morte sui suoi sudditi. Questi storici omettono di dire i segni del pentimento dell’imperatore, pentimento che si può supporre vedendo il resto della sua condotta e del suo governo, ispirati ai principi evangelici.

5) Rispondendo alle obiezioni correnti sulla canonizzazione di san Costantino, Chrìstos Yannaras scrive:<< La Chiesa non ha riconosciuto la sua santità utilizzando un canone do perfezione morale individuale (…). Solo il legame della santità con la verità della Chiesa ( come primizia del regno di Dio ) e non con le virtù individuali, ci può condurre a comprendere correttamente la canonizzazione di Costantino il Grande. Così come la Chiesa ha visto nella persona degli Apostoli i fondamenti dell’edificio divino, di cui la “Pietra Angolare, è il Cristo; nella persona di Costantino ha visto << l’Eguale agli Apostoli >>, il fondatore dell’universalità e delle mondialità visibili della Chiesa (…). Nella persona di Costantino il Grande la Chiesa comprende che la verità della sua natura universale, cioè assumere il mondo intero e trasfigurarlo nel Regno di Dio, prendeva delle dimensioni storiche concrete.

 


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