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21.09: Memoria del santo profeta GIONA

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

21 settembre • Memoria del santo profeta GIONA.

Giona era figlio di Amittai, che era di Gat-hahepher, situata presso la città di Azot, sul bordo del mare, nel territorio dei Filistei. Sua madre era la donna presso la quale era stato inviato il profeta Elia, quando regnava la siccità allontanata dalla sua preghiera (I Re 17,7-24). Poiché ella gli offrì ospitalità allorché non restava più che un pugno di farina e una brocca d’olio, Elia la benedisse e la farina e l’olio si rinnovarono fino alla fine della siccità. Giona era dunque il giovane ragazzo che Elia resuscitò dai morti stendendosi su di lui a più riprese. Allorché la siccità finì, Giona partì per la Giudea, profetizzando sotto l’azione del Santo Spirito. Da là il Signore gli ordinò di andare a predicare a Ninive la sua distruzione prossima, se i suoi abitanti non si fossero pentiti. Preso da paura, Giona cercò di fuggire lontano dal Signore a Tarsis. Ma Dio, che è presente dappertutto e riempie tutto, inviò una violenta tempesta, così grave che il vascello su cui era imbarcato minacciava di affondare. I marinai, avendo appreso che Giona era la causa della tempesta, lo gettarono in mare che subito si calmò. Nel momento in cui cadde in acqua, Giona fu inghiottito da un enorme mostro marino. Egli restò per tre giorni e tre notti, nel ventre dell’animale, in profezia del soggiorno di Cristo nelle viscere della terra. Tre giorni dopo la bestia lo rigettò sulla riva per ordine di Dio, in segno della resurrezione di Cristo. Giona partì dunque per Ninive e per tre giorni percorse la città predicando il pentimento. Con sua grande sorpresa, gli abitanti cedettero alle sue parole, si pentirono, indissero un digiuno universale, a cui sottoposero anche i loro animali, così bene che Dio abbasso la sua collera e non li punì più. Giona ritornò nella sua patria e condusse con lui sua madre fino ad Assur; poiché non riusciva a gioire della misericordia divina, lamentandosi di aver profetizzato la distruzione della città, che non era avvenuta. Ma Dio gli mostrò che aveva preferito la misericordia alla giustizia e che in ogni tempo Egli attende la conversione dei peccatori per farli vivere e non morire. Sua madre morì e fu sepolta ad Assur. Giona partì allora per Saraar (o Senaar), dove morì e fu sepolto in una grotta. All’avvicinarsi della fine profetizzò che allorché gli uomini avessero visto una pietra alzarsi, una voce lamentosa e uno scarabeo attaccato al legno gridare verso Dio, allora il tempo della salvezza sarebbe stato vicino. Essi avrebbero visto allora Gerusalemme distrutta fino alle sue fondamenta. Tutte le nazioni della terra vi sarebbero accorse per adorare il Signore e avrebbero visto spostare le sue pietre verso Occidente, laddove si sarebbe prostrato davanti al Messia. Gerusalemme sarebbe distrutta e ridotta in rovina e sarebbe diventata la dimora delle bestie selvagge. Allora sarebbe arrivata la fine di tutte le cose [1].

1) Questa profezia non si trova nella Sacre Scritture.

 

 


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