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23.09: Il santo neomartire GIOVANNI di Konitsa

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

23 settembre • Il santo neomartire GIOVANNI di Konitsa, martirizzato nel 1814.

Giovanni nacque a Konitsa, nell’antico Epiro, da genitori musulmani. Suo padre era un reputato sheikh[1], membro dell’ordine dei Dervisci. All’età di ventisei anni si installò a Ioannina e godeva del rispetto di tutti essendo il figlio dello sheikh e lui stesso derviscio. Egli divenne il derviscio titolare del maestro d’Etolia, Issouf l’Arabo, che dirigeva le armate turche dopo la guerra contro i russi, dichiarata per il possesso delle isole ionie. Benché fosse ancora nelle tenebre dell’empietà, il giovane viveva secondo la sua coscienza e condivideva come conseguenza molti punti della condotta cristiana. Dopo la partenza di Issouf dall’Etolia, abitò nella regione avvicinandosi sempre di più ai cristiani. Finalmente prese la decisione di chiedere il santo Battesimo ma nessuno osava darglielo per paura di ritorsioni. Perciò Giovanni fu battezzato nell’isola di Itaca e poi installandosi in un villaggio di nome Xiromèron, si sposò e restò nascosto da tutti, lavorando come semplice garzone campestre. Nel 1813, apprendendo che suo figlio era divenuto cristiano, il padre lo fece cercare da due dervisci, per convincerlo a ritornare all’Islam. Costoro lo scoprirono, ma nessuno dei loro sofismi poté convincere il benemerito, che non prestò alcuna attenzione ai loro discorsi. In seguito a questa visita, la sua identità venne scoperta dalle autorità della regione che lo fecero prendere dai soldati. Ad ogni parola del giudice, il santo rispondeva: "Io sono cristiano e mi chiamo Giovanni".
Dopo molti maltrattamenti e vessazioni, si decise di tagliargli la testa. Al momento dell’esecuzione, poiché non gli si accordò il permesso di liberargli le mani per fare il segno della croce, il benemerito gridò come il ladrone : "Ricordati di me, Signore, quando sarai nel tuo Regno". Poi inclinò docilmente la testa e morì il 23 settembre 1814. Il suo corpo, che i turchi volevano abbandonare ai cani, fu raccolto e segretamente seppellito dai fedeli.

1) Nell’islam lo sheikh è una sorte di padre spirituale, considerato come un santo vivente. Tale santità è spesso ereditaria.

 


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