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23.10: memoria del santo Apostolo GIACOMO, FRATELLO del SIGNORE e primo vescovo di Gerusalemme

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

+ Il 23 di questo mese, memoria del santo Apostolo GIACOMO, FRATELLO del SIGNORE e primo vescovo di Gerusalemme[1].

San Giacomo era figlio del primo matrimonio di Giuseppe, il divino fidanzato. Questo uomo fu benedetto da Dio dal seno di sua madre ed a causa della sua eminente giustizia, tutti quelli della sua razza lo chiamarono << il Giusto >> e << Oblias >> che in ebreo significa << difesa del popolo >> e << giustizia >>. Dalla sua infanzia egli visse nell’ascesi più stretta. Non beveva né vino né bevande fermentate e come san Giovanni il Precursore non mangiava niente che fosse vivo. Il rasoio non passò giammai sulla sua testa, come raccomanda la legge a coloro che si consacrano a Dio. Egli non faceva mai il bagno, né si ungeva d’olio, preferendo la cura dell’anima a quella del corpo. Dopo l’Ascensione ai Cieli del Signore, gli Apostoli unanimi scelsero Giacomo il Giusto come primo vescovo di Gerusalemme. Compiute tutte le virtù della vita attiva e contemplativa, Giacomo restava solo nel santuario della Nuova Alleanza, non una volta l’anno, come il grande profeta dei Giudei, ma ogni giorno, al fine di celebrarvi i Santi Misteri. Vestito di lino, penetrava solo nel tempio e stava per lunghe ore in ginocchio intercedendo per il popolo e la salvezza del mondo, cosicché le sue ginocchia erano indurite come la pietra. È lui che presiedeva al consiglio degli Anziani e che, al momento delle discussioni sopravvenute ad Antiochia sulla necessità di circoncidere i pagani che abbracciavano la fede, chiese che non venissero tormentati con i precetti dell’Antica Legge ma che si chiedesse loro di astenersi dai cibi immolati agli idoli e della fornicazione (Atti 15,20). È lui che scrisse egualmente la lettera che porta il suo nome nel canone della Scritture. In questa, egli corregge quelli che considerano Dio come causa di mali. << Dio, in effetti non tenta nessuno, dice, ma ognuno è tentato dalla propria cupidigia che lo spinge e lo seduce >>. (Giac. 1,14). Egli esorta così a non accontentarsi di confessare la propria fede in Cristo, ma di farla risplendere nelle opere della virtù. Poiché, << così come senza il soffio di vita il corpo è morto, così la fede senza le opere è morta >> (Giac. 2,26). Egli aggiunse numerose altre raccomandazioni per condurre una vita piacevole a Dio e ottenere la saggezza dall’Alto, noi imparando a riconoscere il tutto il dono di Dio: <> (Giac. 1,16). È lui che ha redatto la Divina Liturgia consacrata sotto il suo nome, sorgente di tutte le Liturgie della Chiesa Ortodossa[2].
Verso l’anno 62, allorché la Giudea era nel disordine e nell’anarchia dopo la morte del governatore Festo, poiché avevano fallito nel loro tentativo di mettere Paolo a morte, (Atti 25,26) presero Giacomo, di cui la reputazione di giusto tra il popolo dava forte credito alla sua predicazione. Molti, ed anche dei capi tra il popolo, avevano già abbracciato la fede, e gli scribi e i farisei temevano che tutti riconoscessero ben presto in Gesù Cristo, il Salvatore. Essi andarono quindi perfidamente verso Giacomo, lodarono la sua virtù e la sua giustizia e gli dissero: << Noi ti preghiamo, tu che sei giusto e non fai eccezione di persone, persuadi il popolo, che presto si riunirà per la Pasqua, di non smarrirsi nella persona di Gesù. Tieniti dunque sul pinnacolo del tempio, affinché dall’alto tu sia ben in vista e che le tue parole siano intese da tutto il popolo e dai pagani che sono accorsi in folla per la festa >>. Quando fu salito sulla sommità del tempio, gli scribi e i farisei gli gridarono sotto: << Giusto in cui noi dobbiamo avere fiducia, poiché il popolo si inganna seguendo Gesù il Crocifisso, annunciaci chi è questo Gesù >>. Giacomo rispose allora a voce alta: << Perché mi interrogate sul Figlio dell’uomo? Egli è seduto adesso in cielo alla destra della Grande Potenza e ritornerà sulle nuvole del cielo per giudicare l’universo con giustizia >>. Molti furono allora convinti della testimonianza di Giacomo e gridarono: << Osanna al Figlio di Davide! >>. Ma gli scribi ed i farisei strinsero i denti di rabbia e gridarono: << O, anche il giusto è stato ingannato >>. E compirono la profezia scritta da Isaia: << Facciamo scomparire il Giusto, poiché egli ci è insopportabile >> (Is. 3,10). Essi si lanciarono dunque verso il pinnacolo del tempio e gettarono giù il Giusto. Giacomo non morì cadendo, malgrado l’altezza, ma essendosi girato e messo in ginocchio gridò verso Dio: << Io ti prego, Signore Dio Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno >>. Mentre così pregava per i suoi assassini, sull’esempio di san Stefano, i giudei lo lapidarono. Uno di essi, divenuto furioso vedendo la carità insuperabile del Giusto, prese il bastone con cui pestava le stoffe e gli ruppe la testa. Fu così che Giacomo il Giusto rese testimonianza. Venne sepolto sugli stessi luoghi, presso il tempio. Giacomo era così ammirevole e famoso per la sua virtù che i giudei più ragionevoli videro nel suo martirio la causa immediata del saccheggio e della distruzione di Gerusalemme nell’anno 70.

Note:

1) Bisogna distinguere san Giacomo figlio di Alfeo (9 ottobre) apostolo e fratello dell’Evangelista Matteo; il san Giacomo, fratello del Signore, commemorato oggi e la domenica che segue la Natività; e san Giacomo figlio di Zebedeo e fratello di san Giovanni il Teologo (30 aprile).
2) Ancora in alcune chiese e monasteri si celebra oggi l’antica Liturgia di san Giacomo.

 

 


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