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13.08: memoria del nostro venerabile Padre Seridos, egumeno del Monastero di Gaza

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

• Il 13 agosto celebriamo la memoria del nostro venerabile Padre Seridos, egumeno del Monastero di Gaza, morto in pace.

D’origine greca (o siriana) abbà Seridos visse in Palestina alla fine del V secolo. Divenuto monaco fondò un monastero a Tawata, patria di San Ilarione (21 ott.), a qualche km a sud di Gaza, che diresse per lunghi anni come egumeno. Vi si conduceva vita cenobitica, ma, come era allora costume, alcuni monaci avanzati nella vita spirituale, vivevano da esicasti in prossimità, o anche da reclusi nella cinta del monastero, edificando i fratelli con le loro preghiere e la loro saggezza. È là che, disdegnando i voleri di altri abbàs, si erano ritirati i due grandi Anziani, San Barsanufio e Giovanni il Profeta ( 6 febb.), inviati da Dio per dirigere i monaci nel loro cammino spirituale. Seridos non era che il loro discepolo obbediente e non faceva niente senza consultare i <>. Poiché Barsanufio e Giovanni vivevano nella stretta reclusione e non comunicavano con i loro figli spirituali se non per lettera, Seridos serviva loro da intermediario e segretario. Egli era colui che <>. Quando San Barsanufio gli dava i responsi diretti ai suoi corrispondenti, incaricava Seridos di scrivere sotto dettatura, assicurandolo che lo Spirito Santo lo avrebbe guidato per, una volta rientrato nella sua cella, trascrivere tutte le parole in ordine, senza ometterne alcuna.
Temperante fin dalla gioventù, Seridos si mostrava di una estrema serietà e si sollevò ad una tale ascesi che cadde gravemente malato. Fu guarito dalla preghiera di San Barsanufio che gli ordinò di trattare il suo corpo da allora con discernimento, in modo da utilizzarlo da ausiliario per la liturgia spirituale e per avere la resistenza necessaria al governo dei fratelli. Il <> l’aveva severamente provato nell’obbedienza e la rinuncia della propria volontà, cosicché egli pervenne ad un così alto grado di perfezione che Barsanufio lo lodava come: <> (Lettera 141). Egli ereditò così i carismi e il discernimento del suo padre spirituale e fu per i suoi monaci un padre pieno di bontà, di saggezza e una sorgente di gioia e di pace per tutti quelli che lo avvicinavano. <> (Lettera 10). Le virtù di abbà Seridos gli acquistarono una tale reputazione che alcuni monaci consideravano che egli avesse sorpassato la misura umana, è perciò che il Signore lo provò con delle ulcere e una lunga malattia, affinché <> (Lettera 599). Egli non chiedeva a Dio di guarirlo o di alleggerire la sofferenza, ma solamente di accordargli tolleranza e azione di grazia. Quando fu chiamato da Dio nella dimora dei giusti, lasciò il governo del monastero ai fratelli più d’esperienza, per ordine d’anzianità. Ma poiché tutti si erano ritirati per umiltà, ci fu Eliano un uomo che aveva da poco abbandonato il mondo, che fu eletto egumeno. San Giovanni il Profeta aveva predetto che non sarebbe sopravissuto più di otto giorni a Seridos, ma per le insistenze di Eliano, egli trascorse ancora due settimane ad istruire in quelli che erano i doveri della sua carica prima di addormentarsi a sua volta.

 


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